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Gli Atti degli Apostoli
Gli Atti degli Apostoli, scritti da san Luca come seguito del suo Vangelo, raccontano la nascita della Chiesa: l'Ascensione, la Pentecoste, la predicazione di san Pietro, la conversione e i viaggi di san Paolo, fino al suo arrivo a Roma. Qui sotto trovate i 28 capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue presenta l'autore, la data, il riassunto del libro e le sue pagine più celebri.
Leggere Atti degli Apostoli: 28 capitoli
Il libro degli Atti si apre con un congedo e una promessa. Prima di salire al cielo, il Signore dice agli Apostoli: «riceverete la virtù dello Spirito santo, il quale verrà sopra di voi, e sarete a me testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea, e nella Samaria, e sino all'estremità del mondo» (At 1,8). Tutto il libro realizza questo programma.
Parte dal Cenacolo di Gerusalemme e si chiude a Roma, dove Paolo, prigioniero, annuncia il regno di Dio «con ogni libertà, senza che gli fosse proibito» (At 28,31). In mezzo ci sono una trentina d'anni: la Pentecoste, i primi miracoli, i primi martiri, l'ingresso dei pagani nella Chiesa, il concilio di Gerusalemme, i grandi viaggi missionari. Che cosa sono, dunque, gli Atti degli Apostoli? Sono l'unico racconto ispirato della storia della Chiesa nascente, il ponte necessario fra i Vangeli e le Lettere degli Apostoli.
Chi ha scritto gli Atti degli Apostoli?
L'autore è san Luca, lo stesso che ha scritto il terzo Vangelo. I due libri sono dedicati allo stesso Teofilo, e il secondo rimanda espressamente al primo: «Io ho parlato in primo luogo, o Teofilo, di tutto quello, che principiò Gesù a fare, e ad insegnare» (At 1,1). Il prologo del Vangelo secondo Luca si rivolgeva già a Teofilo, che il Martini chiama «Teofilo prestantissimo». Stessa lingua greca curata, stessa attenzione ai poveri, alle donne e alla preghiera, stesso posto dato allo Spirito Santo: i due volumi formano un'opera sola.
Luca era medico. San Paolo lo chiama «Luca medico carissimo» (Col 4,14) e nell'ultima prigionia scrive: «Il solo Luca è con me» (2 Tm 4,11). Eusebio e san Girolamo lo dicono originario di Antiochia di Siria. Soprattutto, fu testimone di una parte di ciò che racconta: a Troade il racconto passa all'improvviso alla prima persona plurale, «cercammo di partire per la Macedonia» (At 16,10). Queste sezioni in «noi» ritornano nel viaggio di ritorno verso Gerusalemme (capitoli 20 e 21) e nella navigazione verso Roma (capitoli 27 e 28).
La tradizione è concorde. Sant'Ireneo di Lione, verso il 180, mostra con questi passi che Luca fu compagno inseparabile di Paolo e gli attribuisce gli Atti (Contro le eresie, III, 14, 1). Il Canone Muratoriano dice che Luca raccolse in un solo libro gli atti di tutti gli Apostoli per l'ottimo Teofilo, riferendo ciò che era avvenuto sotto i suoi occhi. Tertulliano, Clemente Alessandrino e Origene parlano allo stesso modo. Il 12 giugno 1913 la Pontificia Commissione Biblica ha risposto che l'autore degli Atti è l'evangelista Luca e che il libro ha il valore di una storia vera.
Chi era Teofilo?
Teofilo, nome greco che significa amico di Dio, è il destinatario del Vangelo di Luca e degli Atti. Il titolo di ottimo (nel latino della Vulgata optime, nel Martini «prestantissimo», Lc 1,3), che si dava ai personaggi di rango, fa pensare a un uomo di condizione elevata, già istruito nella fede. Di lui non sappiamo con certezza nient'altro; alcuni Padri hanno letto nel nome anche un invito a ogni lettore che ama Dio.
Quando sono stati scritti gli Atti degli Apostoli?
