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Il Vangelo secondo san Giovanni
Il quarto Vangelo, scritto a Efeso dall'apostolo san Giovanni, il discepolo che Gesù amava, si apre sul Verbo fatto carne e si chiude sulla riva del lago di Tiberiade. Qui sotto trovate i suoi 21 capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida presenta l'autore, la data, il riassunto, il prologo, i sette segni e i grandi passi che la Chiesa legge nella liturgia.
Leggere Giovanni: 21 capitoli
Il Vangelo secondo san Giovanni comincia prima del tempo: «Nel principio era il Verbo, e il Verbo era appresso Dio, e il Verbo era Dio» (Gv 1,1). E finisce con una firma: «Questo è quel discepolo, che attesta queste cose, e le ha scritte: e sappiamo, che è veridica la sua testimonianza» (Gv 21,24). Fra queste due frasi sta il più contemplativo dei quattro Vangeli, che i Padri paragonavano all'aquila, perché con un solo colpo d'ala si leva fino alla divinità di Cristo. Per uno sguardo d'insieme sui quattro evangelisti, leggete il nostro articolo su i Vangeli.
Chi ha scritto il Vangelo di Giovanni?
La Chiesa lo ha sempre ricevuto come opera di san Giovanni apostolo, figlio di Zebedeo e fratello di san Giacomo il Maggiore, pescatore sul lago di Galilea e, con Pietro e Giacomo, uno dei tre testimoni della Trasfigurazione e dell'agonia nell'orto. Nel suo Vangelo non si nomina mai: si chiama «quel discepolo amato da Gesù». È lui che nell'ultima cena posa il capo sul petto del Maestro: «Stava però uno de' discepoli, che era amato da Gesù, posando nel seno di lui» (Gv 13,23); è lui che sta ai piedi della Croce con la Vergine Maria e che il mattino di Pasqua corre al sepolcro con Pietro.
Chi era san Giovanni evangelista?
Era un giovane pescatore di Galilea, che lavorava con il padre e il fratello, e forse discepolo di Giovanni Battista prima di seguire Gesù: la tradizione lo riconosce nel discepolo senza nome che, con Andrea, chiede al Signore «dov' è la tua abitazione?» e si sente rispondere «Venite, e vedete» (Gv 1,38-39). Gesù chiamò lui e suo fratello Giacomo «Boanerges», figli del tuono (Mc 3,17).
Dopo la Pentecoste lo vediamo accanto a Pietro a Gerusalemme; più tardi visse in Asia Minore, fu relegato nell'isola di Patmos, dove scrisse l'Apocalisse (Ap 1,9), e morì vecchissimo a Efeso. Tertulliano racconta che a Roma fu immerso nell'olio bollente e ne uscì illeso (De praescriptione haereticorum, 36): il ricordo è legato, presso la Porta Latina, alla chiesa di San Giovanni a Porta Latina e al tempietto di San Giovanni in Oleo. La sua festa si celebra il 27 dicembre.
La testimonianza dei Padri
Sant'Ireneo di Lione, che da giovane aveva ascoltato san Policarpo, discepolo di Giovanni, scrive che Giovanni, il discepolo del Signore, colui che aveva riposato sul suo petto, pubblicò anch'egli un Vangelo durante il soggiorno a Efeso (Contro le eresie, III, 1, 1). Il Canone Muratoriano, l'elenco romano della fine del II secolo che Ludovico Antonio Muratori scoprì nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e pubblicò nel 1740, racconta che Giovanni scrisse su richiesta dei condiscepoli e dei vescovi.
Clemente d'Alessandria, citato da Eusebio (Storia ecclesiastica, VI, 14), trasmette la tradizione degli antichi: venuto per ultimo, Giovanni compose, mosso dallo Spirito, un “Vangelo spirituale”. San Girolamo aggiunge che scrisse per preghiera dei vescovi d'Asia, contro coloro che negavano che Cristo fosse esistito prima di Maria (Gli uomini illustri, 9). Nessuno scrittore antico della Chiesa indica un altro autore.
La testimonianza del libro
L'autore è un ebreo che conosce le feste e Gerusalemme fin nei particolari, come la piscina dai «cinque porticati» (Gv 5,2), e parla da testimone oculare: al colpo di lancia, «chi vide, lo ha attestato: ed è vera la sua testimonianza» (Gv 19,35). Dei tre intimi del Signore, Pietro è nominato accanto al discepolo amato e Giacomo fu ucciso verso l'anno 44 (At 12,2): resta Giovanni, il cui nome qui non compare mai. La stessa voce si riconosce nella prima Lettera di san Giovanni, che comincia da «quello, che fu da principio».
