Santi
San Pietro Crisologo: vescovo di Ravenna e dottore
Chi era san Pietro Crisologo, il vescovo «dalle parole d'oro»: nato a Imola, arcivescovo di Ravenna alla corte di Galla Placidia, i suoi sermoni brevi, la lettera a Eutiche, la morte a Imola, il titolo di dottore della Chiesa (1729), la festa del 4 dicembre nel calendario del 1962 e la colletta del Messale.
San Pietro Crisologo fu arcivescovo di Ravenna nel V secolo, al tempo in cui la città era la residenza degli imperatori d'Occidente; la sua predicazione era così apprezzata che gli valse il soprannome di Crisologo, «dalle parole d'oro». Ci restano di lui molti sermoni, brevi e densi, per i quali papa Benedetto XIII lo proclamò dottore della Chiesa nel 1729. Nel calendario del 1962 la sua festa si celebra il 4 dicembre, come festa di III classe.
Chi era san Pietro Crisologo
Pietro nacque a Imola, l'antica Forum Cornelii in Emilia, da una famiglia onesta. Fin da giovane si diede alla vita religiosa sotto la guida del vescovo della sua città, Cornelio, del quale parla nei suoi scritti con venerazione e gratitudine e che lo ordinò diacono. Da lui imparò, osserva Butler, che dominare le proprie passioni è la vera grandezza e l'unica via per rivestirsi dello spirito di Cristo.
L'elezione a Ravenna: storia e leggenda
Il Breviario racconta così la sua elezione. Verso il 433, morto l'arcivescovo di Ravenna, il clero e il popolo della città elessero un successore e mandarono a Roma una delegazione, guidata dal vescovo Cornelio di Imola, per ottenerne la conferma da papa Sisto III. Cornelio portò con sé il suo diacono Pietro. Nella notte, l'apostolo san Pietro e il martire sant'Apollinare, primo vescovo di Ravenna, apparvero in sogno al Papa, tenendo in mezzo a loro quel giovane, e gli ordinarono di fare arcivescovo lui e nessun altro. Il Papa, appena vide Pietro, lo riconobbe; scartò l'eletto dei ravennati e consacrò il diacono di Imola. I legati, sulle prime contrariati, udita la visione si sottomisero alla volontà di Dio e accolsero il nuovo arcivescovo con grande riverenza.
È a questo racconto che allude l'orazione della sua Messa, che lo dice divinitus præmonstrátum, «divinamente designato». Butler, da storico, avverte che è assai improbabile che le cose siano andate proprio così: l'unica vita antica del santo fu scritta quattro secoli dopo, nell'836, dall'abate Agnello di Ravenna, e ci dice ben poco di sicuro. Resta certo che Pietro fu arcivescovo di Ravenna per circa diciotto anni, e che vi lasciò un ricordo profondo.
Arcivescovo alla corte di Galla Placidia
A Ravenna risiedevano allora l'imperatore Valentiniano III e sua madre Galla Placidia, che lo accolsero con gioia e gli diedero la loro fiducia; godette anche della stima del successore di Sisto, san Leone Magno. Il Breviario riferisce che, all'arrivo, chiese ai sovrani e al popolo una sola cosa: poiché egli si era addossato un così grande peso per la loro salvezza, si impegnassero a obbedire ai suoi ammonimenti e a non opporsi ai comandamenti di Dio.
Trovò nella diocesi molti resti di paganesimo e non pochi abusi fra i fedeli, e lavorò per sradicare gli uni e correggere gli altri. A Classe, il porto di Ravenna, costruì un battistero di grandezza ammirevole e una chiesa dedicata a sant'Andrea apostolo. Combatté con energia le mascherate e le danze che si facevano il primo gennaio, residuo delle feste pagane. Nel 448 accolse a Ravenna con grandi onori san Germano di Auxerre; alla sua morte ne celebrò i funerali e tenne per sé, come eredità, il suo cappuccio e il suo cilicio.
