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San Cirillo di Gerusalemme: vita, Catechesi e preghiera
Chi era san Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore della Chiesa del IV secolo: le Catechesi battesimali e mistagogiche, la croce luminosa sul Golgota, i tre esili sotto gli ariani, il concilio di Costantinopoli, la festa del 18 marzo nel calendario del 1962 e la colletta del Messale.
San Cirillo di Gerusalemme (verso il 315-386) fu vescovo della Città santa per trentacinque anni, sedici dei quali passati in esilio a causa degli ariani, e ci ha lasciato le Catechesi, le istruzioni che teneva ai candidati al Battesimo e ai neobattezzati: la più antica esposizione completa della fede e dei riti della Chiesa che sia giunta fino a noi. Leone XIII lo proclamò dottore della Chiesa nel 1882. Nel calendario del 1962 la sua festa si celebra il 18 marzo, come festa di III classe.
Non va confuso con san Cirillo d'Alessandria, il dottore del concilio di Efeso, festeggiato il 9 febbraio, né con san Cirillo apostolo degli Slavi, fratello di san Metodio.
Chi era san Cirillo di Gerusalemme
Se non nacque a Gerusalemme, vi crebbe certamente, verso il 315, da genitori probabilmente cristiani che gli diedero un'ottima educazione. Il Breviario Romano dice che fin da giovanissimo si dedicò con tutte le forze allo studio della Sacra Scrittura, e vi progredì tanto da diventare un vigoroso difensore della fede ortodossa; abbracciò le regole della vita monastica, con la continenza perpetua e un tenore di vita austero. Le sue istruzioni, infatti, sono quasi un tessuto di testi biblici collegati tra loro.
Il vescovo di Gerusalemme, san Massimo, lo ordinò sacerdote e, stimandone le doti, gli affidò un compito delicatissimo: istruire i catecumeni, cioè gli adulti che si preparavano al Battesimo.
Le Catechesi di san Cirillo di Gerusalemme
Le Catechesi sono il motivo per cui la Chiesa onora Cirillo come dottore. Furono pronunciate a voce, senza testo scritto, verso la metà del IV secolo, e quelle che ci sono giunte sono forse le sole che siano mai state messe per iscritto. Comprendono:
- una Procatechesi, o discorso introduttivo;
- diciotto Catechesi battesimali, rivolte durante la Quaresima a coloro che dovevano essere battezzati nella notte di Pasqua, nella basilica costantiniana del Martyrion, eretta sul luogo della Croce;
- cinque Catechesi mistagogiche, rivolte ai neobattezzati nella settimana di Pasqua, nella rotonda dell'Anastasis, la chiesa del Santo Sepolcro.
Le catechesi battesimali e il Credo
Le prime catechesi trattano della penitenza, del Battesimo e della fede; dalla sesta alla diciottesima Cirillo spiega, articolo per articolo, il Simbolo della fede della Chiesa di Gerusalemme: un Dio, Padre onnipotente; il suo Figlio unigenito; l'incarnazione, la croce, la sepoltura, la risurrezione, l'ascensione, il giudizio; lo Spirito Santo; la Chiesa una, santa, cattolica; la risurrezione della carne e la vita eterna. È la stessa fede che professiamo nel Credo.
Cirillo chiedeva ai catecumeni di imparare il Simbolo a memoria e di ripeterlo fra loro, non scrivendolo sulla carta, ma incidendolo con la memoria nel cuore (Catechesi 5, 12). Parlava a uomini e donne affamati dal digiuno, che vedevano dalla basilica la roccia del Calvario e il sepolcro di Cristo: le sue istruzioni sono piene di allusioni a quei luoghi e al legno della Croce, ritrovato al tempo di Costantino e già distribuito in frammenti in tutto il mondo. Il tempo in cui le pronunciava è la nostra Quaresima, che resta per la Chiesa il tempo della preparazione battesimale.
Le catechesi mistagogiche
Le cinque catechesi «mistagogiche» (cioè che introducono nei misteri) spiegano ai neofiti i sacramenti appena ricevuti: la rinuncia a Satana e il Battesimo, l'unzione con il santo crisma, che corrisponde alla nostra Cresima, l'Eucaristia e la Messa. Bisogna dire con onestà che la loro paternità è discussa: alcuni manoscritti le attribuiscono a Giovanni, successore di Cirillo sulla sede di Gerusalemme, e gli studiosi non sono concordi. La Chiesa le ha comunque sempre lette come testimonianza preziosa della fede di Gerusalemme nel IV secolo.
