Santi
San Pier Damiani: vita, Dante, Faenza e preghiera
Chi era san Pier Damiani (1007-1072): l'infanzia a Ravenna, l'eremo di Fonte Avellana, il cardinale vescovo di Ostia che combatté la simonia e difese il celibato del clero, la morte a Faenza, il Paradiso di Dante, il dottorato del 1828, la festa del 23 febbraio nel calendario del 1962 e la colletta del Messale.
San Pier Damiani (Pietro Damiani, 1007-1072) fu monaco e priore dell'eremo di Fonte Avellana, poi cardinale vescovo di Ostia, e uno dei grandi riformatori della Chiesa dell'XI secolo: combatté la simonia e la corruzione del clero, servì i papi con le sue legazioni e i suoi scritti, e morì a Faenza tornando da una missione a Ravenna. Leone XII lo dichiarò dottore della Chiesa nel 1828, e Dante lo ha posto nel cielo di Saturno, tra gli spiriti contemplativi. Nel calendario del 1962 la sua festa si celebra il 23 febbraio, come festa di III classe.
Chi era san Pier Damiani: l'infanzia a Ravenna
Pietro nacque a Ravenna nel 1007, in una famiglia onorata ma numerosa e povera. Il Breviario Romano racconta che la madre, stremata dai troppi figli, lo rifiutò appena nato, e che una donna di casa lo raccolse mezzo morto, lo rianimò e lo restituì alla madre dopo averla ricondotta a sentimenti più umani. Rimasto presto orfano di entrambi i genitori, fu affidato a un fratello che lo trattò come uno schiavo e lo mandò a pascolare i porci.
Già allora diede un segno della sua pietà: trovata per caso una moneta, invece di usarla per sfamarsi la diede a un sacerdote, perché offrisse la Messa per l'anima del padre. Un altro fratello, Damiano, arciprete a Ravenna, ebbe pietà di lui, lo accolse e lo fece studiare: da lui, dice la tradizione, Pietro prese il soprannome di «Damiani». Studiò a Faenza e a Parma, fece rapidi progressi e divenne a sua volta un maestro stimato.
Sotto le vesti di professore conduceva già una vita da asceta: portava il cilizio, digiunava, vegliava, visitava i santuari e recitava l'intero Salterio, e nelle notti in cui la carne lo tentava si immergeva nelle acque gelate di un fiume. Invitava spesso i poveri alla sua tavola e li serviva con le proprie mani.
L'eremo di Fonte Avellana
Pietro decise infine di lasciare il mondo. Due monaci dell'eremo di Fonte Avellana, ai piedi del monte Catria, nella diocesi di Gubbio, lo conquistarono con il racconto della loro vita. L'eremo seguiva la riforma di san Romualdo: gli eremiti vivevano a due a due in celle separate, dediti alla preghiera, alla lettura e a una penitenza severissima. Era la tradizione monastica di san Benedetto, vissuta nella forma più solitaria.
Le veglie eccessive gli provocarono un'insonnia che faticò a guarire e che gli insegnò la discrezione. Si diede allora allo studio della Sacra Scrittura. Prima di diventarne superiore fu mandato dal suo abate a Pomposa e al monastero di San Vincenzo di Pietra Pertusa, che edificò con la predicazione e con l'esempio. Richiamato a Fonte Avellana, verso il 1043, alla morte del superiore, i confratelli lo vollero priore; governò l'eremo con tanta saggezza e fondò tante nuove case che il Breviario dice che «lo si ebbe con ragione come il secondo padre del suo ordine e il suo principale ornamento».
Cardinale vescovo di Ostia e riformatore della Chiesa
Nel 1057 papa Stefano IX lo creò, contro la sua volontà, cardinale vescovo di Ostia. Pietro supplicò più volte di poter tornare alla solitudine; Alessandro II glielo concesse infine, riservandosi di servirsi di lui nelle questioni gravi.
Erano tempi difficilissimi. Il Breviario riassume la sua opera: «Combatté valorosamente fino alla morte l'eresia simoniaca e quella dei Nicolaiti», cioè il commercio delle cariche ecclesiastiche e il concubinato del clero. Riconciliò con Roma la Chiesa di Milano, si oppose agli antipapi Benedetto e Cadaloo, ricondusse i Ravennati all'obbedienza del Papa. Butler lo considera uno dei principali precursori della grande riforma che porterà il nome di Gregorio VII. Difese con forza il celibato ecclesiastico e incoraggiò la vita comune del clero secolare.
