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Austin: fattorino ferito da un agente dell'ICE, il vescovo denuncia
Un fattorino di 28 anni ferito da un colpo d'arma da fuoco da un agente dell'ICE ad Austin; il vescovo Mons. Garcia denuncia, mentre lo status migratorio della vittima resta contestato.

Il 20 settembre 2026, ad Austin nel Texas, un uomo di 28 anni è stato ferito da un colpo d'arma da fuoco esploso da un agente federale dell'immigrazione mentre effettuava una consegna. Un video girato dopo l'accaduto mostra alcuni agenti che gli tagliano la camicia, scoprendo una ferita d'arma da fuoco alla schiena. Sarebbe in condizioni stabili e posto in custodia federale.
Il suo status è contestato. L'amministrazione lo descrive come «uno straniero in posizione irregolare» originario del Venezuela, entrato illegalmente e sotto un ordine definitivo di espulsione. La sua avvocata sostiene il contrario: entrato legalmente tramite il programma d'asilo CBP One, munito di un permesso di lavoro valido, con l'ordine di espulsione dovuto soltanto a una convocazione d'udienza inviata a un indirizzo errato, e perciò mancata. I responsabili municipali hanno chiesto un'indagine indipendente.
Il vescovo della diocesi di Austin, Mons. Daniel E. Garcia, si è detto «profondamente rattristato e turbato». Legando la sua dichiarazione alla settimana dedicata ai migranti, ha ricordato che, «qualunque sia lo status migratorio di una persona, ciascuno è creato a immagine e somiglianza di Dio e possiede una dignità intrinseca che deve sempre essere rispettata e protetta».
È il fondamento stesso della dottrina, ed è più antico di qualunque disputa di frontiera. L'uomo è fatto a immagine di Dio; la sua vita appartiene a Dio solo. Il quinto comandamento vieta di versare il sangue innocente, e il Catechismo del Concilio di Trento insegna che questo divieto obbliga anche coloro che portano la spada: la spada del magistrato è data per punire il colpevole secondo giustizia, mai per colpire a caso né per alimentare la paura. Sullo straniero la Scrittura è netta: «Advenam non contristabis», non affliggerai il forestiero, perché voi stessi foste stranieri nella terra d'Egitto.
A questa misura, due cose reggono, qualunque sia lo status dell'uomo colpito. Un colpo alla schiena esige un esame di giustizia reso alla luce del sole, non una giustificazione affrettata; che le autorità dicano con trasparenza ciò che è accaduto. E la controversia sulla regolarità del soggiorno, per quanto reale, non toglie nulla alla dignità della persona né al dovere di non versare il sangue innocente. Una pratica amministrativa smarrita non è un delitto capitale.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), sul quinto comandamento; Genesi 1, 27 sull'uomo creato a immagine di Dio; Esodo 22, 21 e Levitico 19, 33-34 (Vulgata).