Fede
L'Indulgenza Plenaria: cos'è e le condizioni
Che cos'è l'indulgenza plenaria secondo la dottrina cattolica tradizionale: la remissione della pena temporale dovuta al peccato già perdonato, attinta al tesoro dei meriti della Chiesa, e le quattro condizioni per ottenerla — confessione, comunione, preghiera per il Papa e distacco dal peccato.

L'indulgenza plenaria è uno dei tesori più grandi e insieme più fraintesi della vita cattolica. Detto con semplicità: è la remissione completa della pena temporale dovuta a un peccato già perdonato quanto alla colpa. Non cancella il peccato — quello è già stato rimesso nella confessione — ma estingue il debito di soddisfazione che rimane da scontare, in questa vita o in purgatorio. In questa pagina spieghiamo, secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, che cosa significa esattamente l'indulgenza plenaria, su che cosa si fonda, e soprattutto come si ottiene: le quattro condizioni che la Chiesa ha sempre richiesto. Una precisazione doverosa: non c'è nulla di magico né di superstizioso in tutto questo. L'indulgenza non è un prezzo pagato a Dio, ma un dono che la Chiesa dispensa dal tesoro infinito dei meriti di Cristo.
Che cos'è l'indulgenza plenaria: il significato
Per capire il significato dell'indulgenza plenaria occorre distinguere due cose che ogni peccato porta con sé: la colpa e la pena. La colpa è l'offesa fatta a Dio, ciò che rompe l'amicizia con Lui; viene rimessa dalla sua misericordia nel sacramento della confessione. Ma anche dopo il perdono della colpa rimane spesso da scontare una pena temporale: un debito di riparazione, una purificazione ancora necessaria. È la stessa logica con cui un figlio perdonato dal padre deve ancora riparare il vetro che ha rotto.
Questa pena si sconta in questa vita con la penitenza, le opere buone e le sofferenze offerte; oppure, se non interamente saldata, dopo la morte nel purgatorio. Nostro Signore stesso allude a questo debito che va pagato «fino all'ultimo picciolo»: «Ti dico in verità: non uscirai di qui prima d'aver pagato sino all'ultimo picciolo» (Matteo 5, 26).
L'indulgenza è precisamente la remissione di questa pena temporale. Si chiama plenaria quando rimette tutta la pena dovuta fino a quel momento (chi muore subito dopo averla lucrata degnamente andrebbe direttamente in Paradiso); si chiama parziale quando ne rimette una parte. Questo è, in poche parole, ciò che vuol dire indulgenza plenaria.
La dottrina: il tesoro dei meriti della Chiesa
Da dove attinge la Chiesa per rimettere la pena? Dal cosiddetto tesoro dei meriti — il thesaurus Ecclesiae. È il patrimonio infinito dei meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, al quale si uniscono i meriti sovrabbondanti della Beata Vergine Maria e di tutti i santi. Questo tesoro è inesauribile, perché un solo atto di Cristo ha valore infinito.
La Chiesa dispone di questo tesoro per un potere ricevuto da Cristo stesso, quando disse a San Pietro: «E a te io darò le chiavi del regno de' cieli: e qualunque cosa avrai legata sopra la terra, sarà legata anche ne' cieli: e qualunque cosa avrai sciolta sopra la terra, sarà sciolta anche ne' cieli» (Matteo 16, 19). È in forza di questo «potere delle chiavi» che la Chiesa, come madre, può applicare i meriti di Cristo ai suoi figli per saldare il loro debito di pena. Concedere un'indulgenza significa proprio questo: la Chiesa apre il suo tesoro e ne applica una parte a chi compie le condizioni stabilite.
Questa dottrina, già operante nei primi secoli con la pratica delle penitenze pubbliche, fu solennemente confermata dal Concilio di Trento contro gli errori protestanti, che la rigettavano. La Chiesa l'ha sempre custodita come parte della sua fede.
Le condizioni per ottenere l'indulgenza plenaria
Veniamo al punto pratico: come si ottiene l'indulgenza plenaria. La Chiesa richiede, oltre al compimento dell'opera indulgenziata prescritta (per esempio recitare il Santo Rosario in chiesa, fare la Via Crucis, o adorare il Santissimo Sacramento), quattro condizioni precise.
