Fede
Il Giudizio Universale: la dottrina cattolica
Cos'è il Giudizio Universale secondo la fede cattolica: la distinzione fra giudizio particolare e giudizio finale, il ritorno di Cristo, la risurrezione della carne e la sentenza eterna. Il significato della dottrina dei Novissimi alla luce della Scrittura e del Catechismo.

Il Giudizio Universale è la sentenza solenne e pubblica che Gesù Cristo pronuncerà sull'intera umanità alla fine dei tempi, quando tornerà nella sua gloria a giudicare i vivi e i morti. È una verità di fede che professiamo ogni domenica nel Credo, non un soggetto da quadro o da affresco: prima ancora di essere stato dipinto da Giotto o dal Beato Angelico, il Giudizio finale è dottrina della Chiesa, fondata sulla parola stessa di Cristo. Diamo subito la risposta essenziale a chi cerca di sapere che cosa sia e che cosa significhi; poi entriamo, alla luce della Scrittura e del Catechismo, nel cuore di questo mistero.
Cos'è il Giudizio Universale
Il Giudizio Universale — detto anche Giudizio finale o Giudizio ultimo — è l'atto con cui, alla fine del mondo, Gesù Cristo giudicherà pubblicamente tutti gli uomini, di ogni tempo e di ogni luogo, risorti in corpo e anima, manifestando davanti a tutti la giustizia delle sue sentenze e assegnando a ciascuno la sua sorte eterna: il Paradiso per i giusti, l'Inferno per i reprobi.
È una delle ultime cose che attendono l'uomo. Il Catechismo di san Pio X insegna che i Novissimi, cioè «le ultime cose che accadranno all'uomo», sono quattro: la Morte, il Giudizio, l'Inferno e il Paradiso. Il Giudizio, dunque, è il secondo dei quattro Novissimi: «il Giudizio di Dio» è «l'ultimo dei giudizi che dobbiamo subire».
Che dopo la morte segua il giudizio non è una possibilità, ma una legge stabilita da Dio — la stessa morte essendo entrata nel mondo come conseguenza del peccato originale. Lo dice con forza la Lettera agli Ebrei:
«E siccome è stabilito, che gli uomini muoiano una volta, e dopo di ciò il giudicio.» (Ebrei 9, 27)
Giudizio particolare e giudizio universale: la distinzione
La fede cattolica distingue due giudizi, da non confondere. Comprendere la differenza è la chiave di tutta la dottrina.
Il giudizio particolare è quello a cui ogni anima è sottoposta subito dopo la morte, individualmente. In quell'istante Dio giudica la singola anima e la destina immediatamente al Paradiso (eventualmente passando per il Purgatorio), oppure all'Inferno. La sorte eterna di ciascuno, dunque, è già decisa fin dal momento della morte: non si resta in attesa.
Il giudizio universale è invece quello che avverrà alla fine del mondo, per tutti gli uomini insieme. Non cambia la sentenza già emessa nel giudizio particolare — quella è definitiva — ma la rende pubblica e solenne davanti all'intera creazione, e la estende all'uomo nella sua interezza, ricongiunto al proprio corpo risorto.
Perché, allora, un secondo giudizio, se il primo ha già deciso tutto? La tradizione cristiana ne dà tre ragioni principali:
- perché si manifesti davanti a tutti la giustizia di Dio, spesso nascosta in questa vita, dove il giusto soffre e l'empio prospera;
- perché Cristo, umiliato e condannato dagli uomini, sia glorificato pubblicamente come Giudice di tutti;
- perché l'uomo sia premiato o punito non solo nell'anima, ma anche nel corpo, che con l'anima ha operato il bene o il male.
Il ritorno di Cristo: la Parusia
Il giudizio universale è inseparabile dal ritorno glorioso di Cristo, che la tradizione chiama Parusia (dal greco parousía, «venuta», «presenza»). È la seconda venuta del Signore: non più nell'umiltà della mangiatoia, ma nella maestà del Re e del Giudice. Lo professiamo nel Credo: verrà a giudicare i vivi e i morti.
