La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro della Genesi
La Genesi, primo libro della Bibbia e primo dei cinque libri di Mosè, racconta la creazione del mondo, la caduta di Adamo, il diluvio e poi la storia di Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe. I cinquanta capitoli sono qui sotto, nel testo del Martini con la Vulgata a fronte; la guida spiega chi ha scritto la Genesi, ne dà il riassunto capitolo per capitolo e la lettura che la Chiesa ne ha sempre fatto.
Leggere Genesi: 50 capitoli
«Al principio creò Dio il cielo e la terra» (Gn 1, 1). Tutto ciò che la Chiesa crede di Dio creatore, dell'uomo fatto a sua immagine, del peccato, della morte e della promessa di un Redentore affonda le radici in questi cinquanta capitoli. Gli Ebrei chiamano il libro con la sua prima parola, Bereshit, “in principio”; la Settanta, e dopo di lei la Vulgata, lo chiamano Genesis, cioè «origine», perché racconta l'origine del mondo, quella del genere umano e quella del popolo eletto. È il libro che Michelangelo ha dipinto sulla volta della Cappella Sistina, dalla separazione della luce dalle tenebre fino all'ebbrezza di Noè.
Chi ha scritto il libro della Genesi?
La Chiesa ha ricevuto la Genesi come opera di Mosè, che la scrisse insieme all'Esodo, al Levitico, ai Numeri e al Deuteronomio. Questi cinque libri formano il Pentateuco, che gli Ebrei chiamano Torah, la Legge.
La testimonianza è costante. Gli Ebrei di ogni tempo hanno parlato della “legge di Mosè”, e Nostro Signore stesso indica Mosè come autore di questi scritti: «se credeste a Mosè, a me ancora credereste: conciossiaché di me egli ha scritto» (Gv 5, 46).
Come poté Mosè scrivere fatti tanto anteriori a lui, dalla creazione alla morte di Giuseppe? I commentatori cattolici rispondono che raccolse le genealogie e le tradizioni dei patriarchi e le ordinò sotto l'ispirazione divina. Il libro ne porta la traccia: è scandito da una formula che ritorna come un titolo, “queste sono le generazioni” (in ebraico toledot), e che il Martini rende la prima volta così: «Tale fu la origine del cielo, e della terra» (Gn 2, 4).
La Pontificia Commissione Biblica, nella risposta del 27 giugno 1906 sotto san Pio X, dichiarò che gli argomenti della critica non provano che il Pentateuco non sia di Mosè. Ammetteva che Mosè potesse servirsi di documenti scritti o di tradizioni orali, affidare la stesura a segretari che lavoravano sotto la sua autorità, e che modifiche di dettaglio siano entrate più tardi nel testo, senza danno per la sostanziale autenticità mosaica. Molti esegeti moderni vi vedono invece la fusione tardiva di più documenti.
Quando è stata scritta la Genesi?
Secondo la tradizione, Mosè compose la Genesi durante i quarant'anni nel deserto. La Scrittura data l'Esodo a partire dal Tempio di Salomone, la cui costruzione cominciò «l'anno quattrocento ottanta dopo l'uscita de' figliuoli d'Israele dalla terra d'Egitto» (3 Re 6, 1, cioè 1 Re nelle Bibbie moderne). Se ne ricava di solito il XV secolo avanti Cristo per Mosè; altre cronologie preferiscono il XIII. Il racconto sfocia direttamente nel libro dell'Esodo, che è il libro della Bibbia che segue la Genesi.
Di cosa parla il libro della Genesi? Riassunto
La Genesi si divide in due grandi parti: i capitoli 1-11, storia delle origini dell'umanità, dalla creazione alla torre di Babele; i capitoli 12-50, storia dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe.
La creazione del mondo e dell'uomo (capitoli 1-2)
Nel capitolo 1 Dio crea il cielo e la terra e li ordina in sei giorni. Dopo la prima parola, «Sia fatta la luce. E la luce fu fatta» (Gn 1, 3), vengono il firmamento, la terra asciutta e le piante, il sole, la luna e le stelle, i pesci e gli uccelli, infine gli animali della terra. L'uomo viene per ultimo: «E Dio creò l'uomo a sua somiglianza: a somiglianza di Dio lo creò: lo creò maschio, e femmina» (Gn 1, 27). Il settimo giorno Dio riposa, lo benedice e lo santifica (Gn 2, 2-3).