Il 29 maggio 1907 la Pontificia Commissione Biblica, sotto san Pio X, rispose che la tradizione costante della Chiesa prova che l'apostolo Giovanni, e nessun altro, è l'autore del quarto Vangelo, e che i suoi racconti sono storia, non allegoria. Molti esegeti moderni pensano piuttosto a una “scuola giovannea” che avrebbe dato al libro la forma finale; l'insegnamento ricevuto resta quello dell'Apostolo.
Quando è stato scritto il Vangelo di Giovanni?
La tradizione lo pone ultimo dei quattro, a Efeso, verso la fine del I secolo, negli anni 90-100. Sant'Ireneo afferma che Giovanni rimase in Asia fino ai tempi di Traiano. Il libro suppone noti i primi tre Vangeli, allude alla morte di Pietro (Gv 21,18-19) e corregge la voce, sparsa fra i fratelli, «che quel discepolo non muore» (Gv 21,23): precisazione che ha senso solo se Giovanni era allora molto anziano. Il papiro Rylands, piccolo frammento trovato in Egitto con alcuni versetti del capitolo 18, è datato alla prima metà del II secolo: poco dopo la sua stesura il Vangelo circolava già lontano da Efeso. Fu scritto in greco, un greco semplice e di pochi vocaboli; san Girolamo lo rivide in latino nella Vulgata, da cui il Martini tradusse nel Settecento.
A chi è indirizzato il Vangelo di Giovanni?
Ai cristiani d'Asia Minore, già istruiti nella fede, e attraverso di loro a tutta la Chiesa. Sant'Ireneo e san Girolamo dicono che Giovanni volle anche difendere la divinità di Cristo contro i primi eretici, come Cerinto. Ma è l'evangelista stesso a dichiarare il suo scopo: «Questi poi sono stati registrati, affinchè crediate, che Gesù è il Cristo Figliuolo di Dio» (Gv 20,31).
Di cosa parla il Vangelo di Giovanni? Riassunto
Il libro si divide in cinque parti: il prologo, il libro dei segni, l'ultima cena con il discorso d'addio, la Passione e la Risurrezione, e l'epilogo sul lago.
Il prologo: il Verbo fatto carne (Gv 1,1-18)
I primi diciotto versetti contemplano il Verbo eterno, Dio presso Dio, per mezzo del quale «furon fatte le cose tutte», vita e «luce degli uomini». Riprendono il primo versetto della Bibbia, «Al principio creò Dio…» (Gn 1,1), e culminano nella frase che fa piegare il ginocchio: «E il Verbo si è fatto carne, e abitò tra noi» (Gv 1,14). Si chiudono sulla rivelazione del Padre per mezzo del Figlio: «l'unigenito Figliuolo, che è nel seno del Padre, egli ce lo ha rivelato» (Gv 1,18).
Il libro dei segni (capitoli 1-12)
Giovanni Battista indica «l'Agnello di Dio» (Gv 1,29), i suoi discepoli seguono Gesù e Simone riceve il nome di Cefa. Seguono i segni e i grandi colloqui:
- le nozze di Cana, dove la Madre di Gesù dice ai servi: «Fate quello, che ei vi dirà» (Gv 2,5), e la purificazione del Tempio (capitolo 2);
- il colloquio notturno con Nicodemo (capitolo 3);
- la Samaritana al pozzo di Giacobbe e il figlio del funzionario del re (capitolo 4);
- il paralitico della piscina e il discorso sull'opera del Figlio (capitolo 5);
- la moltiplicazione dei pani, il cammino sulle acque e il discorso del pane di vita (capitolo 6);
- la festa dei Tabernacoli: «Chi ha sete, venga a me, e beva» (Gv 7,37);
- l'adultera e la luce del mondo (capitolo 8);
- il cieco nato: «questo solo io so, che era cieco, e ora veggio» (Gv 9,25);
- il buon Pastore e la festa della Dedicazione (capitolo 10);
- la risurrezione di Lazzaro, che decide il Sinedrio a far morire Gesù (capitolo 11);
- l'unzione di Betania, l'ingresso in Gerusalemme e l'annuncio dell'ora: «se il granello di frumento caduto in terra non muore» (Gv 12,24), resta solo.
