La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro dell'Esodo
L'Esodo, secondo libro di Mosè, racconta come Dio liberò Israele dall'Egitto con le piaghe, la Pasqua e il passaggio del Mar Rosso, lo nutrì con la manna e gli diede i dieci comandamenti sul Sinai. Qui sotto trovate i quaranta capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue ne presenta l'autore, il significato, il riassunto e la lettura cattolica.
Leggere Esodo: 40 capitoli
L'Esodo racconta la storia che sta al cuore dell'Antico Testamento: un popolo di schiavi liberato dalla mano di Dio, legato a lui da un'alleanza, e che riceve la sua dimora in mezzo a sé. La Chiesa lo ha sempre letto come la grande figura della nostra redenzione in Cristo. È il secondo libro della Bibbia: segue la Genesi, che si chiudeva con la famiglia di Giacobbe stabilita in Egitto, ed è seguito dal Levitico, che comincia proprio dal tabernacolo con cui l'Esodo finisce. Qui trovate il libro intero, capitolo per capitolo, nella Bibbia di Iter Fidei.
Che cosa significa «Esodo»?
Il nome viene dal greco éxodos, «uscita», attraverso il latino Exodus della Vulgata: è l'uscita, o la fuga, d'Israele dall'Egitto. Gli Ebrei chiamano il libro con le sue prime parole, We'elleh shemoth, «Questi sono i nomi», o semplicemente Shemoth, «Nomi». Nella Bibbia la parola indica un'opera di Dio: il passaggio dalla schiavitù al suo servizio.
Chi ha scritto il libro dell'Esodo?
La Chiesa ha ricevuto l'Esodo come opera di Mosè: è il secondo dei cinque libri della Legge, che il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) nomina in testa all'Antico Testamento come i cinque libri di Mosè.
Il libro stesso testimonia la sua mano. Dopo la vittoria su Amalec il Signore dice a Mosè: «Scrivi questa cosa per memoria in un libro» (Es 17,14); al Sinai «Mosè scrisse tutte quante le parole del Signore» (Es 24,4); e dopo il rinnovamento dell'alleanza Dio comanda ancora: «Scrivi tu queste cose, mediante le quali ho contratto alleanza teco» (Es 34,27). Nostro Signore cita l'episodio del roveto come un passo del libro di Mosè: «non avete voi letto nel libro di Mosé, in qual modo Dio parlò a lui nel roveto» (Mc 12,26). La tradizione giudaica e i Padri nominano Mosè senza esitare.
Il 27 giugno 1906, sotto san Pio X, la Pontificia Commissione Biblica ha risposto che gli argomenti della critica non provano che il Pentateuco non sia di Mosè, pur ammettendo l'uso di fonti e di segretari e ritocchi posteriori. Molti esegeti moderni pensano che l'Esodo sia stato composto nel corso dei secoli a partire da tradizioni più tarde; l'insegnamento trasmesso dalla Chiesa è quello appena ricordato.
Chi guidò gli Ebrei nell'Esodo?
Mosè, levita salvato dalle acque del Nilo e allevato alla corte del Faraone, con al fianco il fratello Aronne, primo sommo sacerdote, e la sorella Maria. Dio lo chiama dal roveto con queste parole: «vieni, e io ti spedirò a Faraone, affinché tu tragga il popolo mio, i figliuoli di Israele dall'Egitto» (Es 3,10). L'Esodo è anche il libro in cui la storia di Mosè si legge per intero, dalla culla di giunchi fino al Sinai; il racconto continua nei Numeri e si chiude con la sua morte alla fine del Deuteronomio.
Quando è stato scritto l'Esodo?
Secondo la tradizione, Mosè lo scrisse durante i quarant'anni del deserto. La Scrittura data l'uscita dall'Egitto rispetto al Tempio di Salomone, cominciato «l'anno quattrocento ottanta dopo l'uscita de' figliuoli d'Israele dalla terra d'Egitto» (1 Re 6,1; è il III libro dei Re nel Martini). Questo calcolo porta al XV secolo avanti Cristo; diversi studiosi cattolici preferiscono il XIII, sotto il regno di Ramses II. La data esatta resta discussa.
Di cosa parla il libro dell'Esodo? Riassunto
L'Esodo continua il libro della Genesi. Racconta la liberazione (capitoli 1-15), il cammino fino al Sinai (capitoli 15-18), poi l'alleanza e il tabernacolo (capitoli 19-40).
