La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Il libro dell'Ecclesiastico (Siracide)
L'Ecclesiastico, che le Bibbie moderne chiamano Siracide, è il più lungo dei libri sapienziali: cinquantuno capitoli di consigli sul timor di Dio, la preghiera, l'elemosina, l'amicizia, la famiglia e la lingua, coronati dall'elogio della Sapienza e dei padri d'Israele. Qui sotto trovate tutti i capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue spiega chi era il Siracide, quando scrisse, di che cosa parla il libro e il posto che ha nel canone e nella liturgia.
Leggere Ecclesiastico: 51 capitoli
Il Siracide è il più lungo dei libri sapienziali dell'Antico Testamento. Non è un racconto ma una scuola: un padre istruisce il figlio, «Figliuolo…», sul timor di Dio e sulla preghiera, sull'umiltà e sull'elemosina, sull'amicizia e sul matrimonio, sull'educazione dei figli, sull'uso delle ricchezze e sul governo della lingua. Il libro tocca il suo vertice nell'inno in cui la Sapienza parla in prima persona, e si chiude con un lungo elogio dei padri d'Israele. Nella Bibbia cattolica viene dopo il libro della Sapienza e prima di Isaia, e chiude così la serie dei libri sapienziali.
Molti proverbi italiani vengono di qui senza che lo si sappia. «Chi tocca la pece, si sporca di pece» (Sir 13, 1) è parola di questo libro; e così il detto «oggi a me, domani a te», con cui il Martini rende il mihi heri, et tibi hodie della Vulgata, la voce del morto che parla al vivo (Sir 38, 23). Da questo versetto si fa derivare il motto latino hodie mihi, cras tibi.
Siracide o Ecclesiastico? Perché due nomi
In greco il libro si intitola Sapienza di Gesù figlio di Sirach; gli autori ebrei lo chiamano Ben Sira, e san Girolamo riferisce che l'esemplare ebraico da lui visto portava il titolo di Parabole. La Chiesa latina, almeno da san Cipriano, lo chiama Ecclesiasticus, il libro “della Chiesa”: lo si leggeva volentieri nelle assemblee per istruire i fedeli e i catecumeni, tanto insegna tutte le virtù. Il concilio di Trento ha conservato questo nome, ed è quello della Vulgata e del Martini. Le Bibbie moderne, a cominciare da quella della CEI, lo chiamano Siracide, dal nome dell'autore (in italiano si pronuncia Siràcide, con l'accento sulla seconda sillaba).
Non va confuso con l'Ecclesiaste, il libro di dodici capitoli attribuito a Salomone, che le Bibbie moderne chiamano Qoèlet e che medita sulla vanità delle cose terrene. I due nomi si somigliano, ma i libri sono ben distinti.
Chi ha scritto il libro del Siracide?
Il libro è firmato. Verso la fine si legge: «I documenti della sapienza, e della disciplina furono scritti in questo libro da Gesù figliuolo di Sirach di Gerusalemme, il quale versò dal cuor suo nuova saggezza» (Sir 50, 29); e l'ultimo capitolo si apre con le parole «Orazione di Gesù Figliuolo di Sirach» (Sir 51, 1). Il «Siracide», dunque, non è un profeta né un re: è Gesù (in ebraico Giosuè), figlio di Sirach, uno scriba di Gerusalemme. Suo nipote, che si chiamava anch'egli Gesù, scrisse il prologo che la Vulgata pone prima del capitolo 1: vi racconta che il nonno, dopo essersi applicato a lungo alla lettura della Legge, dei Profeti e degli altri libri, volle scrivere a sua volta qualcosa intorno alla dottrina e alla sapienza.
Chi era il Siracide?
Era un sapiente istruito di Gerusalemme, e il ritratto che traccia del saggio somiglia al suo: «Il saggio indagherà la sapienza di tutti gli antichi, e farà studio nei profeti» (Sir 39, 1); «Egli di buon mattino svegliandosi, il cuor suo rivolgerà al Signore, che lo creò» (Sir 39, 6). Ha viaggiato, ha conosciuto le corti, ha corso pericoli, e ne trae lezioni di un'esperienza molto concreta. Nell'ultimo capitolo racconta come cercò la sapienza fin dalla giovinezza: «Quand'io era tuttor giovanotto prima di inciampare in errori feci professione di cercar la sapienza colla mia orazione» (Sir 51, 18).