1. La confessione sacramentale
Occorre essere in stato di grazia, cioè aver confessato i propri peccati. La confessione può essere fatta nei giorni precedenti o seguenti l'opera; non deve necessariamente coincidere con il giorno stesso. Con una sola confessione si possono lucrare più indulgenze plenarie in giorni diversi, purché si conservi lo stato di grazia. Un serio esame di coscienza è qui il primo passo.
2. La Comunione eucaristica
Si deve ricevere la Santa Comunione, possibilmente nello stesso giorno in cui si compie l'opera. A differenza della confessione, è bene che la Comunione sia ravvicinata all'opera prescritta. Per ogni indulgenza plenaria si richiede una Comunione distinta.
3. La preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice
Si deve pregare per le intenzioni del Papa — non per la sua persona soltanto, ma per i fini che egli ha a cuore per il bene della Chiesa. La Chiesa indica come sufficiente la recita di un Padre Nostro e di un'Ave Maria, ma è lasciata libertà di aggiungere altre preghiere. Molti uniscono anche il Credo. Ecco il minimo richiesto:
Pater noster — Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave Maria — Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
4. Il pieno distacco da ogni peccato
Questa è la condizione più esigente, e quella che più spesso impedisce di ottenere l'indulgenza plenaria (riducendola a parziale). Si richiede l'esclusione di ogni affetto al peccato, anche veniale. Non basta non commettere il peccato: occorre non amarlo, non esservi attaccati con la volontà. È un atto interiore di completo orientamento del cuore verso Dio. Se questo distacco manca, l'indulgenza resta parziale.
L'indulgenza plenaria per i defunti
Una delle applicazioni più consolanti dell'indulgenza è quella in suffragio dei defunti. Le indulgenze possono infatti essere applicate a sé stessi oppure, per via di suffragio, alle anime del purgatorio, che non possono più meritare da sé ma possono ricevere aiuto dai vivi.
Questa è la più antica delle pratiche cristiane verso i morti, fondata sulla Scrittura stessa. Già nell'Antico Testamento Giuda Maccabeo fa offrire un sacrificio per i caduti: «Santo adunque, e salutare è il pensiero di pregare pei defunti, affinché siano sciolti da' loro peccati» (2 Maccabei 12, 46). Applicare un'indulgenza a un'anima cara defunta è precisamente questo: «sciogliere» il suo debito di pena attingendo al tesoro della Chiesa.
Tra le occasioni tradizionali, la Chiesa concede l'indulgenza plenaria applicabile ai defunti a chi visita una chiesa dal mezzogiorno del 1° novembre a tutto il 2 novembre (Ognissanti e Commemorazione dei fedeli defunti), recitando un Padre Nostro e il Credo. Per tutto l'ottavario (dal 1° all'8 novembre) l'indulgenza può ripetersi ogni giorno visitando il cimitero e pregando per i defunti. Vedi anche la nostra pagina sulla preghiera per i defunti.
L'indulgenza plenaria per i vivi e per sé stessi
Una domanda frequente riguarda l'indulgenza plenaria per i vivi e, in particolare, per sé stessi: si può lucrare a proprio vantaggio? Sì. La regola tradizionale è chiara: ogni indulgenza può essere applicata o a sé stessi, oppure — per via di suffragio — alle anime del purgatorio. Quel che non è possibile è applicarla a un altro vivente: non si può «cedere» un'indulgenza a un'altra persona ancora in vita. Per i viventi vale la via ordinaria della preghiera, del sacrificio e dell'esempio.
Quando dunque si parla di indulgenza «per i vivi» si intende il fedele che la lucra per la propria anima, per saldare il proprio debito di pena temporale già in questa vita. È la pratica più ordinaria e raccomandabile: ogni indulgenza plenaria lucrata oggi è pena di purgatorio rimessa fin d'ora. Di regola se ne può ottenere una sola al giorno per sé stessi, mentre quelle per i defunti possono moltiplicarsi nei giorni stabiliti.
