Preghiere
Preghiera per i Malati
Le preghiere tradizionali per i malati, prese dal Rituale Romano e dal Messale: le orazioni per l'infermo, la colletta di San Raffaele Arcangelo, l'abbandono alla volontà di Dio e il sacramento dell'Unzione. Con il testo da recitare e la giusta disposizione del cuore: fiducia, mai magia.

Quando la malattia entra in una casa — la nostra, o quella di una persona cara — il cuore cristiano cerca subito le parole per pregare. Diamo dunque per primo il testo delle preghiere per i malati, prese dai libri della Chiesa: le orazioni che il Rituale Romano fa recitare al capezzale dell'infermo, la colletta di San Raffaele Arcangelo del Messale e un atto di abbandono alla volontà di Dio. Spiegheremo poi la giusta disposizione del cuore. Perché la preghiera per un malato non è una formula che strappa a Dio un miracolo: è un atto di fiducia di figli, che chiedono al Padre il bene del corpo e, sopra ogni cosa, il bene dell'anima.
Le preghiere per i malati (testo)
Le orazioni che seguono non sono composizioni private: sono quelle che la Chiesa stessa pone sulle labbra di chi visita un malato. Il Rituale Romano (Titolo V, capitolo 4, De visitatione et cura infirmorum) le assegna al sacerdote, ma avverte che i salmi, i vangeli e le orazioni di quel capitolo possono essere letti da chiunque al capezzale; solo la benedizione e l'imposizione delle mani spettano al sacerdote. Dove si legge N., si dice il nome del malato.
Preghiera per un malato
È l'orazione che il Messale Romano porta tra le orazioni per gli infermi e che il Rituale fa dire dopo il Vangelo del centurione (Matteo 8, 5-13):
Dio onnipotente ed eterno, eterna salvezza dei credenti: esaudiscici per il tuo servo infermo N. (la tua serva inferma N.), per il quale (la quale) imploriamo l'aiuto della tua misericordia; affinché, restituitagli (restituitale) la salute, ti renda grazie nella tua Chiesa. Per Cristo, nostro Signore. Così sia.
Omnipotens sempiterne Deus, salus aeterna credentium: exaudi nos pro infirmo famulo tuo N. (infirma famula tua N.), pro quo (qua) misericordiae tuae imploramus auxilium; ut, reddita sibi sanitate, gratiarum tibi in Ecclesia tua referat actiones. Per Christum, Dominum nostrum. Amen.
Preghiera per un malato grave
Quando il male è grave, il Rituale fa chiedere insieme la salute del corpo e il ristoro dell'anima:
Guarda, Signore, il tuo servo (la tua serva) che travaglia nell'infermità del suo corpo, e ristora l'anima che hai creato: affinché, emendato (emendata) dai castighi, subito si senta salvato (salvata) dalla tua medicina. Per Cristo, nostro Signore. Così sia.
Dio, singolare presidio dell'umana infermità: mostra sul tuo servo infermo (sulla tua serva inferma) la forza del tuo aiuto; affinché, aiutato (aiutata) dal soccorso della tua misericordia, meriti di essere restituito (restituita) incolume alla tua santa Chiesa. Così sia.
E, per l'intercessione della Madonna, l'orazione con cui il Rituale chiude la visita dopo i salmi penitenziali:
Concedi, te ne preghiamo, Signore Dio, a questo tuo servo (a questa tua serva) di godere di perpetua salute della mente e del corpo: e, per la gloriosa intercessione della beata sempre Vergine Maria, di essere liberato (liberata) dalla presente tristezza e di godere della letizia eterna. Per Cristo, nostro Signore. Così sia.
Preghiera a San Raffaele Arcangelo per un malato
Il nome di Raffaele significa «Dio guarisce». Nel libro di Tobia è l'angelo che il Signore manda a risanare il vecchio Tobia cieco e a custodire il viaggio del figlio. Il Messale Romano del 1962 ne celebra la festa il 24 ottobre, con questa colletta (traduzione nostra):
O Dio, che desti il beato Arcangelo Raffaele come compagno di viaggio al tuo servo Tobia: concedi a noi tuoi servi di essere sempre custoditi dalla sua protezione e muniti del suo aiuto. Per il nostro Signore Gesù Cristo. Così sia.
Deus, qui beatum Raphaelem Archangelum Tobiae famulo tuo comitem dedisti in via: concede nobis famulis tuis; ut eiusdem semper protegamur custodia et muniamur auxilio. Per Dominum.