Per la sua somiglianza con i Proverbi, il libro è stato talvolta contato tra “i libri di Salomone”. Sant'Agostino chiarisce la questione nel De doctrina christiana (libro II, capitolo 8): la Sapienza e l'Ecclesiastico si dicono di Salomone per una certa somiglianza di stile, ma la tradizione più costante li attribuisce a Gesù figlio di Sirach; e poiché sono stati accolti con autorità, vanno contati, dice, tra i libri profetici.
Quando è stato scritto?
Il prologo dà la data della traduzione: il nipote venne in Egitto nell'anno trentottesimo del re Tolomeo Evergete, cioè verso il 132 avanti Cristo, e vi tradusse in greco l'ebraico del nonno. Il libro stesso è dunque anteriore di una o due generazioni. L'autore parla da testimone del sommo sacerdote «Simone figliuolo di Onia» (Sir 50, 1), di cui descrive con ammirazione la liturgia nel Tempio; si discute se si tratti di Simone I o di Simone II, ma l'opinione comune pone la composizione all'inizio del II secolo avanti Cristo, verso il 190-180.
Il Siracide scrisse in ebraico. Per secoli si conobbero solo il greco e le versioni, finché ampie parti dell'originale ricomparvero, a partire dal 1896, nei manoscritti della genizah del Cairo, poi in frammenti più antichi trovati a Masada e a Qumran. Il testo della Vulgata è l'antica versione latina fatta sul greco, che san Girolamo non ritradusse; contiene versetti assenti dal greco più breve, sicché la sua numerazione differisce spesso da quella delle Bibbie moderne. I rimandi di questa pagina seguono la Vulgata e il Martini: quando cercate un passo letto nella Messa nuova, il numero può essere spostato di qualche versetto.
Di cosa parla il libro del Siracide? Riassunto
Il libro si compone di una lunga raccolta di massime (capitoli 1 – 42, 14), di un inno a Dio nella creazione e nella storia (42, 15 – 50) e di una preghiera finale (51).
Il timor del Signore e la prova dell'anima (capitoli 1 e 2)
«Ogni sapienza è da Dio Signore»: così comincia il capitolo 1, e subito segue la nota fondamentale: «Principio della sapienza egli è il timor del Signore» (Sir 1, 16). Il capitolo 2, molto cercato e molto letto, avverte chi vuole servire Dio: «Figliuolo in entrando al servigio di Dio sta costante nella giustizia, e nel timore, e prepara l'anima tua alla tentazione» (Sir 2, 1), perché «col fuoco si fa saggio dell'oro, e dell'argento; e degli uomini accettevoli nella fornace dell'umiliazione» (Sir 2, 5).
I doveri verso i genitori, i poveri e gli amici (capitoli 3 – 13)
Il capitolo 3 è una lunga meditazione sul quarto comandamento: «quelli, che onora la madre sua, è come chi fa tesori» (Sir 3, 5). Insegna anche l'umiltà e l'elemosina, e il capitolo 4 prende le parti dei poveri: «Figliuolo non defraudare il povero della limosina» (Sir 4, 1). Il capitolo 5 sollecita la conversione senza indugio, il capitolo 6 dà i celebri consigli sull'amicizia, e il capitolo 7 richiama il pensiero dell'ultimo fine. I capitoli seguenti trattano delle donne e della casa (capitolo 9), dei governanti e soprattutto della superbia (capitolo 10), delle ricchezze (capitolo 11) e della scelta delle compagnie (capitolo 13).
Il libero arbitrio, la lingua e la preghiera contro il peccato (capitoli 14 – 23)
Dopo un avvertimento contro l'avarizia (capitolo 14), il capitolo 15 pone l'uomo davanti alla scelta: «Egli ha messo davanti a te l'acqua, e il fuoco: prendi qual più ti piace. Dinanzi all'uomo sta la vita, e la morte, e saragli dato quel, che egli eleggerà» (Sir 15, 17-18). È il passo che le letture moderne citano come “Siracide 15, 15-20”: nel Martini corrisponde ai versetti 16-21, perché la Vulgata ha un versetto in più.
