Anno liturgico
Ascensione del Signore
Cos'è l'Ascensione, quando si celebra e quale ne è il significato: il ritorno glorioso di Gesù al cielo quaranta giorni dopo Pasqua, secondo gli Atti degli Apostoli e la tradizione liturgica.

L'Ascensione del Signore è la festa che celebra il ritorno di Gesù Cristo al cielo, quaranta giorni dopo la sua Risurrezione, alla vista degli Apostoli riuniti sul Monte degli Ulivi. È il compimento del mistero pasquale: il Redentore, terminata l'opera della nostra salvezza, sale glorioso alla destra del Padre. Diciamo subito l'essenziale, perché chi cerca questa festa vuole anzitutto sapere cos'è, quando cade e che cosa significa; la storia e la dottrina vengono poi.
Cos'è l'Ascensione di Gesù
L'Ascensione di Gesù è l'elevazione corporea del Signore risorto al cielo, avvenuta quaranta giorni dopo Pasqua. Non si tratta di una semplice scomparsa, ma di un trionfo: Cristo, vincitore della morte, ritorna al Padre nella stessa carne umana che aveva assunto nel grembo della Vergine, portando con sé la nostra natura redenta.
Il racconto più ampio ci viene dagli Atti degli Apostoli. Dopo essersi mostrato vivo per quaranta giorni e aver parlato del regno di Dio, Gesù condusse i discepoli verso il Monte degli Ulivi: «E detto questo, a vista di essi si alzò in alto: e una nuvola lo tolse agli occhi loro» (Atti degli Apostoli I, 9, traduzione di Mons. Antonio Martini). Anche san Marco riassume il mistero in una sola riga: «E il Signore Gesù, parlato che ebbe con essi, fu assunto al cielo, e siede alla destra di Dio» (Marco XVI, 19).
È, insieme alla Natività, alla Pasqua e alla Pentecoste, una delle grandi solennità che scandiscono l'anno cristiano. Dom Guéranger la definisce «il compimento dei misteri della nostra redenzione», una di quelle feste che la tradizione fa risalire agli Apostoli stessi.
Quando è l'Ascensione
L'Ascensione cade quaranta giorni dopo Pasqua. Poiché la Risurrezione si celebra di domenica, il quarantesimo giorno è sempre un giovedì — il Giovedì dell'Ascensione. Per questo la festa è una data mobile: dipende dalla data della Pasqua, che cambia ogni anno.
Il numero quaranta non è casuale. Gli Atti precisano che Gesù si mostrò vivo agli Apostoli «per quaranta giorni, e parlando del regno di Dio» (Atti degli Apostoli I, 3). Quaranta è nella Scrittura il tempo della preparazione e della prova: i quaranta giorni del diluvio, i quarant'anni nel deserto, i quaranta giorni di digiuno del Signore prima della vita pubblica. Ora questi quaranta giorni coronano il tempo pasquale e preparano la Chiesa al dono dello Spirito.
In molti paesi e nel calendario tradizionale la solennità resta fissata al giovedì; altrove la sua celebrazione viene trasferita alla domenica successiva. Chi vuole conoscere il giorno esatto per l'anno in corso può consultare il calendario liturgico, dove la festa è collegata sempre alla Pasqua.
Ascensione 2025 e 2026: le date
Trattandosi di una festa mobile, la data dell'Ascensione cambia ogni anno seguendo la Pasqua. Ecco i giorni per gli anni più richiesti:
- Ascensione 2024: giovedì 9 maggio (Pasqua il 31 marzo).
- Ascensione 2025: giovedì 29 maggio (Pasqua il 20 aprile).
- Ascensione 2026: giovedì 14 maggio (Pasqua il 5 aprile).
In ogni caso il giorno proprio della festa è il giovedì, quarantesimo giorno dal mattino di Pasqua. È questo il «Giovedì dell'Ascensione» del calendario tradizionale.
L'Ascensione in Italia: giovedì o domenica?
Chi cerca l'Ascensione 2025 in Italia o si chiede se cada di domenica trova spesso due date diverse, e la cosa ha una spiegazione. Nel calendario tradizionale, e fino alla riforma, l'Ascensione era festa di precetto celebrata sempre al giovedì. Dal 1977 la Conferenza Episcopale Italiana ha ottenuto, con una riforma successiva, lo spostamento della celebrazione pubblica alla domenica seguente, per ragioni pastorali. Così nel rito attuale in Italia l'Ascensione si festeggia di domenica (nel 2025 il 1° giugno, nel 2026 il 17 maggio), mentre nel calendario tradizionale resta al giovedì. Il quarantesimo giorno scritturale, tuttavia, rimane il giovedì: la domenica è un trasferimento di celebrazione, non un cambiamento della data del mistero.
Il giorno dell'Ascensione: il racconto del Vangelo
Il giorno dell'Ascensione la liturgia rievoca la scena del distacco. San Luca, che è insieme evangelista e autore degli Atti, descrive il momento con grande tenerezza: «E li condusse fuora a Betania: e alzate le mani, li benedisse. E avvenne, che nel benedirli si divise da loro, e si sollevava verso il cielo» (Luca XXIV, 50-51). L'ultimo gesto del Signore sulla terra è una benedizione: egli parte benedicendo i suoi.
