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Il I libro dei Maccabei
Il I libro dei Maccabei racconta come il sacerdote Mattatia e i suoi figli Giuda, Gionata e Simone insorsero contro Antioco Epifane, purificarono il Tempio e resero a Israele la libertà, dal 175 al 134 avanti Cristo. Qui sotto trovate i sedici capitoli nel testo di mons. Antonio Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue spiega chi erano i Maccabei, chi ha scritto il libro, il riassunto delle sue parti e il suo posto nella Chiesa.
Leggere 1 Maccabei: 16 capitoli
Il I libro dei Maccabei riprende la storia del popolo di Dio là dove i profeti hanno taciuto. Due secoli e mezzo dopo Neemia, un re greco tenta di abolire con la forza la legge di Mosè; un vecchio sacerdote e i suoi cinque figli dicono di no, e in una trentina d'anni di guerra purificano il Tempio, ristabiliscono il sacrificio e rendono alla Giudea la sua indipendenza. È l'ultimo dei libri storici dell'Antico Testamento nella Bibbia cattolica, e uno di quelli che le Bibbie protestanti hanno tolto. Lo si legge come una cronaca sobria e precisa, ma ogni pagina pone la stessa domanda: obbedire a Dio o al re di questo mondo? I sedici capitoli si leggono qui uno per uno, a cominciare dal capitolo 1.
Chi erano i Maccabei?
I Maccabei sono la famiglia sacerdotale che guidò la resistenza dei Giudei fedeli contro i re di Siria. Il capostipite è Mattatia, nel Martini Mathathia, «figliuolo di Giovanni, figliuolo di Simeone, sacerdote della famiglia di Joarib» (1 Mac 2,1), ritirato con i suoi a Modin, sulle colline tra Gerusalemme e il mare. Aveva cinque figli, ciascuno con un soprannome: Giovanni detto Gaddis, Simone detto Thasi, «Giuda soprannominato Maccabeo», Eleazaro detto Abaron e Gionata detto Apphus (1 Mac 2,2-5).
Che cosa significa “Maccabeo”?
All'inizio Maccabeo è il soprannome del solo Giuda, il terzo figlio; passò poi a tutta la famiglia e a tutti quelli che combatterono con lei, e così i due libri ne hanno preso il nome. L'origine più comunemente proposta è l'aramaico maqqaba, “martello”: Giuda sarebbe stato il martello dei nemici d'Israele. Una spiegazione più antica vi leggeva le iniziali delle parole ebraiche del cantico di Mosè, «Chi de' forti è simile a te, o Signore?» (Es 15,11), che Giuda avrebbe portato sulle sue insegne; è una congettura devota, non una certezza. Lo storico giudeo Flavio Giuseppe chiama la dinastia uscita da Mattatia gli Asmonei, dal nome di un antenato.
Due libri, due autori
La Bibbia cattolica contiene due libri dei Maccabei, che non sono due volumi della stessa opera. Il I libro è una storia continua dal 175 al 134 avanti Cristo. Il II libro dei Maccabei, di un altro autore, riassume un'opera di Giasone di Cirene sugli anni di Giuda e contiene il martirio dei sette fratelli e la preghiera per i defunti.
Chi ha scritto il primo libro dei Maccabei?
La Chiesa non ha mai legato un nome a questo libro, e le attribuzioni proposte restano ipotesi. Il libro stesso, però, lascia intravedere il suo autore: un giudeo di Palestina che conosceva il paese palmo a palmo, fedele osservante della Legge, ammiratore ardente della famiglia di Mattatia, la stirpe «di quegli uomini, per mezzo de' quali fu data salute ad Israele» (1 Mac 5,62).
