Preghiere
Tantum ergo: testo completo in latino e italiano
Il testo completo del Tantum ergo in latino e in italiano, con il versetto Panem de caelo e l'orazione Deus qui nobis, il Pange lingua intero di san Tommaso d'Aquino, il significato strofa per strofa e quando si canta.
Il Tantum ergo è il canto con cui la Chiesa adora Gesù presente nel Santissimo Sacramento prima della benedizione eucaristica. Sono le ultime due strofe del Pange lingua, l'inno scritto da san Tommaso d'Aquino per la festa del Corpus Domini. Qui sotto trovi il testo completo in latino e in italiano, con il versetto e l'orazione che lo seguono sempre, poi l'inno intero, il significato di ogni verso e i momenti in cui si canta.
Tantum ergo: il testo latino completo
È il testo dei libri liturgici romani, quello che si canta da più di sette secoli. Al primo verso, veneremur cernui, chi è in ginocchio china profondamente il capo.
Tantum ergo Sacramentum
Veneremur cernui:
Et antiquum documentum
Novo cedat ritui:
Praestet fides supplementum
Sensuum defectui.Genitori, Genitoque
Laus et jubilatio,
Salus, honor, virtus quoque
Sit et benedictio:
Procedenti ab utroque
Compar sit laudatio.
Amen.
Il testo del Tantum ergo in italiano
La traduzione italiana segue il latino verso per verso. Non è fatta per il canto, ma per capire ciò che si canta.
Adoriamo dunque prostrati
un così grande Sacramento;
l'antico rito
ceda al nuovo;
la fede supplisca
al difetto dei sensi.Al Padre e al Figlio
lode e giubilo,
salute, onore, potenza
e benedizione;
a Colui che procede dall'uno e dall'altro,
sia eguale lode.
Così sia.
Il versetto e l'orazione dopo il Tantum ergo
Il Tantum ergo non si chiude mai su se stesso. Terminato il canto, il sacerdote intona il versetto Panem de caelo e recita l'orazione del Santissimo Sacramento: è la preghiera dopo il Tantum ergo che molti cercano. Nel tempo pasquale si aggiunge alleluia al versetto e alla risposta.
℣. Panem de caelo praestitisti eis. (T.P. alleluia)
℟. Omne delectamentum in se habentem. (T.P. alleluia)Oremus. Deus, qui nobis sub Sacramento mirabili passionis tuae memoriam reliquisti: tribue, quaesumus, ita nos Corporis et Sanguinis tui sacra mysteria venerari, ut redemptionis tuae fructum in nobis jugiter sentiamus. Qui vivis et regnas in saecula saeculorum.
℟. Amen.
℣. Hai dato loro un pane disceso dal cielo. (T.P. alleluia)
℟. Che contiene in sé ogni dolcezza. (T.P. alleluia)Preghiamo. O Dio, che in questo ammirabile Sacramento ci hai lasciato il memoriale della tua Passione: concedici, te ne preghiamo, di venerare i sacri misteri del tuo Corpo e del tuo Sangue, in modo da sperimentare sempre in noi il frutto della tua Redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
℟. Così sia.
Il versetto riprende il libro della Sapienza, dove si dice che Dio nutrì il suo popolo «col cibo degli Angeli, e dal cielo somministrasti ad essi un pane bell'e fatto senza loro fatica, contenente in se ogni delizia, ed ogni soave sapore» (Sap xvi, 20, versione del Martini). La manna del deserto era la figura; il Pane vivo disceso dal cielo è la realtà (Gv vi, 51).
Pange lingua e Tantum ergo: l'inno intero
Molti cercano il Pange lingua con il Tantum ergo, perché le due cose sono una sola: il Tantum ergo è la quinta e la sesta strofa del Pange lingua gloriosi Corporis mysterium. Ecco le quattro strofe che lo precedono. Cantate di seguito alle due già riportate sopra, danno l'inno completo.
Pange, lingua, gloriosi
Corporis mysterium,
Sanguinisque pretiosi,
Quem in mundi pretium
Fructus ventris generosi
Rex effudit gentium.Nobis datus, nobis natus
Ex intacta Virgine,
Et in mundo conversatus,
Sparso verbi semine,
Sui moras incolatus
Miro clausit ordine.In supremae nocte coenae
Recumbens cum fratribus,
Observata lege plene
Cibis in legalibus,
Cibum turbae duodenae
Se dat suis manibus.Verbum caro, panem verum
Verbo carnem efficit:
Fitque sanguis Christi merum,
Et si sensus deficit,
Ad firmandum cor sincerum
Sola fides sufficit.