Mentre gli Apostoli rimanevano con lo sguardo fisso al cielo, «due personaggi in bianche vesti» — gli angeli — rivolsero loro le parole che la liturgia ripeterà ogni anno: «Uomini di Galilea, perché state mirando verso del cielo? Quel Gesù, il quale tolto a voi è stato assunto al cielo, così verrà, come lo avete veduto andare al cielo» (Atti degli Apostoli I, 11).
Ecco la nota propria di questa festa, che è insieme di distacco e di promessa. Il Beato Cardinal Schuster ne fa il cuore della solennità: «Ita veniet — questo è il nostro conforto: Gesù ci ha lasciati, ma certamente ritornerà, e l'attesa della sua venuta dev'essere il battito della nostra vita interiore» (Beato Card. Schuster, Liber Sacramentorum).
Il significato dell'Ascensione
Perché la Chiesa, alla partenza del suo Sposo, non piange ma esulta? Qui sta il significato dell'Ascensione. Si potrebbe pensare che la liturgia commemori questo distacco con tristezza; è vero il contrario. Dom Pius Parsch scrive che «la festa è di gioia sfrenata. Oggi Cristo trionfa in una vittoria pienamente meritata», e la definisce «l'intronizzazione celeste di Cristo, la sua incoronazione a Re del cielo e della terra» (Dom Pius Parsch, L'Anno di grazia della Chiesa).
E questa gioia ci appartiene, perché la glorificazione del Capo è la glorificazione delle membra. Ancora Parsch: la glorificazione di Cristo «è parimenti la nostra glorificazione, un'elevazione della nostra natura umana: un membro della nostra stirpe, il nostro Capo, siede alla destra di Dio». Là dove è andato il Capo, là è chiamato il corpo intero. Come canta il Prefazio della festa, Gesù «fu elevato in cielo affinché potesse renderci partecipi della sua divinità».
Per questo gli Apostoli, dopo l'Ascensione, «se tornarono a Gerusalemme con gran giubilo: e stavan continuamente nel tempio, lodando, e benedicendo Dio» (Luca XXIV, 52-53). Sono le parole che, secondo Dom Guéranger, «indicano lo spirito di questa mirabile festa»: una festività che, «nonostante la sua lieve sfumatura di tristezza, esprime, più di ogni altra, gioia e trionfo».
L'Ascensione, infine, apre l'attesa: tornando al Padre, il Signore promette di mandare lo Spirito Santo. I dieci giorni che separano questa festa dalla Pentecoste sono il primo tempo di preghiera della Chiesa, raccolta nel cenacolo con la Vergine Maria, in attesa del fuoco dall'alto.
La festa dell'Ascensione
La festa dell'Ascensione del Signore è una delle solennità più antiche dell'anno cristiano: san Leone Magno e sant'Agostino la presuppongono già nel IV secolo come celebrazione universale, e Dom Guéranger la annovera tra le feste che la tradizione fa risalire agli Apostoli. È festa del Signore, non dei santi: ne è oggetto Cristo stesso, nel suo trionfo regale.
La liturgia tradizionale circonda la festa di segni propri. Il più celebre è l'estinzione del cero pasquale dopo il Vangelo della Messa: il cero, acceso nella notte di Pasqua come simbolo del Risorto presente in mezzo ai suoi, viene spento perché il Signore visibilmente «si divide da loro» e sale al cielo. La festa ha inoltre Messa, Prefazio e ottava propri nel calendario antico, e introduce la Novena di preparazione alla Pentecoste.
Ascensione e Pentecoste
Molti cercano insieme Ascensione e Pentecoste, e a ragione: sono due momenti di un solo disegno. L'Ascensione avviene il quarantesimo giorno dopo Pasqua, la Pentecoste il cinquantesimo; tra l'una e l'altra corrono dieci giorni. Salendo al Padre, Gesù aveva promesso: «Io manderò sopra di voi il promesso del Padre mio» (Luca XXIV, 49), ordinando agli Apostoli di non allontanarsi da Gerusalemme ma di attendere.
Quei dieci giorni sono il primo ritiro di preghiera della Chiesa: gli Apostoli, con la Vergine Maria, «perseveravano concordemente in orazione» nel cenacolo (Atti degli Apostoli I, 14), in attesa dello Spirito. Sono il modello di ogni Novena: nove giorni di supplica che, nel calendario tradizionale, si chiamano appunto Novena allo Spirito Santo. Per gli anni più cercati: nel 2025 l'Ascensione cadeva giovedì 29 maggio e la Pentecoste domenica 8 giugno; nel 2026 l'Ascensione è giovedì 14 maggio e la Pentecoste domenica 24 maggio.
Frasi e citazioni per l'Ascensione del Signore
Chi cerca frasi per l'Ascensione del Signore non ha bisogno di pensieri sentimentali, ma di parole solide attinte alla Scrittura e ai Padri. Ne raccogliamo alcune, da meditare o da condividere:
- «Quel Gesù, il quale tolto a voi è stato assunto al cielo, così verrà, come lo avete veduto andare al cielo» (Atti degli Apostoli I, 11).