Il libro si ferma bruscamente dopo i due anni di Paolo agli arresti domiciliari a Roma: «E Paolo dimorò per due interi anni nella casa, che avea presa a pigione» (At 28,30). Non racconta l'esito del processo, né la persecuzione di Nerone, né la morte di Pietro e di Paolo. La spiegazione più semplice, già proposta da san Girolamo (Gli uomini illustri, 7), è che Luca scrivesse a Roma proprio in quel momento, verso il 62-63. La Commissione Biblica del 1913 ha mantenuto questa data, prima della fine della prima prigionia romana. Molti esegeti moderni pongono la redazione più tardi, fra l'80 e il 90, perché datano il Vangelo di Luca dopo la caduta di Gerusalemme; questa opinione non ha appoggio nella tradizione.
Perché sono stati scritti gli Atti degli Apostoli?
Luca stesso lo dice nel prologo del Vangelo: perché Teofilo conosca la solidità degli insegnamenti ricevuti. Gli Atti continuano quell'opera mostrando come la parola di Cristo, sostenuta dallo Spirito, sia passata da Gerusalemme alle nazioni, e come la Chiesa di Pietro e di Paolo sia una sola. Il libro difende anche i cristiani davanti al mondo romano: i magistrati che incontrano Paolo, da Gallione a Festo, non trovano in lui alcuna colpa contro le leggi.
Di cosa parlano gli Atti degli Apostoli? Riassunto
Il libro segue il piano annunciato in At 1,8: Gerusalemme, poi la Giudea e la Samaria, poi l'estremità del mondo. San Pietro domina la prima metà, san Paolo la seconda: per questo chi cerca il protagonista degli Atti trova due Apostoli, ma il vero attore, come vedremo, è lo Spirito Santo.
L'Ascensione e la Pentecoste (capitoli 1-2)
Per quaranta giorni il Risorto appare agli Apostoli «parlando del regno di Dio» (At 1,3); poi, sotto i loro occhi, «si alzò in alto: e una nuvola lo tolse agli occhi loro» (At 1,9). Nel Cenacolo gli Undici «perseveravano di concordia nell'orazione insieme colle donne, e con Maria Madre di Gesù» (At 1,14), e la sorte cade su Mattia, che prende il posto di Giuda (At 1,26); la sua figura è presentata nell'articolo su san Mattia apostolo.
Il capitolo 2 è la Pentecoste. Un rombo come di vento gagliardo riempie la casa, appaiono «delle lingue bipartite come di fuoco», e «furon tutti ripieni di Spirito santo, e principiarono a parlare varj linguaggi» (At 2,3-4). Pietro predica, cita il profeta Gioele e chiama la folla: «Fate penitenza, e si battezzi ciascheduno di voi nel nome di Gesù Cristo per la remissione de' vostri peccati» (At 2,38). Quel giorno si aggiungono alla Chiesa «circa tremila anime» (At 2,41). La festa è spiegata nel nostro articolo sulla Pentecoste.
Atti 2,42-47: la prima comunità
Il capitolo si chiude con il ritratto della Chiesa di Gerusalemme, uno dei passi più letti e commentati del libro. I credenti «erano assidui alle istruzioni degli Apostoli, e alla comune frazione del pane, e nella orazione» (At 2,42); vendevano i loro beni e ne distribuivano il prezzo «secondo il bisogno di ciascheduno» (At 2,45); frequentavano il Tempio e, «spezzando il pane per le case prendevan cibo con gaudio, e semplicità di cuore» (At 2,46). Quattro segni, dunque: la dottrina ricevuta dagli Apostoli, l'Eucaristia, la preghiera comune, la carità fraterna. Sono i segni della Chiesa di sempre.
