La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro della Sapienza
Il libro della Sapienza, scritto a nome di Salomone, insegna l'immortalità dell'anima dei giusti, descrive la Sapienza divina come splendore della luce eterna e rilegge l'Esodo alla sua luce; è il libro della lettura «le anime de' giusti sono in mano di Dio». Qui sotto trovate i diciannove capitoli nel testo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida ne presenta l'autore, la data, il riassunto e l'uso nella liturgia.
Leggere Sapienza: 19 capitoli
Il libro della Sapienza è l'ultimo nato dei libri sapienziali, e quello che annuncia più chiaramente il Nuovo Testamento. Scritto in greco, a nome di Salomone, si rivolge a coloro «che governate la terra» e insegna loro che la giustizia è immortale. Risponde agli empi che dicono che tutto finisce con la morte, e mostra che «le anime de' giusti sono in mano di Dio» (Sap 3, 1). Fa poi il ritratto della Sapienza divina, soffio della potenza di Dio e riflesso della sua luce, e rilegge tutta la storia sacra, soprattutto l'uscita dall'Egitto, come opera di questa Sapienza.
Molti lo conoscono senza saperlo: è il libro della lettura “Le anime dei giusti”, che si ascolta ai funerali e nelle messe dei martiri. La Chiesa ne ha tratto alcune delle pagine più belle della sua liturgia, dall'introito di Pentecoste a quello della domenica fra l'ottava di Natale; i Padri vi hanno letto la Passione del Giusto, e il Nuovo Testamento parla del Figlio di Dio con le parole stesse che questo libro usa per la Sapienza.
Chi ha scritto il libro della Sapienza?
Il libro parla con la voce di Salomone. Senza nominarlo, l'autore si presenta come il re scelto da Dio per governare il suo popolo e costruirgli un tempio: «Tu mi eleggesti re del tuo popolo, e giudice de' tuoi figliuoli, e delle tue figlie» (Sap 9, 7). Riprende la preghiera che Salomone fece a Gabaon per ottenere la sapienza, come la riferisce il III libro dei Re (1 Re nelle Bibbie moderne), al capitolo 3: «Dà adunque al tuo servo un cuor docile». Per questo i manoscritti greci, siriaci e latini antichi portano il suo nome, e i primi scrittori cristiani lo citano spesso come “Sapienza di Salomone”: è il libro della Bibbia attribuito a Salomone accanto ai Proverbi, al Qoelet e al Cantico.
La Chiesa però non si è mai legata a Salomone come scrittore, e i Padri ne parlano con prudenza. Sant'Agostino, nella Città di Dio (XVII, 20), riferisce che l'uso attribuiva la Sapienza e l'Ecclesiastico a Salomone per una certa somiglianza di stile, che i più dotti non dubitano che non siano suoi, ma che la Chiesa, soprattutto in Occidente, li ha accolti da tempo con autorità. San Girolamo, nella prefazione ai libri di Salomone, osserva che il libro non si trova presso gli Ebrei, che il suo stesso stile sa di eloquenza greca, e che alcuni antichi lo attribuivano all'ebreo Filone. Il frammento Muratoriano lo dice scritto da amici di Salomone, in suo onore.
La risposta cattolica è dunque questa. L'autore principale è lo Spirito Santo, come di ogni libro che la Chiesa ha ricevuto per sacro e canonico. L'autore umano è un sapiente ebreo ispirato, molto probabilmente di Alessandria d'Egitto, che ha scritto nella persona di Salomone, prendendo la sua sapienza a modello; il suo nome è sconosciuto. La Chiesa ha definito la canonicità del libro, non il suo autore umano.
Quando è stato scritto il libro della Sapienza?
