Santi
San Carlo Borromeo: il pastore della riforma cattolica
Chi era san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano e grande riformatore del Concilio di Trento, l'eroe della peste del 1576: la sua vita secondo la tradizione, il patronato, la festa del 4 novembre e una preghiera per chiederne l'intercessione.

San Carlo Borromeo è il santo che la Chiesa addita ai fedeli come il modello del pastore secondo il cuore di Dio: cardinale e arcivescovo di Milano, instancabile artefice della riforma cattolica nata dal Concilio di Trento, eroe della carità durante la peste del 1576. A lui ricorriamo quando chiediamo vescovi santi, sacerdoti zelanti e la forza di servire i fratelli nel pericolo. Raccogliamo qui chi era san Carlo Borromeo, di che cosa è patrono, quando si festeggia e come pregarlo con fiducia.
Una precisazione utile: il nome «San Carlo Borromeo» indica oggi moltissime chiese, parrocchie, vie e statue (come il celebre colosso di Arona, sopra il lago Maggiore). In questa pagina parliamo del santo arcivescovo Carlo Borromeo (1538-1584), non dei luoghi che ne portano il nome.
Chi era san Carlo Borromeo
Carlo nacque il 2 ottobre 1538 nel castello di Arona, sul lago Maggiore, dalla nobile famiglia dei Borromeo. La madre apparteneva alla casa dei Medici di Milano: suo zio, Giovanni Angelo de' Medici, sarebbe diventato papa con il nome di Pio IV.
Fin da fanciullo Carlo mostrò un'indole grave e raccolta. Avviato giovanissimo allo stato ecclesiastico, studiò diritto a Pavia, dove si addottorò. Quando lo zio fu eletto papa nel 1559, lo chiamò a Roma e, ancora ventiduenne, lo creò cardinale e segretario di Stato. Era il tempo in cui i benefici e gli onori cadevano sui giovani delle grandi famiglie: ma in Carlo questa rapida ascesa, invece di corromperlo, diventò strumento di bene.
Il riformatore del Concilio di Trento
La Provvidenza pose Carlo Borromeo al centro dell'opera più decisiva del suo secolo: il Concilio di Trento. Fu lui, dalla segreteria pontificia, a tessere con pazienza i fili che permisero la riapertura e la felice conclusione del Concilio (1562-1563), il grande argine che la Chiesa oppose alla rovina della Riforma protestante.
Ma il giovane cardinale non si accontentò di governare le carte. La morte del fratello maggiore lo scosse profondamente e lo persuase a darsi tutto a Dio: contro l'uso del tempo, volle essere ordinato sacerdote e poi consacrato vescovo, per risiedere realmente nella sua diocesi. Rinunciò ai fasti, vendette i suoi beni per i poveri, abbracciò una vita di penitenza, di digiuno e di preghiera.
Tornato a Milano come arcivescovo, Carlo trasformò in vita vissuta i decreti del Concilio. Riunì sinodi, visitò personalmente le parrocchie più sperdute delle valli alpine, riformò il clero, fondò seminari per formare buoni sacerdoti, promosse il catechismo e l'istruzione cristiana del popolo. A lui si devono le «Scuole della dottrina cristiana», dove i bambini imparavano le verità della fede: un'opera che fa di lui un patrono naturale dei catechisti. Per la riforma del clero chiamò in Lombardia anche i teatini, e fra loro sant'Andrea Avellino, che divenne suo amico e consigliere.
La sua era la dedizione del buon Pastore di cui parla il Vangelo:
«Io sono il buon Pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle.» (Giovanni 10, 11)
La peste del 1576: l'eroe della carità
La pagina più luminosa della sua vita fu la grande peste del 1576, ricordata a Milano come «la peste di san Carlo». Mentre molti notabili fuggivano dalla città appestata, l'arcivescovo rimase al suo posto.
Carlo organizzò i soccorsi, mise a disposizione i propri beni, fece allestire ricoveri per i malati e provvide il cibo agli affamati. Andava di persona tra gli infetti, portando i conforti della fede ai moribondi e amministrando i sacramenti. Indisse processioni di penitenza alle quali partecipò scalzo, con la corda al collo e la croce in mano, offrendo sé stesso a Dio per il suo popolo. In quei mesi il pastore «diede la vita per le sue pecorelle» nel modo più concreto, senza risparmiarsi.
Questa carità nel pericolo lo rese, nella devozione popolare, un protettore invocato contro le epidemie e nelle pubbliche calamità, accanto ad altri santi cui i fedeli ricorrono nelle calamità, come san Gennaro, patrono di Napoli, il cui nome è legato alla protezione della città dalle epidemie e dalle eruzioni.
Di che cosa è patrono san Carlo Borromeo
Molti cercano di chi sia protettore san Carlo Borromeo. Secondo la devozione popolare, lo si invoca in particolare come protettore di:
- i vescovi e i pastori d'anime, di cui è il modello;
- i seminaristi e i catechisti, per le sue scuole di dottrina cristiana e i seminari da lui fondati;
- chi è colpito da peste ed epidemie, in memoria del 1576;
- i direttori spirituali e quanti hanno cura della formazione del clero.
Per la sua riforma e per la sua patria lombarda, è anche uno dei patroni della città e della diocesi di Milano. A lui guardano in modo speciale coloro che portano il nome di Carlo o Carla.