Alessandro II lo inviò poi come legato a Francoforte, dove il giovane re di Germania Enrico IV voleva far annullare il matrimonio con la regina Berta. Il vecchio legato ricordò al re la legge di Dio, i canoni della Chiesa e lo scandalo che avrebbe dato, ed Enrico dovette rinunciare al divorzio.
Era severo con tutti, a cominciare da sé stesso. Butler racconta che rimproverò il vescovo di Firenze sorpreso a giocare a scacchi, e che il prelato accettò umilmente la penitenza: recitare tre volte il Salterio e lavare i piedi a dodici poveri. Eppure sapeva usare mitezza con i penitenti quando la carità lo chiedeva. Ritirato a Fonte Avellana, intagliava cucchiai di legno per non restare mai in ozio.
Gli scritti: lettere, trattati e il Liber Gomorrhianus
Pier Damiani scrisse moltissimo, soprattutto lettere e trattati sulla vita monastica e sulla disciplina del clero. Il suo stile è veemente, la sua dottrina limpida.
Tra le sue opere più note c'è il Liber Gomorrhianus, composto intorno al 1049-1051 e indirizzato al Papa: una denuncia durissima dei peccati contro natura diffusi in una parte del clero, scritta per chiederne la riforma.
Il Breviario gli attribuisce anche la diffusione di pratiche che la pietà cattolica ha conservato per secoli: il digiuno del venerdì in onore della santa Croce, l'Ufficio piccolo della beata Vergine Maria e la consacrazione del sabato alla Madonna, e l'uso della disciplina volontaria in espiazione dei peccati. Sul senso del digiuno e della penitenza del venerdì, si veda la pagina su digiuno e astinenza.
San Pier Damiani: frasi
Una frase che Butler riporta da una sua lettera sull'osservanza monastica riassume il suo programma:
Non potremo mai ristabilire la disciplina primitiva una volta che sia decaduta; e se per negligenza lasciamo diminuire ciò che ne rimane, i secoli futuri non potranno più riparare la breccia. Non attiriamoci un rimprovero così vergognoso, ma trasmettiamo fedelmente ai posteri l'esempio di virtù che abbiamo ricevuto dai nostri padri.
Sono parole che chi ama la tradizione della Chiesa, e la Messa tridentina che ne è il cuore, può far proprie senza cambiarne una virgola. Circolano in rete anche altre frasi attribuite a san Pier Damiani di cui non abbiamo trovato la fonte: preferiamo non riportarle.
San Pier Damiani e Dante
Nel canto XXI del Paradiso, Dante incontra Pier Damiani nel cielo di Saturno, quello degli spiriti contemplativi, lungo la scala d'oro che sale verso Dio. Il santo descrive l'eremo di Fonte Avellana sotto il Catria, «tra ' due liti d'Italia», e si presenta così:
In quel loco fu' io Pietro Damiano,
e Pietro Peccator fu' ne la casa
di Nostra Donna in sul lito adriano.
(Paradiso XXI, 121-123). Subito dopo il santo pronuncia una severa invettiva contro il lusso dei prelati del tempo di Dante: è il Pier Damiani riformatore, rimasto fedele a sé stesso anche in cielo.
La morte a Faenza
L'ultima missione di Pietro fu a Ravenna, dove Alessandro II lo mandò a riconciliare con la Chiesa la città, il cui arcivescovo era morto scomunicato. Sulla via del ritorno fu colto da una febbre violenta in un monastero alle porte di Faenza e vi morì l'ottavo giorno della malattia, mentre i monaci recitavano il Mattutino intorno a lui, il 22 febbraio 1072 (alcuni storici indicano il 21).
Il Breviario aggiunge che il suo corpo, sepolto in quel luogo, divenne celebre per molti miracoli, e che «i Faentini avendo sperimentato più di una volta la sua protezione in critiche circostanze, lo scelsero per patrono presso Dio». Dopo varie traslazioni, le sue reliquie riposano oggi nella cattedrale di Faenza, in una cappella a lui dedicata. San Pier Damiani è venerato come compatrono della città.
Chi ha canonizzato san Pier Damiani?
Non risulta che sia mai stato canonizzato con un processo formale: il suo culto è nato alla sua morte, a Faenza e presso i Camaldolesi, ed è stato riconosciuto dalla Chiesa. Il Breviario spiega che papa Leone XII, con un decreto della Sacra Congregazione dei Riti, estese a tutta la Chiesa l'Ufficio e la Messa che già si celebravano in suo onore in alcune diocesi e nell'ordine camaldolese, «aggiungendo al titolo di Confessore Pontefice quello di Dottore». Butler data questo atto al 1828.
