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Lourdes esclude la Fraternità San Pio X dal suo santuario dopo le consacrazioni di Écône
Il vescovo di Tarbes e Lourdes ha tolto alla Fraternità San Pio X il diritto di celebrare la Messa e di organizzare preghiere pubbliche nel santuario, in seguito al decreto di scisma conseguente alle consacrazioni di Écône.

Il vescovo di Tarbes e Lourdes ha ritirato alla Fraternità San Pio X l'autorizzazione a celebrare la Messa, ad amministrare i sacramenti e a organizzare preghiere pubbliche all'interno del santuario di Lourdes. La decisione è stata notificata con una lettera datata 13 agosto 2026. Il vescovo la collega al decreto di scisma e di scomunica latae sententiae pronunciato dalla Santa Sede dopo che la Fraternità aveva consacrato dei vescovi senza mandato pontificio a Écône, il 1º luglio 2026. Ha fatto sapere che, in seguito a tale decreto, non poteva autorizzare, all'interno del santuario, né la celebrazione della Messa e dei sacramenti, né le preghiere pubbliche della Fraternità.
La misura non vieta ai fedeli né ai membri della Fraternità di recarsi a Lourdes per pregarvi in privato, tanto alla Grotta quanto alla basilica. Essa riguarda le celebrazioni e le preghiere pubbliche, a cominciare dal pellegrinaggio internazionale di Cristo Re, previsto dal 23 al 26 ottobre, che riunisce ogni anno circa 7.000 pellegrini. Il 22 agosto il distretto di Francia della Fraternità, con un comunicato firmato dal suo superiore l'abbé Gonzague Peignot, ha riconosciuto l'autorità del vescovo pur esprimendo il proprio rammarico e la propria incomprensione, e ha annunciato che manterrà il suo pellegrinaggio annuale, ormai in preghiera privata. Il comunicato contrappone questa esclusione a un raduno che riuniva cristiani e musulmani attorno alla figura di Maria, ospitato dal santuario nell'ottobre 2025.
I resoconti divergono sul numero di vescovi in causa: alcuni contano quattro vescovi consacrati a Écône il 1º luglio, altri sei vescovi colpiti da scomunica automatica. La Fraternità, da parte sua, ha depositato l'11 luglio 2026 un ricorso canonico preliminare presso il Dicastero per la dottrina della fede contro tale decreto. Su questo punto, la controversia resta aperta.
Ciò che la Chiesa ha sempre tenuto
Nessuno può essere elevato all'episcopato senza il mandato del Romano Pontefice. Non è un'esigenza recente né un'invenzione degli ultimi decenni: discende dal primato di giurisdizione che Cristo ha dato a Pietro e ai suoi successori su tutta la Chiesa. Il Concilio Vaticano lo definì nel 1870: tutti i pastori e tutti i fedeli sono tenuti, verso la Sede apostolica, a una vera obbedienza e a una subordinazione gerarchica. Il diritto della Chiesa riserva di conseguenza al solo Romano Pontefice il mandato di ogni consacrazione episcopale, e Pio XII, nel 1958, ha ricordato che una consacrazione di vescovo compiuta senza tale mandato è illecita e colpita dalle censure più gravi.
La misura al vaglio della Tradizione
Sul punto che fonda il decreto, consacrazioni compiute senza mandato pontificio, la disciplina perenne della Chiesa è chiara e non si presta a discussione: il mandato del Papa non è una formalità, è la condizione della comunione visibile e della giurisdizione. Non spetta a noi pronunciare sulle persone la sentenza canonica definitiva: essa appartiene ai tribunali della Chiesa, non a un commentatore, e un ricorso è appunto pendente. Diciamo l'atto e il suo rapporto con la Tradizione: consacrare vescovi al di fuori del mandato romano è una grave rottura dell'ordine che la Chiesa ha sempre custodito.
L'obiezione che la Fraternità oppone, di essere stata esclusa là dove un tempo si è accolto un raduno che mescolava cristiani e musulmani, tocca anch'essa la Tradizione, e questa non la giudica meno fermamente. La Chiesa ha sempre rifiutato di porre la vera religione sullo stesso piano delle altre: Pio XI, nel 1928, ha condannato l'indifferentismo e quelle assemblee in cui si prega come se tutte le credenze si equivalessero. Su questo terreno, il rimprovero coglie nel segno. La misura della Tradizione taglia così da entrambe le parti: essa esige il mandato per una consacrazione, e rifiuta l'indifferenza religiosa per un pellegrinaggio.
Ciò che il fedele deve ritenere
Lourdes è il santuario dell'Immacolata, quel mistero che Pio IX definì nel 1854 e che la Vergine stessa confermò a Bernadette. Vi si viene per onorare Colei che fu concepita senza peccato, non per prendere posizione in una disputa. Il fedele attaccato al rito romano del 1962 terrà fermamente a due cose che nulla oppone tra loro: la fede integra, quale la Chiesa l'ha sempre insegnata, e l'unità visibile attorno alla Sede di Pietro. Preghi affinché la controversia si risolva in questa unità, senza lasciarsi trascinare né allo scisma né alla tesi che nega l'autorità legittima. Nessuno è impedito di pregare alla Grotta; che vi si preghi.
Fonti. Concilio Vaticano (1870), costituzione Pastor æternus, cap. III, sul primato di giurisdizione del Romano Pontefice e sull'obbedienza gerarchica dovuta da tutti i pastori e fedeli; Codice di diritto canonico (1917), canone 953, che riserva al solo Romano Pontefice il mandato di ogni consacrazione episcopale; Pio XII, enciclica Ad Apostolorum Principis (29 giugno 1958), sull'illiceità delle consacrazioni episcopali compiute senza mandato pontificio; Pio XI, enciclica Mortalium animos (6 gennaio 1928), contro l'indifferentismo religioso; Pio IX, bolla Ineffabilis Deus (8 dicembre 1854), che definisce l'Immacolata Concezione, mistero del santuario di Lourdes.