Scrisse in ebraico. Lo attesta san Girolamo nel prologo che premise ai libri dei Re, detto Prologus galeatus: Machabaeorum primum librum Hebraicum repperi, secundus Graecus est, “ho trovato il primo libro dei Maccabei in ebraico; il secondo è greco”. Anche Origene, citato da Eusebio nella Storia ecclesiastica (VI, 25), ne riferisce un titolo semitico. L'originale è perduto: la Chiesa ha ricevuto il libro nel greco dei Settanta, e san Girolamo, che non lo ritradusse, lasciò nella Vulgata l'antica versione latina. Gli studiosi moderni lasciano anch'essi anonimo l'autore, e quasi tutti riconoscono il grande valore storico dell'opera.
Quando è stato scritto?
Il libro si chiude rinviando alle imprese di Giovanni Ircano, figlio di Simone, che «sono descritte nel diario del suo sacerdozio dal tempo, in cui egli fu fatto principe de' sacerdoti dopo il padre suo» (1 Mac 16,24). Fu dunque scritto dopo che Ircano divenne sommo sacerdote, nel 134, e probabilmente dopo la sua morte, verso il 104. È invece anteriore alla presa di Gerusalemme da parte di Pompeo nel 63, perché parla di Roma soltanto come dell'amica fedele d'Israele. Lo si data comunemente agli ultimi anni del II secolo avanti Cristo, verso il 100.
L'autore conta gli anni «del regno dei Greci», cioè secondo l'era dei Seleucidi, che comincia nel 312 avanti Cristo. Antioco sale al trono «l'anno cento trentasette» (1 Mac 1,11), cioè nel 175; l'altare è profanato nel 145 (1 Mac 1,57), dedicato di nuovo nel 148 (1 Mac 4,52), e Simone muore nel 177 (1 Mac 16,14), il 134 della nostra cronologia. Questa precisione e i numerosi documenti ufficiali che riporta ne fanno, per gli storici di ogni scuola, una fonte di prim'ordine sul II secolo avanti Cristo.
Di cosa parla il primo libro dei Maccabei? Riassunto
Il libro segue quattro capi, uno dopo l'altro: Mattatia, poi i suoi figli Giuda, Gionata e Simone.
I re greci e la persecuzione (capitolo 1)
Il libro si apre con le conquiste di Alessandro Magno e con la spartizione del suo impero tra i generali, dopo la sua morte: «e le miserie si moltiplicarono sopra la terra» (1 Mac 1,10). Dai loro successori «uscì quella infetta radice, Antioco Epiphane». Alcuni giudei apostati propongono di far lega con le nazioni vicine (1 Mac 1,12) e costruiscono un ginnasio a Gerusalemme. Antioco entra nel Tempio, ne porta via l'altare d'oro, il candelabro e la mensa (1 Mac 1,23); poi ordina a tutto il regno «perché si riunisser tutti in un sol popolo, e rinunziasse ciascuno alla propria legge» (1 Mac 1,43).
Il quindici del mese di Casleu dell'anno 145, «il re Antioco eresse l'idolo abominevole della desolazione sopra l'altare di Dio» (1 Mac 1,57). I libri della Legge sono stracciati e bruciati, le madri che hanno circonciso i figli sono uccise, e molti «elessero di piuttosto morire, che contaminarsi con impure vivande» (1 Mac 1,65).
Mattatia alza la bandiera (capitolo 2)
Mattatia piange la rovina della città santa: «Misero me! perché son io venuto al mondo per vedere lo scempio del popol mio» (1 Mac 2,7). Quando i messi del re vengono a Modin e lo invitano a sacrificare per primo, risponde: «Io e i miei figliuoli e i miei fratelli obbediremo alla legge de' padri nostri» (1 Mac 2,20). Uccide sull'altare il giudeo che si fa avanti per sacrificare agli idoli e grida per la città: «Chiunque ha zelo per la legge, e serba inviolato il testamento, mi venga dietro» (1 Mac 2,27).
