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Santi Cirillo e Metodio: storia, festa e preghiera
Chi erano i santi Cirillo e Metodio, i due fratelli di Tessalonica apostoli degli Slavi: la missione in Moravia, l'alfabeto glagolitico, la liturgia in lingua slava approvata da Roma, la tomba di san Cirillo a San Clemente, la festa del 7 luglio nel calendario del 1962 e l'orazione del Messale.
I santi Cirillo e Metodio sono i due fratelli greci di Tessalonica che nel IX secolo portarono il Vangelo ai popoli slavi, diedero loro una scrittura e ottennero da Roma il permesso di celebrare la liturgia nella loro lingua: per questo la Chiesa li venera come apostoli degli Slavi. Nel calendario del 1962 si festeggiano il 7 luglio, festa di III classe, come vescovi e confessori; la riforma del 1969 ha spostato la loro memoria al 14 febbraio. Qui raccontiamo la loro storia con le fonti tradizionali, che cosa si sa davvero dell'alfabeto, e l'orazione con cui il Messale li invoca.
Chi sono i santi Cirillo e Metodio
Erano fratelli, nati a Tessalonica (l'odierna Salonicco), città greca dell'Impero bizantino a contatto diretto con le popolazioni slave. Metodio era il maggiore; Cirillo, il più giovane, fu battezzato col nome di Costantino e prese il nome di Cirillo soltanto poco prima di morire, quando ricevette l'abito monastico. Per questo nei documenti antichi lo si trova spesso chiamato Costantino.
Costantino fu mandato giovanissimo a Costantinopoli, dove studiò all'università imperiale sotto Leone il Grammatico e Fozio. Vi apprese tutte le scienze profane, fu ordinato diacono e salì infine alla cattedra che era stata di Fozio, con una fama tale da meritargli il soprannome di «il Filosofo». Metodio, invece, dopo essere stato governatore di una delle colonie slave dell'Impero, lasciò il mondo e si fece monaco; più tardi fu eletto abate di un importante monastero.
Nell'861 l'imperatore Michele III inviò Costantino in missione presso i Cazari, un popolo stanziato tra il Dnepr e il Volga; Metodio prese parte al viaggio. Durante quella missione, passando per la Crimea, Costantino recuperò quelle che si ritenevano le reliquie di papa san Clemente, il terzo successore di san Pietro: un dettaglio che avrà grande peso nel seguito della storia.
La missione in Moravia (863)
Nell'862 giunse a Costantinopoli un ambasciatore di Rostislav, principe di Moravia, con una richiesta precisa: missionari capaci di istruire il suo popolo nella propria lingua. Dietro la domanda c'erano anche ragioni politiche, perché il principe cercava un appoggio contro i potenti vicini germanici, i cui missionari già operavano nel paese. La scelta cadde sui due fratelli: erano dotti, conoscevano lo slavo e potevano dare a quella lingua ciò che le mancava per diventare lingua di Chiesa, cioè una scrittura.
Nell'863 Cirillo e Metodio partirono con alcuni collaboratori, furono ben accolti alla corte di Rostislav e si misero subito al lavoro. Predicavano e amministravano i sacramenti usando la lingua del popolo, con i brani della Scrittura e gli inni liturgici già tradotti in slavo, e la gente accorreva. Ma il clero tedesco vedeva in quest'uso una novità inaccettabile, e la loro posizione si fece difficile: mancava loro soprattutto un vescovo che ordinasse nuovi sacerdoti, e il vescovo di Passau si rifiutava di farlo.
L'alfabeto glagolitico e il cirillico
Chi cerca la storia dei santi Cirillo e Metodio incontra sempre la questione dell'alfabeto. Ecco ciò che si può dire con prudenza, seguendo Butler:
- l'alfabeto detto glagolitico, un tempo attribuito a torto a san Girolamo e usato per secoli nei libri liturgici slavo-romani di alcuni cattolici croati, può essere quello preparato da Cirillo stesso per la missione morava (la leggenda dice che gli fu rivelato direttamente da Dio);
- l'alfabeto oggi chiamato cirillico, da cui derivano le lettere russe, serbe e bulgare, fu ricavato dalle maiuscole greche, forse dai discepoli di san Cirillo, che gli diedero il nome del maestro.