La morte e il ricordo
Logorato dalle fatiche e dalle penitenze, Carlo Borromeo morì nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1584, a soli quarantasei anni, con le parole Ecce venio — «Ecco, vengo». La sua salma riposa nel Duomo di Milano. Fu canonizzato da papa Paolo V nel 1610, a poco più di un quarto di secolo dalla morte: segno della fama di santità che lo aveva accompagnato in vita.
Quando si festeggia san Carlo Borromeo
La festa di san Carlo Borromeo si celebra il 4 novembre: nel calendario del 1962 è festa di III classe. Pochi giorni dopo la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei defunti, la sua figura ricorda ai fedeli che la santità non è un privilegio di pochi, ma la misura ordinaria della vita cristiana, anche in mezzo agli onori del mondo.
Preghiera a san Carlo Borromeo
La preghiera con cui la Chiesa invoca san Carlo è la colletta della sua Messa del 4 novembre nel Messale del 1962. Ne diamo il latino e la nostra traduzione:
Oratio
Ecclésiam tuam, Dómine, sancti Caróli Confessóris tui atque Pontíficis contínua protectióne custódi: ut, sicut illum pastorális sollicitúdo gloriósum réddidit; ita nos ejus intercéssio in tuo semper fáciat amóre fervéntes. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.
Orazione
Custodisci, o Signore, la tua Chiesa con la continua protezione di san Carlo, tuo Confessore e Pontefice: affinché, come la sollecitudine pastorale rese glorioso lui, così la sua intercessione renda sempre noi ferventi nel tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
San Carlo nelle malattie e nelle epidemie
Poiché la devozione lo invoca nelle malattie contagiose, molti gli affidano i propri malati, come fanno anche con i santi taumaturghi quali san Charbel, il monaco taumaturgo, e con san Gerardo Maiella, invocato dalle mamme e dai sofferenti.
Un avvertimento di prudenza cristiana: la preghiera ai santi non è una formula magica. Chiediamo l'intercessione con fede e abbandono alla volontà di Dio, senza mai trascurare le cure necessarie né, quando occorre, il ricorso al sacerdote e ai sacramenti, che restano i mezzi ordinari della grazia.
La fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo
Tra le realtà che ne portano il nome, alcuni cercano la Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, comunità di sacerdoti nata in tempi recenti e attiva nella missione. È bene non confonderla con la persona del santo: queste opere si pongono sotto la sua protezione perché ne imitano lo zelo pastorale, ma la devozione cui questa pagina è dedicata riguarda l'arcivescovo di Milano del Cinquecento.
San Carlo Borromeo per la formazione cristiana
Chi vuole onorare san Carlo nel modo a lui più caro non si limiterà a una preghiera: imiterà il suo amore per il catechismo e per la vita sacramentale. Il santo riformatore voleva che ogni cristiano conoscesse le verità della fede e si accostasse spesso alla Confessione e all'Eucaristia. Lo stesso Catechismo di San Pio X, erede di quella riforma, ricorda che
«La Chiesa rimette i peccati pei meriti di Gesù Cristo, conferendo i sacramenti da esso istituiti a questo fine, principalmente il Battesimo e la Penitenza.» (Catechismo maggiore di San Pio X, n. 238)
Riscoprire questi sacramenti è il modo più vero di mettersi alla scuola di san Carlo Borromeo.
Domande frequenti
Chi era san Carlo Borromeo?
Era un cardinale e arcivescovo di Milano (1538-1584), nipote di papa Pio IV. Fu uno dei principali artefici della riforma cattolica scaturita dal Concilio di Trento e si distinse per la carità eroica durante la peste del 1576. La Chiesa lo venera come modello dei pastori d'anime.
Di che cosa è protettore san Carlo Borromeo?
La devozione popolare lo invoca come protettore dei vescovi, dei seminaristi, dei catechisti e dei direttori spirituali, e contro la peste e le epidemie, in memoria della sua dedizione agli appestati di Milano. È anche uno dei patroni della città di Milano.
Quando si festeggia san Carlo Borromeo?
La sua festa cade il 4 novembre (III classe nel calendario del 1962), pochi giorni dopo Ognissanti e la Commemorazione dei defunti.
Perché si parla della «peste di san Carlo»?
Durante la grande peste che colpì Milano nel 1576, l'arcivescovo rimase in città quando molti fuggivano, organizzò i soccorsi, assistette i malati e guidò processioni di penitenza. Quella prova è rimasta legata al suo nome nella memoria della città.
Qual è una breve preghiera a san Carlo Borromeo?
La preghiera della Chiesa per la sua festa è la colletta del Messale del 1962 riportata sopra: chiede che la sua intercessione ci renda sempre ferventi nell'amore di Dio.
Per approfondire
- San Vincenzo de' Paoli, un altro grande apostolo della carità.
- Sant'Agostino, pastore e dottore della Chiesa.
- Ognissanti, la festa che precede di pochi giorni la sua.
- La Confessione, il sacramento che san Carlo volle riportare al centro della vita cristiana.
- La Messa tridentina, frutto della riforma liturgica del Concilio di Trento.
- Il Credo, il sommario della fede che il santo insegnava nelle scuole di dottrina cristiana.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
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Fonti. Messale Romano del 1962, 4 novembre, colletta Ecclésiam tuam; Alban Butler, Vite dei santi, 4 novembre; Catechismo maggiore di San Pio X (1905), n. 238; Sacra Scrittura nella versione di mons. Antonio Martini (Vangelo secondo Giovanni 10, 11).