La Sapienza è uno degli ultimi libri dell'Antico Testamento. È stata scritta in greco, non in ebraico: nessun testo ebraico ne è mai stato conosciuto, e già san Girolamo lo notava. La sua cultura è quella della comunità ebraica di Alessandria sotto i Tolomei, e la lunga riflessione sull'Egitto e sull'idolatria si addice a un popolo che viveva tra i pagani e soffriva per la sua fede. I commentatori cattolici la collocano per lo più tra il II e il I secolo avanti Cristo; la data esatta rimane incerta, e la Chiesa non ne ha fissata alcuna.
Il testo latino della Vulgata non è una traduzione di san Girolamo: egli non rivide questo libro, e la Chiesa ha conservato l'antica versione latina, anteriore a lui, che il Martini traduce qui. Per questo la numerazione di alcuni versetti differisce da quella delle Bibbie moderne italiane, fatte sul greco: nel capitolo 6 la Vulgata ha un versetto in più all'inizio, per cui il passo «Luminosa, ed immarcessibile ell'è la saggezza» è qui il 6, 13 e altrove il 6, 12; anche il capitolo 11 conta un versetto in più, e da metà capitolo i numeri sono spostati di uno (il celebre «misura numero, e peso» è qui l'11, 21, altrove l'11, 20).
Di cosa parla il libro della Sapienza? Riassunto
Si divide di solito il libro in tre parti: i capitoli 1-6 esortano i governanti ad amare la giustizia e la sapienza; i capitoli 7-9 insegnano che la sapienza viene solo da Dio e si ottiene con la preghiera; i capitoli 10-19 ne mostrano l'opera nella storia del popolo di Dio.
La sapienza, la giustizia e l'immortalità (capitoli 1-6)
Il libro si apre con un appello: «Amate la giustizia, voi che governate la terra: pensate bene di Dio, e lui cercate colla semplicità del cuore» (Sap 1, 1). La morte non è opera di Dio: «Perché Dio non ha fatta la morte, né gode della perdizione de' viventi» (Sap 1, 13). Nel capitolo 2 parlano gli empi: la vita è breve, dopo non c'è nulla, godiamo dei beni presenti, «Coroniamoci di rose prima che appassiscano» (2, 8), e schiacciamo il giusto che ci rinfaccia i nostri peccati: «Condanniamolo a morte sommamente obbrobriosa» (Sap 2, 20).
I capitoli 3-5 rispondono. Le anime dei giusti sono in mano di Dio; il giusto che muore giovane ha vissuto una vita piena (capitolo 4); al giudizio gli empi vedranno i giusti «contati tra' figliuoli di Dio» (Sap 5, 5) e confesseranno il loro errore: «Che giovò a noi la superbia?» (5, 8). «Ma i giusti viveranno in eterno, e la loro ricompensa è nelle mani del Signore» (Sap 5, 16). Il capitolo 6 si volge ai re: «amate la sapienza, affin di regnare per sempre» (Sap 6, 22).
La natura della Sapienza e la preghiera di Salomone (capitoli 7-9)
Parlando come Salomone, l'autore racconta di essere nato mortale come ogni uomo (Sap 7, 1), di aver pregato, «e invocai lo spirito di sapienza, ed ei venne in me» (Sap 7, 7), e di averla preferita ai troni e alle ricchezze. Segue il grande ritratto della Sapienza, con la sua lunga litania di attributi, «santo, unico, molteplice, sottile» (7, 22): «ella è vapore della virtù di Dio, e come una pura emanazione della gloria di Dio onnipotente» (Sap 7, 25).
Nel capitolo 8 egli la desidera per sposa, «Questa io amai, e ricercai dalla prima mia giovinezza» (8, 2), perché insegna le virtù e dà l'immortalità. Il capitolo 9 è la preghiera di Salomone per ottenere la sapienza: «Dio de' padri miei, e Signore di misericordia, il quale tutte le cose facesti per mezzo di tua Parola» (Sap 9, 1).
