Attualità
Bangladesh: un villaggio cattolico garo saccheggiato, la Chiesa rifiuta il castigo collettivo
Un villaggio cattolico garo del nord del Bangladesh è stato saccheggiato dopo la scoperta di un omicidio; la Chiesa chiede protezione e rifiuta il castigo collettivo di una comunità per la colpa di uno solo.

Il 12 agosto 2026, nel nord del Bangladesh, un villaggio a maggioranza cattolica dell'etnia garo, Gazarikura, nel distretto di Sherpur, è stato attaccato, saccheggiato e devastato. L'assalto è venuto da un villaggio vicino a maggioranza musulmana, dopo che il corpo di un commerciante di riso musulmano, scomparso da diversi giorni, era stato ritrovato sepolto presso un canale, essendosi alcuni contadini accorti di un odore. Case sono state messe a sacco, denaro, mucche, capre e una motocicletta portati via, i mobili di un'abitazione dati alle fiamme; diversi cattolici sono rimasti feriti.
Le cifre restano contestate. I responsabili del villaggio hanno riferito di sei case saccheggiate; il parroco di Mariamnagar ha parlato, il 14 agosto, di undici case depredate, di famiglie private di cibo e di perdite stimate in circa quattro milioni di taka, ossia quasi 32 000 dollari, mentre si prepara una denuncia per saccheggio. L'età della vittima e la data della sua scomparsa sono a loro volta riferite in modo diverso, e il movente del delitto resta ignoto. Diciannove membri della comunità garo sono stati fermati nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio; quattordici sono stati poi rilasciati.
Il vicario generale della diocesi di Mymensingh, egli stesso garo, si è recato al villaggio con altri sacerdoti, religiose e responsabili locali. «Non vogliamo mai disordini; siamo per la pace», ha detto, aggiungendo di pregare «per l'anima del defunto attorno al quale è nato questo problema» e di porgere le sue condoglianze alla famiglia. Il parroco di Mariamnagar ha riferito di aver portato «cibo, sapone e altri articoli» alle famiglie depredate. Un responsabile cristiano locale ha osservato che «in un'ora in cui i fatti che circondano l'omicidio restano ignoti, è profondamente inquietante che un'intera comunità venga incolpata». Un'organizzazione di studenti garo l'ha detto senza mezzi termini: «la responsabilità del crimine di un individuo non può mai essere imposta a un intero gruppo etnico, a una comunità o a una popolazione.»
La colpa è personale
La legge che Dio ha dato non conosce la punizione collettiva. «Non saran messi a morte i padri pe' loro figliuoli, né i figliuoli pei padri, ma ciascuno per lo peccato proprio morrà» (Deuteronomio). E per bocca del profeta Ezechiele: «L'anima, che avrà peccato, ella perirà; il figliuolo non porterà l'iniquità del padre.» La responsabilità del male si pesa uomo per uomo, atto per atto; non si spande né su un sangue, né su una tribù, né su un battesimo.
Il quinto comandamento vieta di togliere la vita all'innocente, e il Catechismo del Concilio di Trento insegna che questo divieto raggiunge ogni violenza ingiustamente portata contro il prossimo. Il settimo comandamento vieta il furto; saccheggiare la casa altrui, portarne via il bestiame e i beni, bruciare ciò che non si può prendere, è il peccato che questo comandamento nomina, aggravato dalla forza e dal numero.
La misura
Un uomo è stato ucciso: è un crimine, e la Chiesa prega per la sua anima e per i suoi. Ma l'omicidio di uno solo non autorizza il castigo di tutti. Scendere su un villaggio, saccheggiarne le case, percuoterne gli abitanti perché condividono l'etnia o la fede di un sospetto, è mettere la vendetta al posto della giustizia e far ricadere sull'innocente il debito del colpevole, precisamente ciò che la legge divina vieta. Che diciannove uomini siano stati arrestati sul solo sospetto, e poi quattordici rilasciati, dice abbastanza che la colpevolezza non era provata quando le rappresaglie hanno colpito.
La richiesta dei sacerdoti — protezione, sicurezza, e un'inchiesta che cerchi il vero colpevole e lui solo — non è una parte presa: è l'ordine stesso che la giustizia reclama. Non turbare la pace, pregare per il morto, soccorrere le famiglie depredate: questo è retto, e lo diciamo con la stessa nettezza che mettiamo nel nominare l'ingiustizia.
Ciò che occorre ritenere
Il cristiano tiene due verità senza opporle. Il sangue versato grida giustizia, e nessuno deve coprire un assassino. Ma la giustizia colpisce il colpevole, mai la folla; imputare a una comunità la colpa di uno solo è già una seconda ingiustizia, che chiama la prima a ripetersi. Per i fedeli garo depredati e feriti, la Chiesa ha fatto ciò che deve: ha visitato, soccorso, reclamato protezione, e pregato per il nemico.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), del quinto e del settimo comandamento. Deuteronomio XXIV, 16 ed Ezechiele XVIII, 20, secondo la Vulgata.