Il capitolo 18 canta la misericordia del Creatore: «la misericordia di Dio ad ogni carne si estende» (Sir 18, 12). I capitoli 19 – 23 formano un piccolo trattato della lingua, della maldicenza, dei giuramenti e della menzogna (capitolo 20), che termina in preghiera: «Chi porrà una guardia alla mia bocca, e un sigillo inviolabile alle mie labbra» (Sir 22, 33); «Signore, padre, e padrone della mia vita non mi abbandonare alle suggestioni delle mie labbra» (Sir 23, 1).
L'elogio della Sapienza (capitolo 24)
Al centro del libro la Sapienza prende la parola (capitolo 24): «Io uscii dalla bocca dell'Altissimo primogenita avanti a tutte le creature» (Sir 24, 5). Ha cercato riposo su tutta la terra e l'ha trovato in Sion: «Così ferma stanza io ebbi in Sionne, ed anche la santa città fu il luogo del mio riposo» (Sir 24, 15). Cresce come il cedro del Libano e il cipresso, la palma e la rosa di Gerico, e invita tutti: «Venite a me voi tutti, voi, che siete presi dall'amore di me; e saziatevi de' miei frutti» (Sir 24, 26). La si trova nella Legge di Mosè: «Tutte queste cose contiene il libro della vita, che è il testamento dell'Altissimo, e dottrina di verità» (Sir 24, 32).
La casa, la società e il culto di Dio (capitoli 25 – 42, 14)
I consigli riprendono: la buona moglie (capitoli 25 e 26), il perdono delle offese (capitolo 28), il prestito e la garanzia (capitolo 29), l'educazione dei figli e la letizia del cuore (capitolo 30), i banchetti e la temperanza (capitoli 31 e 32), la vanità dei sogni (capitolo 34), il vero sacrificio e la preghiera (capitolo 35), la preghiera per Israele e per le nazioni (capitolo 36), il medico e il lutto (capitolo 38), lo scriba e il saggio (capitolo 39), e la morte stessa: «O morte quanto è amara la tua ricordanza per un uomo, che in pace vive tra le sue ricchezze» (Sir 41, 1).
La gloria di Dio nella creazione (42, 15 – 43)
«Or io rammenterò le opere del Signore, e racconterò quello, che ho veduto» (Sir 42, 15): è un inno al sole, alla luna e alle stelle, alla neve, alla brina e al mare, tutti sottomessi alla sua parola. «Bellezza dell'altissimo cielo egli è il firmamento» (Sir 43, 1), e alla fine l'autore si arrende: «Diremo molto, e ci mancherà la parola: ma la somma di quel, che può dirsi, si è, che egli è in tutte le cose» (Sir 43, 29).
L'elogio dei padri (capitoli 44 – 50)
«Diamo lode agli uomini gloriosi, ai maggiori nostri, da' quali siamo stati noi generati» (Sir 44, 1). Il Siracide percorre la storia sacra da Enoc e Noè ad Abramo, Mosè e Aronne (capitolo 45), Giosuè, Samuele, Davide e Salomone (capitoli 46 e 47), Elia, che «sorse […] come un fuoco» (Sir 48, 1), Eliseo, Ezechia e Isaia, Giosia e i profeti (capitolo 49), per finire con il ritratto luminoso del sommo sacerdote Simone che officia nel Tempio, «Come la stella del mattino tralla nebbia» (Sir 50, 6). È tutta la storia dalla Genesi ai libri dei Re e ai profeti, riletta come un'unica storia della grazia.
La preghiera di Gesù figlio di Sirach (capitolo 51)
Il libro si chiude con un ringraziamento per una liberazione e con il racconto di come l'autore cercò la sapienza fin dalla giovinezza. L'ultima parola è per il lettore: «Fate l'opera vostra per tempo, ed egli darà a voi la mercede vostra a suo tempo» (Sir 51, 38).