La Chiesa di Gerusalemme (capitoli 3-5)
Nel capitolo 3 Pietro guarisce lo zoppo alla porta del Tempio detta Speciosa: «Io non ho nè argento, nè oro: ma quello, che ho, te lo do: Nel nome di Gesù Cristo Nazareno alzati, e cammina» (At 3,6). Arrestati, Pietro e Giovanni confessano davanti al sinedrio: «non havvi sotto del cielo altro nome dato agli uomini, mercé di cui abbiam noi ad essere salvati» (At 4,12). La comunità «era un sol cuore, e un'anima sola» (At 4,32); la menzogna di Anania e Saffira è punita; gli Apostoli, flagellati, rispondono: «bisogna ubbidire a Dio piuttosto, che agli uomini» (At 5,29), e il dottore Gamaliele consiglia prudenza al sinedrio.
Stefano, i diaconi e la Samaria (capitoli 6-8)
Per il servizio delle mense gli Apostoli fanno eleggere sette uomini, fra i quali «Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito santo» (At 6,5), e, «fatta orazione imposero loro le mani» (At 6,6): la tradizione vi riconosce l'istituzione dei diaconi. Stefano, accusato davanti al sinedrio, ripercorre tutta la storia d'Israele nel discorso più lungo del libro (capitolo 7); vede i cieli aperti e muore lapidato pregando per i suoi carnefici, mentre i testimoni depongono le vesti ai piedi di un giovane chiamato Saulo.
La persecuzione disperde i discepoli: il diacono Filippo evangelizza la Samaria, dove Pietro e Giovanni vengono a imporre le mani ai battezzati, «e ricevevano lo Spirito Santo» (At 8,17); Simone il mago vuole comprare quel potere, e da lui viene la parola simonia. Poi Filippo battezza l'eunuco della regina Candace, che leggeva Isaia 53.
La conversione di Saulo e i primi pagani (capitoli 9-12)
Sulla via di Damasco Saulo cade a terra e ode una voce: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,4). Il persecutore diventa «uno strumento eletto da me a portare il nome mio dinanzi alle genti» (At 9,15); il libro racconta questa conversione tre volte (capitoli 9, 22 e 26), e il nostro articolo sulla conversione di san Paolo la medita. Pietro visita le Chiese, guarisce Enea a Lidda e risuscita Tabita a Giaffa.
Una visione lo manda dal centurione Cornelio, della «coorte detta l'Italiana» (At 10,1): «veramente io riconosco, che Dio non è accettator di persone» (At 10,34), e lo Spirito scende su quei pagani prima ancora del battesimo. Ad Antiochia, dove Barnaba conduce Saulo, «fu dato per la prima volta a' discepoli il nome di Cristiani» (At 11,26). Erode Agrippa fa uccidere Giacomo, fratello di Giovanni, e imprigiona Pietro; un angelo lo sveglia, «e caddero dalle mani di lui le catene» (At 12,7).
Il primo viaggio e il concilio di Gerusalemme (capitoli 13-15)
Ad Antiochia, mentre la comunità celebra e digiuna, lo Spirito dice: «Mettetemi a parte Saulo, e Barnaba per un'opera, alla quale gli ho destinati» (At 13,2). È il primo viaggio: Cipro, dove Saulo comincia a essere chiamato Paolo; Antiochia di Pisidia, dove Paolo e Barnaba si rivolgono ai pagani (At 13,46); Iconio; Listra, dove la folla li scambia per Giove e Mercurio prima di lapidare Paolo; Derbe (capitolo 14).
Si pone allora la questione decisiva: bisogna imporre la circoncisione e la legge di Mosè ai pagani convertiti? Apostoli e anziani si riuniscono a Gerusalemme verso il 49-50 (capitolo 15). Pietro parla per primo, Giacomo conclude, e la lettera mandata alle Chiese comincia con una formula che tutti i concili riprenderanno: «è paruto allo Spirito santo, e a noi, di non imporre a voi altro peso, fuori di queste cose necessarie» (At 15,28). San Paolo racconta lo stesso periodo nella Lettera ai Galati.