I fedeli fuggono nel deserto; mille di loro si lasciano massacrare in giorno di sabato senza difendersi, e gli altri decidono di combattere anche in quel giorno (1 Mac 2,41). Morendo, Mattatia ricorda ai figli la fedeltà di Abramo, di Giuseppe, di Finees, di Davide, di Elia, dei tre giovani nella fornace e di Daniele (1 Mac 2,51-61), e designa Giuda come capo dell'esercito.
Giuda Maccabeo e la purificazione del Tempio (capitoli 3-9)
Giuda «nel suo fare era simile a un lione e ad un lioncello che rugge veggendo la preda» (1 Mac 3,4). Con piccole schiere sconfigge i generali siri Apollonio, Seron, Gorgia e Lisia, certo che «non dal numero delle schiere dipende il vincere in guerra, ma dal cielo tiene il valore» (1 Mac 3,19). Prima della battaglia di Emmaus il popolo si raduna a Masfa, «luogo di orazione per Israele», digiuna, si veste di cilicio e apre i libri della Legge (1 Mac 3,47-48).
Nel capitolo 4 Giuda e i suoi fratelli salgono a Sion e trovano «deserto il luogo santo, profanato l'altare, e bruciate le porte» (1 Mac 4,38). Purificano il santuario e mettono da parte le pietre dell'altare profanato «per sino a tanto che venisse un profeta, e decidesse quel che se n' avesse da fare» (1 Mac 4,46); costruiscono un altare nuovo di pietre intere e, il venticinque di Casleu dell'anno 148, tre anni dopo la profanazione, offrono di nuovo il sacrificio. La festa dura otto giorni, e Giuda stabilisce che si celebri ogni anno (1 Mac 4,59).
Nel capitolo 6 Antioco muore in Persia riconoscendo la sua colpa: «Ma ora io mi ricordo de' mali fatti da me in Gerusalemme» (1 Mac 6,12); poi, alla battaglia di Betzacara, Eleazaro, fratello di Giuda, si getta sotto un elefante su cui crede che sieda il re e muore schiacciato, per «acquistarsi un nome eterno» (1 Mac 6,44). Giuda sconfigge Nicanore il tredici di Adar, giorno che diventa festa (1 Mac 7,49), e stringe amicizia con i Romani (capitolo 8). Cade infine a Laisa, contro Bacchide, dopo essersi rifiutato di fuggire: «se è venuta la nostra ora muoiasi valorosamente pei nostri fratelli, e non si imprima questa macchia alla nostra gloria» (1 Mac 9,10).
Gionata, condottiero e sommo sacerdote (capitoli 9-12)
Gli amici di Giuda eleggono Gionata al suo posto (1 Mac 9,30). Corteggiato dai pretendenti che si disputano il trono di Siria, è nominato sommo sacerdote da Alessandro Bala e indossa «la stola santa» alla festa dei Tabernacoli dell'anno 160 (1 Mac 10,21). Il capitolo 11 segue gli intrighi di quei re. Gionata rinnova l'amicizia con Roma e con Sparta, scrivendo che i Giudei non ne hanno bisogno, «perchè abbiamo per nostra consolazione i libri santi che sono nelle nostre mani» (1 Mac 12,9). Attirato a Tolemaide con l'inganno da Trifone, vi è fatto prigioniero (1 Mac 12,48) e poi ucciso.
Simone e la libertà d'Israele (capitoli 13-16)
Simone, l'ultimo dei fratelli, raduna il popolo: «perirono tutti i miei fratelli per Israele, e son rimaso io solo» (1 Mac 13,4). A Modin innalza la tomba di famiglia, con sette piramidi «al padre, alla madre e ai quattro fratelli» (1 Mac 13,28) e, si pensa, a sé stesso. «L'anno cento settanta Israele scosse il giogo dei Greci» (1 Mac 13,41), e i Giudei entrano nella cittadella di Gerusalemme «con rami di palme, e cantando laude» (1 Mac 13,51).