Il capitolo 2 torna sull'uomo nei particolari: «Il Signore Dio adunque formò l'uomo di fango della terra, e gl'ispirò in faccia un soffio di vita: e l'uomo fu fatto anima vivente» (Gn 2, 7). Dio lo pone nel paradiso di delizie «affinché lo coltivasse e lo custodisse» (Gn 2, 15), gli vieta l'albero della scienza del bene e del male e, durante il sonno di Adamo, forma la donna da una delle sue costole.
Adamo la riconosce: «Questo adesso osso delle mie ossa, e carne della mia carne» (Gn 2, 23). Il capitolo si chiude con la legge del matrimonio: «l'uomo lascerà il padre suo, e la madre, e starà unito alla sua moglie, e i due saranno sol una carne» (Gn 2, 24). Nostro Signore riprende queste parole in san Matteo, capitolo 19, per insegnare l'indissolubilità del matrimonio.
La caduta e le sue conseguenze (capitoli 3-5)
Nel capitolo 3 il serpente tenta la donna promettendole: «sarete come Dei, conoscitori del bene, e del male» (Gn 3, 5). Per bocca sua parla il diavolo, che l'Apocalisse chiama «quell'antico serpente, che diavolo appellasi, e satana» (Ap 12, 9). La donna vede che il frutto è «buono a mangiarsi, e bello a vedere»; ne mangia, «e ne diede a suo marito, il quale ne mangiò» (Gn 3, 6). Segue la pena: la fatica, il dolore, la morte, «perocché tu sei polvere, e in polvere tornerai» (Gn 3, 19). I progenitori sono cacciati dal paradiso; ma nello stesso capitolo Dio annuncia la vittoria sul serpente.
Nel capitolo 4 Caino uccide il fratello Abele, di cui Dio aveva gradito l'offerta: «la voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra» (Gn 4, 10). Nasce poi Set, e per lui passa la stirpe della promessa. Il capitolo 5 dà la genealogia da Adamo a Noè, con la fine misteriosa di Enoc: «E camminò con Dio, e disparve: perché il Signore lo rapì» (Gn 5, 24).
Il diluvio universale (capitoli 6-9)
Il capitolo 6 si apre sulla corruzione della terra: «la terra era corrotta davanti a Dio, e ripiena d'iniquità» (Gn 6, 11). «Ma Noè trovò grazia dinanzi al Signore» (Gn 6, 8), e Dio gli ordina di costruire l'arca. Nel capitolo 7 le acque coprono la terra; nel capitolo 8 si ritirano, la colomba torna con un ramo d'ulivo e Noè offre un sacrificio. Nel capitolo 9 Dio stringe alleanza con la terra e le dà per segno l'arcobaleno.
I popoli e la torre di Babele (capitoli 10-11)
Il capitolo 10 elenca i discendenti dei tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet, da cui escono le nazioni. Nel capitolo 11 gli uomini costruiscono una città e una torre per farsi un nome; Dio confonde la loro lingua, e alla città «fu dato il nome di Babel, perché ivi fu confuso il linguaggio di tutta la terra» (Gn 11, 9). A questa dispersione risponderà la Pentecoste, quando ciascuno udiva gli Apostoli «parlare nella sua propria lingua» (At 2, 6). Il capitolo si chiude con la genealogia di Sem fino ad Abramo.
Abramo, il padre dei credenti (capitoli 12-25)
La seconda parte comincia con una chiamata: «Parti dalla tua terra, e dalla tua parentela, e dalla casa del padre tuo, e vieni nella terra, che io ti insegnerò» (Gn 12, 1), con la promessa che tutte le nazioni della terra saranno benedette in lui (Gn 12, 3). Nel capitolo 14 Melchisedec, re di Salem, va incontro ad Abramo con «del pane e del vino: perocché egli era sacerdote di Dio Altissimo» (Gn 14, 18).
Nel capitolo 15 Dio gli mostra le stelle del cielo, e «Abramo credette a Dio, e fugli imputato a giustizia» (Gn 15, 6): è il versetto su cui san Paolo costruisce il capitolo 4 della Lettera ai Romani. Nel capitolo 16 Agar dà ad Abramo un figlio, Ismaele. Nel capitolo 17 Dio gli cambia il nome, «sarai detto Abrahamo: perocché io ti ho destinato padre di molte genti» (Gn 17, 5), e dà la circoncisione come segno dell'alleanza.