Canta, o lingua,
il mistero del Corpo glorioso
e del Sangue prezioso
che il Re delle nazioni,
frutto di un seno generoso,
ha versato per il riscatto del mondo.Donato a noi, per noi nato
da una Vergine intatta,
egli visse nel mondo,
seminando la sua parola,
e chiuse il tempo della sua dimora
con un ordine ammirabile.Nella notte dell'ultima Cena,
stando a mensa con i suoi fratelli,
dopo aver osservato pienamente la legge
nei cibi prescritti,
si dona in cibo,
con le sue stesse mani, ai Dodici.Il Verbo fatto carne, con la sua parola,
muta il vero pane in carne;
e il vino puro diviene il Sangue di Cristo;
e se i sensi vengono meno,
la sola fede basta
a rassicurare un cuore sincero.
L'inno segue dunque una progressione precisa: l'Incarnazione (strofa 2), l'ultima Cena (strofa 3), la consacrazione (strofa 4), e soltanto allora l'adorazione (Tantum ergo) e la dossologia alla Santissima Trinità (Genitori). Si capisce perché la Chiesa abbia staccato proprio le ultime due strofe per la benedizione: sono la risposta del popolo davanti al mistero che le prime quattro hanno raccontato.
Il significato del Tantum ergo, verso per verso
«Tantum ergo Sacramentum veneremur cernui». Tantum vuol dire «così grande»; ergo, «dunque». La parola dunque lega la strofa a tutto ciò che precede: poiché il Verbo fatto carne muta il pane nel suo Corpo, dunque adoriamo. Cernui significa «prostrati, chinati fino a terra»: non un saluto, ma l'adorazione di latria dovuta a Dio solo, perché nell'Ostia c'è Cristo stesso, vero Dio e vero uomo. È la fede della Chiesa nella transustanziazione, che il Concilio di Trento ha definito e che il Catechismo di san Pio X insegna ai fanciulli.
«Et antiquum documentum novo cedat ritui». L'«antico documento» è la Legge mosaica, con i suoi sacrifici e il suo agnello pasquale. Essi erano figure: davanti alla realtà, la figura si ritira. San Tommaso riprende qui il filo della terza strofa, dove Gesù, «osservata pienamente la legge», mangia l'agnello e poi dona se stesso.
«Praestet fides supplementum sensuum defectui». È il verso più citato dell'inno. Gli occhi vedono pane, il gusto sente pane, il tatto tocca pane: tutti i sensi si ingannano, tranne l'udito che ascolta la parola di Cristo. La fede «supplisce» ciò che i sensi non possono cogliere. Lo stesso pensiero ritorna nell'Adoro te devote: visus, tactus, gustus in te fallitur, sed auditu solo tuto creditur.
«Genitori, Genitoque…». La seconda strofa è una dossologia trinitaria: lode «a Colui che genera» (il Padre), «a Colui che è generato» (il Figlio), e «a Colui che procede dall'uno e dall'altro» (lo Spirito Santo). In tre parole è racchiusa la dottrina cattolica della processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, la stessa che professa il Simbolo atanasiano. L'adorazione dell'Eucaristia conduce così alla lode della Santissima Trinità: il Figlio presente sull'altare ci porta al Padre nello Spirito.
Chi ha scritto il Tantum ergo: san Tommaso d'Aquino
Il Pange lingua è opera di san Tommaso d'Aquino (1225-1274), il Dottore angelico. Nel 1264 papa Urbano IV, con la bolla Transiturus, estese a tutta la Chiesa la festa del Corpus Domini e affidò a san Tommaso la composizione dell'Ufficio e della Messa della nuova solennità. Da quel lavoro sono nati il Pange lingua (inno dei Vespri), il Sacris solemniis, il Verbum supernum prodiens con la sua strofa O salutaris Hostia, e la sequenza Lauda Sion. La tradizione colloca lo slancio di quella festa negli anni del miracolo di Bolsena, uno dei miracoli eucaristici più celebri d'Italia.
San Tommaso compose questi testi con la stessa precisione con cui scriveva la Somma teologica: ogni verso del Tantum ergo è una proposizione di dottrina. Chi vuole pregare con le sue parole anche fuori della benedizione trova le altre sue orazioni nella pagina dedicata alle preghiere di san Tommaso d'Aquino.
Quando si canta il Tantum ergo
Nella benedizione eucaristica
Il suo posto abituale è la benedizione col Santissimo Sacramento. L'ordine tradizionale è questo: esposto il Santissimo, si canta di solito l'O salutaris Hostia o un altro canto eucaristico; segue un tempo di adorazione eucaristica; poi si intona il Tantum ergo. Al verso Genitori, Genitoque il sacerdote incensa il Santissimo. Dopo il versetto e l'orazione Deus, qui nobis, il sacerdote, coperte le spalle e le mani con il velo omerale, prende l'ostensorio e traccia in silenzio il segno della croce sui fedeli in ginocchio. Subito dopo si recitano le lodi di riparazione «Dio sia benedetto», e il Santissimo viene riposto nel tabernacolo.
Per questo alla domanda «quando si recita il Tantum ergo nell'adorazione?» la risposta è precisa: alla fine, immediatamente prima della benedizione, mai all'inizio.