Il capitolo 14 è un inno alla pace del suo governo: «ciascheduno potea stare assiso all'ombra della sua vite e della sua ficaia, senza che vi fosse chi gli desse timore» (1 Mac 14,12); vi è riportato il decreto che fa di Simone il capo e il sommo sacerdote del popolo. Dopo un nuovo conflitto con Antioco VII (capitolo 15), Simone è assassinato durante un banchetto presso Gerico dal genero Tolomeo (1 Mac 16,16), e il figlio Giovanni Ircano gli succede.
Temi e lettura cattolica
La fedeltà alla Legge fino alla morte
Tutto il libro ruota attorno alla scelta di Mattatia: obbedire a Dio piuttosto che a un re apostata, quando anche «tutte le genti obbediscano al re Antioco» (1 Mac 2,19). Sant'Agostino scrive, nella Città di Dio (XVIII, 36), che la Chiesa tiene questi libri per canonici a motivo delle sofferenze mirabili di quei martiri che, prima della venuta di Cristo nella carne, lottarono per la legge di Dio fino alla morte. L'elenco dei giusti nel testamento di Mattatia, «Anania, Azaria e Misael per la loro fede furon liberati dalle fiamme. Daniele per la sua integrità fu liberato dalla gola de' lioni» (1 Mac 2,59-60), ha la sua eco nella Lettera agli Ebrei, che loda coloro che per la fede «turarono le gole a' leoni» ed «estinsero la violenza del fuoco» (Eb 11,33-34).
Il coraggio come virtù cristiana
Sant'Ambrogio, nel primo libro del De officiis, propone i Maccabei come modelli della fortezza: Giuda che preferisce una morte gloriosa a una fuga vergognosa, Eleazaro sotto l'elefante, Gionata che rimette in piedi la battaglia con pochi uomini. Sono pagine che il Breviario legge nel secondo notturno, in ottobre. Il libro insegna che il vero coraggio nasce dalla fiducia in Dio: «E siane quello che nel cielo si vuole» (1 Mac 3,60).
Il compimento della profezia di Daniele
Il libro racconta come storia ciò che il libro di Daniele aveva annunziato: un re uscito dall'impero diviso di Alessandro, i cui eserciti «contamineranno il santuario (di Dio) forte, e toglieranno il sacrifizio perenne, e vi porranno l'abbominazione della desolazione» (Dn 11,31). Nostro Signore riprende queste parole per annunziare la rovina del Tempio e la fine dei tempi: «Quando adunque vedrete l'abbominazione della desolazione predetta dal profeta Daniele posta nel luogo santo» (Mt 24,15). San Girolamo, nel commento a Daniele, vede in Antioco Epifane una figura dell'Anticristo.
La Dedicazione e Gesù
La festa di otto giorni istituita nel capitolo 4 è quella che Nostro Signore celebrò nel Tempio: «E si faceva in Gerusalemme la festa della Sagra: ed era d'inverno» (Gv 10,22). Fu in quei giorni, sotto il portico di Salomone, che disse: «Io, e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). Gli Ebrei la celebrano ancora oggi con il nome di Hanukkà.
L'attesa del profeta
Tre volte il libro nota che non c'è più profeta in Israele: le pietre dell'altare profanato sono messe da parte finché venga un profeta (1 Mac 4,46); la tribolazione è la più grande «dal tempo, che non si vide profeta in Israele» (1 Mac 9,27); Simone è fatto sommo sacerdote «sino alla venuta del profeta fedele» (1 Mac 14,41). Così il libro chiude l'Antico Testamento nell'attesa del Profeta fedele, che Giovanni Battista indicherà.
Versetti celebri del I libro dei Maccabei
- 1 Mac 1,57: «il re Antioco eresse l'idolo abominevole della desolazione sopra l'altare di Dio». Il Martini segue la Vulgata; le Bibbie moderne numerano questo versetto 1,54, e il loro capitolo 1 ha sessantaquattro versetti invece di sessantasette.
