Attualità
Morte di Enzo Bianchi, fondatore della comunità ecumenica di Bose
Enzo Bianchi, fondatore della comunità ecumenica di Bose, è morto a Torino a 83 anni; ne misuriamo l'opera all'insegnamento perenne della Chiesa sull'unità.
Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, è morto la mattina del 1° settembre 2026 all'ospedale Molinette di Torino, all'età di 83 anni. Ricoverato da alcuni giorni per un'insufficienza renale, chiudeva una vita di salute a lungo fragile. Nato il 3 marzo 1943 a Castel Boglione, nel Piemonte, aveva interrotto gli studi di economia per stabilirsi, alla fine del 1966, nel borgo abbandonato di Bose, a Magnano, e fondarvi una comunità.
Raggiunto nell'autunno del 1968 dai primi fratelli e sorelle, redasse la regola di una comunità che contò una sessantina di membri di cinque nazionalità, presente anche a Ostuni, Assisi e Civitella San Paolo. Fondata sul «dialogo» ecumenico e interreligioso, riuniva cristiani di confessioni diverse. Amico di frère Roger di Taizé e vicino al patriarca ortodosso Atenagora, Bianchi fu ritenuto uno dei primi interpreti degli orientamenti dell'ultimo concilio. Nel 1983 fondò la casa editrice Qiqajon, dedicata alla spiritualità biblica, patristica e monastica.
La sua influenza superò Bose. Esperto nominato ai sinodi dei vescovi sulla Parola di Dio (2008) e sulla nuova evangelizzazione (2012), uditore al sinodo sui giovani (2018), fu consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani dal 2014 al 2019. Priore della sua fondazione fino al 25 gennaio 2017, si dimise allora, sostituito da Luciano Manicardi, pur restando al monastero.
La fine fu dolorosa. Con decreto del 13 maggio 2020, dopo una visita apostolica, la Santa Sede chiese a fratel Enzo di allontanarsi dalla comunità per un tempo indeterminato, per aiutare il risanamento della sua vita interna; dal giugno 2021 visse fuori da Bose, aggregato a una fraternità presso Ivrea. Nell'annunciarne la morte, la comunità ha riconosciuto che «gli ultimi anni sono stati per la nostra Comunità molto dolorosi. Abbiamo sofferto e vi abbiamo fatto soffrire. Il male però non vanifica il bene», e ha pubblicato un ultimo scambio datato 6 agosto, festa della Trasfigurazione, presentato come una riconciliazione cercata con il suo successore Sabino Chialà. Bianchi vi scriveva di avere «la consapevolezza che ormai sono alla fine dei miei giorni» e che «è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele».
Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato sull'unità
L'unità dei cristiani non è un'opera da costruire ravvicinando confessioni ritenute ugualmente legittime. Cristo ha fondato una sola Chiesa visibile, e vi si entra soltanto con la professione integra della medesima fede. Pio XI lo ha ricordato senza mezzi termini contro il movimento pan-cristiano: non si può favorire l'unione altrimenti che procurando «il ritorno dei dissidenti all'unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s'allontanarono», e quanti prestano mano a una federazione dove cattolici e dissidenti si radunano su un piede di parità «si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio». Leone XIII ne aveva posto il principio: la Chiesa è una per l'unità della fede, del governo e del culto, cosicché rompere l'unità della fede è rompere la Chiesa stessa.
La misura
Una comunità che raccoglie sotto una regola privata membri di credenze divergenti, e una vita donata al dialogo tenuto per fine, si tengono in tensione con questo insegnamento. La carità perenne verso i fratelli separati non mira alla loro coesistenza nella differenza, ma al loro ritorno all'unico ovile. Misuriamo qui l'opera, non l'uomo: della sua anima e della sua salvezza nulla pronunciamo, rimettendole alla misericordia di Dio. Notiamo soltanto, sobriamente, che la stessa autorità romana, con un atto formale, giudicò che la vita interna di questa fondazione domandava un risanamento, e che la comunità ha confessato pubblicamente i suoi anni di sofferenza.
Per il fedele formato nella tradizione, la lezione è semplice e antica. La via che la Chiesa ha sempre mostrato non è la giustapposizione delle confessioni, ma la conversione all'unica fede che salva e la professione integra del Credo. Si possono amare gli uomini separati dall'unità senza mai ritenere indifferente la loro separazione. Teniamo dunque alla fede quale la Chiesa l'ha sempre insegnata, senza nulla togliervi.
Fonti. Pio XI, enciclica Mortalium animos (6 gennaio 1928); Leone XIII, enciclica Satis cognitum (29 giugno 1896); Catechismo del Concilio di Trento (1566), dall'articolo «Credo la santa Chiesa cattolica».