Il secondo e il terzo viaggio (capitoli 16-21)
Con Sila, poi con Timoteo, Paolo attraversa l'Asia Minore; a Troade gli appare in visione un Macedone: «passa nella Macedonia, e ajutaci» (At 16,9). Il Vangelo entra in Europa a Filippi: Lidia, commerciante di porpora, è battezzata con la sua casa, Paolo e Sila finiscono in prigione, e il carceriere domanda: «Signori, che deggio fare per esser salvo?» (At 16,30). Dopo Tessalonica e Berea, Paolo parla ad Atene, in mezzo all'Areopago, del Dio ignoto, e cita i poeti greci: «in lui viviamo, e ci muoviamo, e siamo» (At 17,28); fra i pochi convertiti c'è Dionigi l'Areopagita. A Corinto resta un anno e mezzo presso Aquila e Priscilla, fabbricanti di tende come lui, venuti «di fresco dall'Italia» perché Claudio aveva cacciato i Giudei da Roma (At 18,2).
Il terzo viaggio lo trattiene quasi tre anni a Efeso (capitolo 19): impone le mani a discepoli di Giovanni Battista, che ricevono lo Spirito Santo; i maghi bruciano i loro libri; gli orefici del tempio di Diana sollevano la città. A Troade, il primo giorno della settimana, mentre la comunità è radunata «per ispezzare il pane» (At 20,7), Paolo risuscita il giovane Eutico caduto dalla finestra. A Mileto saluta gli anziani di Efeso e ricorda loro una parola del Signore che i Vangeli non hanno conservato: «È maggior ventura il dare, che il ricevere» (At 20,35). Nonostante le profezie, sale a Gerusalemme, pronto «a morire in Gerusalemme per il nome del Signore Gesù» (At 21,13).
Paolo prigioniero, da Gerusalemme a Roma (capitoli 21-28)
Arrestato nel Tempio, Paolo racconta alla folla la sua conversione (capitolo 22), fa valere la cittadinanza romana, divide il sinedrio fra farisei e sadducei (capitolo 23) e sfugge a una congiura. Trasferito a Cesarea, si difende davanti al governatore Felice, che lo tiene due anni in carcere (capitolo 24), poi davanti a Festo, al quale dichiara: «Appello a Cesare» (At 25,11). Davanti al re Agrippa racconta una terza volta la conversione, e il re risponde: «Quasi quasi mi persuadi a diventar Cristiano» (At 26,28). Il racconto della navigazione e del naufragio (capitolo 27) è una delle pagine di mare più precise dell'antichità.
Gli ultimi capitoli toccano da vicino il lettore italiano. A Malta una vipera si attacca alla mano di Paolo senza fargli male (At 28,3). Dopo tre mesi l'Apostolo riparte su una nave alessandrina: «E arrivati a Siracusa, ci fermammo ivi tre giorni» (At 28,12); poi Reggio e Pozzuoli, dove trova dei fratelli che lo trattengono sette giorni (At 28,13-14). I cristiani di Roma gli vengono incontro «sino al foro di Appio, e alle tre taberne» lungo la via Appia, e Paolo, vedendoli, «rendette grazie a Dio, e si consolò» (At 28,15). A Roma vive sotto la custodia di un soldato e predica a chiunque vada da lui. La sua vita e il suo martirio sono raccontati nell'articolo su san Paolo.
Lo Spirito Santo negli Atti e la lettura cattolica
Questo libro è stato chiamato il Vangelo dello Spirito Santo: lo Spirito vi è nominato più di cinquanta volte. È lui che scende a Pentecoste, che parla per bocca di Pietro, che sceglie Paolo e Barnaba, che presiede al concilio di Gerusalemme, che chiude o apre le strade della missione. Ma lo Spirito non lavora fuori della Chiesa visibile: si dona per mezzo del battesimo e dell'imposizione delle mani degli Apostoli.