La storia di questi alfabeti è ancora discussa, e non conviene affermare di più. Resta certo il frutto: la lingua slava ecclesiastica dei due fratelli è rimasta la lingua liturgica di Russi, Ucraini, Serbi e Bulgari, ortodossi o cattolici.
Roma approva la liturgia slava
Per ottenere un vescovo, i fratelli lasciarono la Moravia. A Venezia arrivarono in un momento infelice: Fozio, a Costantinopoli, era incorso nella scomunica, l'Oriente era guardato con sospetto, e l'uso liturgico di una lingua nuova suscitava aspre critiche. Proseguirono per Roma, portando con sé le reliquie di san Clemente. Papa san Niccolò I era morto nel frattempo, ma il suo successore Adriano II accolse con gioia i portatori di un dono così grande, esaminò la loro causa e diede la sua sentenza: Cirillo e Metodio sarebbero stati consacrati vescovi, i loro discepoli ordinati sacerdoti, e la liturgia in lingua slava era approvata.
È proprio questo il punto che il calendario tradizionale onora: due missionari d'Oriente che non agirono da soli, ma sottoposero la loro opera alla Sede di Pietro e da essa ricevettero autorità.
La morte di san Cirillo e la tomba a San Clemente
Benché l'Ufficio della Chiesa d'Occidente chiami vescovi tutti e due i fratelli, non è affatto certo che Cirillo abbia ricevuto la consacrazione episcopale: mentre era ancora a Roma, infatti, morì il 14 febbraio 869, dopo aver vestito l'abito monastico.
La cosiddetta «leggenda italiana» racconta che Metodio chiese al papa di riportare il corpo del fratello nel loro monastero, come la madre aveva domandato ai due figli prima della partenza. Il papa era disposto a concederlo, ma gli fu fatto osservare che non conveniva lasciar partire il corpo di un uomo che aveva arricchito Roma di reliquie e attirato verso di essa nazioni lontane. Così Cirillo fu sepolto con grande solennità nella basilica di San Clemente al Celio, la stessa chiesa in cui erano state deposte le reliquie di san Clemente da lui riportate. Ancora oggi molti pellegrini slavi vanno a pregare a San Clemente proprio per lui.
San Metodio arcivescovo e le sue prove
Rimasto solo, Metodio fu consacrato e tornò fra gli Slavi con una lettera della Santa Sede che lo raccomandava come uomo «di esatta intelligenza e ortodossia». Su richiesta di Kocel, principe di Pannonia, fu ristabilita per lui l'antica arcidiocesi di Sirmio, e Metodio ne divenne metropolita, con una giurisdizione estesa fino ai confini della Bulgaria.
Le prove, però, non finirono. Nell'870 fu trascinato davanti a un sinodo di vescovi tedeschi e rinchiuso in una cella esposta alle intemperie; solo dopo due anni papa Giovanni VIII riuscì a farlo liberare, ritirando però per prudenza il permesso di usare lo slavo, salvo che per la predicazione. Nell'878 Metodio fu denunciato di nuovo a Roma, sia per aver continuato a celebrare in slavo, sia per eresia, perché ometteva nel Credo le parole «e dal Figlio» (Filioque), che allora non erano ancora state introdotte dappertutto in Occidente e non si cantavano a Roma. Convocato dal papa, Metodio lo convinse della propria ortodossia e dell'opportunità della liturgia slava, e Giovanni VIII la concesse di nuovo, con alcune riserve.
Gli ultimi anni furono amareggiati da Wiching, un prete tedesco nominato vescovo di Nitra, suffraganeo di Sirmio, che perseguitò il suo metropolita fino a falsificare documenti pontifici. Secondo la «leggenda pannonica», in quegli anni Metodio portò a termine la traduzione slava della Bibbia (eccetto i libri dei Maccabei) e del Nomocanone, la raccolta delle leggi ecclesiastiche e civili bizantine. Morì, probabilmente a Velehrad, in Moravia, il 6 aprile 885 (Butler indica l'884), consumato dalle fatiche apostoliche e dalle opposizioni.
