La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro del Deuteronomio
Il Deuteronomio, quinto e ultimo libro di Mosè, raccoglie i discorsi d'addio del legislatore sulle rive del Giordano: il ricordo dei quarant'anni, il decalogo e il grande comandamento «Ascolta, o Israele», la legge, l'alleanza di Moab e la morte di Mosè. Qui sotto trovate i trentaquattro capitoli nel testo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida ne spiega il significato, l'autore, il riassunto e i versetti più cercati.
Leggere Deuteronomio: 34 capitoli
Il Deuteronomio chiude il Pentateuco, i cinque libri di Mosè, e sta sulla soglia della terra promessa. Dopo quarant'anni di deserto Israele attende sulla riva orientale del Giordano. Prima di morire, Mosè parla al popolo come un padre: ricorda ciò che Dio ha fatto, ripete la Legge e vi impegna il popolo con un'alleanza. «Queste sono le parole dette da Mosè a tutto Israele di là dal Giordano» (Dt 1, 1): tutto il libro è il testamento di un uomo che sa di non dover entrare. È anche il libro dell'Antico Testamento che Gesù cita più volte nel Vangelo, dalle tentazioni nel deserto alla domanda sul primo comandamento.
Che cosa significa Deuteronomio?
Il nome viene dal greco attraverso il latino Deuteronomium e significa “seconda legge”: non una legge nuova, ma la Legge del Sinai ripetuta e inculcata, con l'aggiunta di precetti non ancora espressi. La parola si trova nella Scrittura stessa: il libro di Giosuè racconta che Giosuè «sopra delle pietre scrisse il Deuteronomio della legge di Mosè» (Gs 8, 32).
Il nome greco nasce da un versetto sul futuro re, che dovrà farsi una copia della Legge: il latino dice Deuteronomium legis hujus, e il Martini traduce con esattezza il senso: «egli scriverà per suo uso un doppio esemplare di questa legge in un volume» (Dt 17, 18). L'ebraico parla infatti di una «copia» della Legge. Gli Ebrei chiamano il libro dalle sue prime parole, Elle haddebarim, «Queste sono le parole». In italiano lo si chiama anche, semplicemente, il quinto libro di Mosè.
L'aggettivo “deuteronomico”, che si incontra nei libri di studio, indica ciò che appartiene a questo libro o al suo stile; non va confuso con “deuterocanonico”, che designa invece i libri dell'Antico Testamento accolti nel canone dopo una discussione, come Tobia o i Maccabei. Il Deuteronomio è un libro protocanonico.
Chi ha scritto il Deuteronomio?
La Chiesa ha ricevuto il Deuteronomio, con tutto il Pentateuco, come opera di Mosè. Il libro lo dice con più chiarezza di ogni altro: «Scrisse adunque Mosè questa legge, e la diede ai sacerdoti figliuoli di Levi, i quali portavano l'arca dell'alleanza del Signore» (Dt 31, 9); e «Quando adunque Mosè ebbe finito di scrivere in un libro le parole di questa legge» (31, 24), ordinò ai Leviti di riporre quel libro «in un lato dell'arca del testamento del Signore» (31, 26). Nostro Signore attribuisce la Legge a Mosè in tutto il Vangelo, «di me egli ha scritto» (Gv 5, 46), e i Padri, da san Clemente Romano e san Giustino a sant'Ireneo, Tertulliano e Origene, trasmettono la stessa tradizione.
La Pontificia Commissione Biblica, nella risposta del 27 giugno 1906, ha mantenuto l'autenticità mosaica del Pentateuco. Precisava che Mosè non dovette scrivere ogni parola di sua mano: poté affidare la redazione ad altri sotto la sua autorità, servirsi di documenti anteriori, e il testo poté ricevere in seguito qualche ritocco senza perdere la sua sostanziale autenticità mosaica.
L'ultimo capitolo, che racconta la morte e la sepoltura di Mosè, ne è l'esempio classico. Un'antica tradizione ebraica, conservata nel Talmud, ne attribuisce gli ultimi versetti a Giosuè, e molti commentatori cattolici l'hanno seguita; lo storico Giuseppe Flavio e Filone d'Alessandria pensavano invece che Mosè avesse scritto quelle righe per spirito di profezia.