L'ultima cena e il discorso d'addio (capitoli 13-17)
Il tono cambia: «avendo egli amato i suoi, che eran nel mondo, gli amò sino alla fine» (Gv 13,1). Gesù lava i piedi ai discepoli, annuncia il tradimento di Giuda e dà il comandamento nuovo. Il discorso d'addio promette le dimore del Padre e il Paraclito (capitolo 14), insegna la vite e i tralci (capitolo 15), annuncia lo Spirito di verità e la gioia che seguirà la tristezza (capitolo 16). Si chiude con la preghiera sacerdotale per l'unità di tutti i credenti: «Che siano tutti una sola cosa, come tu sei in me, o Padre, ed io in te» (Gv 17,21). Questi cinque capitoli completano il racconto della Cena degli altri evangelisti, che il Giovedì santo rende presente.
La Passione e la Risurrezione (capitoli 18-20)
La Passione secondo Giovanni (capitolo 18 e capitolo 19) mostra un Cristo sovrano, che si consegna da sé nell'orto oltre il Cedron e dichiara a Pilato: «Il regno mio non è di questo mondo» (Gv 18,36). Pilato domanda «Che cosa è la verità?» (Gv 18,38), lo presenta coronato di spine, «Ecco l'uomo», e fa scrivere sulla croce: «GESÙ NAZZARENO RE DE' GIUDEI» (Gv 19,19). Gesù affida la Madre al discepolo, dice «E' compito» e rende lo spirito (Gv 19,30). Nel capitolo 20 Maria Maddalena trova il sepolcro vuoto, Pietro e Giovanni vi corrono e l'altro discepolo «vide, e credette» (Gv 20,8); il Risorto appare alla Maddalena, ai discepoli la sera di Pasqua e, otto giorni dopo, a Tommaso.
L'epilogo sul lago di Tiberiade (capitolo 21)
Sulla riva del lago, la pesca miracolosa porta a terra la rete «piena di cento cinquantatre grossi pesci» senza che si strappi (Gv 21,11); sant'Agostino medita a lungo su quel numero (Commento al Vangelo di Giovanni, 122). Dopo il pasto, Gesù chiede tre volte a Pietro se lo ama, gli affida agnelli e pecorelle e gli predice il martirio.
Perché il Vangelo di Giovanni è diverso dagli altri?
Matteo, Marco e Luca si chiamano sinottici perché si possono leggere in colonne parallele, con un solo sguardo (synopsis): seguono quasi solo il ministero in Galilea e un unico viaggio a Gerusalemme. Potete confrontarli aprendo il Vangelo secondo Matteo o il Vangelo secondo Luca. Giovanni, che scrive per ultimo, completa più che ripetere: riferisce tre Pasque, diversi soggiorni a Gerusalemme e lunghi discorsi; omette le parabole e il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia, di cui dà la dottrina nel capitolo 6; tace la Trasfigurazione, di cui pure fu testimone, ma scrive «abbiamo veduto la sua gloria». Dove i primi tre mostrano soprattutto ciò che Gesù ha fatto, il quarto fa vedere chi egli è: per questo il suo simbolo, fin da san Girolamo, è l'aquila, che fissa il sole.
I sette segni del Vangelo di Giovanni e gli «Io sono»
Giovanni non dice «miracoli» ma segni: fatti veri che rivelano chi è Gesù. Se ne contano abitualmente sette:
- l'acqua cambiata in vino a Cana (Gv 2,1-11);
- la guarigione del figlio del funzionario regio (Gv 4,46-54);
- il paralitico della piscina di Betsaida (capitolo 5);
- la moltiplicazione dei pani (Gv 6,1-15);
- il cammino sul mare (Gv 6,16-21);
- il cieco nato (capitolo 9);
- Lazzaro richiamato dal sepolcro (capitolo 11).
Del primo l'evangelista scrive: «Cosi Gesù in Cana di Galilea diede principio a far miracoli: e manifestò la sua gloria, e in lui crederono i suoi discepoli» (Gv 2,11).
Ai segni rispondono le parole in cui Gesù si attribuisce il nome divino rivelato a Mosè nel roveto, «Io sono»:
- «Io sono il pane di vita» (Gv 6,35);
- «Io sono la luce del mondo: chi mi segue, non camminerà al bujo» (Gv 8,12);
- «Io sono la porta. Chi per me passerà, sarà salvo» (Gv 10,9);
- «Io sono il buon Pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle» (Gv 10,11);
- «Io sono la risurrezione, e la vita: chi in me crede, sebben sia morto, viverà» (Gv 11,25);
- «Io sono via, verità, e vita: nissuno va al Padre, se non per me» (Gv 14,6);
- «Io sono la vera vite: il Padre mio è il coltivatore» (Gv 15,1).
