La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 95 (Vulgata 94): Venite, exsultemus, il salmo invitatorio
Venite, exsultemus
Il salmo 95 delle Bibbie moderne è il salmo 94 della Vulgata, il *Venite, exsultemus Domino*: «Venite, esultiamo nel Signore», il salmo con cui la Chiesa apre ogni giorno la preghiera della notte. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, l'«oggi» della Lettera agli Ebrei, la forma dell'invitatorio nel Breviario del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 94 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 93.
1 Laus cantici ipsi David. Venite, exsultemus Domino ; jubilemus Deo salutari nostro ;
1 Lauda, ovver cantico dello stesso Davidde. Venite, esultiamo nel Signore, cantiam le lodi di Dio Salvator nostro:
2 præoccupemus faciem ejus in confessione, et in psalmis jubilemus ei :
2 Corriamo a presentarci davanti a lui coll'orazione, e co' salmi celebriamo le sue lodi.
3 quoniam Deus magnus Dominus, et rex magnus super omnes deos.
3 Imperocché il Signore è un Dio grande, e un re grande sopra tutti gli Dei.
4 Quia in manu ejus sunt omnes fines terræ, et altitudines montium ipsius sunt ;
4 Perocché l'ampiezza tutta della terra egli tiene nella sua mano, e a lui gli altissimi monti appartengono.
5 quoniam ipsius est mare, et ipse fecit illud, et siccam manus ejus formaverunt.
5 Perocché di lui è il mare, ed egli lo fece, e dalle mani di lui fu fondata l'arida terra.
6 Venite, adoremus, et procidamus, et ploremus ante Dominum qui fecit nos :
6 Venite, adoriamolo, e prostriamoci, e spargiamo lagrime dinanzi al Signore, di cui siamo fattura:
7 quia ipse est Dominus Deus noster, et nos populus pascuæ ejus, et oves manus ejus.
7 Imperocché egli è il Signore Dio nostro, e noi popolo de' suoi paschi, e pecorelle di suo governo.
8 Hodie si vocem ejus audieritis, nolite obdurare corda vestra
8 Oggi se la voce di lui udirete, non vogliate indurare i vostri cuori;
9 sicut in irritatione, secundum diem tentationis in deserto, ubi tentaverunt me patres vestri : probaverunt me, et viderunt opera mea.
9 Come nel luogo dell'altercazione al dì della tentazione nel deserto, dove tentaron me i padri vostri, fecer prova di me, e videro le opere mie.
10 Quadraginta annis offensus fui generationi illi, et dixi : Semper hi errant corde.
10 Per quarant'anni fui disgustato altamente con quella generazione, e dissi: Costoro van sempre errando col cuore.
11 Et isti non cognoverunt vias meas : ut juravi in ira mea : Si introibunt in requiem meam.
11 Ed eglino non han conosciute le mie vie; ond'io giurai sdegnato: Non entreranno nella mia requie.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 95 o salmo 94?
Il Venite porta due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 95; la Vulgata, il Martini e tutti i libri liturgici latini lo chiamano salmo 94, perché uniscono in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Nei foglietti e nei libri liturgici italiani si trova spesso la doppia indicazione “Sal 94 (95)”: è il salmo del ritornello “Ascoltate oggi la voce del Signore”.
Da qui due equivoci frequenti. Chi cerca «salmo 95» in un libro che segue la Vulgata trova un altro testo, il Cantate Domino, «Cantate al Signore un nuovo cantico», che è il salmo 96 delle Bibbie moderne (Vulgata 95). E il salmo 94 di una Bibbia moderna è il Deus ultionum, «Il Signore è il Dio delle vendette», che trovate alla pagina del salmo 94 (Vulgata 93). I versetti, invece, hanno lo stesso numero nelle due numerazioni. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 95?
Il salmo ha due parti: un invito gioioso alla lode e all'adorazione, poi, al versetto 8, un avvertimento pronunciato da Dio stesso. Il titolo della Vulgata, che il Martini rende «Lauda, ovver cantico dello stesso Davidde», manca nell'ebraico.
«Venite, esultiamo»: la lode (v. 1-5)
La prima parola è un appello comunitario: «Venite, esultiamo nel Signore, cantiam le lodi di Dio Salvator nostro» (v. 1). Non si prega da soli: ci si chiama a vicenda. «Corriamo a presentarci davanti a lui coll'orazione, e co' salmi celebriamo le sue lodi» (v. 2). Il motivo segue subito: «Imperocché il Signore è un Dio grande, e un re grande sopra tutti gli Dei» (v. 3). Tutto il creato gli appartiene, dalle profondità della terra alle cime dei monti, fino al mare: «di lui è il mare, ed egli lo fece, e dalle mani di lui fu fondata l'arida terra» (v. 5).