Molti esegeti moderni ritengono che il libro abbia preso forma secoli più tardi, e legano il suo nucleo al «libro della legge» ritrovato nel Tempio sotto il re Giosia. Ma la Scrittura riferisce le parole del sommo sacerdote: «Ho trovato nella casa del Signore il libro della legge» (IV Re 22, 8, 2 Re nelle Bibbie moderne). Il libro fu ritrovato, non composto, e l'insegnamento tradizionale della Chiesa resta quello che abbiamo detto.
Quando è stato scritto il Deuteronomio?
Il libro si data da sé con precisione. Mosè parla «Il quarantesimo anno, l'undecimo mese, il primo del mese» (Dt 1, 3) dopo l'uscita dall'Egitto, «Di là dal Giordano nella terra di Moab» (1, 5). La Scrittura pone l'uscita dall'Egitto quattrocentottant'anni prima della fondazione del Tempio di Salomone (III Re 6, 1); per questo la cronologia tradizionale colloca questi discorsi nel XV secolo avanti Cristo, al termine del cammino nel deserto raccontato nel libro dei Numeri. Altri preferiscono il XIII secolo; la Chiesa non ha fissato la cronologia.
Di cosa parla il Deuteronomio? Riassunto
Il Deuteronomio non è tanto una storia nuova quanto una grande predicazione sulla storia e sulla Legge narrate nell'Esodo e nel Levitico. I suoi trentaquattro capitoli si dividono in sei parti.
Il primo discorso: i quarant'anni ricordati (capitoli 1-4)
Nei capitoli 1 - 4 Mosè ripercorre il cammino dall'Oreb, cioè dal Sinai: gli esploratori e il rifiuto di entrare nella terra a Cades, i quarant'anni di peregrinazione, le vittorie su Sehon e Og (capitolo 2). Ricorda che Dio gli ha negato l'ingresso nel paese (capitolo 3), poi esorta: «Non aggiungerete, né toglierete alla parola ch'io vi annunzio» (Dt 4, 2).
Si meraviglia della vicinanza di Dio: «Non v'ha certo altra nazione, per grande ch'ella sia, la quale tanto vicini a sé abbia i suoi dei, come il Dio nostro è presente a tutte le nostre preghiere» (Dt 4, 7). E conclude: «Conosci adunque in quest'oggi, e ripensa in cuor tuo, che il Signore medesimo egli è Dio lassù in cielo, e quaggiù in terra, e non ve n'ha alcun altro» (Dt 4, 39).
Il secondo discorso: il decalogo e il grande comandamento (capitoli 5-11)
«Questa è la legge esposta da Mosè a' figliuoli d'Israele» (4, 44). Mosè ripete i dieci comandamenti nel capitolo 5 (versetti 6-21), poi dà il cuore di tutta la Legge, lo Shemà: «Ascolta, o Israele: il Signore Dio nostro è un Dio solo. Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuor tuo, e con tutta l'anima tua, e con tutte le forze tue» (Dt 6, 4-5). I capitoli 7 - 11 mettono in guardia contro gli idoli di Canaan, ricordano la manna (capitolo 8) e il vitello d'oro (capitolo 9), e pongono la domanda: «che è quello che il Signore Dio tuo chiede da te, se non che tu tema il Signore Dio tuo, e cammini nelle sue vie, e lo ami» (Dt 10, 12).