Temi e lettura cattolica
La sapienza comincia dal timor di Dio
La sapienza del Siracide è la pietà vissuta nel dovere di ogni giorno. Tra i libri sapienziali, con i Proverbi, Giobbe e la Sapienza, è il più pratico: non specula, forma. Il timor del Signore di cui parla non è la paura servile, ma il rispetto filiale che fa evitare il peccato e apre il cuore a tutte le virtù; la tradizione lo conta tra i sette doni dello Spirito Santo.
Il libero arbitrio e la grazia
«Dio da principio creò l'uomo, e lascollo in potere de' suoi consiglj» (Sir 15, 14) è uno dei testi classici sul libero arbitrio. Sant'Agostino, nel trattato De gratia et libero arbitrio, lo cita contro coloro che rigettavano su Dio la colpa dei propri peccati, e nello stesso trattato mostra che la volontà osserva i comandamenti solo aiutata dalla grazia.
L'elemosina, la conversione e i Novissimi
«Il fuoco ardente si spegne coll'acqua, e la limosina resiste a' peccati» (Sir 3, 33) si accorda con la parola dell'arcangelo Raffaele nel libro di Tobia: «la limosina libera dalla morte, ed ella è che purga i peccati» (Tb 12, 9). Il libro sollecita la conversione senza indugio: «Non tardare a convertirti al Signore, e non differire da un dì all'altro» (Sir 5, 8); e raccomanda il pensiero dei Novissimi con una massima che i predicatori hanno ripetuto di secolo in secolo, il memorare novissima tua della Vulgata: «In tutte le tue azioni ricordati del tuo ultimo fine, e non peccherai in eterno» (Sir 7, 40).
Il perdono e il Padre nostro
«Perdona al prossimo tuo, che ti ha fatto torto, e allora pregando tu ti saran rimessi i peccati tuoi» (Sir 28, 2) annuncia la domanda che Nostro Signore ha posto nell'orazione domenicale: «E rimettici i nostri debiti, come noi pure li rimettiamo a chi ci è debitore» (Mt 6, 12). Vedete la nostra pagina sul Padre nostro. E il ricco che dice «Io son contento, e adesso mangerò de' miei beni io solo», senza sapere «quanto tempo vi sia, perché la morte si accosti» (Sir 11, 19-20), annuncia il ricco stolto della parabola di san Luca (Lc 12).
La superbia, radice di tutti i peccati
«il primo di tutti i peccati ell'è la superbia» (Sir 10, 15). Sant'Agostino e san Gregorio Magno si appoggiano a questo versetto nel loro insegnamento sulla superbia, regina e radice dei vizi, da cui discendono i sette peccati capitali. Il rimedio è dato fin dal capitolo 3: «Quanto più tu sei grande, umiliati in tutte le cose, e troverai grazia dinanzi a Dio» (Sir 3, 20).
La Sapienza, Cristo e la Madonna
La Sapienza che esce «dalla bocca dell'Altissimo» ed è «primogenita avanti a tutte le creature» è stata letta dai Padri come figura del Verbo eterno, per mezzo del quale tutto è stato fatto. Ma la Chiesa, nella sua liturgia, applica il capitolo 24 anche alla Vergine Maria, Sede della Sapienza, scelta fin dall'origine nel disegno di Dio: «Da principio, e prima de' secoli io fui creata» (Sir 24, 14), e chiamata «madre del bell'amore, e del timore, e della scienza, e della santa speranza» (Sir 24, 24).
Versetti celebri del Siracide
- Sir 1, 16, il timor del Signore: «Principio della sapienza egli è il timor del Signore».
- Sir 3, onora il padre e la madre: «In fatti, e in parole, e con tutta pazienza onora il padre tuo» (Sir 3, 9); «Chi onora il padre, averà consolazione dai figliuoli» (Sir 3, 6).
