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Il libro dei Numeri
Il libro dei Numeri, quarto libro di Mosè, racconta i quarant'anni d'Israele nel deserto, dal Sinai alle pianure di Moab: i due censimenti, la ribellione di Cades, il serpente di bronzo, Balaam e la stella di Giacobbe, la benedizione «Il Signore ti benedica». Qui sotto trovate i trentasei capitoli nel testo del Martini con la Vulgata a fronte; la guida ne dà il riassunto, l'autore, il significato e i versetti più cercati.
Leggere Numeri: 36 capitoli
Il libro dei Numeri si apre ai piedi del Sinai, quando il Signore parla a Mosè «il primo dì del secondo mese, il secondo anno dell'uscita loro dall'Egitto» (Nm 1, 1), e si chiude quasi trentanove anni più tardi «nelle pianure di Moab lungo il Giordano dirimpetto a Gerico» (Nm 36, 13). Tra questi due versetti si svolge la storia di una generazione che aveva visto le meraviglie di Dio e rifiutò di fidarsi di lui, e quella dei figli che ereditarono la promessa al suo posto.
Non è un registro di cifre, come il nome farebbe pensare, ma il racconto di un cammino, con le sue mormorazioni, i suoi castighi e la fedeltà di Dio che non viene meno. San Paolo lo dice in una riga: «queste cose tutte accadevan loro in figura: e sono state scritte per avvertimento di noi» (1 Cor 10, 11).
Perché si chiama libro dei Numeri?
Il nome viene dai due censimenti del popolo. All'inizio Dio comanda a Mosè: «Fate il novero di tutti quanti i maschi di tutta la moltitudine de' figliuoli d'Israele» (Nm 1, 2), cioè degli uomini dai vent'anni in su atti alle armi. Se ne contano «Secento tre mila cinquecento cinquanta uomini» (Nm 1, 46). Nelle pianure di Moab un secondo censimento dà «secento un mila, e settecento trenta» (Nm 26, 51), e tra loro «non ne rimase nissuno, eccettuato Caleb figliuolo di Jephone, e Giosuè figliuolo di Nun» (26, 65), di quelli contati la prima volta.
La Bibbia greca dei Settanta ha dunque intitolato il libro Arithmoi, “Numeri”, che la Vulgata di san Girolamo rende con Liber Numeri; il nome italiano viene dal latino. La Bibbia ebraica lo chiama con una parola del primo versetto, Bemidbar, “nel deserto”: e in effetti è il libro del deserto.
Chi ha scritto il libro dei Numeri?
La Chiesa ha ricevuto i Numeri come opera di Mosè, che li ha scritti con la Genesi, l'Esodo, il Levitico e il Deuteronomio, i cinque libri del Pentateuco. Il Concilio di Trento, nella sessione IV (1546), li nomina insieme come i libri di Mosè.
Il libro porta la propria testimonianza. Delle tappe d'Israele si dice che furono «Descritte da Mosè secondo i luoghi degli alloggiamenti» (Nm 33, 2): è uno dei passi del Pentateuco attribuiti espressamente alla sua penna. Le liste di nomi e di cifre suppongono una trasmissione scritta molto antica. E Nostro Signore stesso si appoggia su questo libro: «E siccome Mosè innalzò nel deserto il serpente; nella stessa guisa fa d'uopo, che sia innalzato il Figliuolo dell'uomo» (Gv 3, 14).
La Pontificia Commissione Biblica, rispondendo il 27 giugno 1906 sotto san Pio X, ha insegnato che gli argomenti della critica non permettono di negare che Mosè sia l'autore del Pentateuco. Ammetteva che egli abbia usato fonti anteriori, affidato la redazione a segretari che rendessero fedelmente il suo pensiero, e che ritocchi posteriori non tocchino la sostanziale autenticità mosaica. Molti esegeti moderni pensano invece che i Numeri siano stati compilati da più fonti tardive, in gran parte dopo l'esilio; lo segnaliamo perché la domanda è frequente, ma l'insegnamento trasmesso dalla Chiesa è quello che abbiamo ricordato.
Quando è stato scritto il libro dei Numeri?
Secondo la tradizione, Mosè compose i Numeri durante i quarant'anni del deserto e li terminò nelle pianure di Moab, poco prima della morte; il Deuteronomio si apre subito dopo, «Il quarantesimo anno, l'undecimo mese, il primo del mese» (Dt 1, 3). La Scrittura pone l'uscita dall'Egitto quattrocentottant'anni prima della fondazione del Tempio di Salomone (III Re 6, 1); il calcolo che se ne ricava di solito colloca questi fatti nel XV secolo avanti Cristo, altri preferiscono il XIII, e la Chiesa non ha fissato la cronologia. Il libro fu scritto anzitutto per i figli della generazione morta nel deserto, alla vigilia di passare il Giordano.
