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Il Vangelo secondo san Marco
Il Vangelo di Marco è il più breve dei quattro: sedici capitoli rapidi e concreti, che i Padri considerano la predicazione di san Pietro messa per iscritto a Roma dal suo discepolo. Qui sotto trovate tutti i capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue ne presenta l'autore, la data, il riassunto capitolo per capitolo, il finale di Marco 16 e la lettura cattolica.
Leggere Marco: 16 capitoli
San Marco non spreca parole. Non apre con una genealogia né con i racconti dell'infanzia: la prima riga dice subito di che cosa si tratta, ed è già una professione di fede: «Principio del Vangelo di Gesù Cristo Figliuolo di Dio» (Mc 1,1). Da lì il racconto corre, di miracolo in miracolo, con quel «subito» che ritorna a ogni pagina, fino al sepolcro vuoto e all'invio degli Apostoli per tutto il mondo. I Padri ci spiegano perché queste pagine abbiano la freschezza di un ricordo di testimone: sono la predicazione di san Pietro, scritta dal suo discepolo. È anche il Vangelo della domenica di Pasqua e dell'Ascensione, e il santo che Venezia venera come patrono. Trovate ogni capitolo nella Bibbia di Iter Fidei, con il testo del Martini accanto al latino della Vulgata.
Chi ha scritto il Vangelo di Marco?
La Chiesa ha ricevuto il secondo Vangelo come opera di san Marco evangelista, discepolo e interprete di san Pietro. Lo si identifica comunemente con il Giovanni «soprannominato Marco» degli Atti degli Apostoli: quando l'angelo libera Pietro dal carcere, l'Apostolo va «alla casa di Maria madre di Giovanni soprannominato Marco, dove stavano congregati molti, e facevano orazione» (At 12,12). Cugino di Barnaba, accompagnò lui e Paolo all'inizio del primo viaggio missionario, poi li lasciò e tornò a Gerusalemme; per questo Paolo non volle riprenderlo con sé, e Barnaba «preso seco Marco navigò a Cipro» (At 15,39). Più tardi la riconciliazione fu piena. Dall'ultima prigionia l'Apostolo scrive a Timoteo: «Prendi teco Marco, e menalo con te: imperocché egli mi è di ajuto nel ministero» (2 Tm 4,11).
Soprattutto, Marco fu accanto a Pietro a Roma. Alla fine della sua prima lettera Pietro manda i saluti: «Vi saluta la Chiesa, che è in Babilonia, con voi eletta, e Marco mio figlio» (1 Pt 5,13). I Padri hanno inteso Babilonia come un nome velato di Roma, la capitale pagana dove l'Apostolo predicava.
La testimonianza della Chiesa antica è concorde. Papia, vescovo di Ierapoli, citato da Eusebio (Storia ecclesiastica, III, 39), riferisce l'insegnamento di un presbitero: Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse con esattezza, ma non in ordine, ciò che ricordava delle parole e delle opere del Signore, perché non lo aveva ascoltato di persona. Sant'Ireneo (Contro le eresie, III, 1, 1) dice che Marco ci ha trasmesso per iscritto ciò che Pietro predicava. Tertulliano (Contro Marcione, IV, 5) afferma che il Vangelo pubblicato da Marco si può dire di Pietro, di cui Marco era interprete. Clemente Alessandrino, citato da Eusebio (VI, 14), racconta che gli uditori di Pietro a Roma pregarono Marco di mettere per iscritto quella predicazione. San Girolamo (Gli uomini illustri, 8) chiama Marco discepolo e interprete di Pietro, autore di un breve Vangelo scritto su richiesta dei fratelli di Roma, e aggiunge che Pietro lo approvò e lo diede da leggere alle Chiese.
Il 26 giugno 1912, sotto san Pio X, la Pontificia Commissione Biblica ha insegnato che Marco, discepolo e interprete di Pietro, è veramente l'autore del Vangelo che porta il suo nome, e che lo scrisse secondo la predicazione di Pietro. Molti critici moderni ritengono il Vangelo anonimo e il legame con Pietro incerto; la dottrina qui esposta è quella che la Chiesa ha trasmesso. La vita di san Marco, il martirio ad Alessandria e il leone che lo rappresenta sono raccontati nel nostro articolo su san Marco evangelista.