Quando si festeggia san Pier Damiani: 23 o 21 febbraio?
Nel calendario del 1962 san Pier Damiani si festeggia il 23 febbraio, festa di III classe, con la Messa In medio Ecclésiæ del comune dei dottori. Il calendario riformato del 1969 ha spostato la memoria al 21 febbraio, per questo molti calendari odierni lo indicano in quella data. Chi segue il rito tradizionale lo celebra il 23 febbraio.
Preghiera a san Pier Damiani (colletta del 1962)
La colletta della sua festa chiede di seguire i suoi ammonimenti e i suoi esempi, e riassume tutta la sua spiritualità nel disprezzo delle cose terrene per le gioie eterne. Ne diamo il latino del Messale e la nostra traduzione.
Oratio
Concéde nos, quǽsumus, omnípotens Deus: beáti Petri Confessóris tui atque Pontíficis mónita et exémpla sectári; ut per terréstrium rerum contémptum ætérna gáudia consequámur. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.
Orazione
Concedi a noi, te ne preghiamo, Dio onnipotente, di seguire gli ammonimenti e gli esempi del beato Pietro, tuo confessore e pontefice, affinché, disprezzando le cose terrene, conseguiamo le gioie eterne. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Novena a san Pier Damiani
Non conosciamo una novena tradizionale a san Pier Damiani. Come semplice suggerimento, chi desidera prepararsi alla festa può recitare la colletta per nove giorni consecutivi, dal 14 al 22 febbraio, secondo le indicazioni della pagina su che cos'è una novena, aggiungendo ogni giorno un'Ave Maria in memoria del suo amore per la Madonna.
San Pier Damiani protettore di che cosa?
Il solo patronato attestato dalla tradizione liturgica è quello di Faenza, la città dove morì e che lo scelse come protettore. Per la sua vita, può essere invocato con frutto da chi cerca la riforma della propria vita, dai monaci e dagli eremiti, dai sacerdoti e da chi lavora per la purezza della Chiesa.
Domande frequenti
Chi era san Pier Damiani?
Un monaco nato a Ravenna nel 1007, priore dell'eremo di Fonte Avellana, poi cardinale vescovo di Ostia. Lottò contro la simonia e la corruzione del clero, servì i papi come legato e morì a Faenza nel 1072. È dottore della Chiesa.
Perché si chiama «Damiani»?
Dal fratello Damiano, arciprete di Ravenna, che lo accolse da ragazzo e lo fece studiare: secondo la tradizione Pietro ne prese il nome per gratitudine.
Dove è sepolto san Pier Damiani?
Nella cattedrale di Faenza, in una cappella a lui dedicata, dove le sue reliquie sono giunte dopo diverse traslazioni.
Perché Dante mette san Pier Damiani in Paradiso?
Perché fu un grande contemplativo: Dante lo colloca nel cielo di Saturno, tra le anime dedite alla contemplazione, e gli affida un rimprovero ai prelati mondani del suo tempo (Paradiso XXI).
Quando è stato proclamato dottore della Chiesa?
Nel 1828, da papa Leone XII, che estese il suo culto a tutta la Chiesa.
Che cos'è il Liber Gomorrhianus?
Un trattato scritto intorno al 1049-1051 e indirizzato al Papa, per denunciare i vizi contro natura di una parte del clero e chiederne la riforma.
Quando si festeggia san Pier Damiani?
Il 23 febbraio nel calendario del 1962, festa di III classe. Il calendario riformato del 1969 lo celebra il 21 febbraio.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
L'app Iter Fidei contiene il Messale e il Breviario del 1962 in latino e in italiano, con la Messa e l'Ufficio di san Pier Damiani e un promemoria per ogni festa. Unitevi qui all'accesso anticipato.
Fonti. Breviario Romano, 23 febbraio: lezioni su san Pietro Damiani (nel Breviario del 1962 una sola lezione, contratta; le lezioni lunghe del II notturno sono quelle di prima del 1960). Messale Romano del 1962, 23 febbraio, Messa In medio Ecclésiæ e colletta Concéde nos, quǽsumus. Calendario Romano del 1962. Alban Butler, Vite dei santi, 23 febbraio. Dante Alighieri, Paradiso, canto XXI.