- 1 Mac 2,50: «siate zelatori della legge, ed esponete le vostre vite per lo testamento dei padri vostri» (1 Mac 2,50).
- 1 Mac 3,21: «Ma noi combatteremo per le nostre vite e per le leggi nostre» (1 Mac 3,21).
- 1 Mac 4,59: la dedicazione dell'altare da celebrarsi ogni anno «per otto giorni (che principiano dal dì venticinque del mese di Casleu) con festa e gaudio». È l'unico racconto, nella Scrittura, dell'origine di Hanukkà.
- 1 Mac 6,13: «Io riconosco adesso, che per questo mi sono piombate addosso queste sciagure» (1 Mac 6,13), la confessione di Antioco morente.
- 1 Mac 9,21: «Come mai è perito l'eroe, che era la salute del popolo d'Israele?» (1 Mac 9,21), il lamento per Giuda, che riecheggia quello di Davide su Saul e Gionata: «come son eglino morti questi campioni?», nel II libro dei Re (2 Samuele), al capitolo 1.
I Maccabei nel canone e nella liturgia
Un libro deuterocanonico
Nella Bibbia cattolica i due libri dei Maccabei chiudono l'Antico Testamento, dopo i dodici profeti minori, come nella Vulgata. Appartengono ai libri detti deuterocanonici, ricevuti con la Bibbia greca dei Settanta, la Bibbia degli Apostoli e della Chiesa antica, ma assenti dal canone ebraico fissato più tardi dai rabbini.
La Chiesa iscrisse i due libri dei Maccabei negli elenchi dei concili di Ippona (393) e di Cartagine (397) e nella lettera del papa sant'Innocenzo I a Esuperio di Tolosa (405). Il Concilio di Firenze riprese l'elenco nel 1442, e il Concilio di Trento lo definì nella sessione IV, l'8 aprile 1546, nominando Machabaeorum duo, primus et secundus, e colpendo d'anatema chi non riceve questi libri come sacri e canonici, interi e con tutte le loro parti.
Perché i protestanti non accettano i libri dei Maccabei?
Il canone dei Giudei di Palestina non comprendeva i libri dei Maccabei, e i Riformatori adottarono quel canone più ristretto. Lutero, nella sua Bibbia del 1534, li relegò in appendice fra gli “apocrifi”, utili da leggere ma non pari alla Sacra Scrittura. Il secondo libro, con la sua preghiera per i defunti, toccava direttamente la dottrina del purgatorio, che la Riforma respingeva. La Chiesa cattolica non li ha mai tolti dalla Bibbia. Sulle diverse edizioni italiane, vedete il nostro articolo Quale Bibbia cattolica leggere.
Nel Breviario e nel Messale del 1962
- Il mese di ottobre al Mattutino. Nel Breviario romano i libri dei Maccabei sono la Scrittura del Mattutino per tutto ottobre, dopo Giobbe, Tobia, Giuditta ed Ester, letti in settembre, e prima di Ezechiele e dei profeti, letti in novembre. La prima domenica di ottobre si apre con le parole Incipit liber primus Machabaeorum, e i responsori del mese sono tratti dai due libri, a cominciare da Adaperiat Dominus cor vestrum in lege sua et in praeceptis suis, et faciat pacem. Fra le letture del secondo notturno compaiono sant'Ambrogio sulla fortezza dei Maccabei e san Giovanni Crisostomo, che spiega il salmo 43, Deus, auribus nostris audivimus, come detto dal profeta in persona dei Maccabei (salmo 43). Potete seguire queste letture nel Breviario di Iter Fidei; sull'Ufficio in latino c'è anche la pagina sul Divinum Officium.