La lettera a Eutiche
Nel 448 il monaco Eutiche, che confondeva in Cristo le due nature, fu condannato a Costantinopoli e scrisse ai vescovi più illustri per giustificarsi. Pietro gli rispose con una lettera conservata fra quelle di san Leone: aveva letto il suo scritto con tristezza, perché se la pace della Chiesa rallegra il cielo, le divisioni generano dolore; il mistero dell'Incarnazione, anche se inesplicabile, ci è dato dalla rivelazione divina e va creduto nella semplicità della fede. E lo esortava a sottomettersi a ciò che aveva scritto il Papa, perché il beato Pietro, che vive e presiede nella propria sede, offre a chi la cerca la verità della fede; e senza il consenso del vescovo di Roma, aggiungeva, noi non possiamo giudicare le cause della fede.
Sermoni e scritti di san Pietro Crisologo
Ciò che ha fatto di Pietro un dottore della Chiesa sono i suoi sermoni. Nel secolo VIII l'arcivescovo Felice di Ravenna ne raccolse 176, che ci sono giunti; altri, attribuiti a lui nei manoscritti, sono di autenticità discussa. Sono tutti molto brevi, osserva Butler, perché il santo temeva di stancare l'attenzione dei suoi ascoltatori. Commentano i Vangeli e le parabole (il figlio prodigo, il ricco epulone), il Simbolo degli Apostoli, il Padre nostro, la Quaresima, il digiuno, l'elemosina, l'Incarnazione.
Due tratti emergono con forza:
- L'Eucaristia, pane quotidiano. Nei suoi sermoni Pietro raccomanda con insistenza la Comunione frequente, perché il Corpo di Cristo sia il pane quotidiano delle anime. È la stessa fede nella presenza reale che la Chiesa professa nella santa Messa.
- Il fuoco della predicazione. Il Breviario racconta che predicava con tale veemenza che talvolta la voce gli venne meno, come accadde mentre parlava della donna che soffriva di perdite di sangue; e che i ravennati, commossi, riempirono la chiesa di lacrime, di grida e di preghiere, tanto che egli ringraziò Dio di aver cambiato quel danno in un guadagno d'amore.
Chi cerca «omelie» o «discorsi di san Pietro Crisologo» troverà i suoi sermoni nell'edizione latina della Patrologia del Migne (volume 52) e in diverse traduzioni italiane; alcune loro pagine sono lette anche nel Breviario Romano, in alcune feste e in una domenica dopo Pentecoste.
San Pietro Crisologo: frasi
La frase più celebre di san Pietro Crisologo è quella che il Breviario riporta dal suo sermone contro le mascherate del primo gennaio:
Qui jocári volúerit cum diábolo, non póterit gaudére cum Christo.
Chi vorrà scherzare col diavolo, non potrà godere con Cristo.
È un pensiero che vale per ogni tempo: non si può tenere il piede in due staffe fra il mondo e il Vangelo. In rete circolano molte altre frasi a lui attribuite; preferiamo riportare solo quelle che si possono ricondurre con sicurezza ai suoi scritti o al Breviario.
La morte a Imola
Sentendo vicina la fine, Pietro tornò nella sua città natale. Entrato nella chiesa di san Cassiano, il martire patrono di Imola, depose sull'altare maggiore doni preziosi: una corona d'oro ornata di gemme, un calice d'oro e una patena d'argento. Congedò i ravennati che lo avevano seguito, raccomandando loro di vegliare con cura nella scelta del suo successore; poi, pregato umilmente Dio e san Cassiano di accogliere benignamente la sua anima, morì in pace. Il Breviario indica il giorno: il 2 dicembre, verso il 450. Fu sepolto accanto al corpo di san Cassiano, a Imola; un suo braccio, ornato d'oro e di gemme, fu portato a Ravenna e venerato nella cattedrale.