E senza alcun attributo, la parola per cui raccolsero pietre: «Prima che fosse fatto Abramo, io sono» (Gv 8,58).
Il prologo del Vangelo di Giovanni, ultimo Vangelo della Messa
Molti cercano il prologo come “In principio era il Verbo”, secondo le traduzioni moderne; il Martini, fedele al latino In principio erat Verbum, scrive «Nel principio era il Verbo». Nella Messa tradizionale, dopo la benedizione, il sacerdote va al lato del Vangelo e legge l'inizio di san Giovanni fino al versetto 14; a Et Verbum caro factum est genuflette, e i fedeli con lui.
Nata nel Medioevo dalla devozione dei sacerdoti, questa lettura fu prescritta per tutta la Chiesa dal Messale di san Pio V (1570), e il Messale del 1962 la conserva alla fine di quasi tutte le Messe; le rubriche del 1960 la omettono solo in pochi casi, fra cui la terza Messa di Natale, che ha questo stesso prologo come Vangelo, la Messa del Giovedì santo e la Veglia pasquale. Così la Messa si chiude sul mistero del Natale: il Verbo eterno si è fatto carne, e si è appena reso presente sull'altare. Il nostro articolo sulla Messa tridentina colloca questo rito nello svolgimento della Messa.
Sant'Agostino riferisce che un filosofo platonico avrebbe voluto queste parole scritte a lettere d'oro in tutte le chiese (La città di Dio, X, 29).
Giovanni 6: il discorso del pane di vita
Il capitolo 6 si apre con la moltiplicazione dei cinque pani d'orzo, vicino alla Pasqua, e prosegue il giorno dopo nella sinagoga di Cafarnao. Gesù passa dalla manna del deserto (Es 16) al pane vero disceso dal cielo, e poi al mangiare la sua carne: «il pane, che io darò, ella è la carne mia per la salute del mondo» (Gv 6,52). Gli uditori protestano, ed egli invece di attenuare insiste: «Se non mangerete la carne del Figliuolo dell'uomo, e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,54); «Imperocché la mia carne è veramente cibo, e il sangue mio veramente bevanda» (Gv 6,56).
Molti discepoli allora se ne vanno. Gesù non li richiama con una spiegazione simbolica; si volge ai Dodici, e Pietro risponde: «Signore, a chi anderemo noi? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,69). La Chiesa legge questo discorso come l'annuncio dell'Eucaristia, presenza reale del corpo e del sangue di Cristo, di cui il Concilio di Trento ha definito la dottrina (sessione XIII, 1551); il nostro articolo sulla transustanziazione la spiega. Sant'Agostino, commentando questo capitolo, esclama: O sacramentum pietatis! O signum unitatis! O vinculum caritatis! (Commento al Vangelo di Giovanni, 26, 13).
La nostra lettura segue la Vulgata, che divide in due il versetto 51 delle Bibbie moderne: da lì in avanti il Gv 6,55 del Martini corrisponde al Gv 6,54 della CEI.
Giovanni 3,16 e il colloquio con Nicodemo
Nicodemo, maestro in Israele, viene da Gesù di notte e si sente dire: «chi non rinascerà per mezzo dell'acqua, e dello Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3,5). Il Concilio di Trento si fonda su questo versetto per insegnare che l'acqua vera e naturale è necessaria al battesimo (sessione VII, canone 2 sul battesimo). Gesù annuncia poi la sua Croce con la figura del serpente di bronzo (Nm 21), e l'evangelista riassume tutto il Vangelo in una frase:
«Imperocché Dio ha talmente amato il mondo, che ha dato il Figliuol suo unigenito, affinchè chiunque in lui creda, non perisca; ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).
La fede di cui parla qui il Signore non è una semplice fiducia interiore: riceve il battesimo dell'acqua e dello Spirito annunciato poco prima, e opera: «Chi poi opera secondo la verità, si accosta alla luce» (Gv 3,21). Il Messale del 1962 legge questo brano (Gv 3,16-21) il lunedì di Pentecoste.