La Sapienza nella storia sacra e l'Esodo (capitoli 10-19)
L'ultima parte rilegge la storia della salvezza come opera della Sapienza. Il capitolo 10 la segue da Adamo, che «ella lo trasse fuora dal suo peccato» (Sap 10, 2), a Noè, Abramo, Lot, Giacobbe e Giuseppe, fino al passaggio del mar Rosso; i nomi non sono detti, ma i racconti della Genesi e dell'Esodo si riconoscono senza fatica. I capitoli 11 e 12 mostrano la misericordia di Dio perfino nei castighi dell'Egitto e di Canaan: «Ma tu hai misericordia di tutti, perché tutto puoi» (Sap 11, 24).
I capitoli 13 - 15 sono una lunga requisitoria contro l'idolatria: gli uomini avrebbero dovuto riconoscere il Creatore dalle sue opere, e «la invenzione degli idoli è principio di fornicazione, e il loro ritrovamento fu la corruzione della vita» (Sap 14, 12). Gli ultimi capitoli, dal 16 al 19, mettono a confronto le piaghe d'Egitto e i benefici concessi a Israele: il serpente di bronzo, per cui a guarire non fu un'erba, «ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana» (Sap 16, 12), la manna, la colonna di fuoco, la notte della Pasqua (capitolo 18).
Sapienza 3, 1-9: «le anime de' giusti sono in mano di Dio»
È la pagina più amata del libro e la più cercata. Eccola nel Martini (Sap 3, 1-9): «Ma le anime de' giusti sono in mano di Dio, e non li toccherà il tormento di morte; Agli occhi degli stolti parve, ch'essi morissero, e la loro partenza fu stimata una sciagura, Ed estrema calamità l'andarsene lungi da noi; ma essi son nella pace» (3, 1-3). E poi: «Gli ha provati com'oro nella fornace, e gli ha ricevuti come vittima di olocausto e a suo tempo saran consolati» (3, 6); «Risplenderanno i giusti, e trascorreranno come scintille in un canneto» (3, 7); «perocché il dono, e la pace ella è per gli eletti di Dio» (3, 9).
Che cosa significa?
Il passo risponde agli empi del capitolo 2, per i quali la morte è la fine di tutto. La morte del giusto è solo un'apparenza agli occhi di chi non ha fede: la sua anima vive, custodita da Dio, e la prova lo ha purificato come l'oro nel crogiolo. Non è una consolazione vaga: è una delle testimonianze più chiare dell'Antico Testamento sull'immortalità dell'anima, sul giudizio e sulla ricompensa eterna. «Quelli, che in lui confidano, intenderanno la verità» (3, 9).
La lettura dei funerali
Nei funerali celebrati secondo il rito attuale, Sapienza 3, 1-9 è una delle prime letture più scelte, insieme a Sapienza 4, 7-15, «Ma il giusto quando avanti tempo egli muoia, trova sua requie» (Sap 4, 7), letta specialmente per chi muore giovane. Nel Messale del 1962 le epistole della Messa dei defunti sono invece prese da san Paolo (1 Tessalonicesi 4 e 1 Corinzi 15), dal II libro dei Maccabei e dall'Apocalisse; vedete la Commemorazione dei defunti e la preghiera per i defunti.
Ma il testo è ben presente nella liturgia antica: è l'epistola (3, 1-8) di una delle Messe comuni di più martiri, il suo inizio, Iustorum animae in manu Dei sunt, si canta come graduale in diverse feste di martiri e come antifona all'offertorio di Ognissanti, il 1° novembre, e il Breviario ne fa il capitolo delle Lodi nel comune di più martiri.
Temi e lettura cattolica
L'anima immortale e il peccato originale
La Sapienza insegna, chiara come nessun altro libro dell'Antico Testamento, che l'uomo è stato creato per l'incorruttibilità: «Imperocché Dio creò l'uomo per la incorruzione, e lo fece a sua immagine, e somiglianza. Ma per l'invidia del diavolo entrò nel mondo la morte» (Sap 2, 23-24). Questo versetto è uno dei testi classici della dottrina sul peccato originale e sull'opera del demonio: la morte non era nel disegno di Dio, vi è entrata con il peccato.