Preghiere per ottenere l'indulgenza plenaria
Non esiste una «formula magica»: l'indulgenza si lucra compiendo l'opera prescritta e le quattro condizioni. Tuttavia alcune preghiere sono espressamente legate a indulgenze, oppure servono ad adempiere la condizione della preghiera secondo le intenzioni del Papa. Oltre al Padre Nostro, all'Ave Maria e al Credo già indicati, la tradizione raccomanda alcune giaculatorie indulgenziate. Ecco una delle più note, da recitarsi soprattutto in punto di morte ma anche ogni giorno:
Atto di accettazione della morte — Signore Dio mio, fin d'ora accetto dalle tue mani, con animo volenteroso e rassegnato, qualunque genere di morte ti piacerà mandarmi, con tutte le sue angosce, pene e dolori. Amen.
E la breve invocazione tradizionalmente cara ai morenti, anch'essa arricchita d'indulgenza:
Giaculatoria a Gesù, Maria e Giuseppe — Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia. Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia.
Una preghiera del cuore, fatta con vero distacco dal peccato, vale infinitamente più di molte parole recitate distrattamente. L'opera indulgenziata non è un rito automatico ma un atto di fede e di carità.
L'indulgenza ottenibile il 1° e il 2 agosto: il Perdono d'Assisi
Molti cercano l'indulgenza plenaria ottenibile il 1° e il 2 agosto: è una pratica antichissima e ben distinta da quella di novembre per i defunti. Si tratta del Perdono d'Assisi, detto anche indulgenza della Porziuncola, legato alla piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli presso Assisi, cara a San Francesco.
Secondo la tradizione, nel 1216 San Francesco ottenne da Nostro Signore, e poi la conferma di Papa Onorio III, un'indulgenza plenaria per chiunque, pentito e confessato, visitasse la Porziuncola. Col tempo il privilegio fu esteso a tutte le chiese francescane e infine, per molte concessioni, alle chiese parrocchiali.
L'indulgenza si può lucrare dal mezzogiorno del 1° agosto a tutto il 2 agosto, alle consuete condizioni: confessione, Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa (un Padre Nostro e un'Ave Maria), pieno distacco dal peccato, e la visita a una chiesa francescana o parrocchiale dove si recitino il Padre Nostro e il Credo. È applicabile a sé stessi o ai defunti. Chi non può recarsi ad Assisi ottiene la stessa grazia nella propria parrocchia: questa è la ragione per cui il 1° e il 2 agosto sono ricordati come giorni d'indulgenza in tutta la Chiesa.
Indulgenza plenaria e Giubileo: la Porta Santa
Il Giubileo, o Anno Santo, è da secoli l'occasione per eccellenza dell'indulgenza plenaria. Istituito da Papa Bonifacio VIII nel 1300, l'Anno Santo concede ai pellegrini un'indulgenza plenaria ampia e ripetibile, legata in modo speciale al passaggio della Porta Santa delle basiliche romane.
La logica è la stessa di sempre — non muta perché il tesoro dei meriti della Chiesa è immutabile. Anche nel Giubileo l'indulgenza si ottiene come si ottiene l'indulgenza plenaria in ogni tempo: con la confessione sacramentale, la Comunione, la preghiera secondo le intenzioni del Papa e il pieno distacco dal peccato. A queste si aggiunge l'opera giubilare propria: il pellegrinaggio a una basilica e il passaggio della Porta Santa, oppure — per chi non può recarsi a Roma — la visita a una chiesa designata dal vescovo, opere di carità o di penitenza.
A titolo di cronaca, il Giubileo ordinario del 2025, indetto sotto il pontificato di Papa Francesco, ha riproposto le condizioni consuete per l'indulgenza plenaria del Giubileo 2025, applicabile anche ai defunti. Quanto alla dottrina che fonda tutto ciò — pena temporale, tesoro dei meriti, potere delle chiavi — essa è quella di sempre, che esponiamo in questa pagina secondo le fonti tradizionali.
L'indulgenza plenaria concessa dal Papa
Tra le indulgenze più ampie vi sono quelle che il Papa concede personalmente in occasioni solenni. La più nota è la Benedizione apostolica Urbi et Orbi («alla città e al mondo»), impartita dal Sommo Pontefice a Pasqua e a Natale, alla quale è annessa l'indulgenza plenaria per quanti la ricevono con le dovute disposizioni — un tempo presenti in piazza San Pietro, oggi anche per radio e televisione.