Le leggi e i precetti (capitoli 12-26)
Il codice centrale si apre nel capitolo 12 sul luogo unico del culto, «quel luogo, cui il Signore Dio vostro avrà eletto tra tutte le vostre tribù per ivi porre il suo nome». Regola poi tutta la vita della nazione: la punizione dei falsi profeti (capitolo 13), i cibi puri e impuri e le decime (capitolo 14), l'anno della remissione e la cura del povero (capitolo 15), le tre feste di pellegrinaggio, «nella solennità degli azzimi, nella solennità delle settimane, e nella solennità de' tabernacoli» (Dt 16, 16), i giudici, il re, i sacerdoti e i profeti (capitoli 17 e 18), le città di rifugio e i testimoni (capitolo 19), la condotta della guerra (capitolo 20), infine le leggi sulla famiglia, sui beni e sulla misericordia verso il forestiero, la vedova e l'orfano (capitoli 21 - 25). Si chiude con l'offerta delle primizie (capitolo 26) e con la professione di fede dell'Israelita: «Il Siro perseguitava mio padre, il quale se n'andò in Egitto».
Benedizioni, maledizioni e alleanza di Moab (capitoli 27-30)
Passato il Giordano, Israele dovrà erigere sul monte Ebal pietre intonacate per scrivervi la Legge, e proclamare le maledizioni (capitolo 27). Il capitolo 28, il più lungo del libro, espone le benedizioni dell'obbedienza, «Tu sarai benedetto in città, e benedetto alla campagna» (Dt 28, 3), e, molto più a lungo, le maledizioni dell'apostasia, fino all'assedio e all'esilio: «Che se tu non vorrai ascoltar la voce del Signore Dio tuo […] verran sopra di te tutte queste maledizioni» (Dt 28, 15).
I capitoli 29 e 30 rinnovano l'alleanza, «oltre a quella ch'ei con essi fermò sull'Horeb» (29, 1), e si chiudono sulla grande scelta: «io ti ho oggi proposta la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Eleggi adunque la vita, affinché la vita abbi tu, e i tuoi figliuoli» (Dt 30, 19).
Giosuè, il cantico e la benedizione di Mosè (capitoli 31-33)
Mosè affida il comando a Giosuè e la Legge scritta ai Leviti (capitolo 31). Poi intona il cantico che comincia con «Udite, o cieli, il mio parlare; e ponga mente la terra alle parole della mia bocca» (Dt 32, 1), canto profetico della fedeltà di Dio e dell'ingratitudine di Israele, dove Dio porta il suo popolo «Come aquila che al volo addestra i suoi parti» (Dt 32, 11). Infine benedice le tribù una dopo l'altra (capitolo 33), come Giacobbe aveva fatto alla fine della Genesi.
La morte di Mosè (capitolo 34)
Dal monte Nebo, sulla cima del Phasga, il Signore mostra a Mosè tutta la terra: «Tu l'hai veduta cogli occhi tuoi, e non vi entrerai» (Dt 34, 4). «E ivi si morì Mosè servo di Dio nella terra di Moab, secondo il comando del Signore» (Dt 34, 5); il suo sepolcro «è rimaso ignoto a tutti» (34, 6). Aveva centovent'anni, e «non se gl'indebolì la vista» (34, 7). Il libro si chiude così: «Né si levò mai più in Israele un profeta simile a Mosè, col quale trattasse il Signore faccia a faccia» (Dt 34, 10). La storia prosegue nel libro di Giosuè.
Temi e lettura cattolica del Deuteronomio
San Girolamo, nella lettera a Paolino, chiama il Deuteronomio la seconda legge e la prefigurazione della legge evangelica. La Chiesa lo legge in questa luce.
Un solo Dio, amato con tutto il cuore
Lo Shemà è il primo di tutti i comandamenti. Interrogato su quale sia il più grande, Nostro Signore risponde con il capitolo 6 del Deuteronomio: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l'anima tua, e con tutto il tuo spirito. Questo è il massimo, e primo comandamento» (Mt 22, 37-38), e vi unisce l'amore del prossimo, preso dal Levitico. Il Deuteronomio chiede già più di un'osservanza esteriore: «Circoncidetevi adunque colla circoncisione del cuore» (Dt 10, 16), e Dio promette: «Il Signore Dio tuo circonciderà il cuor tuo, e il cuore de' tuoi figliuoli, affinché tu ami il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore» (Dt 30, 6). La promessa si compie con la grazia.