- «Il Signore Gesù... fu assunto al cielo, e siede alla destra di Dio» (Marco XVI, 19).
- «Alzate le mani, li benedisse» (Luca XXIV, 50): l'ultimo gesto del Signore sulla terra è una benedizione.
- «Sù in alto, o porte, levate i vostri frontespizi... ed entrerà il Re della gloria» (Salmo XXIII, 7), che la tradizione applica all'ingresso di Cristo nel cielo.
- «Cristo trionfa in una vittoria pienamente meritata» (Dom Pius Parsch).
- «Ita veniet — Gesù ci ha lasciati, ma certamente ritornerà» (Beato Card. Schuster).
A questa festa la Chiesa associa anche una breve invocazione: «O Re della gloria, Signore degli eserciti, che oggi sei salito vittorioso al di sopra di tutti i cieli, non lasciarci orfani, ma manda su di noi il Promesso dal Padre, lo Spirito di verità» (Antifona del Magnificat, II Vespri dell'Ascensione).
«Buona festa dell'Ascensione»: come si augura da cristiani
Tra le ricerche più frequenti c'è il semplice augurio: «buongiorno e buona festa dell'Ascensione», «buona domenica dell'Ascensione». È bello scambiarsi un saluto in questo giorno, purché conservi il suo senso: non un generico buon weekend, ma il richiamo alla gioia della festa. La tradizione cristiana ci offre l'augurio più antico di tutti, quello pasquale che resta valido fino a Pentecoste: «Alleluia!». A chi vogliamo fare gli auguri possiamo unire una delle frasi sopra, oppure dire semplicemente: «Buona festa dell'Ascensione: il Signore, che è salito al cielo, ci benedica e ci attenda lassù». L'augurio cristiano guarda sempre al Cielo verso cui questa festa ci incammina.
Tra Pasqua e Pentecoste
L'Ascensione non è una festa isolata, ma una tappa. Si radica nella Pasqua, di cui è il coronamento quaranta giorni dopo, e prepara la Pentecoste, che dieci giorni più tardi porterà il dono dello Spirito promesso. Chi vuole comprendere il ritmo intero del tempo pasquale e di tutto l'anno liturgico trova in queste tre feste un solo movimento: la Risurrezione del Signore, il suo ritorno glorioso al cielo, l'effusione dello Spirito sulla Chiesa nascente.
Domande frequenti
Quando è l'Ascensione?
L'Ascensione cade quaranta giorni dopo Pasqua, ed essendo la Pasqua di domenica si celebra sempre di giovedì. È una festa mobile, perché dipende dalla data della Pasqua, diversa ogni anno.
Che giorno è l'Ascensione?
È il Giovedì dell'Ascensione, il quarantesimo giorno del tempo pasquale. In alcuni luoghi la celebrazione viene trasferita alla domenica successiva, ma nel calendario tradizionale la festa resta al giovedì.
Quando si festeggia l'Ascensione?
Si festeggia quaranta giorni dopo la domenica di Pasqua. Poiché la data della Pasqua varia, anche l'Ascensione cambia di anno in anno; per conoscere il giorno esatto conviene consultare il calendario liturgico.
Cosa significa l'Ascensione di Gesù?
Significa il ritorno glorioso di Cristo al cielo, dove «siede alla destra di Dio» (Marco XVI, 19). È il compimento della redenzione e la promessa che, dove è andato il Capo, sono chiamate anche le membra; per questo è festa di gioia e di speranza.
Quando è l'Ascensione 2026?
Il giorno proprio dell'Ascensione 2026 è giovedì 14 maggio, quaranta giorni dopo la Pasqua del 5 aprile. In Italia, nel rito attuale, la celebrazione pubblica è trasferita alla domenica seguente, il 17 maggio; nel calendario tradizionale resta al giovedì.
Quanti giorni passano tra l'Ascensione e la Pentecoste?
Passano dieci giorni. L'Ascensione cade il quarantesimo giorno dopo Pasqua, la Pentecoste il cinquantesimo. In quei dieci giorni la Chiesa, raccolta con la Vergine Maria nel cenacolo, attende in preghiera il dono dello Spirito Santo: è il modello di ogni Novena.
Perché in Italia l'Ascensione si festeggia di domenica?
Perché dal 1977 la Conferenza Episcopale Italiana, con una disposizione successiva, ha trasferito la celebrazione pubblica dal giovedì alla domenica seguente per ragioni pastorali. Si tratta però di uno spostamento della celebrazione, non della data del mistero: il quarantesimo giorno scritturale resta il giovedì, ed è quello del calendario tradizionale.
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Fonti. Atti degli Apostoli I, Vangelo secondo Luca XXIV e Vangelo secondo Marco XVI nella traduzione di Mons. Antonio Martini; Dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico; Beato Card. Ildefonso Schuster, Liber Sacramentorum; Dom Pius Parsch, L'Anno di grazia della Chiesa.