Attualità
Torreciudad: Barbastro contesta la cessione della Vergine all'Opus Dei
La diocesi di Barbastro-Monzón giudica invalidi gli accordi invocati dall'Opus Dei e afferma che nessun documento originale prova la cessione della statua di Nostra Signora degli Angeli di Torreciudad.

La diocesi di Barbastro-Monzón ha reso pubblico, venerdì 11 settembre 2026, un comunicato dettagliato in cui afferma che «non è stato fornito alcun documento originale che attesti una cessione del suo uso» per la statua romanica di Nostra Signora degli Angeli di Torreciudad. Venerata per quasi mille anni nel suo eremo d'origine, l'immagine è stata trasferita dal 1975 nel grande santuario vicino, edificato dall'Opus Dei. Il testo esce ventiquattro ore prima che il commissario pontificio designato a dirimere la controversia, decano della Rota Romana, presieda sul posto la 34ª Giornata mariana della Famiglia.
La proprietà dell'immagine e dell'eremo non è contestata da nessuno: l'una e l'altro appartengono alla diocesi. Il disaccordo verte sulla validità della cessione del loro uso. La diocesi ricorda che l'atto di costituzione del «censo enfitéutico» del 24 settembre 1962 imponeva espressamente di «non rimuovere l'immagine dall'eremo», e ritiene invalidi gli accordi che le vengono opposti.
L'Opus Dei si richiama a un accordo posteriore, dell'8 settembre 1966, con cui l'immagine sarebbe stata collocata nel nuovo tempio «con autorizzazione documentata della diocesi»; la diocesi risponde che tale documento «non è stato fornito a questa diocesi, nonostante le richieste reiterate» e non figura né negli atti del Capitolo cattedrale né negli archivi diocesani. La Santa Sede non si è ancora pronunciata; spetta al commissario decidere sulla collocazione dell'immagine, sullo statuto del santuario e sulla sua gestione. Riportiamo dunque una controversia aperta, non una causa già giudicata.
La misura della tradizione
La tradizione non ha bisogno di sapere quale atto prevarrà per enunciare la regola. Il settimo comandamento, «non rubare», non proibisce soltanto di prendere: obbliga a restituire ciò che si detiene senza titolo giusto. Il Catechismo del Concilio di Trento insegna, sulla scorta di sant'Agostino, che il peccato non è rimesso finché non si rende ciò che è stato tolto: «Non v'è remissione del peccato senza la restituzione dell'oggetto tolto» — «non remittitur peccatum, nisi restituatur ablatum». Una condizione solennemente apposta a una fondazione pia obbliga in giustizia chi l'ha accettata, e la durata di una detenzione non fonda alcun diritto contro il legittimo proprietario. Parimenti, chi si impegna con un patto è tenuto a non mancarvi, foss'anche a proprio danno: colui che «fa giuramento al suo prossimo, e non lo inganna», dice il Salmo, «abiterà nel tabernacolo» del Signore.
Quanto ciò pesa
Applicata ai fatti, la regola è semplice e non giudica al posto del giudice. Se il trasferimento dell'immagine poggia su un titolo valido, regge; se non ne ha alcuno, la clausola del 1962 resta, e ciò che è trattenuto contro di essa dev'essere reso. Non si tratta di erigere un possesso in diritto: un grande tempio costruito a pochi metri dall'eremo, «se può aiutare a diffondere la devozione mariana, non può giustificare lo spostamento, senza l'autorizzazione richiesta, di un'immagine della Vergine che appartiene al popolo di Barbastro-Monzón». Che la contesa sia rimessa all'autorità ecclesiastica competente, e non lasciata alla forza del fatto compiuto, è del resto conforme all'ordine che la Chiesa ha sempre tenuto: una causa si giudica sui titoli, non sull'anzianità della detenzione.
Per il fedele, la linea è netta. Si onora la Vergine ovunque la sua immagine sia venerata, e non si confonde l'attaccamento a un santuario con il diritto di trattenervi ciò che fu affidato sotto condizione. Si attende il giudizio dell'autorità legittima invece di precederlo, e si tiene fermo che la giustizia resa a una povera talla romanica pesa più dello splendore del luogo che la custodisce.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), spiegazione del settimo comandamento, sull'obbligo di restituire il bene altrui (sant'Agostino, Lettera 153 a Macedonio). Salmo 14 (15), 1 e 4, secondo la Vulgata, sulla fedeltà alla parola giurata.