Chi desidera pregarlo per nove giorni trova il testo completo nella novena a San Raffaele Arcangelo.
Preghiera di abbandono alla volontà di Dio
È il cuore di ogni preghiera nella prova. La diciamo con il Signore stesso, che nel Getsemani pregò: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice: per altro non come voglia io, ma come vuoi tu» (Matteo 26, 39). La pietà cattolica l'ha racchiusa in una giaculatoria che la Raccolta delle preghiere indulgenziate riporta da più di un secolo, e che il malato può ripetere anche quando non ha più forze per altro:
Sia fatta, lodata e in eterno esaltata la giustissima, altissima e amabilissima volontà di Dio in tutte le cose.
La giusta disposizione: fiducia, non magia
La Sacra Scrittura ci insegna come pregare davanti alla malattia. Il lebbroso del Vangelo non pretende, si rimette: «Signore, se vuoi, puoi mondarmi. E Gesù stesa la mano lo toccò, dicendo: Lo voglio: sei mondato» (Matteo 8, 2-3). In quel «se vuoi» sta tutta la preghiera cristiana per i malati: chiediamo con piena fiducia, certi che Dio può, e ci abbandoniamo a ciò che Egli vuole, perché Egli vede ciò che a noi è nascosto.
Per questo diffidiamo di chi promette guarigioni «sicure», di formule da ripetere un dato numero di volte, di gesti e segreti presentati come infallibili. Tutto questo è superstizione, e la superstizione offende Dio, perché tratta le cose sacre come strumenti in nostro potere. Noi non comandiamo a Dio: lo supplichiamo, da figli. La guarigione del corpo è un bene vero, che è giusto chiedere; ma il bene supremo è la salute dell'anima, e talora il Signore guarisce l'anima proprio attraverso la malattia del corpo, accettata con pazienza e unita alla Croce.
Chi cerca espressamente le orazioni e la dottrina della guarigione, con l'invocazione a Gesù medico, può leggere la preghiera della guarigione, che completa quanto qui diciamo.
Il valore della sofferenza offerta
La malattia non è un castigo da cui fuggire a ogni costo, ma un tempo che può diventare prezioso. San Paolo poté scrivere: «Io, che adesso godo di quel, che patisco per voi, e do nella carne mia compimento a quello, che rimane de' patimenti di Cristo, a pro del corpo di lui, che è la Chiesa» (Colossesi 1, 24). L'infermo che unisce le sue pene a quelle del Signore non soffre invano: la sua croce diventa preghiera, e talvolta intercede per le anime più di tante parole.
È bene perciò che il malato, finché può, non resti senza preghiera: il segno della Croce al mattino e alla sera, una decina del Rosario, una breve giaculatoria nel corso del giorno — «Sia fatta la volontà di Dio» — che mantiene il cuore nella pace. E chi lo assiste può accompagnarlo recitando accanto al letto il Salmo 91 (90 nella Vulgata), antico canto di protezione e di fiducia che il Rituale stesso fa recitare per il malato.
L'Unzione degli infermi: il sacramento dei malati
La preghiera privata non sostituisce il sacramento che Cristo ha istituito proprio per i malati. È San Giacomo a indicarcelo con parole precise:
Havvi egli tra voi chi sia ammalato? Chiami i preti della Chiesa, e facciano orazione sopra di lui, ungendolo coll'olio nel nome del Signore: e l'orazione della fede salverà l'infermo, e il Signore lo solleverà: e se trovisi con de' peccati, gli saranno rimessi. (Lettera di Giacomo 5, 14-15)
Su questo testo la Chiesa fonda il sacramento dell'Estrema Unzione, oggi detto Unzione degli infermi, uno dei sette sacramenti. Il Catechismo di San Pio X insegna che esso è «istituito per il sollievo spirituale e anche corporale degli infermi in pericolo di morte»: accresce la grazia santificante, cancella i peccati che l'infermo pentito non potesse più confessare, e «aiuta a ricuperare la salute del corpo, se ciò è utile alla salvezza dell'anima». Si noti la condizione: se ciò è utile alla salvezza dell'anima. Anche il sacramento, dunque, ci educa all'abbandono.
Quando un fratello è gravemente ammalato, la carità chiede di procurargli per tempo il sacerdote, perché possa ricevere la Confessione, la santa Comunione come Viatico e l'Unzione. È la vera «preghiera per la guarigione» a cui ci invita San Giacomo: l'orazione della fede, accompagnata dall'olio santo e amministrata dalla Chiesa. Si prepari l'infermo a riceverla con un sincero atto di dolore.