Di cosa parla il libro dei Numeri? Riassunto
I Numeri raccontano un viaggio, dal Sinai al Giordano. Coprono quasi trentanove anni, ma ne narrano soprattutto l'inizio e la fine: in mezzo c'è il lungo silenzio della generazione condannata.
I preparativi della partenza (capitoli 1-10)
Nei capitoli 1 - 4 le tribù sono contate e si accampano intorno al tabernacolo, tre per lato, mentre la tribù di Levi è messa da parte per il santuario: «Io ho preso da' figliuoli d'Israele i Leviti in luogo di tutti i primogeniti» (Nm 3, 12). Il capitolo 5 regola alcune leggi di purità, e il capitolo 6 dà la legge del nazireo e la benedizione sacerdotale. Il capitolo 7, il più lungo del libro, enumera le offerte dei dodici principi.
Nei capitoli 8 e 9 vengono la consacrazione dei Leviti, la seconda Pasqua e la nube posata sul tabernacolo: «Dalla sera poi fino al mattino era sopra il padiglione come una fiamma» (Nm 9, 15). Nel capitolo 10 suonano le trombe d'argento, la nube si alza e Israele si mette in cammino. Ogni volta che l'arca si alza, Mosè dice: «Sorgi, o Signore, e sieno dispersi i tuoi nimici, e fuggano dal tuo cospetto coloro, che ti odiano» (Nm 10, 35).
Le ribellioni nel deserto (capitoli 11-14)
Le mormorazioni cominciano subito. Nel capitolo 11 il popolo rimpiange i pesci d'Egitto, «i cocomeri, i poponi e i porri, e le cipolle, e gli agli» (11, 5): «L'anima nostra è languente: gli occhi nostri non veggono altro, che manna» (11, 6). Dio manda le quaglie, e lo spirito di Mosè è comunicato a settanta anziani; a Giosuè geloso per il suo maestro Mosè risponde: «Chi mi darà, che profeti tutto il popolo, e che il Signore dia a lui il suo spirito?» (Nm 11, 29). Nel capitolo 12 Maria e Aronne parlano contro Mosè, che «era il più mansueto di quanti uomini viveano sopra la terra» (12, 3), e Maria è colpita dalla lebbra.
Poi, nei capitoli 13 e 14, dodici uomini vanno a esplorare la terra di Canaan. Ne riportano un grappolo d'uva che due uomini portano «appeso ad un bastone» (Nm 13, 24), ma dieci di loro screditano il paese: «La terra, che abbiamo scorsa, divora i suoi abitanti» (13, 33). Solo Caleb e Giosuè incoraggiano il popolo: «il Signore è con noi, non temete» (Nm 14, 9). Quando l'assemblea si solleva, Dio pronuncia la sentenza: «I vostri figliuoli saran raminghi per quarant'anni nel deserto» (Nm 14, 33), «si conterà un anno per un giorno» (14, 34).
Gli anni della generazione condannata (capitoli 15-19)
Il capitolo 15 aggiunge leggi sui sacrifici e sulle frange dei mantelli, «Mirando le quali si ricordino di tutti i comandamenti del Signore» (15, 39). Nel capitolo 16 Core, Dathan e Abiron si ribellano contro il sacerdozio di Aronne; la terra si spalanca, ed essi «sceser vivi all'inferno» (Nm 16, 33), mentre Aronne, col turibolo in mano, sta «di mezzo tra i morti e i vivi» (16, 48) finché il flagello cessa.
Nel capitolo 17, tra le dodici verghe delle tribù, solo quella di Aronne fiorisce in una notte e porta mandorle; la si conserva nel tabernacolo. I capitoli 18 e 19 fissano la parte dei sacerdoti e dei Leviti e il rito della giovenca rossa, le cui ceneri servono a fare «l'acqua di aspersione» (Nm 19, 9) per purificare chi ha toccato un morto.
Da Cades alle pianure di Moab (capitoli 20-25)
Il quarantesimo anno, nel capitolo 20, Maria muore a Cades. Dio ordina a Mosè di parlare alla roccia, ma Mosè «avendo percossa due volte colla verga la pietra» (Nm 20, 11) si sente dire che non introdurrà il popolo nella terra promessa; Aronne muore sul monte Hor. Nel capitolo 21 serpenti brucianti puniscono una nuova mormorazione, e Mosè innalza il serpente di bronzo; Israele sconfigge Sehon e Og.