Il decalogo obbliga i cristiani
I dieci comandamenti di Esodo 20 sono ripresi qui, al capitolo 5: «Io il Signore Dio tuo, che ti condussi fuor della terra di Egitto, della casa di schiavitù» (Dt 5, 6). Il Concilio di Trento (sessione VI, canone 19) ha condannato chi dicesse che i dieci comandamenti non riguardano i cristiani. L'elenco e la numerazione cattolica sono spiegati nei Dieci Comandamenti.
Il Profeta simile a Mosè
«Il Signore Dio tuo ti manderà un profeta della tua nazione, e del numero de' tuoi fratelli come me: lui ascolterai» (Dt 18, 15). San Pietro predica questo versetto come compiuto in Cristo: «il Signore Dio vostro farà a voi sorgere uno trai vostri fratelli, profeta come me» (At 3, 22), e santo Stefano fa lo stesso davanti al sinedrio.
Cristo fatto maledizione per noi
«perocché è maledetto da Dio, chiunque è appeso al legno» (Dt 21, 23). San Paolo scrive: «Cristo ci ha redenti dalla maledizione della legge divenuto per noi maledizione: perché sta scritto: maledetto chiunque pende sul legno» (Gal 3, 13). Al manicheo Fausto, che prendeva questo versetto per un'offesa a Cristo, sant'Agostino risponde che confessare la morte di Cristo è confessare che egli ha portato per noi la maledizione.
Le armi del Signore nella tentazione
Tentato nel deserto, Nostro Signore risponde tre volte al demonio con il Deuteronomio: «Non di solo pane vive l'uomo» (Mt 4, 4, da Dt 8, 3), «Non tenterai il Signore Dio tuo» (Mt 4, 7, da Dt 6, 16) e «adora il Signore Dio tuo, e servi lui solo» (Mt 4, 10, da Dt 6, 13). La Chiesa legge questo Vangelo la prima domenica di Quaresima.
Mosè e Giosuè
Mosè, il legislatore, vede la terra senza entrarvi; Giosuè, il cui nome in greco e in latino è quello di Gesù, fa passare il Giordano al popolo. La lettera agli Ebrei lo nota, e il Martini vi lascia il nome stesso di Gesù: «Imperocché se Gesù avesse dato loro la requie, non avrebbe mai parlato in appresso di un altro giorno» (Eb 4, 8). I Padri, Origene soprattutto nelle Omelie su Giosuè, vi hanno visto la Legge che conduce fino al confine, e Cristo solo che introduce nell'eredità.
L'autorità per giudicare
Le cause difficili vanno portate «da' sacerdoti della stirpe di Levi» (Dt 17, 9), che «ti faranno scorta a giudicare secondo la verità». I commentatori cattolici ne traggono un argomento: se Dio ha dato tale autorità ai pastori dell'Antico Testamento, non ne ha data meno a quelli del Nuovo.
Versetti celebri del Deuteronomio
Deuteronomio 6, 4-9: «Ascolta, o Israele»
È la preghiera che l'Israelita pio recita ogni mattina e ogni sera. Dopo il comandamento dell'amore, Mosè ordina di trasmetterlo: «E gli spiegherai a' tuoi figliuoli, e li mediterai assiso in tua casa, e andando per viaggio, andando a dormire, e alzandoti» (Dt 6, 7), e «gli scriverai sul liminare, e sulle porte della tua casa» (6, 9).
Deuteronomio 31, 6 e 31, 8: «non ti lascerà, e non ti abbandonerà»
Sono tra i versetti più cercati del libro, e si capisce: «Fatevi cuore, siate costanti; non vi prenda timore, o sbigottimento al cospetto di esse: perocché il Signore Dio tuo egli è tuo condottiere, e non ti lascerà, e non ti abbandonerà» (Dt 31, 6). Mosè lo ripete a Giosuè davanti a tutto il popolo: «E il Signore che è vostro condottiere, sarà egli con te: non ti lascerà, e non ti abbandonerà: non temere, e non isbigottirti» (Dt 31, 8). La lettera agli Ebrei riprende questa promessa per ogni cristiano (Eb 13, 5).