Il Breviario sottolinea che Cirillo, istruendo i fedeli, sembra aver confutato in anticipo le eresie future, specialmente affermando la presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo nell'Eucaristia. Le catechesi mistagogiche dicono ai neofiti di non considerare il pane e il vino come semplici elementi, perché sono il Corpo e il Sangue di Cristo secondo la parola del Signore; di non giudicare dal gusto, ma di essere pienamente certi per la fede; e concludono che il pane che si vede non è pane, benché lo senta il gusto, ma il Corpo di Cristo (Catechesi mistagogica 4, 9). È esattamente la fede che la Chiesa definirà con il termine di transustanziazione.
San Cirillo e la Comunione sulla mano
Si cita spesso la quinta catechesi mistagogica per giustificare la Comunione sulla mano. Il testo descrive l'uso di Gerusalemme nel IV secolo: fare della mano sinistra un trono per la destra, «che sta per ricevere un Re», ricevere il Corpo di Cristo nel cavo della mano rispondendo Amen, e vigilare perché non se ne perda neppure un frammento, più prezioso dell'oro.
Va letto per intero: descrive un rito circondato da una riverenza estrema, in un contesto in cui la catechesi preparava i fedeli per settimane, ed è un testo di paternità incerta. Nei secoli seguenti la Chiesa latina, proprio per custodire quella riverenza, ha stabilito di dare la Comunione sulla lingua, ai fedeli inginocchiati: è la norma del rito del 1962. San Tommaso d'Aquino insegna che toccare questo sacramento spetta al sacerdote, le cui mani sono consacrate a questo scopo (Somma teologica, III, q. 82, a. 3).
Il vescovo della Città santa
Alla morte di san Massimo, verso il 350, Cirillo fu consacrato vescovo di Gerusalemme dai vescovi della provincia. Il primo anno del suo episcopato fu segnato da un prodigio di cui egli stesso diede notizia all'imperatore Costanzo, in una lettera conservata: il 7 maggio, verso l'ora terza, una grande croce luminosa apparve in cielo sopra il Golgota, estesa fino al monte degli Ulivi, visibile per diverse ore a tutta la città, più splendente del sole. Il popolo, pieno di timore e di gioia, corse in chiesa a lodare Cristo. Il Breviario ricorda che ne furono testimoni pagani e cristiani.
Tre esili sotto gli ariani
Il IV secolo fu il secolo della crisi ariana, e Cirillo ne portò il peso, dice il Breviario, «non diversamente dal beato Atanasio, suo contemporaneo». Il metropolita di Cesarea, Acacio, divenuto ariano, gli contestava la giurisdizione e la fede. Riunì un piccolo sinodo del suo partito, che depose Cirillo accusandolo, tra l'altro, di aver venduto beni della Chiesa: Cirillo lo aveva fatto davvero, durante una carestia, per nutrire i poveri, come fecero anche sant'Ambrogio e sant'Agostino. Esiliato una prima volta, si rifugiò a Tarso; fu reintegrato dal concilio di Seleucia, ma Acacio ottenne dall'imperatore un secondo esilio.
Alla morte di Costanzo (361), Giuliano l'Apostata richiamò tutti i vescovi esiliati. Fu allora che l'imperatore tentò di ricostruire il Tempio di Gerusalemme per smentire la profezia di Cristo; Cirillo, che aveva predetto il fallimento dell'impresa, vide i lavori interrotti da terremoti e globi di fuoco usciti dalla terra, prodigi attestati non solo da san Giovanni Crisostomo e da sant'Ambrogio, ma anche dallo storico pagano Ammiano Marcellino. Nel 367, sotto Valente, fu esiliato una terza volta, e poté tornare definitivamente solo sotto Teodosio, per gli ultimi otto anni della sua vita.
Il suo rapporto con la parola homoousios («consustanziale»), il termine di Nicea, fu a lungo cauto, come quello di molti vescovi orientali che pure combattevano gli ariani; per questo alcuni lo hanno sospettato di semi-arianesimo. Ma nel 381 partecipò al concilio ecumenico di Costantinopoli, sottoscrisse il Simbolo nella sua forma ampliata, accettando il consustanziale, e i vescovi del concilio, scrivendo a papa san Damaso, lo lodarono come uno che aveva più volte combattuto gli ariani per la verità. La Chiesa, annoverandolo tra i dottori, ha confermato che fu sempre di quei «fratelli che intendono ciò che intendiamo noi e discutono solo sulla parola», come diceva sant'Atanasio.
Morì nel 386, quasi settantenne, nel trentacinquesimo anno del suo episcopato.
