Attualità
Leone XIV operato al Gemelli: confermato un adenocarcinoma polmonare
Leone XIV è stato operato al Gemelli il 13 ottobre 2026: confermato un adenocarcinoma polmonare e asportato il lobo inferiore del polmone destro, intervento riuscito.
La sera del 13 ottobre 2026 un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede ha confermato ciò che gli esami preoperatori lasciavano temere: l'esame istologico eseguito durante l'operazione ha accertato un adenocarcinoma polmonare. Nel pomeriggio dello stesso giorno Leone XIV era stato sottoposto a un intervento di chirurgia toracica al Policlinico Agostino Gemelli di Roma; per rendere radicale l'intervento, il lobo inferiore del polmone destro è stato asportato per via videoassistita. Il papa è rimasto circa tre ore in sala operatoria, mentre l'atto chirurgico vero e proprio è durato una novantina di minuti. Il comunicato, redatto dai suoi medici, indica che «l'intervento è riuscito e non vi sono state complicazioni». Risvegliatosi normalmente, è tornato nella sua stanza e ha chiesto di cenare. Nei giorni successivi sono attesi esami postoperatori; a questo stadio i medici non parlano di chemioterapia.
La vita del corpo è un dono di Dio, affidata all'uomo perché la custodisca e non perché ne disponga. Il quinto comandamento, insegna il Catechismo del Concilio di Trento, non proibisce soltanto di togliere la vita altrui: obbliga ciascuno a conservare la propria, e dunque a ricorrere ai rimedi leciti quando la malattia minaccia. Curare un corpo malato non è fuggire la croce; è rispettare l'opera del Creatore, nell'attesa dell'ora che Lui solo conosce.
Ma nessuna medicina guarisce dalla morte. La malattia resta, per il cristiano, una parte della croce, da portare nella speranza e non nell'angoscia. «Statutum est hominibus semel mori», è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta (Eb IX, 27); e la Chiesa, che insegna ai suoi figli l'arte di ben morire, non ha mai separato la cura del corpo dalla preparazione dell'anima. Per questo ha unito al rimedio del medico l'unzione degli infermi, affinché la guarigione, se viene, serva alla salvezza.
Dobbiamo dunque, verso ogni uomo disteso su un letto d'ospedale, la carità della preghiera: chiedere la salute se è utile alla salvezza, e in ogni cosa la grazia della pazienza. È questa la preghiera che offriamo, senza fare calcoli su giorni a venire che non sta a noi contare.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), sul quinto comandamento; Lettera agli Ebrei IX, 27, secondo la Vulgata; Lettera di san Giacomo V, 14-15, sull'unzione degli infermi.