L'oppressione d'Israele e la vocazione di Mosè (capitoli 1-6)
Nel capitolo 1 «Si levò su frattanto un nuovo re in Egitto, il quale nulla sapea di Giuseppe» (Es 1,8). Opprime gli Ebrei con lavori durissimi e ordina di gettare nel Nilo tutti i loro figli maschi. Nel capitolo 2 una madre della tribù di Levi nasconde il figlio in un cestello di giunchi; la figlia del Faraone lo raccoglie, «e gli pose nome Mosè, dicendo: Io lo trassi dall'acqua» (Es 2,10). Fatto uomo, Mosè uccide un Egiziano e fugge nel paese di Madian.
Là, nel capitolo 3, «gli apparve il Signore in una fiamma ardente di mezzo ad un roveto: ed egli vedeva, che il roveto ardeva, e non si consumava» (Es 3,2). Dio gli ordina: «sciogli da' tuoi piedi i calzari: perocché santa è la terra dove tu hai i piedi» (Es 3,5), gli promette «una terra, che scorre latte, e miele» (Es 3,8) e gli rivela il suo nome. Gli dà dei segni e il fratello Aronne come portavoce (capitolo 4). Al Faraone, Mosè e Aronne riferiscono l'ordine del Signore: «Lascia andare il mio popolo affinché mi offerisca sacrifizio nel deserto» (Es 5,1). Il re risponde negando la paglia agli Ebrei ed esigendo lo stesso numero di mattoni. Dio rinnova la sua promessa nel capitolo 6.
Le dieci piaghe d'Egitto (capitoli 7-11)
Poiché il Faraone indurisce il cuore, Dio colpisce l'Egitto a partire dal capitolo 7: le acque mutate in sangue, le rane (capitolo 8), le zanzare, le mosche, la peste del bestiame, le ulcere, la grandine (capitolo 9), le locuste e le tenebre (capitolo 10). Nel capitolo 11 è annunciata l'ultima: la morte di tutti i primogeniti d'Egitto.
La Pasqua e il Mar Rosso (capitoli 12-15)
Il capitolo 12 istituisce la Pasqua. Ogni famiglia immola un agnello: «Or l'agnello sarà senza macchia, maschio, dell'anno» (Es 12,5). Si segnano col sangue gli stipiti delle porte e si mangia in piedi, pronti a partire: «mangerete in fretta: perché è la Phase (cioè il transito) del Signore» (Es 12,11). Dio promette: «io vedrò il sangue, e vi trapasserò» (Es 12,13). A mezzanotte muoiono i primogeniti d'Egitto, e il Faraone lascia partire il popolo. Il Signore lo guida «di giorno con una colonna di nuvola, e di notte con una colonna di fuoco» (Es 13,21).
Il Faraone si lancia all'inseguimento, ma nel capitolo 14 «i figliuoli d'Israele entrarono in mezzo al mare asciutto: perocché l'acqua era come muro alla loro destra, e alla sinistra» (Es 14,22); le acque si richiudono sull'esercito egiziano, e «neppur uno di quelli si salvò» (Es 14,28). Il capitolo 15 si apre con il cantico di Mosè: «Diamo gloria al Signore, perocché egli si è gloriosamente esaltato; ha gettato nel mare il cavallo, e il cavaliere» (Es 15,1). Maria, sorella di Aronne, riprende il ritornello con il timpano, e tutte le donne le vanno dietro (Es 15,20).
Il deserto: la manna e l'acqua dalla roccia (capitoli 15-18)
Dopo le acque amare di Mara, il popolo mormora per la fame. Dio annuncia nel capitolo 16: «Ecco che io pioverò a voi pane dal cielo» (Es 16,4). Al mattino gli Israeliti trovano un cibo sconosciuto e si dicono: «Manhu? vale a dire: Che è questo? Perocché non sapevan che cosa fosse. Disse loro Mosè: Questo è il pane datovi a mangiare dal Signore» (Es 16,15). Ne mangeranno «per quarant'anni» (Es 16,35).
Nel capitolo 17 Mosè percuote la roccia dell'Oreb, e ne scaturisce l'acqua. Poi Israele combatte contro Amalec: «quando Mosè alzava le mani, Israele vinceva: ma se egli alcun poco abbassava le mani, Amalec era vincente» (Es 17,11), e Aronne e Cur gli sostengono le braccia fino al tramonto. Nel capitolo 18 Ietro, suocero di Mosè, gli consiglia di stabilire dei giudici per il popolo.