Temi e lettura cattolica
La divinità di Cristo. Il libro si apre e si chiude con questa confessione: «il Verbo era Dio» nel primo versetto, «Signor mio, e Dio mio» sulla bocca di Tommaso (Gv 20,28). «Io, e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30): i Padri di Nicea vi attinsero contro Ario. I capitoli 14-16, dove il Figlio promette «un altro Avvocato», il Paraclito, illuminano il mistero della Trinità.
I sacramenti. Il battesimo nel capitolo 3, l'Eucaristia nel capitolo 6, la penitenza la sera di Pasqua: il Risorto soffia sugli Apostoli, dice «Ricevete lo Spirito santo» e aggiunge: «Saran rimessi i peccati a chi li rimetterete; e saran ritenuti a chi li riterrete» (Gv 20,23). Il Concilio di Trento (sessione XIV, 1551) insegna che con queste parole il Signore istituì il sacramento della confessione. Commentando la parola che purifica (Gv 15,3), sant'Agostino ha dato la definizione classica del sacramento: Accedit verbum ad elementum, et fit sacramentum (Commento al Vangelo di Giovanni, 80, 3).
La Chiesa nata dal costato aperto. «uno de' soldati aprì il di lui fianco con una lancia, e subito nè usci sangue, e acqua» (Gv 19,34). Sant'Agostino nota che l'evangelista ha scritto «aprì» e non «ferì»: lì si apriva la porta della vita, da cui scorrono i sacramenti della Chiesa, come Eva fu tratta dal fianco di Adamo addormentato (Commento, 120, 2). Le Messe del Sacro Cuore e del Preziosissimo Sangue leggono questo versetto.
La Vergine Maria. Maria compare all'inizio e alla fine della vita pubblica, e due volte Gesù la chiama «Donna», a Cana e al Calvario: «Donna, ecco il tuo figliuolo», poi al discepolo: «Eccola la madre tua» (Gv 19,26-27). La Chiesa ha sempre inteso che il discepolo rappresentava tutti i fedeli; Leone XIII lo ha ricordato nell'enciclica Adiutricem populi (1895).
Il primato di Pietro. Gesù dà a Simone il nome di Cefa, «che si interpreta Pietra» (Gv 1,42), e dopo la Risurrezione gli affida tutto il gregge: «pasci i miei agnelli… pasci le mie pecorelle» (Gv 21,15-17). Il Concilio Vaticano I (Pastor aeternus, 1870) cita questi due passi per definire il primato di san Pietro e dei suoi successori.
Versetti celebri del Vangelo di Giovanni
- L'Agnello di Dio: «Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui, che toglie i peccati del mondo» (Gv 1,29), parola che il sacerdote ripete mostrando l'Ostia prima della comunione dei fedeli.
- Il Precursore: «Quegli dee crescere, io essere abbassato» (Gv 3,30).
- La Samaritana: «Iddio è spirito: e quei, che l'adorano, adorar lo debbono in Ispirito, e verità» (Gv 4,24).
- L'adultera (Giovanni 8,7): «Quegli che è tra voi senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7); e poi: «vattene, e non peccar più» (Gv 8,11).
- Il comandamento nuovo: «che vi amiate l'un l'altro, […] come io vi ho amati» (Gv 13,34).
- La pace di Cristo: «La pace lascio a voi, la pace mia do a voi» (Gv 14,27), parole riprese in una preghiera del sacerdote prima della comunione.
- Senza di me, nulla: «Io son la vite, voi i tralci […] perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).
- L'amore più grande: «Nissuno ha carità più grande, che quella di colui, che dà la sua vita pe' suoi amici» (Gv 15,13).
- Tommaso: «beati coloro, che non hanno veduto, e hanno creduto» (Gv 20,29).
Il Vangelo di Giovanni nel canone e nella liturgia
Il quarto Vangelo figura in tutti gli elenchi antichi dei libri santi, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) lo nomina fra i quattro Vangeli, secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Ha ventuno capitoli in tutte le Bibbie; nella Vulgata e nel Martini conta 879 versetti, e il capitolo 6, con i suoi 72 versetti, è il più lungo. Il racconto dell'adultera (Gv 7,53-8,11) manca in una parte dei manoscritti greci antichi, ma san Girolamo lo trovò in molti codici e appartiene al testo che Trento ha ricevuto nell'antica Vulgata latina. Lo stesso Apostolo ha scritto tre Lettere e l'Apocalisse.
Quando si legge il Vangelo di Giovanni nella Messa?