I capitoli 22 - 24 raccontano la storia di Balaam, chiamato da Balac, re di Moab, per maledire Israele: l'asina gli parla per strada, ed egli non può che benedire. Nel capitolo 25 Israele si lascia trascinare al culto di Beelphegor, per consiglio di Balaam come si saprà più avanti (31, 16), e lo zelo di Phinees ottiene alla sua stirpe «il patto del sacerdozio» eterno (Nm 25, 13).
La nuova generazione alle soglie della promessa (capitoli 26-36)
Dopo il secondo censimento del capitolo 26, le figlie di Salphaad ottengono l'eredità del padre (capitolo 27), e Mosè impone le mani a Giosuè perché gli succeda, «affinché non sia il popolo del Signore come un branco di pecore senza pastore» (Nm 27, 17).
I capitoli 28 - 30 fissano i sacrifici quotidiani e quelli delle feste, poi la legge dei voti; i capitoli 31 e 32 raccontano la guerra contro Madian, in cui Balaam è ucciso, e lo stanziamento di Ruben, di Gad e di mezza tribù di Manasse a oriente del Giordano. Il capitolo 33 elenca le tappe dall'Egitto, e i capitoli 34 - 36 fissano i confini della terra, le città dei Leviti e le sei città di rifugio. La storia prosegue nel Deuteronomio e si compie nel libro di Giosuè, quando la nuova generazione passa il Giordano.
Temi e lettura cattolica del libro dei Numeri
Dio resta fedele
Che cosa insegna il libro dei Numeri? Anzitutto che Dio resta fedele anche quando il suo popolo non lo è. «Dio non è come l'uomo, che può mentire: né come il figliuolo dell'uomo, che può mutarsi» (Nm 23, 19): la promessa fatta ad Abramo è mantenuta, ma passa dagli increduli ai loro figli. La Lettera agli Ebrei domanda: «E con quali uomini fu egli disgustato per quaranta anni, se non con que', che peccarono, de' quali furono stesi al suolo i cadaveri nel deserto?» (Eb 3, 17). La Chiesa ripete questo avvertimento ogni giorno all'invitatorio del Mattutino, con il Salmo 94, Venite (95 nelle Bibbie moderne): «Oggi se la voce di lui udirete, non vogliate indurare i vostri cuori» (Sal 94, 8), e «Per quarant'anni fui disgustato altamente con quella generazione» (Sal 94, 10).
Il sacerdozio voluto da Dio
Il libro insegna poi che Dio governa il suo popolo per mezzo di un sacerdozio che egli stesso ha istituito: la verga fiorita di Aronne risponde alla ribellione di Core. «Né alcuno tal onore da se si appropria, ma chi è chiamato da Dio, come Aronne» (Eb 5, 4); e san Giuda mette chi si leva contro l'autorità legittima tra quelli che «son periti nella ribellione di Core» (Gd 11). I Leviti non hanno parte nella terra, perché Dio dice ad Aronne: «io tua porzione, ed eredità in mezzo a' figliuoli d'Israele» (Nm 18, 20); la tradizione vi ha visto il modello del chierico che ha scelto il Signore per eredità.
Le figure di Cristo e dei sacramenti
San Paolo legge il cammino nel deserto come l'ombra della vita cristiana: gli Israeliti «tutti mangiarono dello stesso cibo spirituale» e «bevevano della pietra spirituale, che gli accompagnava: e quella pietra era Cristo» (1 Cor 10, 3-4). La manna, disprezzata come «questo leggerissimo cibo» (Nm 21, 5), annuncia il vero pane del cielo. Le ceneri della giovenca rossa prefigurano il sangue di Cristo: se la cenere di vacca santificava «quanto alla mondezza della carne», «Quanto più il sangue di Cristo […] monderà la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9, 13-14).
Il serpente di bronzo è la più grande di queste figure, perché Nostro Signore l'ha applicata a sé: «chiunque essendo ferito lo mirerà, avrà vita» (Nm 21, 8). L'immagine di ciò che dava la morte, innalzata su un legno, guariva chi la guardava; così Cristo innalzato sulla Croce guarisce chi lo guarda con fede, «Affinchè chiunque in lui crede, non perisca; ma abbia la vita eterna» (Gv 3, 15). Per questo la Chiesa legge Numeri 21 al Mattutino dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre.
Giosuè, a cui Mosè «ad Osee figliuolo di Nun diede il nome di Giosuè» (Nm 13, 17), porta il nome stesso di Gesù; ed è lui, non Mosè il legislatore, che fa entrare il popolo nella terra: la Legge conduce fino alla soglia, Gesù solo introduce. Origene, nelle Omelie sui Numeri, e san Girolamo, nella lettera a Fabiola sulle tappe d'Israele, leggono gli accampamenti del deserto come il pellegrinaggio dell'anima verso il cielo.