L'alleanza del Sinai e i dieci comandamenti (capitoli 19-24)
Ai piedi del monte Dio offre la sua alleanza: «E voi sarete mio regno sacerdotale, e nazione santa» (Es 19,6). Fra tuoni e fuoco pronuncia, nel capitolo 20, i dieci comandamenti, che leggerete più avanti. I capitoli 21-23 danno le leggi che ne derivano: diritto delle persone, riparazione dei torti, feste dell'anno; vi si legge anche la promessa dell'angelo custode del popolo, «Ecco che io manderò il mio Angelo, il quale vada innanzi a te, e ti custodisca per viaggio» (Es 23,20), che la Chiesa legge nella Messa degli Angeli custodi.
Nel capitolo 24 Mosè legge al popolo il libro dell'alleanza, e il popolo risponde: «Faremo tutto quello che è stato detto dal Signore, e saremo obbedienti» (Es 24,7). Mosè suggella l'alleanza aspergendo il sangue: «Questo è il sangue dell'alleanza stabilita dal Signore con voi» (Es 24,8).
Il tabernacolo e il sacerdozio prescritti (capitoli 25-31)
«E mi fabbricheranno un santuario, ed io abiterò in mezzo ad essi» (Es 25,8). Dio mostra a Mosè il modello dell'arca, della mensa dei pani, del candelabro d'oro, del tabernacolo e dell'altare (capitoli 25-27), delle vesti sacerdotali (capitolo 28) e dell'altare dei profumi (capitolo 30), e prescrive la consacrazione di Aronne e dei suoi figli (capitolo 29). Nel capitolo 31 consegna a Mosè «due tavole di pietra contenenti la legge scritta dal dito di Dio» (Es 31,18).
Che cos'è l'efod nella Bibbia?
L'efod (Ephod nella Vulgata e nel Martini) è il primo dei paramenti del sommo sacerdote: una sorta di sopravveste tessuta «di oro, di giacinto, e di porpora, e di scarlatto a due tinte, e di bisso torto» (Es 28,6), fermata sulle spalle da due pietre d'onice incise con i nomi delle dodici tribù. Vi era unito il Razionale, il pettorale con dodici pietre preziose, sul quale Dio comanda di porre «Dottrina, e Verità» (Es 28,30): così la Vulgata rende i misteriosi Urim e Tummim dell'ebraico, con cui si consultava il Signore. Portando sul petto i nomi delle tribù, il sommo sacerdote portava tutto il popolo davanti a Dio: è l'immagine che la Lettera agli Ebrei compie in Cristo, sommo sacerdote per sempre.
Il vitello d'oro e il rinnovamento dell'alleanza (capitoli 32-34)
Ai piedi del monte il popolo fonde un vitello d'oro e grida: «Questi, o Israele, sono i tuoi dei, che ti han tratto dalla, terra d’Egitto» (Es 32,4). Mosè spezza le tavole, punisce gli idolatri e intercede per il popolo fino a offrire se stesso: «o perdona loro questo fallo, O se nol fai, cancellami da quel tuo libro scritto da te» (Es 32,31-32). «E il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come suole un uomo parlare col proprio amico» (Es 33,11); ma quando Mosè chiede di vedere la sua gloria, Dio risponde: «Non potrai vedere la mia faccia; perocché non viverà uomo dopo avermi veduto» (Es 33,20).
Nel capitolo 34 il Signore passa davanti a Mosè proclamandosi «misericordioso e clemente, paziente, e di molta misericordia, e verace» (Es 34,6), e scrive di nuovo i comandamenti. Mosè scende dal monte, e «non sapea che la sua faccia era tutta splendente dopo che ei si era trattenuto a parlar col Signore» (Es 34,29). Qui la Vulgata dice cornuta, «cornuta», nel senso di raggi che sprizzano dal volto: il Martini traduce il senso, gli artisti hanno tradotto la lettera. Per questo l'arte cristiana ha dato al legislatore due corna di luce, fino al Mosè di Michelangelo nella basilica di San Pietro in Vincoli, a Roma.