La Passione del Giusto
Sant'Agostino scrive nella Città di Dio (XVII, 20) che in questo libro la Passione di Cristo è profetizzata apertissimamente, e cita tutto il passo del capitolo 2 (versetti 12-21). Il giusto «si dà il nome di figliuolo di Dio» (Sap 2, 13), e i suoi nemici dicono: «se egli è vero figliuolo di Dio, questi il difenderà, e lo salverà dalle mani degli avversarj» (Sap 2, 18). Ai piedi della Croce i principi dei sacerdoti lo ripetono quasi parola per parola: «Ha confidato in Dio: lo liberi adesso, se gli vuol bene; imperocché egli ha detto: Sono Figliuolo di Dio» (Mt 27, 43).
La Sapienza e il Verbo
Ciò che questo libro dice della Sapienza, il Nuovo Testamento lo dice del Figlio. La Sapienza «è splendore di luce eterna, e specchio senza macchia della maestà di Dio, e immagine di sua bontà» (Sap 7, 26); il Figlio è «lo splendor della gloria, e figura della sostanza di lui» (Eb 1, 3). La Sapienza era con Dio «allora quando facevi il mondo» (9, 9), e Salomone chiede a Dio di mandare «dal più alto cielo il tuo santo spirito» (9, 17). La tradizione cristiana ha sempre letto la Sapienza divina come compiuta in Cristo, «Cristo virtù di Dio, e sapienza di Dio» (1 Cor 1, 24).
La manna e l'Eucaristia
Il libro chiama la manna «cibo degli Angeli», un pane venuto dal cielo, «contenente in se ogni delizia, ed ogni soave sapore» (Sap 16, 20). Nostro Signore ha ripreso la manna come figura del vero Pane: «il Padre mio da a voi il vero pane del cielo» (Gv 6, 32). Il versetto che si canta alla benedizione eucaristica, Panem de caelo praestitisti eis, omne delectamentum in se habentem, fa eco a questo passo; vedete il Corpus Domini.
Conoscere Dio dalle creature
«Imperocché dalla grandezza, e bellezza della creatura potrà intelligibilmente vedersi il lor Creatore» (Sap 13, 5). San Paolo fa lo stesso ragionamento contro gli idolatri: «le invisibili cose di lui, dopo creato il mondo per le cose fatte comprendendosi, si veggono» (Rm 1, 20). È il fondamento scritturale dell'insegnamento della Chiesa sulla conoscenza naturale di Dio con la ragione.
Le virtù cardinali
Il libro della Sapienza è il testo della Scrittura in cui le quattro virtù cardinali sono nominate insieme: la sapienza «insegna la temperanza, la prudenza, e la giustizia, e la fortezza, delle quali nissuna cosa è più utile agli uomini nella lor vita» (Sap 8, 7). E la sapienza è un dono da chiedere: «io mi presentai al Signore, e lo pregai, e dissi con tutto il mio cuore» (8, 21).
Versetti celebri del libro della Sapienza
- Sap 1, 7: «lo spirito del Signore riempie il mondo tutto», in latino Spiritus Domini replevit orbem terrarum, l'introito di Pentecoste.
- Sap 2, 1-9: il discorso degli empi, «Corto, e tedioso è il tempo di nostra vita», fino al «Coroniamoci di rose».
- Sap 4, 8-9: «venerabil vecchiezza si è non quella di lunga durata […] e la vita senza macchia è vecchiezza».
- Sap 6, 13-17 (6, 12-16 nelle Bibbie moderne): la Sapienza si lascia trovare da chi la cerca, «Chi di gran mattino anderà in cerca di lei, non avrà da stancarsi; perocché la troverà assisa alla sua porta» (6, 15).
- Sap 7, 7-11: la sapienza preferita a scettri e troni, «e i tesori stimai un nulla a paragone di lei» (7, 8).