I santi e l'intercessione per i malati
Molti affidano il malato all'intercessione dei santi: a san Pio da Pietrelcina (canonizzato nel 2002), invocato dai sofferenti, a Santa Rita, patrona dei casi disperati, a san Giovanni di Dio, che Leone XIII dichiarò patrono di tutti gli ospedali e dei malati, e a tanti altri. È pietà buona, purché la si intenda rettamente: i santi non guariscono da sé, ma intercedono presso Dio, l'unico autore della vita e della salute. Padre Pio, secondo la tradizione dei suoi figli spirituali, ripeteva: «Prega, spera e non ti agitare». Chiediamo dunque ai santi di unire la loro preghiera alla nostra, senza mai dimenticare che la grazia viene da Dio solo. Chi desidera può recitare la novena a Padre Pio o la preghiera a Santa Rita.
E se la guarigione non viene? Allora la preghiera non è andata perduta: ha ottenuto un bene più grande, la conformità a Cristo sofferente. La malattia accettata prepara l'anima alla buona morte, che è l'ultima e più importante delle guarigioni — quella in cui il Signore «asciugherà ogni lacrima».
Domande frequenti
Qual è la preghiera per un malato grave?
Si raccomanda il malato a Dio con il suo nome, recitando le orazioni del Rituale qui riportate, una decina del Rosario o il Salmo 91, e si invoca San Raffaele Arcangelo. Soprattutto, si procuri al malato il sacerdote per i sacramenti.
Posso pregare per la guarigione di un malato lontano?
Sì, ed è opera di misericordia. Lo si raccomanda a Dio con il suo nome, si recita per lui una delle orazioni qui riportate o una decina del Rosario, e si invoca San Raffaele Arcangelo. La preghiera non conosce distanze.
Esiste una preghiera «infallibile» per guarire?
No. Nessuna preghiera obbliga Dio a guarire: sarebbe magia, non fede. La preghiera cristiana chiede con fiducia e si rimette alla volontà di Dio, come fece il lebbroso del Vangelo: «Signore, se vuoi, puoi mondarmi».
Che cos'è l'Unzione degli infermi?
È il sacramento istituito da Cristo per gli infermi in pericolo di morte, indicato da San Giacomo (5, 14-15): il sacerdote unge l'infermo con l'olio santo e prega su di lui. Accresce la grazia, rimette i peccati e aiuta a ricuperare la salute del corpo, se ciò è utile alla salvezza dell'anima.
Come può pregare un malato che ha poche forze?
Bastano poche parole, dette col cuore: il segno della Croce, una giaculatoria come «Sia fatta la volontà di Dio», l'atto di abbandono riportato sopra, l'offerta della propria sofferenza unita a quella di Cristo. La sofferenza accettata e offerta è già una grande preghiera.
Fonti.
- Rituale Romanum, Tit. V, cap. 4, De visitatione et cura infirmorum (edizione tipica, Pustet 1925): le orazioni Omnipotens sempiterne Deus, salus aeterna credentium, Respice, Domine, famulum tuum, Deus, infirmitatis humanae singulare praesidium e Concede hunc famulum tuum; la prima si legge anche nel Missale Romanum (1962) tra le orazioni per gli infermi.
- Missale Romanum (1962), 24 ottobre, festa di San Raffaele Arcangelo: colletta Deus, qui beatum Raphaelem.
- Raccolta delle orazioni e pie opere indulgenziate: la giaculatoria «Sia fatta, lodata e in eterno esaltata la giustissima, altissima e amabilissima volontà di Dio in tutte le cose».
- Sacra Scrittura nella versione di Mons. Antonio Martini: Vangelo secondo Matteo 8, 2-3 (il lebbroso guarito) e 26, 39 (l'agonia del Getsemani); Lettera di Giacomo 5, 14-15 (l'Unzione degli infermi); Lettera ai Colossesi 1, 24 (la sofferenza offerta); Libro di Tobia (San Raffaele inviato a guarire).
- Catechismo di San Pio X, L'Estrema Unzione (natura ed effetti del sacramento).
- Catechismo del Concilio di Trento (Catechismo Romano), Del sacramento dell'Estrema Unzione.
- Detti tradizionali di San Pio da Pietrelcina ai malati («Prega, spera e non ti agitare»).
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