- Sir 6, 14-16, chi trova un amico trova un tesoro: «L'amico fedele è una protezione possente: e chi lo trova, ha trovato un tesoro. Nissuna cosa è da paragonarsi all'amico fedele» (Sir 6, 14-15); «L'amico fedele è balsamo di vita, e di immortalità; e quelli, che temono il Signore lo troveranno» (Sir 6, 16). Il capitolo insegna anche la prudenza: «Se ti fai un amico, fattelo dopo averlo sperimentato» (Sir 6, 7).
- Sir 10, 15, la superbia: «il primo di tutti i peccati ell'è la superbia».
- Sir 26, 1-4, la donna virtuosa: «Beato il marito della donna dabbene, perocché sarà doppio il numero de' suoi giorni. La donna forte è la consolazione del marito» (Sir 26, 1-2). Il passo che il lezionario moderno propone per i matrimoni, “la bellezza di una brava moglie”, unisce questi versetti a quelli che nel Martini sono i 16-21: «La garbatezza della moglie diligente rallegra il marito» (Sir 26, 16). La Messa nuziale tradizionale legge invece l'epistola di san Paolo agli Efesini.
- Sir 30, 22-24, la letizia del cuore: «Non lasciar l'anima tua in preda alla tristezza»; «La giocondità del cuore è la vita dell'uomo, e tesoro inesausto di santità» (Sir 30, 23).
- Sir 35, 21, la preghiera dell'umile: «L'orazione di colui, che si umilia, penetrerà le nubi».
- Sir 38, il medico: «Rendi onore al medico per ragione della necessità, perché egli è stato fatto dall'Altissimo» (Sir 38, 1); «Figliuolo, quando se' malato, non disprezzare te stesso, ma prega, il Signore, ed egli ti guarirà» (Sir 38, 9). È un testo caro ai malati; vedete la nostra preghiera per i malati.
- Sir 44, 1, gli uomini gloriosi: «Diamo lode agli uomini gloriosi, ai maggiori nostri».
Il Siracide nel canone e nella liturgia
Il Siracide è nella Bibbia?
Sì. L'Ecclesiastico è uno dei sette libri deuterocanonici dell'Antico Testamento cattolico, con Tobia, Giuditta, la Sapienza, Baruc e i due libri dei Maccabei. È venuto alla Chiesa con la Settanta, l'Antico Testamento greco degli Apostoli. Clemente Alessandrino, Origene, san Cipriano e sant'Agostino lo citano come Scrittura. I concili africani di Ippona (393) e di Cartagine (397), il concilio di Firenze (1442) e infine il concilio di Trento, nella sessione IV (8 aprile 1546), lo nominano tra i libri sacri; Trento colpisce di anatema chi non riceve questi libri per intero, con tutte le loro parti.
I Riformatori, seguendo il canone più breve dei rabbini posteriori e le riserve di san Girolamo, lo hanno relegato tra gli «apocrifi», e la maggior parte delle Bibbie protestanti oggi lo omette. Rimane nelle Bibbie cattoliche e ortodosse. Sulla scelta di una traduzione italiana completa, vedete la nostra guida su quale Bibbia cattolica leggere.
Il Siracide nella liturgia del 1962
Il Messale del 1962 fa largo uso dell'Ecclesiastico, che annuncia con il titolo Lectio libri Sapientiae, lettura del libro della Sapienza, nome che la liturgia dà a tutti i libri sapienziali:
- la lezione della Messa comune della Madonna, Salve, sancta Parens, è Sir 24, 14-16: «Da principio, e prima de' secoli io fui creata»;
- la Messa dei confessori pontefici, Statuit, prende l'introito da Sir 45, 30, il patto di pace che Dio «fece con lui» (Sir 45, 30), e la lezione dai capitoli 44 e 45, adattati alla figura del santo vescovo: Ecce sacerdos magnus;
- la Messa dei confessori non pontefici, Os justi, legge Sir 31, 8-11: «Beato il ricco, che è trovato senza colpa, ed il quale non va dietro all'oro» (Sir 31, 8);
- la Messa dei dottori, In medio Ecclesiae, prende l'introito da Sir 15, 5: «Ella aprirà a lui la bocca in mezzo alla adunanza, riempiendolo di spirito di saggezza, e di intelligenza» (Sir 15, 5);
- le due Messe del comune delle vergini martiri, Loquebar e Me exspectaverunt, prendono la lezione dalla preghiera del capitolo 51.