La voce di san Pietro nel Vangelo di Marco
Pietro si sente nei particolari vivi, da testimone oculare, e nella franchezza con cui il Vangelo racconta le sue cadute: il rimprovero del Signore dopo il primo annuncio della Passione, «Va lungi da me, satana; perché non hai la saggezza di Dio, ma degli uomini» (Mc 8,33), e il triplice rinnegamento, che si chiude con queste parole: «e incominciò a piagnere» (Mc 14,72). I commentatori vi hanno visto l'umiltà di Pietro, che lasciava predicare le proprie debolezze. Molti hanno riconosciuto anche la firma discreta dell'evangelista in quel giovinetto che seguiva Gesù la notte dell'arresto, coperto soltanto di una veste di lino, e che, «lasciata andare la veste, scappò ignudo da loro» (Mc 14,52): un particolare che nessun altro Vangelo conserva.
Quando è stato scritto il Vangelo di Marco?
La tradizione pone Marco al secondo posto, dopo Matteo e prima di Luca: è l'ordine dato da sant'Agostino (L'accordo degli evangelisti, I, 2), mantenuto dalla Commissione Biblica nel 1912. Gli antichi divergono su un punto solo: Clemente Alessandrino e san Girolamo dicono che Pietro conobbe e approvò l'opera, mentre sant'Ireneo sembra collocarla dopo il martirio di Pietro e Paolo sotto Nerone.
La Commissione Biblica ha insegnato che i Vangeli di Marco e di Luca non si possono datare dopo la distruzione di Gerusalemme dell'anno 70. Secondo le stime tradizionali, il Vangelo fu dunque scritto a Roma, all'incirca tra il 50 e il 67, meno di una generazione dopo la Risurrezione, sulla predicazione di un testimone oculare. La data precisa resta incerta.
A chi è indirizzato il Vangelo di Marco?
San Marco scrive per i cristiani di Roma, venuti per lo più dal paganesimo, e il testo lo mostra. Traduce le parole aramaiche che conserva: i figli di Zebedeo ricevono «il soprannome di boanerges, cioè, figliuoli del tuono» (Mc 3,17); alla figlia di Giairo Gesù dice Talitha cumi (Mc 5,41); al sordomuto, «Ephapheta, che vuol dire, apriti» (Mc 7,34).
Spiega usanze giudaiche che un giudeo non avrebbe avuto bisogno di sentirsi spiegare: «i Farisei, e tutti i Giudei non mangiano senza lavarsi spesso le mani, attenendosi alla tradizione de' maggiori» (Mc 7,3). Converte l'offerta della vedova in moneta romana, «due piccole monete, che fanno un quadrante» (Mc 12,42). E chiama Simone di Cirene «padre di Alessandro, e di Rufo» (Mc 15,21), come se i lettori li conoscessero. Scrisse in greco, la lingua comune della Chiesa di Roma in quel tempo.
Di cosa parla il Vangelo di Marco? Riassunto
Il piano di Marco è semplice e drammatico. Dopo un breve prologo, Cristo opera e predica in Galilea e nelle regioni vicine; a Cesarea di Filippo Pietro lo confessa come il Cristo, e da quell'ora il Vangelo si volge verso Gerusalemme e verso la Croce.
Giovanni Battista, il battesimo e i primi giorni a Cafarnao (capitolo 1)
Come inizia il Vangelo di Marco? Con una profezia sola, che unisce Malachia e Isaia: «Ecco che io spedisco innanzi a te il mio Angelo, il quale preparerà la tua via dinanzi a te» (Mc 1,2); «Voce d'uno, che grida nel deserto: Preparate la via del Signore» (Mc 1,3). Gesù è battezzato da Giovanni, e dal cielo il Padre dice: «Tu se' il mio figliuolo diletto, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,11). Dopo i quaranta giorni nel deserto comincia a predicare: «È compito il tempo, e si avvicina il regno di Dio: Fate penitenza, e credete al Vangelo» (Mc 1,15). Chiama quattro pescatori, scaccia uno spirito immondo nella sinagoga, guarisce la suocera di Pietro, prega prima dell'alba in un luogo solitario (Mc 1,35) e monda un lebbroso.