- I santi Maccabei, 1° agosto. Il calendario del 1962 fa memoria dei santi martiri Maccabei, i sette fratelli del II libro, il 1° agosto. L'epistola della loro Messa è Ebrei 11,33-39, e la colletta chiede che la “corona fraterna” dei martiri allieti la Chiesa: Fraterna nos, Domine, Martyrum tuorum corona laetificet.
- Il Messale attinge soprattutto al II libro: la Messa del 2 novembre, le Quattro Tempora di Quaresima, la Messa votiva per la pace. Ne parla la guida del II libro dei Maccabei.
Come leggere il I libro dei Maccabei
Leggetelo come un libro di storia, con una carta della Giudea a portata di mano, tenendo a mente l'ordine dei quattro capi: Mattatia, Giuda, Gionata, Simone. I capitoli 1 e 2 preparano la scena; i capitoli 3-9, dedicati a Giuda, si leggono in una o due sedute; i capitoli 10-16, carichi di re siri e di lettere diplomatiche, chiedono più pazienza. Ottobre, il mese in cui la Chiesa li legge al Mattutino, è il momento naturale per questa lettura. Leggete poi il II libro, e tenete accanto Daniele 11, che ne dà la chiave profetica.
Domande Frequenti
Chi erano i Maccabei?
Erano la famiglia del sacerdote Mattatia di Modin e dei suoi cinque figli, Giovanni, Simone, Giuda, Eleazaro e Gionata, che verso il 167 avanti Cristo guidarono la rivolta dei Giudei fedeli contro Antioco IV Epifane, re di Siria, che voleva abolire la legge di Mosè. Il soprannome Maccabeo apparteneva a Giuda e passò poi a tutta la famiglia.
Che cosa significa Maccabeo?
È il soprannome di Giuda, terzo figlio di Mattatia (1 Mac 2,4). Lo si fa derivare per lo più dall'aramaico maqqaba, “martello”: Giuda sarebbe stato il martello dei nemici d'Israele. Un'altra spiegazione, più antica e incerta, vi vede le iniziali del versetto “Chi de' forti è simile a te, o Signore?” (Es 15,11).
Chi ha scritto il primo libro dei Maccabei?
L'autore è sconosciuto: un giudeo di Palestina, molto attaccato alla Legge e alla famiglia di Mattatia, che scriveva in ebraico poco dopo i fatti, come attesta san Girolamo. Il II libro è di un altro autore.
Quando è stato scritto il libro dei Maccabei?
Il I libro fu scritto dopo che Giovanni Ircano divenne sommo sacerdote nel 134, perché i suoi ultimi versetti rimandano agli annali del suo sacerdozio, e prima della conquista romana di Gerusalemme nel 63. Lo si data comunemente verso il 100 avanti Cristo.
Perché i libri dei Maccabei non sono nella Bibbia protestante?
I Riformatori adottarono il canone più corto dei rabbini, che non conteneva i libri deuterocanonici, e misero i Maccabei fra gli “apocrifi”. La Chiesa cattolica li ha sempre ricevuti: figurano negli elenchi di Ippona (393), di Cartagine (397) e di Firenze (1442), e il Concilio di Trento li ha definiti canonici nel 1546.
Quanti sono i libri dei Maccabei e quanti capitoli hanno?
La Bibbia cattolica ne conta due: il I libro ha sedici capitoli, il II ne ha quindici. Alcune Bibbie ortodosse aggiungono un III libro, e alcuni manoscritti greci un IV, che la Chiesa cattolica non riceve come Scrittura.
Chi era Giuda Maccabeo?
Era il terzo dei cinque figli del sacerdote Mattatia. Designato dal padre come capo dell'esercito, sconfisse più volte le armate siriache, riprese Gerusalemme, purificò il Tempio e ristabilì il sacrificio nel 164 avanti Cristo. Morì in battaglia a Laisa, verso il 160, rifiutandosi di fuggire davanti a un esercito molto più numeroso.
Leggete il I libro dei Maccabei versetto per versetto, il Martini con il latino a fronte, anche nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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