La verga di Aronne e la Vergine Maria
La verga che fiorisce senza radice e senza acqua, «gettati i bottoni, n'erano usciti i fiori, e aperte le foglie si formavano le mandorle» (Nm 17, 8), è stata letta dai Padri e dagli autori spirituali come figura della Vergine, che ha concepito e dato alla luce il Figlio senza perdere la verginità. Il Messale del 1962 rimanda proprio a questo versetto il verso alleluiatico Virga Iesse floruit: Virgo Deum et hominem genuit, che ricorre in diverse Messe della Madonna. Vi si è visto anche il legno morto che rinverdisce, immagine della Passione e della Risurrezione.
Versetti celebri del libro dei Numeri
Numeri 6, 24-26: «Il Signore ti benedica»
È il passo più cercato del libro, la benedizione che Dio stesso dà a Mosè perché Aronne e i suoi figli benedicano Israele (Nm 6, 22-27): «Il Signore ti benedica, e ti custodisca. Il Signore ti mostri la sua faccia, e abbia pietà di te. Il Signore rivolga a te la sua faccia, e diati pace» (6, 24-26). E Dio aggiunge: «Ed eglino invocheranno il nome mio sopra i figliuoli d'Israele, e io li benedirò» (6, 27). In latino suona Benedicat tibi Dominus, et custodiat te. San Francesco d'Assisi la scrisse di sua mano per frate Leone, sul foglietto oggi custodito ad Assisi, aggiungendo: Dominus benedicat, frater Leo, te. Il nuovo lezionario la legge il 1° gennaio, ed è per questo che molti la cercano a inizio d'anno.
Numeri 24, 17: la stella di Giacobbe
«Io lo vedrò, ma non ora: fisserò in lui lo sguardo, ma non da vicino: Di Giacobbe nascerà una stella, e spunterà da Israele una verga» (Nm 24, 17). È l'ultimo oracolo di Balaam, che i Padri hanno letto come profezia del Messia. Origene, nel Contro Celso (I, 59-60), pensa che i Magi conoscessero questa profezia e riconobbero così la stella di cui parla san Matteo: «abbiamo veduto la sua stella nell'oriente, e siamo venuti per adorarlo» (Mt 2, 2). Vedete il nostro articolo sui Re Magi.
Numeri 21: il serpente di bronzo
«Fece adunque Mosè un serpente di bronzo, e lo pose come segno: e mirandolo quelli che eran piagati, ricuperavan la sanità» (Nm 21, 9). Secoli dopo il re Ezechia lo fece a pezzi, perché il popolo gli bruciava incenso: «fece in pezzi il serpente di bronzo fatto da Mosè» (IV Re 18, 4, 2 Re nelle Bibbie moderne). L'immagine guariva per ordine di Dio, non per virtù propria; diventata idolo, fu distrutta.
Numeri 22-24: Balaam e l'asina
«E il Signore aperse la bocca dell'asina, ed ella disse: Che ti ho fatt'io? perché omai per la terza volta mi batti?» (Nm 22, 28). San Pietro ricorda che «una muta bestia da soma, umana voce parlando, raffrenò la stoltezza del profeta» (2 Pt 2, 16). Balaam pronuncia anche una preghiera divenuta proverbiale: «Possa io morire della morte de' giusti, e simile al loro sia il mio fine» (Nm 23, 10).
Altri versetti cercati
- Nm 20, 8-13: l'acqua dalla roccia, «l'acqua di contraddizione».
- Nm 12, 3: Mosè, l'uomo più mansueto della terra.
- Nm 14, 33-34: i quarant'anni, un anno per ogni giorno di esplorazione.
- Nm 19: la giovenca rossa e l'acqua di purificazione.
- Nm 23, 19: Dio non mente e non muta.
- Nm 32, 23: «sappiate, che il vostro peccato vi coglierà».
Il libro dei Numeri nel canone e nella liturgia
I Numeri sono il quarto libro della Bibbia e del Pentateuco, tra il Levitico e il Deuteronomio, in tutte le Bibbie; il loro posto non è mai stato contestato. Le Bibbie differiscono solo per alcune divisioni di versetti, che conviene conoscere quando si cerca un passo. Il Martini segue la Vulgata, in cui il capitolo 16 ha cinquanta versetti: la fine della ribellione di Core, con Aronne tra i morti e i vivi, è qui al versetto 48 del capitolo 16, e la verga fiorita al versetto 8 del capitolo 17, mentre le Bibbie tradotte dall'ebraico pongono questi passi in 17, 13 e 17, 23. Anche il capitolo 13 è spostato di un versetto (il cambio di nome di Giosuè è qui 13, 17, altrove 13, 16), e così il passaggio tra i capitoli 29 e 30.