Il tabernacolo costruito e riempito di gloria (capitoli 35-40)
Gli artigiani Beseleel e Ooliab eseguono tutto ciò che il Signore ha comandato (capitoli 35-39). Nel capitolo 40 Mosè erige il tabernacolo, e il libro si chiude sulla nube: «La nuvola ricoperse il tabernacolo del testimonio, e la gloria del Signore lo riempié» (Es 40,32).
Quale libro della Bibbia segue l'Esodo?
Il Levitico, terzo libro di Mosè. Si apre proprio dove l'Esodo si ferma: «E il Signore chiamò Mosè, e gli parlò dal tabernacolo del testimonio» (Lv 1,1). Dopo il Levitico, il libro dei Numeri riprende il cammino nel deserto.
Esodo 20: i dieci comandamenti
Il capitolo 20 è il più cercato del libro. Dio vi parla in prima persona: «Io sono il Signore Dio tuo, che ti trassi dalla terra di Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altri dii dinanzi a me» (Es 20,2-3).
Seguono il divieto delle immagini da adorare (v. 4-6), il nome di Dio da non prendere invano (v. 7), il sabato (v. 8-11), poi i doveri verso il prossimo: «Onora il padre tuo, e la madre tua, affinché tu abbi lunga vita sopra la terra» (Es 20,12); «Non ammazzare» (v. 13); «Non fornicare» (v. 14); «Non rubare» (v. 15); «Non dire il falso testimonio contro il tuo prossimo» (Es 20,16); e infine il desiderio della casa e della moglie del prossimo (v. 17). Il testo è ripreso, con qualche differenza, nel capitolo 5 del Deuteronomio.
La Bibbia non numera i comandamenti. La Chiesa cattolica segue la divisione di sant'Agostino: unisce in un solo primo comandamento il divieto degli altri dèi e quello delle immagini, e distingue il nono (la donna d'altri) dal decimo (la roba d'altri). È la numerazione del Catechismo di san Pio X, che gli Italiani hanno imparato a memoria: non avrai altro Dio fuori di me; non nominare il nome di Dio invano; ricordati di santificare le feste; onora il padre e la madre; non ammazzare; non commettere atti impuri; non rubare; non dire falsa testimonianza; non desiderare la donna d'altri; non desiderare la roba d'altri. Il nostro articolo sui dieci comandamenti li spiega uno per uno.
Due domande ricorrono. Il divieto «Tu non ti farai scoltura, né rappresentazione alcuna» (Es 20,4) riguarda le immagini fatte per essere adorate come dèi, non ogni immagine: lo stesso libro comanda di fare sull'arca «due cherubini d'oro lavorati al martello» (Es 25,18). E il sabato, che la legge mosaica puniva di morte per chi vi lavorava (Es 31,14), è stato trasferito dalla Chiesa apostolica alla domenica, giorno della Risurrezione: per il cristiano il terzo comandamento si osserva santificando la domenica e le feste.
Temi e lettura cattolica dell'Esodo
L'Esodo insegna che Dio salva: ascolta il grido degli oppressi e mantiene la promessa fatta ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Insegna che Dio è santo: rivela il suo nome e la sua Legge, e nessuno può vedere la sua faccia senza morire. Insegna infine che la liberazione conduce al culto: il libro non termina nella Terra promessa, ma davanti al tabernacolo pieno di gloria.
Sant'Agostino ha dato la chiave di questa lettura nelle Questioni sull'Ettateuco: il Nuovo Testamento è nascosto nell'Antico, e l'Antico si svela nel Nuovo (in Vetere Novum lateat, et in Novo Vetus pateat). San Paolo lo dice del deserto: «Or queste cose tutte accadevan loro in figura: e sono state scritte per avvertimento di noi» (1 Cor 10,11).
Il nome di Dio: «Io sono quegli, che sono»
«Disse Dio a Mosè: io sono quegli, che sono. Così dirai a' figliuoli di Israele: colui, che è, mi ha spedito a voi» (Es 3,14). I Padri e i dottori hanno visto in questo nome la più alta rivelazione di Dio nell'Antico Testamento: Dio è l'Essere stesso, che non riceve l'esistenza da nessuno e la dona a tutte le cose. San Tommaso d'Aquino ne fa il nome più proprio di Dio (Somma teologica, I, q. 13, a. 11). Quando Nostro Signore dichiara: «Prima che fosse fatto Abramo, io sono» (Gv 8,58), i suoi uditori riconoscono quel nome e raccolgono pietre per lapidarlo.