Nessun Vangelo è più presente nel Messale del 1962 nei grandi giorni: la terza Messa di Natale (Gv 1,1-14); le nozze di Cana nella II domenica dopo l'Epifania; la moltiplicazione dei pani nella domenica Laetare e il capitolo 8 nella domenica di Passione; la lavanda dei piedi il Giovedì santo e la Passione il Venerdì santo (Gv 18,1-19,42); la domenica in Albis (Gv 20,19-31), il buon Pastore (Gv 10,11-16) e il capitolo 16 nelle domeniche dopo Pasqua, che appartengono quasi tutte a Giovanni; la Pentecoste (Gv 14,23-31), il Corpus Domini (Gv 6,56-59), il Sacro Cuore (Gv 19,31-37) e Cristo Re (Gv 18,33-37); la festa di san Giovanni il 27 dicembre e le Messe dei defunti, che leggono Lazzaro e il pane di vita.
Il Vangelo del giorno e il calendario liturgico permettono di seguire queste letture nel corso dell'anno.
Come leggere il Vangelo di Giovanni
Leggetelo prima tutto d'un fiato: basta una serata. Poi rileggete il capitolo 6 pensando alla Messa, e i capitoli 13-17 come se sedeste alla Cena; davanti a ogni segno domandatevi che cosa rivela di Cristo. Un capitolo al giorno lo porta a termine in tre settimane, e il tempo pasquale, quando la liturgia stessa lo legge, è il momento più adatto.
I grandi commentari sono i 124 trattati di sant'Agostino, il Commento al Vangelo di Giovanni, le omelie di san Giovanni Crisostomo, il commento di san Tommaso d'Aquino e la sua Catena aurea, che raccoglie i Padri versetto per versetto. Le note di mons. Martini, che accompagnavano la sua traduzione, restano una guida sicura e piana. Tutta la Bibbia di Iter Fidei si legge anche nell'app Bibbia cattolica, con il latino a fronte.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il Vangelo di Giovanni?
San Giovanni apostolo, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo il Maggiore, «quel discepolo amato da Gesù». Sant'Ireneo, che aveva conosciuto san Policarpo, discepolo di Giovanni, attesta che lo pubblicò a Efeso, e il libro stesso si presenta come la testimonianza di quel discepolo (Gv 21,24).
Quando è stato scritto il Vangelo di Giovanni?
Secondo la tradizione, a Efeso verso la fine del I secolo, fra il 90 e il 100 circa: è l'ultimo dei quattro Vangeli. Suppone noti gli altri tre e allude alla morte di san Pietro.
San Giovanni evangelista è Giovanni Battista?
No. L'evangelista è Giovanni apostolo, figlio di Zebedeo. San Giovanni Battista, il Precursore, fu decapitato da Erode prima della Passione, e il Vangelo parla di lui in terza persona: «Vi fu un uomo mandato da Dio, che chiamavasi Giovanni» (Gv 1,6). Sulla sua figura potete leggere il nostro articolo su san Giovanni Battista.
Quanti capitoli ha il Vangelo di Giovanni?
Ventuno. Nella Vulgata e nel Martini conta 879 versetti; il più lungo è il capitolo 6, il discorso del pane di vita, con 72 versetti. Tutti i capitoli sono nella griglia di questa pagina, con il latino a fronte.
Come inizia il Vangelo di Giovanni?
Con il prologo: «Nel principio era il Verbo, e il Verbo era appresso Dio, e il Verbo era Dio», che le Bibbie moderne rendono “In principio era il Verbo”. È il testo che il sacerdote legge alla fine della Messa tradizionale, l'“ultimo Vangelo”.
Che cosa significa Giovanni 3,16?
«Dio ha talmente amato il mondo, che ha dato il Figliuol suo unigenito» riassume tutto il Vangelo: la salvezza viene dall'amore del Padre, che dona il Figlio fino alla Croce. Gesù ha appena detto a Nicodemo che bisogna rinascere dall'acqua e dallo Spirito: la fede che salva riceve il battesimo e vive secondo la verità.
Qual è la sigla del Vangelo di Giovanni?
In italiano si abbrevia Gv (Gv 3,16 si legge “Giovanni, capitolo 3, versetto 16”); in latino Io. o Ioann. Il primo numero indica il capitolo, il secondo il versetto. Le nozze di Cana, che talvolta si cercano in Matteo, si trovano solo qui, in Gv 2,1-11.
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