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Leone XIV non andrà ad Assisi il 27 ottobre, ma affida il suo messaggio allo «spirito di Assisi»
Su consiglio dei medici Leone XIV rinuncia all'incontro di Assisi del 27 ottobre, ma affida un messaggio allo «spirito di Assisi»: la tradizione misura quell'eredità del 1986 col primo comandamento.
L'Ufficio Stampa della Santa Sede ha annunciato, il 23 ottobre 2026, che Leone XIV non si recherà ad Assisi il 27 ottobre per l'incontro interreligioso «La pace disarmata e disarmante». Una radiografia di controllo al torace ha confermato «l'ottimo decorso post-operatorio» dopo l'intervento al polmone subìto il 13 ottobre al policlinico Gemelli; ma, «dato il breve tempo trascorso dall'operazione», i medici curanti hanno ritenuto prudente sconsigliare il viaggio in elicottero previsto per quel giorno. Il Papa invierà un messaggio agli organizzatori e ai rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni presenti, dicendosi «convinto che lo spirito di Assisi, il dialogo e la ricerca di parole e gesti di pace siano risorse preziose in questo tempo di conflitti».
L'incontro segna il quarantesimo anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace convocata ad Assisi il 27 ottobre 1986 da Giovanni Paolo II, che riunì allora centocinquanta responsabili di una dozzina di religioni: buddisti, induisti, giainisti, musulmani, scintoisti, ebrei, indiani d'America, animisti, sikh, zoroastriani, baha'i. Il viaggio in America Latina, dal canto suo, resta fissato dal 6 al 17 novembre, ritenendo i chirurghi che nessuna ragione medica vi si opponga. Che un papa convalescente segua il consiglio dei suoi medici non richiede alcuna riserva: la cura del corpo che Dio ci ha affidato è una forma di prudenza, e auguriamo al malato una piena guarigione. Ciò che la tradizione misura non è l'assenza, ma l'eredità che il messaggio viene a sostenere.
Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato
Il primo comandamento regola il culto dovuto a Dio solo, e non vi è che un solo vero Dio, una sola vera fede, un solo culto gradito. Il Catechismo del Concilio di Trento, esponendo questo precetto, insegna che l'onore della religione è riservato all'unico vero Dio, e che onorare con lo stesso atto gli dèi delle nazioni è il segno dell'idolatria, che la Scrittura condanna. Di qui procede la costante proibizione della preghiera in comune con culti estranei alla vera fede.
Pio XI, nell'enciclica «Mortalium animos» (1928), ne trasse la conseguenza per le assemblee in cui uomini di credenze contrarie si radunano per trattare in comune le cose della religione. Egli vi riprova l'opinione «che tutte le religioni sono più o meno buone e lodevoli», poiché conduce a poco a poco all'indifferentismo e alla rovina della vera religione; e vieta ai cattolici di prestare il loro appoggio a simili imprese, che suppongono tutte le confessioni ugualmente accettabili. La carità, egli dice, non è mai separata dalla fede.
La misura
Desiderare la pace è giusto, e pregare per essa è un dovere. Ma la pace che il mondo promette non è la pace di Cristo, e non vi è vera pace se non in Colui che ha detto: «Io sono via, verità, e vita: nissuno va al Padre, se non per me» (San Giovanni, XIV, 6). Lo «spirito di Assisi» nato nel 1986 pose, in uno stesso raduno convocato per la preghiera, la religione rivelata e i culti che la ignorano o la rifiutano, come se fossero vie parallele verso uno stesso fine.
È precisamente ciò che il Magistero perenne ha giudicato incompatibile con l'unità della fede: non il desiderio di pace, ma il porre le religioni su un piano di parità nell'atto religioso stesso. Nulla pronunciamo sull'uomo né sul suo ufficio; misuriamo l'atto e lo spirito che esso invoca, e quello spirito, alla luce del primo comandamento e di «Mortalium animos», resta un'ambiguità che la tradizione non ha mai accolto.
Ciò che i fedeli devono trarne
Preghiamo per la guarigione del Sommo Pontefice, e per la pace del mondo, che è un bene reale. Ma teniamo fermamente, senza clamore né rottura, a ciò che la Chiesa ha sempre creduto: non vi sono più vie di salvezza poste sullo stesso rango, vi è Cristo e la sua Chiesa. Pregare per la pace è chiederla all'unico Dio che la dona, non cercarla nella concordia dei culti. «Pace non è per gli empi: dice il Signore», ammonisce il profeta; la vera pace si riceve in ginocchio davanti al vero Dio, e in nessun altro luogo.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), esposizione del primo comandamento del Decalogo; Pio XI, enciclica «Mortalium animos» (6 gennaio 1928); Vangelo secondo San Giovanni, XIV, 6 (Martini, Vulgata); Isaia, XLVIII, 22 (Martini, Vulgata).