Quando si festeggia san Cirillo di Gerusalemme
Nel calendario del 1962 san Cirillo di Gerusalemme si festeggia il 18 marzo, festa di III classe. Fu papa Leone XIII, proclamandolo dottore nel 1882, a estenderne la Messa e l'Ufficio a tutta la Chiesa. Poiché il 18 marzo cade sempre in Quaresima, e talvolta nel tempo di Passione o nella Settimana Santa, la feria quaresimale ha la precedenza e della festa si fa di norma la commemorazione; nei giorni di I classe (domeniche di Quaresima e Settimana Santa) la festa è del tutto impedita. La riforma del 1969 ha mantenuto la sua memoria al 18 marzo. In quel giorno cade l'onomastico di chi porta il nome di Cirillo in suo onore.
Preghiera a san Cirillo di Gerusalemme (colletta del 1962)
La colletta della sua festa è propria, ed è intessuta di parole del Vangelo di san Giovanni: Or la vita eterna si è, che conoscano te, solo vero Dio, e Gesù Cristo mandato da te (Giovanni 17, 3) e Le mie pecorelle ascoltano la mia voce (Giovanni 10, 27). Chiede proprio ciò che Cirillo insegnava ai catecumeni: conoscere il vero Dio.
Oratio
Da nobis, quǽsumus, omnípotens Deus, beáto Cyríllo Pontífice intercedénte: te solum verum Deum, et quem misísti Jesum Christum ita cognóscere; ut inter oves, quæ vocem ejus áudiunt, perpétuo connumerári mereámur. Per eúndem Dóminum nostrum Jesum Christum Fílium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.
Orazione
Concedici, Dio onnipotente, te ne preghiamo, per l'intercessione del beato pontefice Cirillo, di conoscere te, solo vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo, in modo da meritare di essere annoverati per sempre tra le pecore che ascoltano la sua voce. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Novena a san Cirillo di Gerusalemme
Il Messale e il Breviario non prevedono una novena propria a san Cirillo di Gerusalemme. Chi desidera prepararsi alla festa può recitare la colletta per nove giorni, dal 9 al 17 marzo, magari leggendo ogni giorno un articolo del Credo, come facevano i suoi catecumeni. È anche una preghiera adatta a chi si prepara al Battesimo o alla Cresima, e ai padrini e ai catechisti; per la dottrina dei sacramenti si può rileggere la pagina sui sette sacramenti.
Domande frequenti
Perché san Cirillo di Gerusalemme è dottore della Chiesa?
Per le sue Catechesi, che espongono con chiarezza e completezza la fede e i sacramenti della Chiesa del IV secolo. Leone XIII lo dichiarò dottore nel 1882.
Quante sono le Catechesi di san Cirillo?
Ventiquattro: la Procatechesi, diciotto catechesi battesimali e cinque catechesi mistagogiche, queste ultime di paternità discussa.
Che cosa sono le catechesi mistagogiche?
Sono le istruzioni date ai neobattezzati nella settimana di Pasqua per spiegare i sacramenti ricevuti nella notte pasquale: Battesimo, unzione con il crisma ed Eucaristia.
San Cirillo di Gerusalemme è lo stesso Cirillo legato a Ipazia?
No. La vicenda della filosofa Ipazia riguarda Alessandria d'Egitto e il vescovo san Cirillo d'Alessandria, vissuto una generazione dopo e festeggiato il 9 febbraio. San Cirillo di Gerusalemme morì nel 386.
Che cos'è la croce luminosa di Gerusalemme?
Il prodigio avvenuto all'inizio del suo episcopato: una grande croce di luce apparsa in cielo sopra il Golgota per diverse ore, che Cirillo descrisse in una lettera all'imperatore Costanzo.
Quante volte fu esiliato san Cirillo?
Tre volte, per opera degli ariani e degli imperatori che li favorivano; dei suoi trentacinque anni di episcopato, sedici li passò in esilio.
Per gli altri santi dell'anno liturgico, si veda l'elenco dei santi cattolici mese per mese.
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Fonti. Messale Romano del 1962, 18 marzo, festa di san Cirillo di Gerusalemme, colletta Da nobis, quǽsumus, omnípotens Deus. Breviario Romano, 18 marzo: nel Breviario del 1962 una sola lezione (contratta); le lezioni lunghe del II notturno sono quelle di prima del 1960. Calendario Romano del 1962. San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi (5, 12) e Catechesi mistagogiche (4 e 5). Sacra Scrittura nella versione di mons. Antonio Martini (Giovanni 10, 27; 17, 3). San Tommaso d'Aquino, Somma teologica, III, q. 82, a. 3. Alban Butler, Vite dei santi, 18 marzo.