Quando si festeggia san Pietro Crisologo
Nel calendario del 1962 san Pietro Crisologo si festeggia il 4 dicembre, festa di III classe, con la Messa del comune dei dottori e un'orazione propria; il giorno cade sempre nel tempo d'Avvento, e nella stessa Messa si fanno la commemorazione della feria d'Avvento e quella di santa Barbara, vergine e martire. Con la riforma del calendario del 1969 la sua memoria è stata spostata al 30 luglio: per questo oggi molti calendari lo indicano in estate. Chi segue il rito tradizionale lo celebra il 4 dicembre.
Preghiera a san Pietro Crisologo (colletta del 1962)
La preghiera più autorevole a san Pietro Crisologo è l'orazione della sua Messa. Chiede che colui che abbiamo avuto in terra come maestro di vita sia nostro intercessore in cielo.
Oratio
Deus, qui beátum Petrum Chrysólogum Doctórem egrégium, divínitus præmonstrátum, ad regéndam et instruéndam Ecclésiam tuam éligi voluísti: præsta, quǽsumus; ut, quem Doctórem vitæ habúimus in terris, intercessórem habére mereámur in cœlis. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.
Orazione
O Dio, che hai voluto che il beato Pietro Crisologo, dottore insigne, divinamente designato, fosse eletto a reggere e istruire la tua Chiesa: concedi, te ne preghiamo, che meritiamo di avere intercessore nei cieli colui che abbiamo avuto in terra maestro di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
È una preghiera adatta ai predicatori, ai catechisti e a chi insegna la fede.
Tre giorni dopo la sua festa, il calendario ricorda un altro grande vescovo e dottore dell'Italia settentrionale, sant'Ambrogio, morto pochi decenni prima che Pietro salisse sulla cattedra di Ravenna. Sei secoli più tardi Ravenna diede alla Chiesa un altro dottore, san Pier Damiani, nato in città nel 1007.
Domande frequenti
Chi era san Pietro Crisologo?
Un vescovo del V secolo, nato a Imola e arcivescovo di Ravenna dal 433 circa fino alla morte, verso il 450. Fu chiamato «Crisologo», cioè «dalle parole d'oro», per la sua predicazione, ed è dottore della Chiesa.
Perché si chiama Crisologo?
Il soprannome viene dal greco e significa «parola d'oro»: il Breviario dice che lo ebbe «per la sua aurea eloquenza».
Quando si festeggia san Pietro Crisologo?
Il 4 dicembre nel calendario del 1962, festa di III classe, con la commemorazione della feria d'Avvento e di santa Barbara. Il calendario riformato del 1969 lo celebra il 30 luglio.
Quando è stato proclamato dottore della Chiesa?
Nel 1729, da papa Benedetto XIII.
Quanti sermoni ha scritto san Pietro Crisologo?
La raccolta fatta nel secolo VIII dall'arcivescovo Felice di Ravenna ne conserva 176, quasi tutti molto brevi.
Dove è sepolto san Pietro Crisologo?
A Imola, sua città natale, accanto al corpo del martire san Cassiano; un suo braccio fu portato a Ravenna.
Qual è la frase più famosa di san Pietro Crisologo?
«Chi vorrà scherzare col diavolo, non potrà godere con Cristo», tratta dal sermone contro le mascherate pagane del primo gennaio e riportata nel Breviario.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
L'app Iter Fidei contiene il Messale e il Breviario del 1962 in latino e in italiano, con l'orazione e la lezione di san Pietro Crisologo il 4 dicembre, e un promemoria per ogni festa. Unitevi qui all'accesso anticipato.
Fonti. Breviario Romano, 4 dicembre: lezioni di san Pietro Crisologo (nel Breviario del 1962 una sola lezione, contratta; le lezioni lunghe del II notturno sono quelle di prima del 1960). Messale Romano del 1962, festa di san Pietro Crisologo (4 dicembre), orazione Deus, qui beátum Petrum Chrysólogum. Calendario Romano del 1962. Butler's Lives of the Saints, 4 dicembre.