Frasi dei santi Cirillo e Metodio e delle fonti antiche
Più che aforismi, le fonti ci hanno lasciato alcune parole che dicono tutto della loro opera:
- la lettera di Giovanni VIII che riconcesse la liturgia slava afferma che Dio, «che ha fatto le tre lingue principali, l'ebraico, il greco e il latino, ha fatto anche le altre per il suo onore e la sua gloria»;
- la raccomandazione della Santa Sede definì Metodio uomo «di esatta intelligenza e ortodossia»;
- il racconto dei suoi funerali, celebrati in greco, in slavo e in latino, ricorda che il popolo accorse in folla con le candele, «uomini e donne, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, vedove e orfani, stranieri e del luogo, malati e sani: tutti erano là. Perché Metodio si era fatto tutto a tutti, per condurli tutti al Cielo».
Quando si festeggiano i santi Cirillo e Metodio
La festa dei santi Cirillo e Metodio era sempre stata osservata nelle terre della loro missione. Papa Leone XIII, con l'enciclica Grande munus del 30 settembre 1880, la estese a tutta la Chiesa latina. Da allora i due fratelli sono considerati patroni particolarmente adatti all'unità della Chiesa: orientali che lavorarono in stretta unione con Roma, venerati insieme dai cattolici cechi, slovacchi e croati e dagli ortodossi serbi e bulgari.
Nel calendario del 1962 i santi Cirillo e Metodio, vescovi e confessori, si celebrano il 7 luglio, con una festa di III classe e paramenti bianchi. Il Messale dà loro orazioni proprie. La riforma del calendario del 1969 ha spostato la loro memoria al 14 febbraio, giorno della morte di san Cirillo a Roma: per questo molti oggi cercano «14 febbraio santi Cirillo e Metodio». Chi segue i libri del 1962 continua a festeggiarli il 7 luglio. Nei paesi slavi di tradizione bizantina la loro festa si celebra secondo il proprio calendario.
Santi Cirillo e Metodio patroni d'Europa
Molti cercano i santi Cirillo e Metodio come patroni d'Europa. È un titolo successivo al 1958: fu Giovanni Paolo II a proclamarli compatroni d'Europa, accanto a san Benedetto, con la lettera apostolica Egregiae virtutis del 31 dicembre 1980. Il calendario del 1962 non conosce questo titolo; li onora invece come apostoli degli Slavi, e la tradizione li ha sempre invocati soprattutto per l'unità dei cristiani d'Oriente con la Sede di Pietro. Del resto anche san Benedetto, padre dei monaci d'Occidente, è onorato dalla tradizione per tutt'altro che un titolo moderno.
Preghiera ai santi Cirillo e Metodio: l'orazione del Messale
La preghiera più sicura per invocare i santi Cirillo e Metodio è quella che la Chiesa stessa recita nella loro festa, il 7 luglio. Diamo il testo latino del Messale del 1962 e la nostra traduzione fedele:
Oratio
Omnipotens sempiterne Deus, qui Slavoniae gentes per beatos Confessores tuos atque Pontifices Cyrillum et Methodium ad agnitionem tui nominis venire tribuisti: praesta; ut, quorum festivitate gloriamur, eorum consortio copulemur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Orazione
Onnipotente ed eterno Dio, che per mezzo dei beati Cirillo e Metodio, tuoi confessori e pontefici, hai concesso alle genti slave di giungere alla conoscenza del tuo nome: fa' che, come ci gloriamo della loro festa, così siamo uniti alla loro compagnia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
È una preghiera da dire per i popoli slavi, per l'unità dei cristiani d'Oriente con Roma e per i missionari che annunciano Cristo in una lingua nuova. La si può accompagnare con il Credo, quello stesso Simbolo per la cui integrità Metodio dovette rendere conto a Roma, e unirla alla Santa Messa celebrata nel giorno della loro festa.
