Attualità
Il Sinodo propone di associare i laici alle visite ad limina dei vescovi
Il Segretariato generale del Sinodo ha pubblicato i rapporti dei gruppi di studio 6 e 7, proponendo di associare i laici alle visite ad limina e di regolare per contratto i rapporti tra vescovi e vita consacrata.

Il Segretariato generale del Sinodo ha reso pubblici, l'8 settembre 2026, i rapporti finali di due dei suoi gruppi di studio. Il Gruppo n. 6 propone di ripensare «in una prospettiva sinodale e missionaria» le relazioni tra i vescovi, la vita consacrata e le associazioni ecclesiali; la seconda parte del rapporto del Gruppo n. 7, dedicata alle visite ad limina, propone di associarvi i fedeli laici. Papa Leone XIV ha chiesto che questi testi fossero diffusi «per condividere con tutto il Popolo di Dio i frutti della riflessione e del discernimento».
Il Segretariato ha cura di precisare che non si tratta «di decisioni già prese, ma di indicazioni»: proposte sottoposte al Sommo Pontefice, che i dicasteri competenti dovranno tradurre in misure concrete. Le riportiamo dunque come tali, proposte e non leggi.
In concreto, il Gruppo n. 6 chiede la nomina in ogni diocesi di un delegato o vicario per la vita consacrata, contratti obbligatori tra diocesi e istituti che regolino «la missione, la formazione, la parità di genere, la remunerazione e l'amministrazione dei beni», e «la piena rappresentanza delle persone consacrate e dei laici negli organi decisionali». Il Gruppo n. 7 propone che il vescovo «convochi il suo popolo» affinché questo partecipi «in modo corresponsabile» alla preparazione del rapporto consegnato al Successore di Pietro. Il cardinale Mario Grech riassume i due testi con la nozione di «corresponsabilità differenziata».
Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato
La Chiesa non è una democrazia, e la sua autorità non sale dal basso. Essa è, per diritto divino, una società gerarchica e diseguale. San Pio X insegna che la Chiesa cattolica è «la società o la riunione di tutti i battezzati che, vivendo sulla terra, professano la stessa Fede e la stessa legge di Gesù Cristo, partecipano agli stessi sacramenti e obbediscono ai pastori legittimi, principalmente al Pontefice Romano». Il governo appartiene ai pastori; alla moltitudine spetta di lasciarsi condurre. È lo stesso san Pio X a ricordare che l'Ordine «comporta più gradi subordinati gli uni agli altri, dai quali risulta la sacra gerarchia».
Il vescovo tiene il suo ufficio da Cristo, trasmesso per mezzo della Sede di Pietro, e non dal consenso di coloro che governa. La visita ad limina apostolorum è precisamente l'espressione di quest'ordine: il vescovo rende conto del suo gregge al Successore di Pietro, sul quale la Chiesa è edificata. «E io dico a te, che tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non avran forza contro di lei» (Mt XVI, 18). Il movimento è ascendente, verso Pietro; non è circolare.
La misura
Rapportate a questo principio, le proposte ne rovesciano il senso. «Convocare il popolo» per preparare la visita ad limina significa trattare la resa dei conti del vescovo a Pietro come se spettasse anch'essa al gregge; reclamare «la piena rappresentanza» dei laici «negli organi decisionali» significa confondere la consultazione, che la Chiesa ha sempre praticato, con la decisione, che appartiene al solo pastore. La «corresponsabilità differenziata» può ricoprire il primo senso, legittimo; diventa rottura non appena attribuisce alla moltitudine una parte del governo che Cristo ha affidato ai soli Apostoli e ai loro successori.
Che il vocabolario della «parità di genere» sia destinato a figurare in contratti tra diocesi e istituti religiosi dice abbastanza a quale mondo queste categorie siano prese in prestito. Non pregiudichiamo il seguito: questi testi sono, per loro stessa ammissione, indicazioni e non decreti. L'orientamento, però, è leggibile.
Ciò che il fedele deve ritenere
Nulla qui è ancora di diritto, e non c'è motivo di allarmarsi per una legge che non esiste. C'è motivo di tenere fermo ciò che la Chiesa ha sempre creduto: che il governo della Chiesa è affidato ai pastori, che l'obbedienza loro dovuta non è una servitù ma l'ordine voluto da Cristo, e che nessuna assemblea conferisce l'autorità che viene dall'alto. Si giudica l'albero dai suoi frutti; ma il vocabolario, già, lascia vedere la radice.
Fonti. San Pio X, Catechismo di San Pio X (1905), sulla natura gerarchica della Chiesa e sull'obbedienza dovuta ai pastori; ed enciclica Vehementer nos (1906), sulla natura gerarchica e diseguale della Chiesa. Catechismo del Concilio di Trento (1566), sul sacramento dell'Ordine e sul governo dei pastori. Concilio Vaticano, costituzione Pastor æternus (1870), sul primato del Successore di Pietro. Vangelo secondo san Matteo, XVI, 18 (Vulgata).