- Sap 8, 1: «Ella pertanto arriva da una estremità all'altra: con possanza, e con soavità le cose tutte dispone». È una delle fonti della grande antifona O Sapientia, cantata al Magnificat il 17 dicembre; vedete l'Avvento.
- Sap 9, 13-18: «chi è degli uomini, che saper possa i consigli di Dio?», e «il corpo corruttibile aggrava l'anima» (9, 15).
- Sap 11, 21 (11, 20 nelle Bibbie moderne): «tu le cose tutte disponi con misura numero, e peso», versetto che sant'Agostino ha meditato spesso.
- Sap 11, 23-12, 2 (11, 22-12, 2 nelle Bibbie moderne): il mondo davanti a Dio «come una goccia di rugiada», e «tu ami tutte le cose, che esistono, e non ne odj veruna di quelle, che da te furon fatte» (11, 25).
- Sap 18, 14-15: «mentre un tranquillo silenzio le cose tutte occupava, e la notte facendo suo corso era alla metà del viaggio. La onnipotente parola tua, o Signore, dal cielo, dal trono reale […] discese». Detto della notte pasquale in Egitto, la Chiesa lo applica alla notte di Natale.
Il libro della Sapienza nel canone e nella liturgia
Un libro deuterocanonico
La Sapienza fa parte dei libri sapienziali dell'Antico Testamento cattolico, con Giobbe, i Salmi, i Proverbi, il Qoelet, il Cantico e l'Ecclesiastico, che la segue nella Vulgata. È uno dei libri deuterocanonici: non ha mai fatto parte del canone ebraico, ma apparteneva ai Settanta, la Bibbia greca degli Apostoli e della Chiesa primitiva. I concili di Ippona (393) e di Cartagine (397) lo contano tra i “cinque libri di Salomone”, cioè Proverbi, Ecclesiaste, Cantico, Sapienza ed Ecclesiastico. Il Concilio di Firenze (1442) riprende questo canone, e il Concilio di Trento, nella sessione IV (8 aprile 1546), nomina la Sapienza tra i libri sacri e canonici.
Le Bibbie protestanti la omettono, perché i Riformatori hanno preso per regola il canone ebraico più breve. Lutero la pose tra gli «apocrifi», fra i due Testamenti, nella sua Bibbia del 1534, e la maggior parte delle edizioni protestanti ha finito per ometterla. Sant'Agostino aveva risposto molto tempo prima, nel trattato Sulla predestinazione dei santi, che la Chiesa ascoltava questo libro con la venerazione dovuta all'autorità divina. Sulla scelta di una Bibbia completa, vedete quale Bibbia cattolica leggere.
Nel Breviario e nel Messale del 1962
- L'Ufficio del tempo. Nel Breviario romano la Sapienza si legge al Mattutino la terza settimana di agosto, dopo i Proverbi e l'Ecclesiaste e prima dell'Ecclesiastico.
- Pentecoste. L'introito Spiritus Domini replevit orbem terrarum è preso da Sapienza 1, 7.
- Il tempo di Natale. L'introito Dum medium silentium della domenica fra l'ottava di Natale è Sapienza 18, 14-15.
- Mercoledì delle Ceneri. L'introito Misereris omnium, Domine riprende Sapienza 11, 24-25 e 27; vedete il Mercoledì delle Ceneri.
- Giovedì di Pasqua. L'introito Victricem manum tuam è tratto da Sapienza 10, 20-21.
- XIII domenica dopo Pentecoste. L'antifona alla comunione Panem de caelo dedisti nobis è Sapienza 16, 20.
- Trasfigurazione (6 agosto). Il verso alleluiatico Candor est lucis aeternae è Sapienza 7, 26.