La Chiesa e i suoi sacramenti. Il battesimo è dato fin dal primo giorno per la remissione dei peccati. L'imposizione delle mani in Samaria (At 8,17) e a Efeso, dove «avendo Paolo imposte loro le mani, venne sopra di essi lo Spirito santo» (At 19,6), distinta dal battesimo, è la confermazione: vedete il nostro articolo sulla cresima. Gli Apostoli ordinano con l'imposizione delle mani, e Paolo dice agli anziani di Efeso: «Badate a voi stessi, e a tutto il gregge, di cui lo Spirito santo vi ha costituiti Vescovi per pascere la Chiesa di Dio acquistata da lui col proprio sangue» (At 20,28).
Il primato di Pietro. Pietro presiede l'elezione di Mattia, predica per primo a Pentecoste, compie il primo miracolo, giudica Anania, riceve per primo i pagani e parla per primo al concilio. Il racconto della sua liberazione al capitolo 12 è l'epistola della festa dei santi Pietro e Paolo; leggete anche l'articolo su san Pietro.
Il martirio. Santo Stefano, il primo martire, muore come il suo Maestro, consegnando lo spirito e perdonando: «Signore Gesù, ricevi il mio spirito» (At 7,58); «Signore, non imputar loro questa cosa a peccato» (At 7,59). Un detto attribuito a sant'Agostino vuole che la Chiesa debba Paolo alla preghiera di Stefano. E gli Apostoli flagellati se ne vanno «contenti dal cospetto del consiglio, per essere stati fatti degni di patir contumelia pel nome di Gesù» (At 5,41).
Israele e le genti. Il libro segue passo passo il passaggio del Vangelo dal popolo giudeo ai pagani, senza mai rinnegare il primo: Paolo comincia sempre dalla sinagoga. La salvezza è offerta a tutti, e passa per un solo nome.
Versetti celebri degli Atti degli Apostoli
- L'Ascensione: «Uomini di Galilea, perché state mirando verso del cielo?» (At 1,11), parole dell'introito della festa, Viri Galilaei.
- La testimonianza: «non possiamo non parlare di quelle cose, che abbiamo vedute, e udite» (At 4,20).
- La comunità: «E la moltitudine de' credenti era un sol cuore, e un'anima sola» (At 4,32).
- Stefano: «Ecco che io veggo aperti i cieli, e il Figliuolo dell'uomo stante alla destra di Dio» (At 7,55).
- L'eunuco: «Come lo poss' io, se qualcheduno non m' insegna?» (At 8,31): la Scrittura chiede un interprete.
- Paolo a Damasco: «Signore che vuoi tu, ch'io faccia?» (At 9,6).
- Il carceriere di Filippi: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvo tu, e la tua famiglia» (At 16,31).
- Berea: «esaminando ogni dì nelle scritture, se le cose stesser cosi» (At 17,11).
- Il battesimo: «Sorgi, e sii battezzato, e lava i tuoi peccati, invocato il nome di lui» (At 22,16).
Gli Atti degli Apostoli nel canone e nella liturgia
Gli Atti non sono mai stati contestati. I concili di Ippona (393) e di Cartagine (397), poi il Concilio di Firenze, li contano fra i libri santi, e il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) nomina gli Actus Apostolorum a Luca Evangelista conscripti, gli Atti degli Apostoli scritti dall'evangelista Luca. Contano ventotto capitoli in tutte le Bibbie; la Vulgata e il Martini li dividono in 1004 versetti, e il capitolo più lungo è il 7, il discorso di Stefano. Gli «atti» apocrifi di Pietro, di Paolo, di Tommaso o di Giovanni, composti più tardi, non sono mai stati ricevuti nel canone.
Il Messale del 1962 legge gli Atti soprattutto nel tempo pasquale. Danno l'epistola del lunedì, martedì, mercoledì e giovedì di Pasqua (At 10,37-43; 13,16-33; 3,12-19; 8,26-40), dell'Ascensione (At 1,1-11) e della Pentecoste (At 2,1-11), come anche di vari giorni dell'ottava; l'Ascensione ha dunque la sua epistola proprio dal primo capitolo. Forniscono inoltre l'epistola di santo Stefano il 26 dicembre (At 6,8-10; 7,54-59), del Santissimo Nome di Gesù (At 4,8-12), della Conversione di san Paolo il 25 gennaio (At 9,1-22), di san Mattia, di san Barnaba e dei santi Pietro e Paolo il 29 giugno (At 12,1-11).