Il ministero in Galilea (capitoli 2-6)
Nel capitolo 2 Gesù perdona e guarisce il paralitico calato dal tetto, chiama Levi il pubblicano e si dichiara «padrone anche del sabato» (Mc 2,28). Nel capitolo 3 sceglie i Dodici, «perché si stesser con esso lui: e per mandargli a predicare» (Mc 3,14), e risponde agli scribi che lo accusano di agire per Beelzebub.
Il capitolo 4 raccoglie le parabole del seminatore, del seme che cresce da sé (Mc 4,26) e del granello di senape, poi la tempesta sedata, che lascia i discepoli a domandarsi: «Chi è mai costui, cui e il vento, e il mare prestano ubbidienza?» (Mc 4,40). Nel capitolo 5 Gesù scaccia la legione di demoni nei porci, guarisce l'emorroissa e risuscita la figlia di Giairo. Nel capitolo 6 è rifiutato a Nazaret, manda i Dodici in missione, sfama cinquemila uomini e cammina sul mare, mentre Erode fa decapitare Giovanni Battista.
Fuori dalla Galilea e la confessione di Pietro (capitoli 7-8)
Il capitolo 7 oppone il comandamento di Dio alle tradizioni degli uomini, poi conduce Gesù in terra pagana: esaudisce la fede della donna sirofenicia e apre le orecchie del sordomuto, e la folla esclama: «Ha fatto bene tutte le cose» (Mc 7,37). Nel capitolo 8 sfama quattromila uomini, poi chiede ai discepoli: «E voi chi dite, che io sia? Pietro risposegli: Tu se' il Cristo» (Mc 8,29). Subito dopo annuncia la Passione (Mc 8,31) e chiama ogni discepolo a portare la croce.
Il cammino verso Gerusalemme (capitoli 9-10)
Nel capitolo 9 Gesù si trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, e dalla nuvola esce la voce del Padre: «Questo è il figliuolo mio carissimo; ascoltatelo» (Mc 9,6); poi libera il ragazzo indemoniato, il cui padre grida piangendo: «Io credo, Signore: aiuta la mia incredulità» (Mc 9,23). Nel capitolo 10 proibisce il divorzio, benedice i bambini, guarda con amore il giovane ricco (Mc 10,21), annuncia la Passione per la terza volta e a Gerico ridà la vista al cieco Bartimeo: «Vattene, la tua fede ti ha salvato» (Mc 10,52).
Gli ultimi giorni a Gerusalemme (capitoli 11-13)
Il capitolo 11 racconta l'ingresso in Gerusalemme nel giorno delle Palme, il fico sterile maledetto e la cacciata dei venditori dal Tempio: «La mia casa è casa di orazione per tutte le genti» (Mc 11,17). Il capitolo 12 riporta la parabola dei vignaioli omicidi, il tributo a Cesare, il primo comandamento e l'obolo della vedova. Nel capitolo 13, sul monte degli Ulivi, Gesù annuncia la rovina del Tempio, «Non rimarrà pietra sopra pietra, che non sia scompaginata» (Mc 13,2), e i segni del suo ritorno, e conclude: «Quello poi, che io dico a voi, lo dico a tutti; Vegliate» (Mc 13,37).
La Passione (capitoli 14-15)
Il capitolo 14 narra l'unzione di Betania, il tradimento di Giuda, l'ultima Cena e l'istituzione dell'Eucaristia, l'agonia nel Getsemani, l'arresto, il processo davanti al sommo sacerdote e i rinnegamenti di Pietro. Davanti al sinedrio, alla domanda «Se' tu il Cristo, il figliuol di Dio benedetto?», Gesù risponde: «Io lo sono» (Mc 14,61-62). Il capitolo 15 riferisce il giudizio davanti a Pilato, la coronazione di spine, la crocifissione e la morte del Signore, la confessione del centurione e la sepoltura.
La Risurrezione e l'Ascensione (capitolo 16)
Nel capitolo 16 le pie donne trovano il sepolcro aperto, e l'angelo dice loro: «Voi cercate Gesù Nazareno crocifisso: egli è risuscitato, non è qui» (Mc 16,6). Il Risorto appare a Maria Maddalena (Mc 16,9), a due discepoli in cammino e agli Undici; li manda a predicare a tutti gli uomini, «fu assunto al cielo, e siede alla destra di Dio» (Mc 16,19). E gli Apostoli «andarono, e predicarono per ogni dove, cooperando il Signore, il quale confermava la sua parola con i miracoli» (Mc 16,20).