Nel capitolo 18 tre uomini visitano Abramo presso le querce di Mambre: è annunciata la nascita di Isacco, e Abramo intercede per Sodoma. Nel capitolo 19 Sodoma e Gomorra sono distrutte e Lot è salvato, ma «la moglie di Lot essendosi rivolta indietro, fu cangiata in una statua di sale» (Gn 19, 26). Isacco nasce nel capitolo 21.
Il vertice della fede di Abramo è il capitolo 22: «Prendi il tuo figliuolo unigenito, il diletto Isacco, e va' nella terra di visione: e ivi lo offerirai in olocausto» (Gn 22, 2). Salendo il monte, Abramo risponde al figlio: «Iddio si provvederà la vittima per l'olocausto, figliuol mio» (Gn 22, 8). L'Angelo ferma la sua mano, un ariete è offerto al posto del ragazzo e la promessa è rinnovata. Abramo compra presso Ebron la doppia spelonca in cui seppellisce Sara (capitolo 23), trova per Isacco una sposa, Rebecca (capitolo 24), e muore «in prospera vecchiezza, e di avanzata età, e pieno di giorni» (Gn 25, 8).
Isacco e Giacobbe (capitoli 25-36)
Nel capitolo 25 Esaù vende a Giacobbe la primogenitura per un piatto di lenticchie. Nel capitolo 27 Giacobbe, su consiglio della madre, riceve la benedizione del padre ormai cieco.
Fuggendo l'ira del fratello, Giacobbe ha la visione di Betel: «vide in sogno una scala appoggiata alla terra, la cui sommità toccava il cielo: e gli Angeli di Dio, che salivano per essa, e scendevano» (Gn 28, 12). Al risveglio esclama: «Quanto è terribile, diss'egli, questo luogo! non è qui altra cosa, se non la casa di Dio, e la porta del cielo» (Gn 28, 17).
Serve lo zio Labano per avere Lia e Rachele (capitolo 29), torna verso Canaan e lotta tutta una notte con un misterioso avversario che gli dà un nome nuovo: «Il tuo nome non sarà Giacobbe, ma Israele» (Gn 32, 28). Si riconcilia con Esaù (capitolo 33) e ritorna a Betel; sulla via di Efrata Rachele muore dando alla luce Beniamino (capitolo 35). I suoi dodici figli saranno i padri delle dodici tribù.
Giuseppe in Egitto (capitoli 37-50)
«Or Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figliuoli […] e gli fece una tonaca di vari colori» (Gn 37, 3). I fratelli, gelosi, lo vendono a dei mercanti. Il capitolo 38 interrompe il racconto con la storia di Giuda e Tamar, da cui uscirà la stirpe di Davide. Accusato falsamente dalla moglie di Putifar, che ha respinto, Giuseppe è gettato in prigione (capitolo 39); spiega i sogni degli ufficiali del re (capitolo 40), poi quelli del Faraone, e diventa il primo del regno (capitolo 41).
Quando la carestia spinge i fratelli in Egitto, Giuseppe li mette alla prova (capitoli 42-44), poi si fa riconoscere: «Io sono, disse, Giuseppe vostro fratello, che voi vendeste per l'Egitto» (Gn 45, 4). Giacobbe scende con tutta la sua casa nella terra di Gessen (capitolo 46); prima di morire benedice i figli di Giuseppe (capitolo 48) e poi i suoi dodici figli (capitolo 49).
La Genesi finisce con un perdono e con una bara. Giuseppe dice ai fratelli: «Voi faceste cattivi disegni contro di me; ma Dio li convertì in bene» (Gn 50, 20). Muore a centodieci anni, e «imbalsamato fu riposto in una cassa nell'Egitto» (Gn 50, 25). La famiglia d'Israele è salva, ma in terra straniera: attende la liberazione che racconterà l'Esodo.
Temi e lettura cattolica della Genesi
La Genesi insegna anzitutto che Dio è l'unico Creatore di tutte le cose, che ha fatto il mondo liberamente e l'ha fatto buono: «E Dio vide tutte le cose, che avea fatte, ed erano buone assai» (Gn 1, 31). Insegna la dignità dell'uomo creato a immagine di Dio, l'unità del genere umano, la santità del matrimonio e quella del giorno del riposo.
