Fede
Purgatorio: che cos'è secondo la dottrina cattolica
Che cos'è il purgatorio secondo la dottrina cattolica: lo stato di purificazione delle anime salve, il fondamento nella Scrittura, l'insegnamento dei Concili di Firenze e di Trento e del Catechismo di san Pio X, e i suffragi con cui possiamo soccorrerle.

Il purgatorio è una delle verità più consolanti della fede cattolica, e insieme una delle più dimenticate. Non è un luogo di disperazione, ma di speranza: vi si trovano anime già salve, certe del Paradiso, che attraversano una purificazione prima di entrare nella gloria di Dio. In questa pagina spieghiamo, secondo la dottrina tradizionale, che cos'è il purgatorio, su che cosa si fonda nella Scrittura, che cosa ne hanno definito i Concili e come la Chiesa insegna a soccorrere quelle anime. Parliamo qui della dottrina sui Novissimi, non della cantica di Dante né delle immagini letterarie o popolari.
Che cos'è il purgatorio
Il Catechismo della dottrina cristiana di san Pio X ne dà una definizione breve e precisa: «Il purgatorio è il patimento temporaneo della privazione di Dio, e di altre pene che tolgono dall'anima ogni resto di peccato per renderla degna di veder Dio» (domanda 101).
Chi vi entra lo dice la domanda precedente, sul destino dell'anima dopo il giudizio particolare: «l'anima, se è senza peccato e senza debito di pena, va in paradiso; se ha qualche peccato veniale o qualche debito di pena, va in purgatorio finchè abbia soddisfatto; se è in peccato mortale, qual ribelle inconvertibile a Dio va all'inferno» (domanda 99).
Vi giungono dunque due categorie di anime: quelle che muoiono con peccati veniali non ancora rimessi, e quelle che hanno ancora un debito di pena temporale. Con l'assoluzione sacramentale sono rimesse la colpa e la pena eterna, ma, insegna lo stesso Catechismo, «la penitenza sacramentale non basta, d'ordinario, a liberarci da tutta la pena temporanea meritata col peccato, e perciò conviene supplire con altre opere di penitenza e di pietà e con indulgenze» (domanda 384). Quanto non è stato soddisfatto in vita si sconta dopo la morte.
L'essenziale è questo: chi è in purgatorio è già salvo. Non può più cadere, non può più meritare, ma ha la certezza di vedere Dio. Per questo la tradizione chiama queste anime la Chiesa purgante, distinta dalla Chiesa trionfante del cielo e dalla Chiesa militante della terra, e tuttavia unita a entrambe nella comunione dei santi.
Il fuoco del purgatorio nel Catechismo Romano
Il Catechismo Romano pubblicato per decreto del Concilio di Trento, spiegando l'articolo del Credo «discese agli inferi», distingue i luoghi dell'aldilà e insegna che tra essi vi è anche il fuoco del purgatorio, nel quale le anime dei giusti sono purificate con una pena temporanea, per essere ammesse nella patria eterna, nella quale nulla di macchiato può entrare. Il Catechismo aggiunge che questa dottrina, fondata sulla Scrittura e confermata dalla tradizione apostolica, va spiegata dai pastori con tanta più diligenza quanto più gli uomini non sopportano la sana dottrina.
L'ultima espressione richiama l'Apocalisse, dove san Giovanni dice della Gerusalemme celeste: «Non entrerà in essa nulla di immondo» (Apocalisse XXI, 27, versione del Martini). È la ragione stessa del purgatorio: Dio è santità perfetta, e l'anima deve essere interamente purificata per vederlo.
Esiste il purgatorio? Il fondamento nella Scrittura
Che il purgatorio esista è verità di fede, radicata nella Sacra Scrittura. Il testo più chiaro è il secondo libro dei Maccabei, al capitolo dodicesimo. Giuda Maccabeo, dopo una battaglia, fa offrire un sacrificio per i soldati caduti; la Scrittura racconta, nella versione del Martini:
«E fatta una colletta mandò a Gerusalemme dodici mila dramme d'argento, perchè si offerisse sagrifizio pei peccati di quei defunti, rettamente, e piamente pensando intorno alla risurrezione, (Perocché s'ei non avesse avuto speranza, che que' defunti avessero a risuscitare, superflua cosa, e inutile sarebbe paruta a lui l'orazione pei morti), […] Santo adunque, e salutare è il pensiero di pregare pei defunti, affinchè siano sciolti da' loro peccati.» (2 Maccabei XII, 43-44.46)
Pregare per i morti non avrebbe senso se i defunti fossero in Paradiso, dove nulla manca, né all'inferno, da cui nessuno può essere liberato. Ha senso solo se esiste uno stato in cui le anime possono ancora essere sciolte dai loro peccati.