- I santi. Le messe dei martiri attingono largamente ai capitoli 3, 5 e 10; la festa dei santi Filippo e Giacomo (11 maggio) prende la lezione da Sapienza 5, 1-5, «Allora i giusti con gran costanza staran davanti a quelli, i quali li vessarono» (Sap 5, 1), e quella di san Tommaso d'Aquino (7 marzo) da Sapienza 7, 7-14.
Come leggere il libro della Sapienza
Leggetelo in tre volte, seguendo le sue tre parti: i capitoli 1-6 sulla sorte dei giusti e degli empi, i capitoli 7-9 sulla Sapienza stessa, i capitoli 10-19 sull'Esodo. Tenete aperto l'Esodo per l'ultima parte, le cui allusioni suppongono che si conosca il racconto. Leggete il capitolo 2 nella Settimana Santa, accanto alla Passione secondo san Matteo; il capitolo 3 il 2 novembre o quando muore una persona cara; il capitolo 9 come preghiera prima dello studio o di una decisione difficile. Dove il latino della colonna a fronte è quello della liturgia (Iustorum animae, Dum medium silentium), confrontatelo: riconoscerete i canti della Messa. Tutti i libri sono riuniti nella Bibbia di Iter Fidei.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il libro della Sapienza?
Il libro è scritto a nome del re Salomone, e gli antichi manoscritti portano il suo nome. Ma i Padri, sant'Agostino e san Girolamo in testa, hanno riconosciuto che fu composto in greco, molto tempo dopo Salomone, da un sapiente ebreo, molto probabilmente di Alessandria, di cui non si conosce il nome. Il suo autore principale è lo Spirito Santo, e la Chiesa ha definito che il libro è ispirato.
Quando è stato scritto il libro della Sapienza?
Probabilmente tra il II e il I secolo avanti Cristo, ad Alessandria d'Egitto: è uno degli ultimi libri dell'Antico Testamento. La data precisa è incerta e la Chiesa non l'ha fissata. Fu scritto direttamente in greco.
Di cosa parla il libro della Sapienza?
Insegna che la giustizia è immortale e che le anime dei giusti sono in mano di Dio (capitoli 1-6), fa il ritratto della Sapienza divina e riporta la preghiera di Salomone per ottenerla (7-9), poi rilegge la storia sacra, soprattutto l'Esodo, come opera della Sapienza (10-19). Contiene anche una lunga critica dell'idolatria.
Qual è la lettura del libro della Sapienza ai funerali?
Di solito è Sapienza 3, 1-9: «le anime de' giusti sono in mano di Dio, e non li toccherà il tormento di morte». Si sceglie anche Sapienza 4, 7-15, sul giusto morto giovane. Nel Messale del 1962 le epistole della Messa dei defunti sono altre, ma lo stesso testo si canta all'offertorio di Ognissanti e si legge nelle messe dei martiri.
Perché il libro della Sapienza non è nella Bibbia protestante?
Perché non appartiene al canone ebraico: fu scritto in greco e trasmesso dai Settanta. I Riformatori lo hanno relegato tra gli «apocrifi», e la maggior parte delle Bibbie protestanti lo ha poi omesso. La Chiesa cattolica lo riceve come Scrittura ispirata, secondo i concili di Ippona e Cartagine, di Firenze e di Trento.
Quale legame c'è tra il libro della Sapienza e Gesù Cristo?
Il Nuovo Testamento applica a Cristo ciò che il libro dice della Sapienza divina: egli è «lo splendor della gloria» del Padre (Eb 1, 3), come la Sapienza è «splendore di luce eterna» (Sap 7, 26), e san Paolo lo chiama «sapienza di Dio» (1 Cor 1, 24). I Padri hanno visto inoltre nel Giusto perseguitato del capitolo 2 una profezia della Passione.
Quanti capitoli ha il libro della Sapienza?
Diciannove, nella Vulgata come nelle Bibbie moderne. La numerazione di alcuni versetti differisce di uno nei capitoli 6 e 11, perché la Vulgata segue l'antica versione latina.
Il libro della Sapienza si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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