Attualità
Il Sinodo propone di estendere ai laici l'esercizio del potere di governo nella Chiesa
La relazione finale della commissione di diritto canonico del Sinodo propone di rivedere diversi canoni per estendere ai laici, uomini e donne, l'esercizio del potere di governo nella Chiesa latina.

Il 30 settembre 2026, la Segreteria generale del Sinodo ha reso pubblica la relazione finale della sua commissione di diritto canonico. Il testo propone di rivedere diversi canoni del Codice della Chiesa latina per ampliare l'accesso dei laici, uomini e donne, agli uffici, agli incarichi e ai ministeri «per i quali sono idonei e competenti, anche nell'ambito del governo ecclesiastico». Il documento non ha alcun valore vincolante: deve ancora essere esaminato dal papa Leone XIV.
La commissione era uno dei dieci gruppi di studio istituiti nel 2024 nell'ambito del Sinodo sulla sinodalità, sciolti una volta pubblicati i loro lavori. Essa distingue tre orizzonti: proposte a breve termine, oggetto di questa relazione e limitate al solo Codice latino; un lavoro a medio termine con i dicasteri; e, soltanto a lungo termine, una revisione completa dei due codici. Tra i canoni interessati figurano i canoni 145, 204, 228, 230, 749 e 1421. Il canone 749 regge l'esercizio del magistero infallibile della Chiesa. Altre proposte sopprimerebbero la parola latina «tantum» («soltanto») che oggi riduce la voce dei membri del Popolo di Dio in un concilio particolare a un semplice voto consultivo, e darebbero loro una rappresentanza numerica pari a quella dei vescovi.
Ciò che insegna la tradizione
Il Catechismo del Concilio di Trento distingue con nettezza due poteri nella Chiesa: «La potestà ecclesiastica è duplice; essa si divide 1° in potere d'Ordine, 2° in potere di Giurisdizione.» Il primo ha per oggetto l'Eucaristia; il secondo, quello stesso che la relazione chiama «governo», si esercita sul Corpo mistico: «Il potere di Giurisdizione si esercita tutto intero sul suo Corpo mistico. A esso appartiene di governare il popolo cristiano, di condurlo e di dirigerlo nella via della celeste ed eterna felicità.» Questo potere non è quello del sacerdozio comune dei battezzati. Lo stesso Catechismo separa il sacerdozio interiore, comune a tutti i fedeli, dal sacerdozio esteriore, il quale «non appartiene a tutti i Fedeli, ma soltanto a certi uomini che hanno ricevuto l'imposizione delle mani».
La misura
La relazione afferma che il processo sinodale «non toglie la competenza decisionale del vescovo, del Collegio episcopale o del papa, ma integra il contributo del Popolo di Dio». Questa riserva è giusta, e bisogna prenderla alla lettera. Ma la proposta va oltre una consultazione: intende affidare a dei laici l'esercizio del potere di governo stesso, cioè precisamente la giurisdizione che Trento lega al ministero sacro e non al sacerdozio dei battezzati. Misurato con questo metro, l'orientamento sposta un confine che la tradizione ritiene ricevuto da Dio, e non una semplice convenienza organizzativa.
Per ora si tratta soltanto di una relazione priva di forza di legge, sospesa all'esame del papa. Nulla è deciso. Lo riportiamo come una proposta, non come un atto, e lo pesiamo alla dottrina ricevuta: il governo del popolo cristiano appartiene al potere di giurisdizione, che Cristo ha affidato agli Apostoli e ai loro successori. Il fedele laico conserva per intero il sacerdozio regale ricevuto nel battesimo; non per questo riceve il governo della Chiesa. Tenere questa distinzione è tenere ciò che la Chiesa ha sempre tenuto.
Fonti. Catechismo del Concilio di Trento (1566), del sacramento dell'Ordine, § II (della potestà ecclesiastica) e § VII (del sacerdozio).