Nel Messale del 1962 la lezione del venerdì dopo la terza domenica di Quaresima è tratta da Numeri 20 (versetti 1, 3 e 6-13), l'acqua scaturita dalla roccia, e il Vangelo dello stesso giorno è quello della Samaritana, a cui Cristo promette l'acqua viva. Nel Breviario romano le lezioni del primo notturno dell'Esaltazione della Santa Croce (14 settembre) sono Numeri 21, 1-9, il serpente di bronzo. I quaranta giorni della Quaresima rispondono ai quarant'anni d'Israele nel deserto; l'Ufficio del giorno si prega nel Breviario.
Come leggere il libro dei Numeri
Leggetelo come un viaggio, non come un registro. Seguite prima il racconto, nei capitoli 10-14 e 20-27, poi tornate alle liste e alle leggi, che hanno anch'esse il loro insegnamento: Dio conta il suo popolo uno per uno, e lo ordina intorno alla sua dimora. Tenete accanto il capitolo 10 della prima Lettera ai Corinzi, che è il commento di san Paolo a questo libro, e il capitolo 3 della Lettera agli Ebrei. La Quaresima è un tempo particolarmente adatto per leggerlo. La figura di Mosè, guida paziente e intercessore, domina tutto il libro. Gli altri libri sono nella Bibbia di Iter Fidei.
Domande Frequenti
Di cosa parla il libro dei Numeri?
Racconta i quarant'anni d'Israele nel deserto, dalla partenza dal Sinai all'arrivo nelle pianure di Moab, davanti a Gerico. Riferisce due censimenti, la ribellione che condannò una generazione a vagare nel deserto, il serpente di bronzo, le profezie di Balaam e molte leggi. Si chiude su una nuova generazione pronta a entrare nella terra promessa sotto la guida di Giosuè.
Chi ha scritto il libro dei Numeri?
La Chiesa ha sempre ricevuto il libro dei Numeri come opera di Mosè, autore dei cinque libri del Pentateuco. Il libro dice che Mosè annotò le tappe del viaggio (Nm 33, 2), e il Concilio di Trento lo pone tra i libri di Mosè. La Commissione Biblica (1906) ha mantenuto l'origine mosaica, ammettendo l'uso di fonti e di segretari.
Perché si chiama libro dei Numeri?
Per i due censimenti del popolo, ai capitoli 1 e 26, che danno il numero degli uomini atti alle armi di ogni tribù. Il nome viene dal greco Arithmoi attraverso il latino Numeri. Gli Ebrei lo chiamano Bemidbar, “nel deserto”.
Quanti capitoli ha il libro dei Numeri?
Trentasei, che coprono quasi trentanove anni della storia d'Israele; il più lungo è il capitolo 7, sulle offerte dei dodici principi. Alcuni numeri di versetto differiscono tra la Vulgata, seguita dal Martini, e le Bibbie tradotte dall'ebraico.
Dove si trova la benedizione «Il Signore ti benedica e ti custodisca»?
Nel libro dei Numeri, capitolo 6, versetti 24-26. È la benedizione che Dio affida ad Aronne e ai sacerdoti: il Signore ti benedica e ti custodisca, ti mostri la sua faccia e abbia pietà di te, rivolga a te la sua faccia e ti dia pace. San Francesco la scrisse per frate Leone.
Perché Mosè non entrò nella terra promessa?
Alle acque di contraddizione Dio aveva ordinato a Mosè di parlare alla roccia, ma Mosè la percosse due volte con la verga. Il Signore disse allora a Mosè e ad Aronne: «Perché voi non avete creduto a me per far conoscere la mia santità dinanzi a' figliuoli d'Israele, voi non introdurrete questi popoli nella terra» (Nm 20, 12). Mosè vide il paese da lontano prima di morire, e Giosuè vi condusse il popolo.
Chi era Balaam?
Balaam, figlio di Beor, era un indovino che Balac, re di Moab, chiamò per maledire Israele. Dio lo fermò per strada con l'asina e gli mise in bocca benedizioni, tra cui la profezia della stella di Giacobbe. Ma diede poi il consiglio che fece cadere Israele nell'idolatria di Beelphegor, e morì nella guerra contro Madian (Nm 31, 8); il Nuovo Testamento lo cita come il tipo del profeta venale (2 Pt 2, 15; Ap 2, 14).
Il libro dei Numeri si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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