I Padri e i teologi hanno letto nella stessa luce altri passi del Nuovo Testamento. San Paolo, parlando di chi ha costruito con materiali fragili sul fondamento che è Cristo, scrive: «Se di alcuno il lavoro arderà, ne soffrirà egli il danno: ma sarà salvato, così però, come per mezzo del fuoco» (1 Corinti III, 15). E Nostro Signore, parlando del peccato contro lo Spirito Santo, dice che esso «non sarà perdonato né in questo secolo, né nel futuro» (Matteo XII, 32): segno, osserva la tradizione, che alcune colpe possono essere rimesse anche nel secolo futuro.
Che cosa hanno definito i Concili
La dottrina del purgatorio è stata definita solennemente dai Concili ecumenici.
Il Concilio di Firenze, nella bolla di unione con i Greci Laetentur caeli (6 luglio 1439), insegna che se i veri penitenti muoiono nell'amore di Dio prima di aver soddisfatto con degni frutti di penitenza per ciò che hanno commesso e omesso, le loro anime sono purificate dopo la morte con pene purificatrici; e che a sollievo di queste pene giovano loro i suffragi dei fedeli vivi, cioè i sacrifici delle Messe, le preghiere, le elemosine e le altre opere di pietà.
Il Concilio di Trento, nella sessione XXV (3 dicembre 1563), riassume tutta la dottrina nel suo decreto sul purgatorio: la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, dalle Sacre Scritture e dall'antica tradizione dei Padri, ha sempre insegnato che il purgatorio esiste e che le anime ivi trattenute sono aiutate dai suffragi dei fedeli, ma principalmente dal sacrificio dell'altare. Il Concilio ordina ai vescovi di far credere, custodire e predicare ovunque questa sana dottrina, e insieme di escludere dalla predicazione le questioni sottili che non edificano, le cose incerte, e tutto ciò che sa di curiosità, di superstizione o di guadagno.
La Chiesa purgante e i suffragi
Ecco la verità più consolante: noi possiamo soccorrere quelle anime. Il Catechismo di san Pio X lo insegna senza esitazione: «Possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del purgatorio con i suffragi, ossia con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e sopra tutto con la santa Messa» (domanda 102).
È il legame concreto della comunione dei santi: «I beati del paradiso e le anime del purgatorio sono anch'essi nella comunione dei santi, perché congiunti tra loro e con noi dalla carità, ricevono gli uni le nostre preghiere e le altre i nostri suffragi, e tutti ci ricambiano con la loro intercessione presso Dio» (domanda 123).
I suffragi principali sono quattro:
- Il santo sacrificio della Messa, il più potente, perché applica alle anime il sacrificio stesso di Cristo (si veda Messa tridentina: cos'è, testo in latino e dove andarci). Il 2 novembre ogni sacerdote può celebrare tre Messe per i defunti, per concessione di Benedetto XV (Incruentum altaris, 1915).
- La preghiera, in particolare l'«Eterno riposo» e il salmo 129, il De Profundis, la preghiera per i defunti, che il Catechismo di san Pio X fa recitare ogni sera «per le anime del Purgatorio».
- Le elemosine e le opere di misericordia, offerte in loro nome.
- Le indulgenze applicabili ai defunti, che il Catechismo definisce «una remissione di pena temporanea dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a chi è in grazia» (domanda 386): le condizioni sono spiegate nella pagina L'Indulgenza Plenaria: cos'è e le condizioni.
I testi delle preghiere, dall'«Eterno riposo» all'orazione Fidelium Deus del Messale, fino alla preghiera attribuita a santa Gertrude e a ciò che va detto onestamente sulla promessa delle «mille anime», sono raccolti nella pagina Anime del Purgatorio: le preghiere di suffragio. Per la novena dei defunti si veda la Novena alle Anime del Purgatorio.