Insegna poi la realtà della caduta. San Paolo trae da Genesi 3 la dottrina del peccato originale: «per un sol uomo entrò il peccato in questo mondo, e pel peccato la morte, cosi ancora a tutti gli uomini si stese la morte» (Rm 5, 12). Il concilio di Trento, nella sessione V (1546), ha definito che Adamo perse la santità e la giustizia per sé e per noi, e che il suo peccato si trasmette a tutti per generazione e non per imitazione; lo esponiamo in peccato originale.
Insegna infine la promessa della redenzione. Il 30 giugno 1909 la Commissione Biblica elencò i fatti dei primi tre capitoli che toccano i fondamenti della fede, e il cui senso letterale e storico non si può mettere in dubbio: la creazione di tutte le cose da parte di Dio all'inizio del tempo, la creazione particolare dell'uomo, la formazione della prima donna dal primo uomo, l'unità del genere umano, la felicità originale dei progenitori, il precetto dato per provarne l'obbedienza, la trasgressione per istigazione del demonio, la perdita dello stato di innocenza e la promessa di un Redentore futuro. La stessa risposta lascia liberi di intendere la parola «giorno» del primo capitolo come un giorno naturale o come un periodo di tempo più lungo.
Il Protovangelo e la Vergine Maria (Genesi 3, 15)
«Porrò nimicizia tra te, e la donna, e tra il seme tuo, e il seme di lei. Ella schiaccerà la tua testa, e tu tenderai insidie al calcagno di lei» (Gn 3, 15). È il Protovangelo, il primo annuncio del Salvatore. La Vulgata legge ipsa conteret, «ella schiaccerà», e la Tradizione ha riconosciuto in questa donna la Vergine Maria, la nuova Eva: per questo l'Immacolata è raffigurata con il serpente sotto i piedi. Sant'Ireneo insegnava già che il nodo della disobbedienza di Eva è stato sciolto dall'obbedienza di Maria. Il beato Pio IX invoca questo versetto nella bolla Ineffabilis Deus (1854), che definisce l'Immacolata Concezione: colei che doveva schiacciare la testa del serpente non è mai stata sotto il suo dominio.
Le figure di Cristo e dei sacramenti
Il Nuovo Testamento chiama Adamo «figura di lui, che doveva venire» (Rm 5, 14), e i Padri hanno trovato Cristo in ogni pagina del libro. Eva tratta dal fianco di Adamo addormentato annuncia, dice sant'Agostino, la Chiesa nata dal fianco aperto di Cristo addormentato sulla Croce, da cui «nè usci sangue, e acqua» (Gv 19, 34), figure dei sacramenti. Abele, il giusto ucciso dal fratello, annuncia il sangue dell'Agnello. L'arca, «nella quale pochi, cioè otto anime si salvaron sopra l'acqua», è figura del battesimo e della Chiesa, come scrive san Pietro (1 Pt 3, 20). Melchisedec, che offre il pane e il vino, è figura del sacerdozio di Cristo, come ricorda il concilio di Trento (sessione XXII, capitolo 1).
Isacco, il figlio unico che porta sul monte la legna del sacrificio, è figura della Passione; la Lettera agli Ebrei nota che Abramo pensava «che potente è Dio anche per risuscitare uno da morte» (Eb 11, 19). La scala di Giacobbe si compie quando Cristo promette a Natanaele: «vedrete aperto il cielo, e gli Angeli di Dio andare, e venire al figliuolo dell'uomo» (Gv 1, 51).
Giuseppe, venduto dai fratelli ed elevato per salvarli, è una delle figure più chiare di Cristo; e la parola del Faraone, «Andate da Giuseppe, e fate tutto quello ch'ei vi dirà» (Gn 41, 55), la pietà cristiana l'ha applicata a san Giuseppe, sposo della Vergine. La benedizione di Giuda, infine, è letta dai Padri come profezia del Messia: «Lo scettro non sarà tolto da Giuda, e il condottiero della stirpe di lui, fino a tanto che venga colui, che dee esser mandato, ed ei sarà l'espettazione delle nazioni» (Gn 49, 10).
Versetti celebri della Genesi
- Genesi 1, 26: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza», dove i Padri hanno sentito rivelarsi la Trinità.
- Genesi 1, 31: «ed erano buone assai», la bontà della creazione.
- Genesi 3, 19: «tu sei polvere, e in polvere tornerai», le parole del Mercoledì delle Ceneri.
- Genesi 15, 5: «Mira il cielo, e conta, se puoi, le stelle».