La Pasqua e il sacrificio di Cristo
L'agnello pasquale è la figura più chiara di Nostro Signore. San Giovanni vede, nelle gambe del Crocifisso lasciate intatte, il compimento della legge della Pasqua, che diceva: «non ne spezzerete alcun osso» (Es 12,46); e scrive: «affinché si adempisse la Scrittura: Non romperete nissuna delle sue ossa» (Gv 19,36). San Paolo aggiunge: «nostro agnello pasquale è stato immolato Cristo» (1 Cor 5,7). Il Concilio di Trento (sessione XXII, capitolo 1) insegna che nell'ultima Cena, dopo aver celebrato l'antica Pasqua che i figli d'Israele immolavano in memoria dell'uscita dall'Egitto, Cristo istituì la nuova Pasqua, se stesso da immolarsi dalla Chiesa sotto segni visibili. Il nome stesso della Pasqua cristiana, Pascha, è quello della Pasqua dell'Esodo.
Il Mar Rosso e il battesimo
«E tutti furono battezzati per Mosè nella nube, e nel mare» (1 Cor 10,2). Tertulliano, nel trattato Sul battesimo, e sant'Ambrogio, nel De mysteriis, insegnano che Israele salvato dall'acqua mentre il Faraone vi è sommerso figura l'anima liberata dal peccato nel fonte battesimale. Per questo la Chiesa legge il passaggio del Mar Rosso nella notte di Pasqua, prima di benedire l'acqua del fonte.
La manna, pane del cielo, e l'Eucaristia
Nostro Signore ha preso la manna come figura di se stesso: «I padri vostri mangiarono nel deserto la manna, e morirono» (Gv 6,49); «Non diede Mosè a voi il pane del cielo, ma il Padre mio da a voi il vero pane del cielo» (Gv 6,32). Il libro della Sapienza dice che Dio nutrì il suo popolo «col cibo degli Angeli» (Sap 16,20), e il salmo 77 della Vulgata canta: «Mangiò l'uomo il pane degli Angeli» (Sal 77,25). Alla benedizione eucaristica il sacerdote canta il versetto Panem de caelo praestitisti eis, cioè: hai dato loro il pane del cielo, e la sequenza Lauda Sion conta la manna fra le figure del Sacramento.
Mosè, l'alleanza e il tabernacolo
«Perché da Mosè fu data la legge: la grazia, e la verità per Gesù Cristo fu fatta» (Gv 1,17). San Giustino, nel Dialogo con Trifone, vede nelle braccia di Mosè stese sopra la battaglia contro Amalec una figura della Croce. Al sangue dell'alleanza del Sinai risponde la parola del Signore sul calice: «questo è il sangue mio del nuovo testamento» (Mt 26,28). Alla Trasfigurazione Mosè ed Elia parlano con Gesù «della sua partenza, la quale egli stava per eseguire in Gerusalemme» (Lc 9,31): nel testo greco, il suo éxodos.
La Vergine Maria nell'Esodo
La Chiesa riconosce la Vergine nel roveto che arde senza consumarsi. Un'antifona delle Lodi e dei Vespri del 1° gennaio, ottava di Natale, canta: Rubum quem viderat Moyses incombustum, conservatam agnovimus tuam laudabilem virginitatem, cioè: nel roveto che Mosè aveva visto ardere senza consumarsi abbiamo riconosciuto la tua mirabile verginità conservata intatta. Le litanie lauretane la chiamano Foederis arca, Arca dell'alleanza, perché ha portato il Verbo di Dio come l'arca custodiva «l'urna d'oro, dove era la manna, e la verga di Aronne, che frondeggiò, e le tavole del testamento» (Eb 9,4).
Versetti celebri dell'Esodo
- Esodo 14,13-14: «Non temete: state ad osservare i prodigii, che farà oggi il Signore» (Es 14,13); «Il Signore combatterà per voi, e voi non vi moverete» (Es 14,14).
- Esodo 15,2: «Mia fortezza, e oggetto delle mie lodi egli è il Signore, ed è stato mio salvatore» (Es 15,2).
- Esodo 15,11: «Chi de' forti è simile a te, o Signore?» (Es 15,11), che il Messale riprende nel graduale Gloriosus di varie feste di martiri.
- Esodo 33,18: la preghiera di Mosè, «Fammi veder la tua gloria» (Es 33,18).