Che Cristo sia il Giudice costituito da Dio è insegnamento esplicito degli Apostoli. San Pietro lo predica nella casa di Cornelio:
«egli da Dio è stato constituito Giudice de' vivi, e de' morti.» (Atti 10, 42)
E san Paolo, agli Ateniesi, annuncia un giorno già fissato:
«ha fissato un giorno, in cui giudicherà con giustizia il mondo per mezzo di un uomo stabilito da lui, come ne ha fatto fede a tutti con risuscitarlo da morte.» (Atti 17, 31)
Quanto al giorno e all'ora, Gesù è stato chiaro: nessuno li conosce, né gli angeli né il Figlio secondo l'umanità, ma il solo Padre. Perciò ogni calcolo, ogni data annunciata, ogni allarmismo sulla «fine del mondo» è estraneo alla fede cattolica. La Chiesa non ci chiede di indovinare il quando, ma di vegliare, perché il Signore verrà «come un ladro nella notte», quando meno lo si aspetta.
La scena del giudizio in Matteo XXV
La pagina che descrive il giudizio finale con maggiore solennità è il capitolo XXV del Vangelo secondo Matteo. Gesù stesso, parlando di sé in terza persona come «Figliuolo dell'uomo», dipinge la scena: il Figlio dell'uomo che viene nella sua maestà accompagnato da tutti gli Angeli, riuniti dai loro cori a servizio del Re e Giudice. Riportiamola nella versione di mons. Antonio Martini:
«Quando poi verrà il Figliuolo dell'uomo nella sua maestà, e con lui tutti gli Angeli, allora sederà sopra il trono della sua maestà: e si raduneranno dinanzi a lui tutte le nazioni, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecorelle dai capretti.» (Matteo 25, 31-32)
«E metterà le pecorelle alla sua destra, e i capretti alla sinistra.» (Matteo 25, 33)
Ai giusti, posti alla destra, il Re rivolge le parole della gloria:
«Venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno preparato a voi sin dalla fondazione del mondo.» (Matteo 25, 34)
Ai reprobi, posti alla sinistra, la sentenza della condanna:
«Via da me, maledetti, al fuoco eterno, che fu preparato pel Diavolo, e pe' suoi Angeli.» (Matteo 25, 41)
E la conclusione, che fissa l'eternità delle due sorti, senza appello:
«E andranno questi all'eterno supplizio: i giusti poi alla vita eterna.» (Matteo 25, 46)
Il criterio del giudizio, in questa pagina, è la carità vissuta verso il prossimo: dar da mangiare all'affamato, da bere all'assetato, accogliere il forestiero, vestire l'ignudo, visitare il malato e il carcerato — le sette opere di misericordia corporale. Ciò che facciamo «a uno di questi miei fratelli minimi», dice il Signore, lo facciamo a Lui stesso.
La risurrezione della carne
Non si dà giudizio universale senza risurrezione. Prima della sentenza finale, infatti, tutti i morti risorgeranno: le anime si ricongiungeranno ai loro corpi, perché l'uomo sia giudicato e retribuito nella pienezza della sua natura, in corpo e anima. È l'articolo del Credo che professiamo: credo la risurrezione della carne.
Il Catechismo di san Pio X lo spiega con precisione. Per ora — insegna — i beni del Paradiso e i mali dell'Inferno «sono soltanto per le anime, perché in questo momento vi sono solamente le anime in paradiso o all'inferno»; ma:
«dopo la risurrezione della carne, gli uomini, nella pienezza della loro natura, cioè in corpo e anima, saranno o felici o tormentati per sempre.»
Ecco perché il giudizio universale completa il giudizio particolare: solo allora la gloria dei beati e la pena dei dannati saranno piene e definitive, perché abbracceranno l'uomo intero.