- Genesi 22, 18: la promessa che nel seme di Abramo saranno benedette tutte le nazioni, che san Paolo riferisce a Cristo (Gal 3, 16).
- Genesi 28, 16: «Veramente il Signore è in questo luogo, e io nol sapeva».
La Genesi nel canone e nella liturgia
La Genesi apre la Bibbia e il Pentateuco; seguono l'Esodo, il Levitico, i Numeri e il Deuteronomio. Il suo posto è lo stesso in tutte le Bibbie, e la sua canonicità non è mai stata contestata. Il Martini la traduce dalla Vulgata, dichiarata autentica dal concilio di Trento, che è qui a fronte.
La Chiesa torna alla Genesi prima della Quaresima. Dalla domenica di Settuagesima le lezioni scritturistiche del Mattutino, nel Breviario romano, sono prese dalla Genesi, a cominciare dalla creazione e dalla caduta, e proseguono con Noè e con Abramo; la II e la III domenica di Quaresima tornano le storie di Giacobbe e di Giuseppe. Il Mercoledì delle Ceneri il sacerdote impone le ceneri con le parole di Genesi 3, 19: Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris.
Nella Veglia pasquale del messale del 1962 la prima profezia è il racconto della creazione (Gn 1, 1-2, 2). Nel Canone di ogni Messa il sacerdote chiede a Dio di gradire il Sacrificio come gradì i doni del giusto Abele, il sacrificio del patriarca Abramo e quello del sommo sacerdote Melchisedec. L'introito della Dedicazione di una chiesa è il grido di Giacobbe a Betel, Terribilis est locus iste. L'Ufficio del giorno si prega nel Breviario di Iter Fidei.
Come leggere la Genesi
Leggetela nell'ordine: a meno di due capitoli al giorno, si legge in un mese. Prendete lentamente i primi undici capitoli, che reggono tutta la teologia della creazione e del peccato. Tenete san Paolo a portata di mano: Romani 5, Galati 3 e 4 ed Ebrei 11 sono il suo commento alla Genesi. Cominciate dal capitolo 1, oppure percorrete tutta la Bibbia del lettore.
Domande Frequenti
Chi ha scritto la Genesi?
La Chiesa ha sempre ricevuto la Genesi come opera di Mosè, primo dei cinque libri del Pentateuco; Nostro Signore parla degli scritti di Mosè (Gv 5, 46-47), e la tradizione ebraica come i Padri sono concordi. La Commissione Biblica (1906) ha mantenuto la sostanziale autenticità mosaica, ammettendo fonti anteriori, segretari e ritocchi posteriori.
Cosa significa Genesi?
Genesis è una parola greca che significa «origine», «nascita»: il libro racconta l'origine del mondo, dell'uomo, del peccato e del popolo eletto. In ebraico il libro si chiama Bereshit, “in principio”, dalla sua prima parola.
Quanti capitoli ha la Genesi?
La Genesi ha cinquanta capitoli: i capitoli 1-11 vanno dalla creazione alla torre di Babele, i capitoli 12-50 raccontano Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe.
Come inizia la Genesi?
Con il racconto della creazione: «Al principio creò Dio il cielo e la terra» (Gn 1, 1). Il primo capitolo descrive l'opera dei sei giorni e si chiude con la creazione dell'uomo e della donna, «ed erano buone assai» (Gn 1, 31).
Chi sono Adamo ed Eva?
Adamo ed Eva sono i primi due esseri umani, creati da Dio e posti nel paradiso terrestre: i nostri progenitori, da cui discende tutto il genere umano, come ha ricordato la Commissione Biblica nel 1909. Con la loro disobbedienza hanno perso la grazia originale e fatto entrare nel mondo il peccato e la morte. La Scrittura nomina tre loro figli, Caino, Abele e Set.
Adamo ed Eva mangiarono una mela?
La Genesi parla solo del frutto dell'albero «della scienza del bene e del male», senza nominarne la specie. L'immagine della mela nasce dall'accostamento fra il latino malum, «il male», e mālum, «la mela». Ciò che conta non è il frutto, ma la disobbedienza.
La Genesi è un mito?
No. La Genesi è storia sacra, fatta di genealogie, di racconti e di profezie. La Commissione Biblica ha risposto nel 1909 che i suoi primi capitoli non sono favole tratte dalle mitologie antiche, ma riferiscono fatti reali, anche quando usano un linguaggio figurato. Su questo senso letterale i Padri hanno costruito i sensi spirituali.
La Genesi si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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