Preghiere
Gloria al Padre (Gloria Patri)
Il testo del Gloria al Padre in italiano e in latino (Gloria Patri), la piccola dossologia che chiude i salmi e le decine del Rosario. Significato, uso e come si recita.

Poche parole, recitate forse più di ogni altra: il Gloria al Padre chiude ogni salmo dell'Ufficio, sigilla ogni decina del Rosario, accompagna le nostre giornate dal mattino alla sera. È la piccola dossologia — la breve formula di lode alla Santissima Trinità — e in essa la Chiesa, da secoli, rende gloria a Dio com'è dovuto: al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Qui ne diamo il testo, in italiano e in latino, e ne spieghiamo l'uso.
Gloria al Padre: il testo
Ecco il testo come la Chiesa lo prega:
Gloria al Padre, e al Figlio,
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio,
e ora, e sempre,
nei secoli dei secoli.
Così sia.
Gloria Patri: il testo in latino
La forma latina, quella cantata nel coro e in tutta la liturgia tradizionale, è il Gloria Patri:
Gloria Patri, et Filio,
et Spiritui Sancto.
Sicut erat in principio,
et nunc, et semper,
et in saecula saeculorum.
Amen.
Conviene impararla a memoria anche in latino: è breve, antichissima, e ci unisce a tutti i fedeli che da quindici secoli la ripetono con le medesime parole.
Che cos'è la "piccola dossologia"
Dossologia significa semplicemente "parola di gloria" — una formula con cui si rende lode a Dio. Si distingue la grande dossologia, cioè il Gloria in excelsis Deo della Messa, dalla piccola dossologia, che è appunto il nostro Gloria al Padre. Piccola per le parole, non per la cosa: in due righe essa professa il cuore della fede cristiana, la Santissima Trinità.
La prima parte glorifica le tre Persone divine, uguali in ogni cosa: «Il Padre è la prima Persona della Santissima Trinità perché non procede da un'altra Persona, ma è il principio delle altre due Persone, cioè del Figlio e dello Spirito Santo» (Catechismo di San Pio X, sul primo articolo del Simbolo). Pregando il Gloria, noi adoriamo le tre Persone in un solo Dio.
La seconda parte — «Come era nel principio, e ora, e sempre» — afferma che questa gloria non è cominciata con noi: Dio è glorioso da sempre e per sempre. Vi risuona la grande dossologia di san Paolo: «da lui, e per lui, e a lui sono tutte le cose: a lui gloria pe' secoli. Così sia» (Romani 11, 36).
Come e quando si recita
Il Gloria al Padre non è quasi mai una preghiera che si dice da sola: è un sigillo, una conclusione che si aggiunge ad altre preghiere. Ecco i suoi usi principali.
- Alla fine di ogni salmo. Nell'Ufficio Divino, ogni salmo e ogni cantico si chiude con il Gloria Patri. Così ogni preghiera dell'antico Israele viene "battezzata", ricondotta alla Trinità rivelata da Cristo.
- Nel Rosario. Dopo le dieci Ave Maria di ciascuna decina si recita il Gloria al Padre, prima di passare al mistero seguente. È il modo in cui ogni mistero della vita di Nostro Signore si conclude in lode alla Trinità. (Molti aggiungono qui la giaculatoria che la Madonna di Fatima chiese di unire al Rosario, «O Gesù mio…», secondo la pia consuetudine.)
- Al principio delle Ore e in moltissime devozioni — chaplet, novene, Angelus — il Gloria ricorre come refrain.
Quanto al come si recita: lentamente, senza fretta. Alle parole «Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo» è antica usanza inchinare il capo, come segno di adorazione delle tre Persone. È un gesto piccolo che insegna al corpo ciò che l'anima professa.
Perché ripeterlo così spesso
Si potrebbe domandare: a che giova dire tante volte le stesse parole? Il Catechismo ci ricorda che dobbiamo pregare «al principio delle azioni importanti della giornata» e ravvivare di continuo la nostra fede. La ripetizione non è stanchezza: è respiro. Come il battito del cuore non si annoia di battere, così l'anima cristiana non si stanca di rendere gloria a Dio. Ogni Gloria al Padre è un atto, piccolo e completo, con cui riconosciamo il fine per cui siamo stati creati — conoscere, amare e servire Dio, e glorificarlo in eterno.
E vi è una ragione più antica ancora. Quando battezziamo, lo facciamo «nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito santo» (Matteo 28, 19): nel medesimo nome in cui siamo stati fatti cristiani, viviamo, preghiamo e moriremo. Il Gloria al Padre non fa che ripetere, lungo tutta la vita, quel nome che ci ha segnati una volta per sempre.
Domande frequenti
Qual è il testo esatto del Gloria al Padre?
«Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora, e sempre, nei secoli dei secoli. Così sia.» È la forma tradizionale, che traduce fedelmente il latino Gloria Patri.
Come si dice il Gloria al Padre in latino?
«Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.» È la forma usata nel canto e in tutta la liturgia latina tradizionale.
Dove si recita il Gloria al Padre nel Rosario?
Al termine di ogni decina, dopo le dieci Ave Maria e prima del mistero successivo. Chiude così ciascun mistero rendendo gloria alla Santissima Trinità.
Perché si china il capo al Gloria al Padre?
È un antico segno di adorazione delle tre Persone divine. Alle parole che nominano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, si inchina il capo per onorare con il corpo la Trinità che si professa con la bocca.
Che differenza c'è tra il Gloria al Padre e il Gloria a Dio della Messa?
Il Gloria a Dio nell'alto dei cieli (Gloria in excelsis) è la grande dossologia, un inno più ampio cantato nella Messa. Il Gloria al Padre è la piccola dossologia, breve e ripetuta, che chiude i salmi e le decine del Rosario.
Il Gloria al Padre è la più piccola e la più costante delle nostre preghiere: poche parole che, ripetute mille volte, fanno di ogni giornata una lode senza fine alla Trinità. Imparatelo a memoria, in italiano e in latino, e fatene il respiro delle vostre giornate.
L'app Iter Fidei contiene le preghiere, i salmi e le novene, in latino e italiano, con audio. Scaricala qui.
Fonti. Gloria Patri (corpus delle preghiere Iter Fidei). Catechismo di San Pio X, primo articolo del Simbolo e parte sulla preghiera. Sacra Scrittura nella versione di mons. Antonio Martini: Romani 11, 36 e Matteo 28, 19.