«Venite, adoriamolo»: il pastore e il gregge (v. 6-7)
Il secondo «Venite» cambia postura. Dopo le grida di gioia viene la prostrazione: «Venite, adoriamolo, e prostriamoci, e spargiamo lagrime dinanzi al Signore, di cui siamo fattura» (v. 6). La Vulgata aggiunge qui le lacrime, ploremus, che l'ebraico non ha: l'adorazione si fa anche contrizione. Poi il Creatore si rivela Pastore: «egli è il Signore Dio nostro, e noi popolo de' suoi paschi, e pecorelle di suo governo» (v. 7). È l'immagine del salmo 23 (Vulgata 22), Il Signore mi governa, e quella del salmo 100 (Vulgata 99), Jubilate Deo: «egli ci ha fatti, e noi stessi non ci siam fatti da noi».
«Oggi»: l'avvertimento (v. 8-11)
Al versetto 8, senza transizione, la voce cambia: «Oggi se la voce di lui udirete, non vogliate indurare i vostri cuori» (v. 8). Parla Dio, e ricorda il deserto, quando Israele, appena uscito dall'Egitto, mormorò per la mancanza d'acqua: «al dì della tentazione nel deserto, dove tentaron me i padri vostri, fecer prova di me, e videro le opere mie» (v. 9). Il libro dell'Esodo racconta che Mosè chiamò quel luogo «Tentazione a causa della mormorazione de' figliuoli d'Israele» (Esodo 17, 7); l'ebraico dice Massa e Meriba, “prova” e “contesa”, e il Martini traduce il secondo nome con «luogo dell'altercazione».
Il rimprovero abbraccia quarant'anni di infedeltà: «Costoro van sempre errando col cuore» (v. 10). E la sentenza è grave: «ond'io giurai sdegnato: Non entreranno nella mia requie» (v. 11). Il salmo finisce su questa minaccia, senza tornare alla gioia dell'inizio: la lode che non diventa obbedienza non vale nulla.
«Oggi se la voce di lui udirete»: la Lettera agli Ebrei
Il Nuovo Testamento ha fatto di questo salmo una predica. La Lettera agli Ebrei cita i versetti 8-11 introducendoli così: «conforme dice lo Spirito santo»; e prosegue: «oggi se udirete la voce di lui» (Ebrei 3, 7). Ne trae un'esortazione pressante: il «riposo» che la generazione del deserto ha mancato non era soltanto la terra di Canaan, ma il riposo di Dio stesso, che resta promesso al popolo cristiano.
E l'«oggi» del salmo dura quanto dura la vita presente: Dio, dice l'autore sacro, «Stabilisce di nuovo un dato giorno, oggi, dicendo presso Davidde, tanto tempo dopo» (Ebrei 4, 7). Ogni mattina in cui la Chiesa ricanta il Venite, quell'oggi si rinnova.
I Padri e il Venite
Sant'Agostino, commentando il versetto 2 nelle Enarrationes in Psalmos, si ferma sul latino præoccupemus faciem ejus in confessione, che il Martini rende con «Corriamo a presentarci davanti a lui coll'orazione». Ricorda che nella Scrittura confessio è insieme la lode di Dio e l'accusa dei propri peccati, e ne ricava un consiglio: prevenire il volto del Giudice accusandosi prima che egli venga, perché chi confessa la colpa anticipa la sentenza.
Il «Dio Salvator nostro» del versetto 1 i Padri lo hanno riconosciuto in Cristo, sulla scia di san Paolo, per il quale la roccia da cui scaturì l'acqua nel deserto «era Cristo» (1 Corinzi 10, 4). E il «riposo» promesso è la vita eterna, il sabato senza tramonto di cui parla Agostino alla fine della Città di Dio.
Il salmo 95 nella liturgia: l'invitatorio
Il Breviario romano del 1962 ne fa l'invitatorio del Mattutino, ogni giorno: prima di ogni altra cosa, l'Ufficio della notte comincia con questo invito ad adorare. L'uso è antichissimo: la Regola di san Benedetto, nel capitolo 9, prescrive già all'inizio delle Vigilie il salmo 94 “con antifona”, cum antiphona.
Come si canta l'invitatorio
La forma è propria. Un'antifona, l'invitatorio vero e proprio, cambia secondo il giorno o la festa. Si canta due volte all'inizio, poi si ripete, ora intera ora a metà, fra le strofe del salmo, così che l'appello torna come un ritornello; dopo il Gloria Patri la si riprende ancora una volta per intero. A metà del salmo, alle parole Venite, adoremus, et procidamus ante Deum, il coro si inginocchia.
Il Breviario conserva per questo uso una versione latina più antica della Vulgata, quella del salterio romano, un poco diversa dal testo latino che il lettore dà a fronte. Per esempio, al versetto 4 aggiunge quoniam non repellet Dominus plebem suam, “perché il Signore non respingerà il suo popolo”, parole che non sono nel testo della Vulgata.
