Attualità
Liechtenstein: l'aborto approvato per un voto, il principe può ancora opporre il veto
Il parlamento del Liechtenstein ha legalizzato l'aborto fino alla 12ª settimana con 13 voti contro 12; il principe ereditario può ancora opporre il veto.
Il 2 settembre 2026 il parlamento del Liechtenstein ha approvato, con tredici voti contro dodici, una proposta di legge che legalizza l'aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza. Con lo stesso scarto di un voto, ha poi rifiutato di sottoporre il testo al voto popolare. La legge entrerà in vigore soltanto se il principe ereditario Alois, capo dello Stato dal 2004, la sanzionerà: dispone a tal fine di sei mesi, con una scadenza attesa nel marzo 2027, e il suo silenzio varrebbe come rigetto.
Fino ad oggi il principato puniva l'aborto con tre anni di carcere per il medico che lo pratica, salvo rare eccezioni, e vietava perfino la diffusione di informazioni sugli aborti praticati all'estero. Il testo approvato è nato da un'iniziativa popolare che ha raccolto 4.970 firme, circa un quarto del corpo elettorale di un Paese di quarantamila abitanti, là dove ne bastavano mille. Nel 2011 un'iniziativa simile era stata respinta dagli elettori, con oltre il 52% di voti contrari. Interrogato qualche mese prima, il principe ereditario aveva annunciato che avrebbe opposto il veto a una simile legge, invocando il «bene giuridico centrale della protezione della vita». Il 21 agosto l'amministratore apostolico di Vaduz aveva richiamato l'insegnamento della Chiesa sul nascituro: «Il nascituro possiede una dignità intrinseca e inalienabile fin dall'inizio, e merita pertanto la stessa protezione accordata a ogni vita umana.»
Ciò che la tradizione insegna
Il quinto comandamento non ammette eccezioni d'età. «Non occides», non uccidere (Es 20, 13). Il Catechismo del Concilio di Trento, spiegandolo, insegna che questa proibizione è posta a protezione della vita dell'innocente, e che a nessuno è dato potere su di essa. Ora il bambino concepito è un innocente, ed è già conosciuto da Dio: «Anzi che ti formassi nel sen della madre, io ti conobbi» (Ger 1, 5). Contro coloro che pretendevano di graduare la vita secondo le età, Pio XI ricordava nel 1930 che la vita della madre, come quella del bambino, è ugualmente sacra, e che nessuno ha il potere, neppure la pubblica autorità, di distruggerla.
La misura
Una legge che autorizza l'aborto fino alla dodicesima settimana autorizza l'uccisione diretta dell'innocente durante i primi tre mesi della sua vita. Che passi per un solo voto non ne muta la natura: una maggioranza di un voto non fa di un omicidio un diritto. Il numero non misura la legge; la legge si misura sul comandamento, e il testo lo contraddice frontalmente. Che lo stesso parlamento abbia, con il medesimo scarto, rifiutato di restituire la parola al popolo aggiunge allo scandalo senza mutarne la sostanza: un atto ingiusto non diventa giusto perché lo si ratifica, né meno ingiusto perché si rifiuta di sottoporlo al voto.
Per i fedeli
La sorte della legge non è segnata: senza la firma del principe, essa è ritenuta respinta, e la scadenza è attesa per la primavera del 2027. Ma il cristiano non sospende il proprio giudizio all'esito di un voto. Una legge civile che permette di uccidere l'innocente non obbliga mai in coscienza; nessuna autorità, fosse pure sovrana, può rendere lecito ciò che Dio proibisce. Là dove lo Stato ancora esita, la Chiesa non cambia misura. Preghiamo per il principato, per le madri, e perché la mano che deve firmare si ricordi del comandamento.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), spiegazione del quinto comandamento «Non uccidere»; Pio XI, enciclica Casti connubii (1930); libro dell'Esodo 20, 13 e Geremia 1, 5 (Vulgata).