Nel Breviario gli Atti aprono la lettura della Scrittura dopo l'ottava di Pasqua: le lezioni scritturali del Mattutino (del primo notturno, la domenica) ne sono tratte dal lunedì dopo la domenica in Albis (che legge la Lettera ai Colossesi) per circa due settimane, prima dell'Apocalisse e delle Lettere cattoliche. Potete pregare l'ufficio del giorno nel Breviario di Iter Fidei.
Come leggere gli Atti degli Apostoli
Leggete gli Atti subito dopo il Vangelo di san Luca, come il seguito che sono, e possibilmente fra Pasqua e Pentecoste, insieme con la Chiesa. Tenete sotto gli occhi una carta per seguire i viaggi di san Paolo, e leggete accanto le lettere alle Chiese che fonda: Filippi, Tessalonica, Corinto, Efeso; la Lettera ai Romani fu scritta durante il soggiorno a Corinto del capitolo 20. San Giovanni Crisostomo, che predicò cinquantacinque omelie su questo libro, si meravigliava che tanti fedeli non ne conoscessero nemmeno l'esistenza; san Beda il Venerabile lo ha commentato versetto per versetto. Un capitolo al giorno basta per terminarlo in quattro settimane. Tutti i capitoli sono nella Bibbia di Iter Fidei, con il latino e l'italiano a fronte.
Domande Frequenti
Chi ha scritto gli Atti degli Apostoli?
San Luca, medico e compagno di san Paolo, autore del terzo Vangelo. I due libri sono dedicati allo stesso Teofilo, e l'inizio degli Atti rimanda al «primo» libro. Sant'Ireneo, il Canone Muratoriano e tutta la tradizione lo attestano, e la Pontificia Commissione Biblica lo ha confermato nel 1913.
Gli Atti degli Apostoli li ha scritti san Paolo?
No. Paolo è il protagonista della seconda metà del libro, ma l'autore è san Luca, che lo accompagnò in parecchi viaggi. Per questo alcuni passi, a partire da Troade, sono scritti alla prima persona plurale.
Quando furono scritti gli Atti degli Apostoli?
Secondo la tradizione verso il 62-63, a Roma, alla fine dei due anni di prigionia di Paolo con cui il libro si chiude. Non dice nulla della persecuzione di Nerone né della morte di Pietro e Paolo. Molti esegeti moderni propongono una data più tarda, verso l'80-90.
Quanti sono i capitoli degli Atti degli Apostoli?
Ventotto, con 1004 versetti nella Vulgata e nel Martini. I capitoli 1-12 seguono soprattutto san Pietro e la Chiesa di Gerusalemme, i capitoli 13-28 i viaggi e la prigionia di san Paolo.
Chi era santo Stefano?
Uno dei sette uomini scelti nel capitolo 6 per il servizio dei poveri, che la tradizione considera i primi diaconi. Accusato di bestemmia, fu lapidato a Gerusalemme pregando per i suoi uccisori: è il primo martire della Chiesa, festeggiato il 26 dicembre.
Che cosa successe a Pentecoste?
Cinquanta giorni dopo Pasqua lo Spirito Santo scese sugli Apostoli riuniti con Maria nel Cenacolo, in forma di lingue di fuoco, ed essi cominciarono a parlare varie lingue. Pietro predicò Cristo risorto e circa tremila persone ricevettero il battesimo: è la nascita pubblica della Chiesa (At 2).
Chi era Filippo negli Atti degli Apostoli?
Il diacono Filippo, uno dei sette del capitolo 6, da non confondere con l'apostolo omonimo. Evangelizzò la Samaria e battezzò l'eunuco etiope sulla strada di Gaza (capitolo 8); più tardi Paolo fu suo ospite a Cesarea, dove viveva con quattro figlie che profetavano (capitolo 21).
Gli Atti degli Apostoli si leggono anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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