Le antifone del giorno
Nel salterio del 1962 ogni giorno ha la sua antifona feriale, quasi tutte prese dal salmo stesso: il lunedì Venite, exsultemus Domino, il martedì Jubilemus Deo, salutari nostro, il mercoledì Deum magnum Dominum, venite adoremus, il sabato Populus Domini, et oves pascuæ ejus, venite adoremus. I tempi e le feste hanno le loro: in Avvento Regem venturum Dominum, venite adoremus; a Natale Christus natus est nobis, venite adoremus; nel tempo di Passione, proprio con il versetto 8, Hodie, si vocem Domini audieritis, nolite obdurare corda vestra; nel tempo pasquale Surrexit Dominus vere, alleluia. Potete trovare l'invitatorio di oggi nel breviario del giorno, o con lo strumento Divinum Officium.
Le eccezioni
Alcune eccezioni sono rivelatrici. Nell'Ufficio dei defunti l'invitatorio è Regem, cui omnia vivunt, venite adoremus, “Il Re per il quale tutti vivono, venite, adoriamo”: il Venite apre così anche la preghiera per i morti. Negli ultimi tre giorni della Settimana santa il Mattutino comincia senza invitatorio, come se la Chiesa ammutolisse davanti alla Passione. Nell'Epifania il salmo non apre l'Ufficio ma si canta nel terzo notturno, con l'antifona Venite adoremus eum: quia ipse est Dominus Deus noster: l'invito ad adorare diventa quello dei Magi.
Nel Messale
Il Messale del 1962 vi attinge per l'introito del sabato delle Quattro Tempora di settembre, Venite, adoremus Deum, con i versetti 6-7 e il versetto 1 come versetto salmico. I suoi versetti tornano anche negli Alleluia delle domeniche XIV dopo Pentecoste (versetto 1, Venite, exsultemus Domino) e XV dopo Pentecoste (versetto 3, Quoniam Deus magnus Dominus).
Il salmo 95 cantato
Il Venite dell'invitatorio ha melodie gregoriane proprie, più ornate dei toni ordinari dei salmi, sulle quali si innesta l'antifona del giorno. I canti moderni intitolati «salmo 94» o «salmo 95» sono spesso ritornelli composti per la Messa parrocchiale: controllate sempre l'inizio, per sapere se si tratta proprio del Venite (“Venite, cantiamo al Signore” nelle traduzioni liturgiche attuali) o di un altro salmo.
Come pregare il salmo 95
- Al risveglio. È la sua ora. Dirlo prima di ogni altra preghiera, in piedi e poi in ginocchio al versetto 6, significa cominciare la giornata come la Chiesa, nello spirito della preghiera del mattino. Si può ripetere fra le strofe un'antifona breve, come Venite, adoremus.
- Quando il cuore si indurisce. L'«oggi» del versetto 8 colpisce la tiepidezza, l'abitudine di rimandare a domani la propria conversione. Si prega bene prima di una confessione troppo a lungo rinviata.
- Per entrare nella Liturgia delle Ore. Chi comincia a pregare l'Ufficio può partire da qui: è la porta di tutta la Liturgia delle Ore.
Il Venite apre una serie di salmi della regalità di Dio, a partire dal salmo 96 (Vulgata 95), Cantate Domino. Per il racconto completo delle infedeltà del deserto, leggete il salmo 78 (Vulgata 77), Attendite.
Domande Frequenti
Perché il salmo 95 si chiama anche salmo 94?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia e dal Martini, contano come uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico; da lì in avanti i loro numeri sono indietro di uno. Il Venite, exsultemus è dunque il salmo 95 delle Bibbie moderne e il salmo 94 della Vulgata.
Che cosa significa il salmo 95?
È un invito a lodare e adorare Dio, Creatore e Pastore del suo popolo, seguito da un avvertimento: non indurire il cuore come Israele nel deserto. La Lettera agli Ebrei vi legge l'invito a entrare, oggi, nel riposo di Dio.
Perché il salmo 95 si chiama invitatorio?
Perché «invita» alla preghiera: con esso la Chiesa apre ogni giorno il Mattutino. Un'antifona propria del giorno lo incornicia e torna fra le strofe, come un appello ripetuto a venire ad adorare.
Che cosa vuol dire «oggi se la voce di lui udirete»?
È l'avvertimento del versetto 8: la chiamata di Dio va accolta adesso, senza rimandare. La Lettera agli Ebrei ne fa il cuore della sua esortazione e insegna che questo «oggi» dura per tutta la vita presente.
Qual è il salmo 95 “Cantate al Signore un canto nuovo”?
È il salmo successivo: 96 nelle Bibbie moderne, 95 nella Vulgata e nei libri che ne seguono la numerazione. Il salmo 95 delle Bibbie moderne è invece il Venite, presentato in questa pagina.
Chi ha scritto il salmo 95?
La Vulgata lo intitola «Lauda, ovver cantico dello stesso Davidde», e la Lettera agli Ebrei lo cita come parola detta «presso Davidde» (Ebrei 4, 7). La tradizione lo accoglie dunque come salmo di Davide, ispirato dallo Spirito Santo.
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