La sorte eterna: Paradiso o Inferno
Il giudizio finale non apre una terza via: esso ratifica per sempre le due sole sorti eterne possibili. Il Paradiso, «il sommo bene per i buoni», è la visione e il possesso di Dio per sempre; l'Inferno, «il male estremo per i malvagi», è la privazione eterna di Dio e il tormento dei dannati. Il Purgatorio, invece, non sopravvive al giudizio finale: è uno stato di purificazione temporanea che riguarda soltanto la condizione presente, fino alla fine del mondo.
Il Catechismo precisa che queste sorti, pur identiche nella loro sostanza e nella loro eterna durata, non sono uguali in grado: «nella misura o nel grado, saranno maggiori o minori secondo i meriti e i demeriti di ciascuno». La giustizia di Dio è perfetta: a ciascuno secondo le sue opere.
Perché meditare i Novissimi
La dottrina del giudizio non è data per spaventare, ma per salvare. Il pensiero dei Novissimi — Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso — è, dice il Catechismo, «efficacissimo per farci evitare il peccato». Per questo la Chiesa raccomanda di pensarvi ogni giorno:
«È bene pensare ai Novissimi ogni giorno e particolarmente facendo la propria preghiera al mattino al risveglio, la sera prima del riposo, e tutte le volte che siamo tentati di fare il male.»
Meditare il giudizio ci tiene desti e ci spinge alla conversione, alla confessione frequente, alle opere di carità e alla preghiera per i defunti, che affretta l'ingresso delle anime purganti nella gloria. Non viviamo nell'angoscia, ma nella vigilanza fiduciosa di chi attende non un castigo, ma il ritorno di Colui che ci ama.
Domande frequenti
Qual è il significato del Giudizio Universale?
Il Giudizio Universale è la sentenza pubblica e definitiva che Cristo pronuncerà su tutti gli uomini alla fine del mondo, quando tornerà nella sua gloria. Manifesta davanti a tutta la creazione la giustizia di Dio e assegna a ciascuno, risorto in corpo e anima, la sua sorte eterna: Paradiso o Inferno.
Che differenza c'è tra giudizio particolare e giudizio universale?
Il giudizio particolare avviene per ogni anima subito dopo la morte e ne decide immediatamente la sorte. Il giudizio universale avverrà alla fine del mondo, per tutti insieme: non cambia la sentenza già emessa, ma la rende pubblica e solenne e la estende all'uomo risorto, in corpo e anima.
Quando avverrà il Giudizio Universale?
Avverrà alla fine del mondo, con il ritorno glorioso di Cristo (la Parusia). Il giorno e l'ora sono noti al solo Dio: Gesù ha dichiarato che nessuno li conosce. Perciò la fede non fissa date, ma chiede di vegliare, perché il Signore verrà quando meno lo si aspetta.
Cosa dice Matteo 25 sul Giudizio finale?
Nel capitolo XXV di Matteo, Gesù descrive il Figlio dell'uomo che, venuto nella sua maestà, separa gli uomini «come il pastore separa le pecorelle dai capretti», pone i giusti alla destra e i reprobi alla sinistra, e li giudica secondo la carità vissuta verso il prossimo: «andranno questi all'eterno supplizio: i giusti poi alla vita eterna» (Matteo 25, 46).
Cos'è la risurrezione della carne?
È la verità di fede secondo cui, alla fine dei tempi, tutti i morti risorgeranno: le anime si ricongiungeranno ai loro corpi, perché l'uomo sia giudicato e retribuito in corpo e anima. Solo dopo la risurrezione la gloria dei beati e la pena dei dannati saranno piene e definitive.
Fonti.
- Catechismo della Dottrina Cristiana di san Pio X (i Novissimi; il dodicesimo articolo del Credo: la vita eterna e la risurrezione della carne).
- Sacra Scrittura, secondo la versione di mons. Antonio Martini: Matteo 25; Atti 10 e 17; Ebrei 9.
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