L'Esodo nel canone e nella liturgia
L'Esodo è il secondo libro della Bibbia e del Pentateuco in tutte le Bibbie, e la sua canonicità non è mai stata contestata. Il Martini è dato qui con il latino della Vulgata, che il Concilio di Trento ha dichiarato autentica.
La Chiesa legge l'Esodo soprattutto in Quaresima e nella Settimana Santa. Nel Breviario romano le lezioni del primo notturno di Mattutino passano dalla Genesi all'Esodo la IV domenica di Quaresima, con il roveto ardente. Nel Messale del 1962 la lezione del mercoledì dopo la III domenica di Quaresima è tratta da Esodo 20 (il decalogo, dal quarto comandamento in poi, 20,12-24), e quella del martedì dopo la IV domenica da Esodo 32, l'intercessione di Mosè dopo il vitello d'oro (32,7-14).
Il mercoledì delle Tempora di Quaresima la prima lezione è la salita di Mosè al Sinai (24,12-18). Il Venerdì santo la seconda lezione è Esodo 12,1-11, la legge dell'agnello pasquale. Nella Veglia pasquale la seconda profezia è il passaggio del Mar Rosso (14,24-31 e 15,1), seguito dal tratto Cantemus Domino. Nel salterio di san Pio X il cantico di Mosè si canta alle seconde Lodi del giovedì, quelle dei giorni di penitenza, che potete pregare nel Breviario. Il 2 ottobre, festa degli Angeli custodi, l'epistola è Esodo 23,20-23.
Come leggere l'Esodo
Leggete i capitoli 1-20 come un racconto, in una o due volte. Prendete più lentamente le leggi e i capitoli del tabernacolo, con la Lettera agli Ebrei come commento: il tabernacolo, il sommo sacerdote e il velo vi sono l'ombra del sacerdozio di Cristo. A un capitolo al giorno l'Esodo riempie i quaranta giorni della Quaresima, il tempo in cui la Chiesa stessa lo legge. Cominciate dal primo capitolo qui sotto, oppure, se cercate prima di tutto il decalogo, dal capitolo 20.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il libro dell'Esodo?
La Chiesa ha sempre ricevuto l'Esodo come opera di Mosè, secondo dei suoi cinque libri. Il testo dice che Mosè scrisse le parole del Signore (Es 17,14; 24,4), e Nostro Signore cita il roveto come un passo del «libro di Mosé» (Mc 12,26). La Commissione Biblica (1906) ha mantenuto l'origine mosaica, ammettendo fonti, segretari e piccole aggiunte; molti esegeti moderni sostengono altre ipotesi.
Di cosa parla il libro dell'Esodo?
Racconta come Dio, per mezzo di Mosè, liberò i figli d'Israele dalla schiavitù d'Egitto con le dieci piaghe, la Pasqua e il passaggio del Mar Rosso. Li segue nel deserto, dove Dio li nutre con la manna, fino al monte Sinai, dove dà loro i dieci comandamenti e stringe con loro l'alleanza. Il libro termina con la costruzione del tabernacolo, che la gloria del Signore riempie.
Dove sono i dieci comandamenti nella Bibbia?
In Esodo 20,1-17, pronunciati da Dio sul Sinai, e di nuovo in Deuteronomio 5,6-21, ripetuti da Mosè prima dell'ingresso nella Terra promessa. Dio li scrisse poi su due tavole di pietra «scritta dal dito di Dio» (Es 31,18). La numerazione cattolica è quella di sant'Agostino, ripresa dal Catechismo di san Pio X.
Quanti capitoli ha l'Esodo?
Quaranta, nella Vulgata, nel Martini e nelle Bibbie moderne, per 1211 versetti nel Martini. I capitoli 1-15 raccontano la liberazione, 15-18 il cammino verso il Sinai, 19-40 l'alleanza e il tabernacolo.
Perché il Mosè di Michelangelo ha le corna?
Perché la Vulgata dice, in Esodo 34,29, che il volto di Mosè era cornuta, parola che rende l'ebraico qaran, «raggiare», ma che significa anche «avere corna». Il Martini traduce il senso: la sua faccia «era tutta splendente». Gli artisti hanno seguito la lettera, e per questo il Mosè di San Pietro in Vincoli porta due corna, segno della luce di Dio.
L'Esodo si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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