Attualità
La dignità dell'uomo viene dall'immagine di Dio, non dalle sue capacità
All'udienza generale del 9 settembre 2026 Leone XIV insegna che la dignità umana, fondata sull'immagine di Dio, è un dono ricevuto e non un merito.
All'udienza generale di mercoledì 9 settembre 2026, in piazza San Pietro, Leone XIV ha dedicato la sua catechesi alla dignità della persona umana. Proseguendo una serie di meditazioni sui documenti del Vaticano II, ha commentato la costituzione pastorale Gaudium et spes e citato il numero 50 della sua enciclica Magnifica humanitas: la dignità dell'uomo «non dipende dalle capacità che possiede, dalle sue ricchezze o dal ruolo che occupa», essa è «un dono, che la precede e la supera».
Egli fonda questa dignità sulla creazione dell'uomo «a immagine di Dio», capace di conoscere e amare il suo Creatore, e ricorda l'unità dell'anima e del corpo: ridurre il corpo a un oggetto di cui si disporrebbe arbitrariamente è, dice, «sempre negazione della dignità della persona». Mette in guardia contro le «falsificazioni e manipolazioni» che oggi ne deformano la percezione, distingue tre dimensioni — l'intelligenza, la coscienza e la libertà — e conclude che «è in Lui solo», in Cristo, «che il mistero dell'uomo trova la sua vera luce».
Su questo punto nulla è nuovo, e qui sta la sua forza. Che l'uomo tragga la sua dignità dall'essere creato a immagine di Dio, dotato di un'anima ragionevole unita al corpo e ordinato a conoscere e amare il suo Creatore, la Chiesa lo tiene dalla Genesi e lo insegna senza interruzione. Il Catechismo del Concilio di Trento lo pone fin dall'articolo della creazione: Dio formò l'uomo a sua somiglianza, gli infuse un'anima immortale e gli affidò il proprio corpo non in dominio arbitrario ma in amministrazione. La dignità come dono ricevuto, anteriore a ogni merito e a ogni ruolo, è la dottrina perenne, non una scoperta.
È anche la misura. La dignità si difende solo se resta legata alla sua sorgente: separata da Dio, si rovescia, e l'uomo che si dice padrone assoluto della propria carne ne fa per primo ciò che pretende di vietare, un oggetto. Il quinto comandamento l'ha detto ben prima dei nostri dibattiti: nessuno è proprietario del proprio corpo, perché non se l'è dato. Là dove la catechesi riconduce la persona alla sua origine divina e rifiuta che se ne disponga, essa ridice la legge antica; ed è da questa legge, non dal cammino che vi riconduce, che la dignità dell'uomo riceve la sua luce.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), della creazione dell'uomo e del quinto comandamento; Genesi I, 26-27, dell'uomo fatto a immagine di Dio.