Deuteronomio 28: benedizioni e maledizioni
Il capitolo più lungo del libro mette davanti a Israele due strade. Le maledizioni annunciano carestie, malattie, sconfitte e infine la dispersione tra le nazioni: la storia dell'esilio le vedrà avverarsi. Non è fatalismo: è la logica dell'alleanza, che il capitolo 30 riassume nell'invito a scegliere la vita.
Altri versetti cercati
- Dt 5, 6-21: il decalogo, dal «Non avrai altri dei in mio confronto» al «Non desiderare la moglie del prossimo tuo».
- Dt 8, 3: «come non di solo pane vive l'uomo, ma di qualunque cosa, che Dio avrà ordinato», detto della manna.
- Dt 14, 8: «Il porco parimente, perché ha lo zoccolo diviso, ma non rumina, sarà immondo». Le leggi alimentari obbligavano solo Israele e sono tolte nel Nuovo Testamento (Atti 10).
- Dt 15, 11: «Non mancheranno poveri nella terra, dove tu abiterai: per questo io ti comando di allargare la mano verso il tuo fratello necessitoso e povero».
- Dt 18, 10-12: il divieto di ogni divinazione, di chi «interroghi gl'indovini, e dia retta ai sogni, e agli augurii», di chi «consulti i pitonici, o gli astrologi» e di chi «cerchi di sapere da' morti la verità». La Chiesa vi fonda la condanna della magia, dello spiritismo e dell'oroscopo.
- Dt 20: le leggi della guerra, con l'obbligo di offrire la pace a una città prima di assediarla (20, 10).
- Dt 21, 18-21: il figlio «contumace, e protervo», giudicato dagli anziani della città. È una legge penale propria di Israele, che il Vangelo non ha ripreso; ne resta l'insegnamento sul rispetto dovuto ai genitori, il quarto comandamento.
- Dt 22, 5: «La donna non si vestirà da uomo, né l'uomo da donna».
- Dt 22, 28-29: chi disonora una fanciulla non promessa deve pagarne la dote e sposarla, senza poterla mai ripudiare. La legge proteggeva la donna in una società dove la fanciulla disonorata restava senza avvenire.
- Dt 24, 1: il «libello di ripudio». Nostro Signore spiega: «A motivo della durezza del vostro cuore permise a voi Mosè di ripudiare le vostre mogli: per altro da principio non fu cosi» (Mt 19, 8), e restituisce al matrimonio la sua indissolubilità.
- Dt 25, 4: «Non metterai la musoliera al bue, che tribbia le tue biade nell'aia», che san Paolo applica al sostentamento dei ministri del Vangelo (1 Cor 9, 9).
- Dt 30, 14: «Ma molto vicina a te ell'è la parola, ell'è nella tua bocca, e nel cuor tuo», che san Paolo legge come «la parola della fede, che noi predichiamo» (Rm 10, 8).
Il Deuteronomio nel canone e nella liturgia
Il Deuteronomio è il quinto libro dell'Antico Testamento in tutte le Bibbie ed è sempre stato contato tra i libri della Legge; il Concilio di Trento, definendo il canone nella sessione IV (1546), lo nomina per ultimo tra i cinque libri di Mosè. Il Martini, che traduce dalla Vulgata, ne conserva i nomi propri latini: Horeb, Phasga, Sehon, Chananeo. In pochi punti la numerazione dei versetti è diversa da quella delle Bibbie moderne italiane: i passaggi tra i capitoli 12 e 13, 22 e 23, 28 e 29 sono spostati di un versetto (il 28, 69 dell'ebraico è qui il 29, 1).
Nel messale del 1962 l'ultima delle quattro profezie della Veglia pasquale è Deuteronomio 31, 22-30, seguita dal tratto Attende caelum, tratto dal cantico di Mosè (32, 1-4); vedete il Triduo pasquale. Il sabato delle Quattro Tempora di Quaresima, nella sua forma lunga, si apre con due letture del Deuteronomio, 26, 12-19 e 11, 22-25. Il Vangelo della prima domenica di Quaresima è quello delle tentazioni, con le tre risposte tratte dal Deuteronomio; quello della diciassettesima domenica dopo Pentecoste (Mt 22, 34-46) riporta il primo comandamento, e quello della dodicesima (Lc 10, 23-37) lo fa recitare al dottore della legge prima della parabola del buon Samaritano. Nel Breviario romano il cantico di Mosè del capitolo 32, Audite caeli, si canta alle seconde Lodi del sabato, quelle dei giorni di penitenza, che potete pregare nel Breviario.