La lingua della liturgia: che cosa insegna questa storia
Si sente talvolta citare i santi Cirillo e Metodio come precursori della Messa in lingua volgare. La storia va letta con esattezza. Per Metodio, bizantino, l'alternativa allo slavo non era il latino, ma il greco, come nota Butler: i due fratelli non cercarono di rendere il culto più «quotidiano», ma diedero a una nazione nuova una lingua sacra, che è rimasta fino a oggi la lingua liturgica di Russi, Ucraini, Serbi e Bulgari, come il latino in Occidente. E lo fecero con l'approvazione esplicita dei papi, non per iniziativa propria.
L'Occidente latino, invece, ha custodito la sua lingua sacra: è il latino della Messa tridentina, che il Messale del 1962 conserva. Le due cose non si oppongono: in entrambi i casi la Chiesa ha dato ai popoli una lingua di culto fissa, sottratta al mutare delle parlate quotidiane.
Le chiese dei santi Cirillo e Metodio
Molti cercano una chiesa dei santi Cirillo e Metodio. Per un cattolico il luogo più legato a loro è la basilica di San Clemente a Roma, dove riposa san Cirillo. A Praga, la cattedrale dei santi Cirillo e Metodio, oggi della Chiesa ortodossa, è nota anche per la sua cripta, dove nel giugno 1942 trovarono la morte i paracadutisti cecoslovacchi che avevano attentato a Reinhard Heydrich. In tutta Europa centrale e orientale, e anche in diverse parrocchie italiane, chiese e cappelle portano il loro nome.
Domande frequenti
Chi sono i santi Cirillo e Metodio?
Due fratelli nati a Tessalonica nel IX secolo, Costantino detto Cirillo, monaco e filosofo, e Metodio, monaco e poi arcivescovo di Sirmio. Evangelizzarono gli Slavi della Moravia e della Pannonia, diedero loro una scrittura e una liturgia in lingua slava approvata da Roma.
Quando si festeggiano i santi Cirillo e Metodio?
Nel calendario del 1962 il 7 luglio, festa di III classe. Il calendario riformato del 1969 li ricorda invece il 14 febbraio, giorno della morte di san Cirillo.
Perché si chiamano «apostoli degli Slavi»?
Perché furono i primi a predicare agli Slavi nella loro lingua, a tradurre per loro la Scrittura e i libri liturgici e a ottenere per loro dalla Santa Sede una liturgia in slavo. Da questo lavoro nasce la cultura letteraria slava.
Che cosa hanno inventato i santi Cirillo e Metodio?
Secondo la tradizione, Cirillo preparò per la missione morava una scrittura per la lingua slava, probabilmente il glagolitico. Il cirillico, che porta il suo nome, fu ricavato dalle lettere greche forse dai suoi discepoli. La storia esatta dei due alfabeti è ancora discussa.
Dove sono sepolti i santi Cirillo e Metodio?
San Cirillo morì a Roma nell'869 ed è sepolto nella basilica di San Clemente. San Metodio morì nell'885 (884 secondo Butler) in Moravia, probabilmente a Velehrad; le fonti qui seguite non indicano dove si trovi la sua tomba.
Perché i santi Cirillo e Metodio sono patroni d'Europa?
Il titolo fu dato da Giovanni Paolo II nel 1980, dopo il 1958. Molto prima, dopo l'estensione della loro festa a tutta la Chiesa da parte di Leone XIII nel 1880, erano già invocati come patroni dell'unità tra Oriente e Occidente.
Esiste una preghiera ai santi Cirillo e Metodio?
Sì: l'orazione del Messale per la loro festa, che diamo sopra in latino e in italiano. È la preghiera ufficiale della Chiesa per invocarli.
Per gli altri santi dell'anno liturgico si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese; da non confondere con loro è san Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore del IV secolo.
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Fonti. Messale Romano del 1962, 7 luglio, festa dei santi Cirillo e Metodio vescovi e confessori, orazione Omnipotens sempiterne Deus, qui Slavoniae gentes. Butler's Lives of the Saints, SS. Cyril and Methodius.