Un'altra circostanza è l'elezione di un nuovo Papa: tradizionalmente, il neoeletto imparte la prima benedizione Urbi et Orbi dalla loggia di San Pietro, con annessa indulgenza. A titolo informativo, all'elezione di Papa Leone XIV (2025) si è rinnovato questo uso antichissimo. In tutti questi casi resta inteso che l'indulgenza vera e propria non è un gesto del Papa come persona, ma l'esercizio del «potere delle chiavi» affidato da Cristo a Pietro e ai suoi successori (Matteo 16, 19): è la Chiesa che apre il suo tesoro, e il Papa che lo dispensa.
Domande frequenti
Cosa significa indulgenza plenaria?
Significa la remissione totale della pena temporale dovuta per i peccati già perdonati quanto alla colpa. «Plenaria» vuol dire piena, completa: rimette tutto il debito di pena maturato fino a quel momento. Non perdona i peccati — quello avviene nella confessione — ma cancella ciò che resterebbe da scontare in purgatorio.
Come si ottiene l'indulgenza plenaria?
Compiendo l'opera prescritta (Rosario in chiesa, Via Crucis, adorazione eucaristica, visita a una chiesa in giorni stabiliti, ecc.) e soddisfacendo le quattro condizioni: confessione sacramentale, Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa (almeno un Padre Nostro e un'Ave Maria), e il pieno distacco da ogni peccato anche veniale.
Qual è la differenza tra indulgenza plenaria e parziale?
L'indulgenza plenaria rimette tutta la pena temporale; quella parziale ne rimette una parte. Spesso, quando manca il pieno distacco da ogni peccato, un'indulgenza che sarebbe plenaria si riduce di fatto a parziale.
Si può ottenere l'indulgenza plenaria per i defunti?
Sì. Le indulgenze possono essere applicate per via di suffragio alle anime del purgatorio, che non possono più aiutarsi da sé. È un atto di carità tra i più alti verso i nostri cari defunti, fondato sulla Scrittura (2 Maccabei 12, 46).
Quante indulgenze plenarie si possono ottenere al giorno?
Di regola se ne può lucrare una sola al giorno applicabile a sé stessi. Fa eccezione il momento della morte. Le indulgenze per i defunti possono invece moltiplicarsi nei giorni stabiliti, applicandone una a ogni anima visitando la chiesa o il cimitero.
Si può ottenere l'indulgenza plenaria per sé stessi e per i vivi?
Sì per sé stessi: ogni fedele può lucrarla a vantaggio della propria anima. Non si può invece applicare a un'altra persona vivente; oltre che a sé stessi, l'indulgenza può essere offerta soltanto, per via di suffragio, alle anime del purgatorio.
Qual è l'indulgenza ottenibile il 1° e il 2 agosto?
È il Perdono d'Assisi (indulgenza della Porziuncola), che si lucra dal mezzogiorno del 1° agosto a tutto il 2 agosto visitando una chiesa francescana o la propria parrocchia, alle quattro condizioni consuete. È applicabile a sé stessi o ai defunti.
Come si ottiene l'indulgenza plenaria durante il Giubileo?
Con le stesse quattro condizioni di sempre (confessione, Comunione, preghiera per il Papa, distacco dal peccato), aggiungendo l'opera giubilare: il pellegrinaggio e il passaggio della Porta Santa, oppure le opere di carità o penitenza indicate per chi non può recarsi a Roma. Nel Giubileo 2025 l'indulgenza è applicabile anche ai defunti.
Che cos'è l'indulgenza concessa dal Papa?
È l'indulgenza plenaria annessa alla Benedizione Urbi et Orbi che il Sommo Pontefice imparte a Pasqua, a Natale e dopo l'elezione. Non è un potere personale del Papa, ma l'esercizio del «potere delle chiavi» con cui la Chiesa applica il tesoro dei meriti di Cristo (Matteo 16, 19).
Fonti / Fonti / Fuentes / Fontes / Źródła. Sacra Scrittura nella traduzione di Mons. Antonio Martini (2 Maccabei; Vangelo secondo Matteo); dottrina del Concilio di Trento sulle indulgenze e sul tesoro della Chiesa; Catechismo di San Pio X; tradizione costante della Chiesa.
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