Il Giovedì santo
Il Giovedì santo, al termine della Messa in Cena Domini, il Santissimo è portato in processione all'altare della reposizione mentre si canta il Pange lingua. Giunti all'altare, il sacerdote depone il Sacramento e lo incensa mentre si cantano le ultime due strofe: il Tantum ergo. Non segue la benedizione: comincia la veglia di adorazione davanti al Signore che entra nella sua Passione.
Nella processione del Corpus Domini
Nella processione del Corpus Domini il Pange lingua è il primo degli inni prescritti per il percorso. Al rientro in chiesa la processione si conclude con il Tantum ergo e la benedizione solenne col Santissimo.
Il canto del Tantum ergo: gregoriano e altre melodie
La melodia propria è quella gregoriana del Pange lingua, in terzo modo, la stessa per tutte le strofe. È semplice, sillabica, alla portata di qualunque assemblea, e accompagna da secoli il gesto della benedizione. Lo spartito gregoriano si trova nei libri di canto tradizionali, come il Liber Usualis, in notazione quadrata.
In molte parrocchie italiane il Tantum ergo si canta anche su una melodia popolare in ritmo misurato. Una delle più diffuse è quella di Franz Joseph Haydn per l'inno imperiale austriaco (1797), adattata al testo latino: ecco perché qualcuno cerca il «Tantum ergo inno austroungarico». Il testo resta lo stesso; cambia solo l'abito musicale. Numerosi compositori, da Palestrina a Bruckner, hanno poi messo in musica queste due strofe per la liturgia solenne. Nella preghiera della Chiesa, però, la forma più propria resta il canto gregoriano latino.
Tantum ergo in PDF: il testo da stampare
Chi cerca il Tantum ergo testo PDF o una versione da stampare trova qui sopra tutto ciò che serve: le due strofe in latino e in italiano, il versetto, l'orazione e il Pange lingua completo. Si possono stampare così come sono, senza nulla da aggiungere.
Meglio ancora che un foglio da stampare: l'app Iter Fidei contiene il Tantum ergo con il testo latino e italiano affiancati, lo spartito e l'audio del canto gregoriano, insieme alle altre preghiere eucaristiche, consultabili anche senza connessione. Unitevi qui all'accesso anticipato.
Domande frequenti
Che cosa vuol dire «Tantum ergo»?
Significa «Così grande, dunque». L'intero primo verso, Tantum ergo Sacramentum veneremur cernui, si traduce «Adoriamo dunque prostrati un così grande Sacramento». Il «dunque» rimanda alle strofe precedenti del Pange lingua, che raccontano l'Incarnazione e l'istituzione dell'Eucaristia.
Chi ha scritto il Tantum ergo?
San Tommaso d'Aquino, nel 1264, come parte del Pange lingua, l'inno dei Vespri del Corpus Domini composto su richiesta di papa Urbano IV. Il Tantum ergo ne è la quinta e la sesta strofa.
Quando si canta il Tantum ergo durante l'adorazione?
Alla fine dell'esposizione, subito prima della benedizione eucaristica. Dopo il canto si dicono il versetto Panem de caelo e l'orazione Deus, qui nobis; poi il sacerdote benedice i fedeli con l'ostensorio e si recitano le lodi «Dio sia benedetto».
Il Tantum ergo si canta il Giovedì santo?
Sì. Al termine della Messa in Cena Domini il Santissimo è portato all'altare della reposizione con il canto del Pange lingua; le ultime due strofe, il Tantum ergo, si cantano mentre il sacerdote lo depone e lo incensa.
Qual è la preghiera dopo il Tantum ergo?
È l'orazione del Santissimo Sacramento, preceduta dal versetto «Hai dato loro un pane disceso dal cielo». Comincia con Deus, qui nobis sub Sacramento mirabili: «O Dio, che in questo ammirabile Sacramento ci hai lasciato il memoriale della tua Passione». Il testo completo, in latino e in italiano, è riportato sopra.
Il Tantum ergo dà diritto a un'indulgenza?
Sì. La Raccolta delle preghiere indulgenziate annovera il Tantum ergo, con il versetto e l'orazione, tra le preghiere arricchite di indulgenze per chi lo recita devotamente davanti al Santissimo Sacramento. Le condizioni generali per lucrarle sono spiegate nella pagina sull'indulgenza plenaria.
Si può recitare il Tantum ergo da soli?
Certamente. Fuori della liturgia lo si può recitare in una visita al Santissimo, inginocchiati davanti al tabernacolo, oppure a casa come atto di fede nella Presenza reale. Il versetto e l'orazione si possono aggiungere anche nella preghiera privata.
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Fonti. San Tommaso d'Aquino, inno Pange lingua (Ufficio del Corpus Domini, 1264). Urbano IV, bolla Transiturus (1264). Rituale Romano e Breviario Romano, orazione Deus, qui nobis sub Sacramento mirabili. Sacra Bibbia, traduzione di mons. Antonio Martini (Sap xvi, 20; Gv vi, 51). Catechismo di san Pio X. Raccolta delle orazioni e pie opere indulgenziate.