Attualità
Chongqing consacra un arcivescovo: Roma nomina, Pechino cancella il papa
Andrea Ding Yang è stato consacrato arcivescovo di Chongqing l'8 settembre 2026 sotto l'accordo sino-vaticano: Roma evidenzia la nomina del papa, Pechino la omette.
L'8 settembre 2026, festa della Natività della Beata Vergine Maria, Andrea Ding Yang è stato consacrato arcivescovo di Chongqing, una sede rimasta vacante dal 26 marzo 2001, cioè da quasi venticinque anni. Il consacrante principale è stato Joseph Li Shan, vescovo di Pechino e presidente dell'Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi, attorniato da sei con-consacranti, davanti a circa trecentocinquanta sacerdoti, religiosi, seminaristi e fedeli.
Secondo il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, il papa Leone XIV aveva nominato Ding Yang arcivescovo di Chongqing il 28 luglio 2026, «dopo aver approvato la sua candidatura nel quadro dell'Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese». Nato il 16 settembre 1981 nel distretto di Hechuan, Ding Yang era stato designato candidato all'episcopato il 15 aprile 2026 dalle strutture ufficiali del cattolicesimo cinese. Si tratta del diciottesimo vescovo ordinato o riconosciuto dall'accordo sino-vaticano del 2018, e dell'ottava ordinazione episcopale del pontificato di Leone XIV.
Ma i due racconti dell'evento non coincidono. Il comunicato della Santa Sede mette in primo piano la nomina pontificia del 28 luglio e l'Accordo provvisorio. Il comunicato della diocesi di Chongqing, diffuso dagli organismi cattolici riconosciuti dallo Stato, non ne dice nulla: non menziona né il papa, né la nomina, né l'accordo, e si limita a rilevare che il segretario generale della Conferenza episcopale riconosciuta dallo Stato, Yang Yu, ha dato lettura del documento di approvazione di tale organismo. L'accordo del 2018, ufficialmente segreto, è stato rinnovato nel 2024 per quattro anni.
Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato
La costituzione della Chiesa non è una convenzione negoziabile. Il Romano Pontefice nomina liberamente i vescovi: tale è la disciplina che la Chiesa ha fissato senza ambiguità, «Eos libere nominat Romanus Pontifex» (Codice di Diritto Canonico del 1917, can. 329 §2). Il concilio Vaticano aveva definito che il papa possiede sull'intera Chiesa un primato non solo d'onore ma di vera giurisdizione (costituzione Pastor aeternus, 1870). Un vescovo non riceve la sua autorità né da un'assemblea civile né dal gradimento di uno Stato, ma dalla sua comunione con la Sede di Pietro e dal mandato pontificio che, solo, rende lecita la sua consacrazione.
Questa dottrina, Pio XII l'ha applicata alla lettera alla Cina. Nell'enciclica Ad Apostolorum Principis (29 giugno 1958) condannava le consacrazioni episcopali conferite senza mandato della Santa Sede e denunciava l'Associazione Patriottica che, sotto la copertura del patriottismo, intendeva sottrarre i cattolici cinesi all'obbedienza dovuta al Romano Pontefice. Quattro anni prima, in Ad Sinarum gentem (1954), aveva già respinto il principio di una Chiesa «indipendente» da Roma nel suo governo.
La misura
Misurato con questa regola, l'evento porta in sé la propria contraddizione. Da un lato, Roma afferma che la candidatura è stata approvata dal papa, il che salvaguarderebbe il mandato pontificio che la tradizione esige. Dall'altro, il consacrante principale presiede l'Associazione Patriottica, quella stessa struttura che Pio XII aveva nominatamente riprovato, e il comunicato diocesano cancella puramente e semplicemente il papa dal racconto. Non si può ritenere risolto ciò che gli atti stessi lasciano conteso: una sola e medesima consacrazione è raccontata in due modi inconciliabili, l'uno in cui il papa nomina, l'altro in cui non esiste.
Non decidiamo ciò che i documenti lasciano aperto. Constatiamo che l'accordo rimane segreto, che il suo testo sfugge al giudizio dei fedeli, e che uno strumento un tempo riprovato dal Magistero serve oggi da cornice alla designazione dei vescovi. Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha definito questo accordo un'«incredibile tradimento»: è la sua valutazione personale, non una constatazione condivisa, e la riportiamo come tale.
Per i fedeli
Il cattolico formato dalla tradizione riterrà questo: l'autorità di un vescovo viene dalla sua comunione con Pietro, mai dal riconoscimento di un potere civile. Là dove una consacrazione onora il mandato pontificio, è valida e lecita; là dove se ne emancipa, nessuna bandiera supplisce al mandato che manca. Non spetta ai fedeli pronunciarsi sulle anime né sulla validità degli uffici: di ciò, la Chiesa sola è giudice. Spetta loro pregare per la Chiesa in Cina, per coloro che vi soffrono da decenni, e tenere fermamente la fede quale la Chiesa l'ha sempre insegnata.
Fonti. Pio XII, enciclica Ad Apostolorum Principis (1958); Pio XII, enciclica Ad Sinarum gentem (1954); concilio Vaticano, costituzione Pastor aeternus (1870); Codice di Diritto Canonico (1917), can. 329 §2; Catechismo del Concilio di Trento (1566), del sacramento dell'Ordine.