Il purgatorio e la nostra vita
Il pensiero del purgatorio non serve a spaventare, ma a vivere meglio. Se la pena temporale può essere scontata già in questa vita con la penitenza, le opere buone e le sofferenze accettate, ogni atto di amore è anche una purificazione anticipata. Per questo la tradizione raccomanda di meditare spesso le ultime cose: la morte, Il Giudizio Universale: la dottrina cattolica, l'inferno e Il Paradiso: la nostra patria eterna. E raccomanda la confessione frequente, che rimette la colpa e restituisce la grazia (si veda Come confessarsi: la confessione passo passo e cosa dire), insieme alla preparazione a una santa morte, con la Preghiera per la Buona Morte.
La chiesa del purgatorio e la devozione alle anime
In molte città italiane esiste una «chiesa del purgatorio», spesso sorta da una confraternita del suffragio, nata per pregare e raccogliere elemosine per far celebrare Messe per i defunti. La più nota è Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, a Napoli, edificata nel Seicento. Questi luoghi testimoniano una fede autentica: la carità verso i morti.
La devozione cattolica alle anime consiste però nei suffragi, e non nelle pratiche popolari che le trattano come dispensatrici di favori o di numeri in cambio di preghiere: è proprio ciò che il Concilio di Trento chiedeva di tenere lontano dal popolo cristiano. Noi preghiamo per le anime e, confidando nella comunione dei santi, chiediamo a Dio che esse preghino per noi.
Domande frequenti
Che cos'è il purgatorio in poche parole?
Secondo il Catechismo di san Pio X, è «il patimento temporaneo della privazione di Dio, e di altre pene che tolgono dall'anima ogni resto di peccato per renderla degna di veder Dio». Le anime che vi si trovano sono già salve.
Esiste davvero il purgatorio?
Sì. È verità di fede, definita dai Concili di Firenze (1439) e di Trento (1563), fondata sulla Scrittura, in particolare 2 Maccabei XII, 46, e sulla pratica costante della Chiesa di offrire la Messa e le preghiere per i defunti.
Dove si parla del purgatorio nella Bibbia?
Il testo principale è 2 Maccabei XII, 43-46, dove si offre un sacrificio per i peccati dei defunti. La tradizione legge nello stesso senso 1 Corinti III, 15 («sarà salvato, così però, come per mezzo del fuoco») e Matteo XII, 32, che parla di un perdono «nel futuro».
Chi va in purgatorio?
Chi muore in grazia di Dio ma con qualche peccato veniale o con un debito di pena temporale non ancora soddisfatto. Chi muore in peccato mortale non va in purgatorio, ma all'inferno.
Qual è la differenza tra purgatorio e inferno?
Dal purgatorio si esce certamente per il Paradiso: le anime sono già salve. L'inferno invece è eterno e senza ritorno. La preghiera può aiutare le anime del purgatorio, non quelle dei dannati.
Quanto dura il purgatorio?
La durata e l'intensità della purificazione sono note solo a Dio e proporzionate alla pena da scontare. Il Catechismo parla di un patimento «temporaneo»: è certo che termina, e che i suffragi dei vivi possono abbreviarlo. Dopo il giudizio universale resteranno solo il Paradiso e l'inferno.
Come possiamo aiutare le anime del purgatorio?
Con i suffragi: anzitutto la santa Messa, poi la preghiera, le indulgenze, le elemosine e le altre opere buone, come insegnano il Concilio di Trento e il Catechismo di san Pio X.
Che cos'è la chiesa del purgatorio?
È una chiesa dedicata alle anime del purgatorio, spesso sorta da una confraternita del suffragio; la più nota è Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, a Napoli. La devozione autentica che vi si coltiva è quella dei suffragi.
Per le preghiere da recitare per i propri cari si veda anche la pagina Preghiera per i Defunti, e per la festa che la Chiesa dedica loro La Commemorazione dei Defunti (2 novembre).
L'app Iter Fidei contiene le preghiere, le novene e le litanie, in latino e italiano, con audio. Unitevi qui all'accesso anticipato.
Fonti. Sacra Scrittura nella versione di mons. Antonio Martini (2 Maccabei XII, 43-46; 1 Corinti III, 15; Matteo XII, 32; Apocalisse XXI, 27); Concilio di Firenze, bolla Laetentur caeli (1439); Concilio di Trento, sessione XXV, decreto sul purgatorio (1563); Catechismo Romano del Concilio di Trento (parte I, articolo V del Simbolo); Catechismo della dottrina cristiana di san Pio X (domande 99, 101, 102, 123, 384, 386).