Nel Breviario romano l'Ecclesiastico si legge al Mattutino nell'ultima parte di agosto, dopo i Proverbi, l'Ecclesiaste e la Sapienza. Seguirete queste feste nel calendario liturgico e pregherete l'ufficio nel Breviario del giorno.
Come leggere il Siracide
Leggetelo lentamente, un capitolo al giorno, come la Chiesa antica lo dava ai catecumeni: non per seguire una trama, ma per ricevere una regola di vita. Tenete il capitolo 24 per una festa della Madonna, e leggete l'elogio dei padri con i libri storici a portata di mano. Quando un consiglio tocca i vostri doveri, fatene una preghiera, come fa il Siracide stesso ai capitoli 23 e 51. Un esame di coscienza fatto sui capitoli dedicati alla lingua, dal 19 al 23, porta frutti duraturi. Accostate infine il libro all'Ecclesiaste e alla Sapienza: insieme mostrano che la vera sapienza è un dono di Dio, ricevuto nel timore e vissuto nella carità. Il testo si legge anche nell'app Bibbia cattolica.
Domande Frequenti
Che cos'è il libro del Siracide?
Il Siracide, chiamato Ecclesiastico nella Vulgata e nel Martini, è un libro sapienziale dell'Antico Testamento, scritto in ebraico da Gesù figlio di Sirach, scriba di Gerusalemme, all'inizio del II secolo avanti Cristo, e tradotto in greco dal nipote. Insegna il timor di Dio, la preghiera, l'elemosina, l'umiltà, l'amicizia e i doveri di famiglia, e loda i grandi uomini d'Israele. La Chiesa lo riceve come Scrittura ispirata.
Chi era il Siracide?
Il «Siracide» è Gesù figlio di Sirach (Ben Sira), uno scriba sapiente di Gerusalemme, che firma il libro al capitolo 50. Non era né re né profeta: era un maestro che aveva studiato a lungo la Legge e i Profeti, come racconta suo nipote nel prologo. Sant'Agostino insegnava già che il libro era suo e non di Salomone.
Qual è la differenza tra Ecclesiaste ed Ecclesiastico?
L'Ecclesiaste (Qoèlet) è un libro breve di dodici capitoli attribuito a Salomone, che medita sulla vanità delle cose terrene. L'Ecclesiastico (Siracide) è un lungo libro di sapienza morale in cinquantuno capitoli, scritto da Gesù figlio di Sirach. I nomi si somigliano, ma sono due libri distinti.
Perché il Siracide non è nella Bibbia protestante?
I Riformatori hanno adottato il canone ebraico più tardo, che non comprendeva l'Ecclesiastico, e lo hanno messo tra gli «apocrifi». La Chiesa cattolica, sulla scia degli Apostoli e dei Padri, lo ha sempre ricevuto come canonico, e il concilio di Trento lo ha definito nel 1546.
Che cosa dice il Siracide sull'amicizia?
Il capitolo 6 insegna a mettere alla prova gli amici prima di fidarsene, perché molti sono amici solo nel tempo della prosperità. Ma loda l'amico fedele come una protezione potente, un tesoro senza paragone e «balsamo di vita, e di immortalità», che trovano quelli che temono il Signore. Di qui il detto “chi trova un amico trova un tesoro”.
Quanti capitoli ha il Siracide?
Il Siracide ha cinquantuno capitoli, preceduti dal prologo del traduttore. La Vulgata e il Martini contengono versetti assenti dalle traduzioni moderne fatte sul greco o sull'ebraico, sicché i numeri dei versetti differiscono spesso.
Perché si chiama Ecclesiastico?
Il nome latino Ecclesiasticus significa “il libro della Chiesa”. Gli viene dall'uso che ne faceva la Chiesa antica, che lo leggeva nelle sue assemblee per istruire i fedeli e i catecumeni in tutte le virtù. Le Bibbie moderne preferiscono il nome di Siracide, tratto da quello dell'autore.
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