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Scisma a San Antonio: un sacerdote laicizzato e scomunicato
Un ex sacerdote dell'arcidiocesi di San Antonio è stato riconosciuto colpevole di scisma, ridotto allo stato laicale e scomunicato per aver rifiutato la sottomissione al Romano Pontefice.

Un ex sacerdote dell'arcidiocesi di San Antonio, in Texas, è stato riconosciuto colpevole di scisma, dimesso dallo stato clericale e colpito da scomunica. Gli si rimprovera di aver rifiutato la sottomissione al Romano Pontefice e di aver pubblicamente definito «usurpatori» i papi Francesco e Leone XIV.
Un tribunale di tre giudici, sacerdoti dottori in diritto canonico estranei a questa arcidiocesi, ha pronunciato la sentenza il 20 aprile 2026, al termine di un processo aperto il 10 aprile 2025 nel quale l'imputato ebbe un promotore di giustizia e un avvocato per la sua difesa. Il tribunale era stato autorizzato dal dicastero romano per la dottrina della fede. L'arcivescovo ha reso pubblica la decisione il 14 agosto. La scomunica, precisa, è «latae sententiae»: incorsa da sé per gli atti scismatici dell'interessato, il quale ha rinunciato a fare appello.
Il giudizio della tradizione non riguarda le persone, ma gli atti. Lo scisma, insegna san Tommaso, è il peccato di chi si separa dall'unità della Chiesa rifiutando la sottomissione al Romano Pontefice, capo visibile che Cristo ha dato al suo Corpo. Bonifacio VIII lo ha definito in termini propri: è di necessità per la salvezza essere sottomessi al Romano Pontefice. Lo stesso Canone della Messa romana lega il sacerdote a questa comunione, poiché gli fa pregare «una cum famulo tuo Papa nostro», in unione con il nostro Papa; cancellarne il nome significa manifestare pubblicamente la propria separazione dalla Sede di Pietro.
Quanto ai «messaggi» profetici di cui il gruppo si reclama, la regola perenne è costante: ogni rivelazione privata resta soggetta al giudizio della Chiesa e non può armare alcuno contro i suoi pastori legittimi. Pubblicarli contro l'espresso divieto del vescovo, poi continuare a celebrare la Messa nonostante l'interdetto ricevuto, non è obbedire a Dio: è la disobbedienza che la fede condanna.
L'arcivescovo ha di conseguenza proibito a ogni cattolico di assistere a qualsiasi Messa, cerimonia o riunione tenuta dall'interessato o dall'apostolato soppresso, ritenendo tale partecipazione «un atto formale di disobbedienza», e ha esortato i fedeli a cessare di sostenerlo finanziariamente. La controversia risaliva a «messaggi» attribuiti dal 2016 a una membra della comunità, che il gruppo aveva cominciato a diffondere all'inizio del 2024 senza approvazione; il vescovo aveva allora ritirato i poteri al sacerdote e soppresso l'opera con una lettera del marzo 2024.
Fonti. San Tommaso d'Aquino, Somma teologica, IIa-IIae, q. 39, sul peccato di scisma; Catechismo del Concilio di Trento (1566), sull'unità della Chiesa sotto un solo capo; bolla Unam Sanctam di Bonifacio VIII (1302); Canone romano della Messa, preghiera Te igitur («una cum famulo tuo Papa nostro»).