Come leggere il Deuteronomio
Leggetelo come le ultime parole di Mosè, a voce alta se possibile: è stato scritto per essere ascoltato. Cominciate dai capitoli 1-11 e 27-34, i discorsi e l'addio; prendete poi il codice dei capitoli 12-26 un capitolo alla volta, chiedendovi che cosa ogni legge insegna della santità di Dio e della sua misericordia verso i deboli. Distinguete, come fa la Chiesa, tre specie di precetti: i morali, come il decalogo, che restano per sempre; i cerimoniali, sui sacrifici e sui cibi, compiuti e aboliti in Cristo; i giudiziali, propri dello Stato di Israele. Tenete a portata di mano i Numeri per i fatti che Mosè ricorda, e il Vangelo per i versetti che Nostro Signore ha fatti suoi. Il resto della Scrittura è nella Bibbia di Iter Fidei.
Domande Frequenti
Che cosa significa la parola Deuteronomio?
Significa “seconda legge”, dal greco attraverso il latino Deuteronomium. Il libro ripete e spiega la Legge data al Sinai, aggiungendo nuovi precetti, prima dell'ingresso nella terra promessa. Gli Ebrei lo chiamano dalle prime parole, «Queste sono le parole».
Chi ha scritto il Deuteronomio?
La Chiesa ha sempre ricevuto Mosè come autore del Deuteronomio, come di tutto il Pentateuco. Il libro dice che «Scrisse adunque Mosè questa legge» e la consegnò ai Leviti (Dt 31, 9 e 24), e Nostro Signore come i Padri ne parlano come della sua Legge. La Commissione Biblica (1906) lo ha confermato, ammettendo che Mosè possa essersi servito di segretari.
Mosè ha raccontato la propria morte?
Il racconto della sua morte, nel capitolo 34, è comunemente attribuito a un'altra mano. Un'antica tradizione ebraica, riferita dal Talmud, ne fa opera di Giosuè, e molti commentatori cattolici l'hanno seguita. Giuseppe Flavio e Filone pensavano invece che Mosè l'avesse scritto egli stesso, per profezia.
Di cosa parla il libro del Deuteronomio?
Raccoglie l'addio di Mosè a Israele prima dell'ingresso nella terra promessa. Ricorda i quarant'anni nel deserto, ripete i dieci comandamenti e la Legge, rinnova l'alleanza, stabilisce Giosuè, benedice le tribù e si chiude con la morte di Mosè sul monte Nebo. Il messaggio centrale è amare l'unico vero Dio con tutto il cuore e scegliere la vita osservando i suoi comandamenti.
Che cosa vuol dire «Ascolta, o Israele»?
È l'inizio dello Shemà (Dt 6, 4-9), la professione di fede di Israele: «il Signore Dio nostro è un Dio solo». Afferma l'unicità di Dio e comanda di amarlo con tutto il cuore, tutta l'anima e tutte le forze. Nostro Signore lo cita come il primo di tutti i comandamenti (Mc 12, 29).
Quanti capitoli ha il Deuteronomio?
Trentaquattro, lo stesso numero nelle Bibbie cattoliche e protestanti. Il più lungo è il capitolo 28, le benedizioni e le maledizioni; il più breve è l'ultimo, che racconta la morte di Mosè.
Chi è il successore di Mosè secondo il Deuteronomio?
Giosuè, figlio di Nun. Mosè gli affida il comando davanti a tutto Israele (31, 7-8), e il libro precisa che Giosuè «fu ripieno di spirito di sapienza, perché Mosè gli aveva imposte le sue mani» (34, 9). È lui che conduce il popolo oltre il Giordano.
Il Deuteronomio si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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