Temi e lettura cattolica del Vangelo di Marco
Gesù Cristo, Figlio di Dio. Il messaggio di san Marco sta nella prima riga e quasi nell'ultima. Il Vangelo si apre con «Gesù Cristo Figliuolo di Dio»; il Padre lo proclama al battesimo e alla Trasfigurazione; davanti al sommo sacerdote Gesù risponde «Io lo sono»; e ai piedi della croce un centurione pagano confessa: «Veramente quest' uomo era Figliuolo di Dio» (Mc 15,39). Marco, che scrive per i Romani, mette questa confessione sulla bocca di un soldato romano.
Il Vangelo delle opere e della potenza. Gesù comanda ai demoni, alla malattia, al vento e alla morte, e rivendica ciò che appartiene a Dio solo: «Or affinchè voi sappiate, che il Figliuol dell'uomo ha potestà in terra di rimettere i peccati» (Mc 2,10). Spesso impone il silenzio sui miracoli e sulla propria identità, perché la sua messianità non sia scambiata per un regno terreno prima che la Croce abbia mostrato quale Re egli sia.
La Croce e la vita del discepolo. Da Cesarea di Filippo in poi Gesù annuncia tre volte la Passione (8,31; 9,30; 10,33 nella Vulgata), e ogni volta i discepoli non capiscono. La sua risposta è la legge della vita cristiana: «Se alcuno vuol tenere dietro a me, rinneghi se stesso, e prenda la sua croce, e mi siegua» (Mc 8,34); e il suo fondamento: «anche il Figliuolo dell'uomo non è venuto per esser servito, ma per servire, e per dare la sua vita in redenzione di molti» (Mc 10,45). Le ultime ore del Signore si possono meditare con la Via Crucis.
I sacramenti. Le parole dell'istituzione, «Prendete: questo è il mio Corpo» (Mc 14,22) e «Questo è il Sangue mio del nuovo testamento, il quale sarà sparso per molti» (Mc 14,24), sono tra i testi su cui il Concilio di Trento ha insegnato la presenza reale e il sacrificio della Messa.
Della prima missione degli Apostoli Marco dice che «ungevano con olio molti malati, e li risanavano» (Mc 6,13); Trento (sessione XIV) insegna che il sacramento dell'estrema unzione è adombrato in questo passo e promulgato da san Giacomo (Gc 5,14). Il rito tradizionale del battesimo ripete il gesto di Gesù al sordomuto: il sacerdote tocca le orecchie e le narici del battezzando dicendo Ephpheta. E la parola «Non divida pertanto l'uomo quel, che Dio ha congiunto» (Mc 10,9) fonda l'indissolubilità del matrimonio. Su tutti e sette, vedete i sette sacramenti.
La Madonna e i «fratelli» del Signore. A Nazaret la gente si domanda: «Non è egli costui quel legnaiuolo, figlio di Maria, fratello di Giacomo, e di Giuseppe, e di Giuda, e di Simone?» (Mc 6,3). San Girolamo, nel trattato Contro Elvidio, ha mostrato che nell'uso della Scrittura la parola «fratelli» indica anche i parenti stretti, e che questi uomini erano cugini del Signore, non figli di Maria, rimasta sempre vergine. Lo stesso Marco chiama Giacomo e Giuseppe figli di un'altra Maria: «Maria madre di Giacomo il minore, e di Giuseppe» (Mc 15,40).
Il simbolo di san Marco: il leone
Il simbolo di san Marco è il leone, uno dei quattro esseri viventi della visione di Ezechiele e dell'Apocalisse. San Girolamo, nella prefazione al commento su san Matteo, lo assegna a Marco perché il suo Vangelo comincia con la voce di chi grida nel deserto, la predicazione di Giovanni Battista, simile al ruggito del leone nella solitudine. Il leone alato di san Marco è l'emblema di Venezia, che secondo la tradizione veneziana ricevette le sue reliquie da Alessandria nell'828 e le custodisce nella basilica che porta il suo nome.
Versetti celebri del Vangelo di Marco
- Marco 1,17: «Seguitemi, e farovvi pescatori d'uomini» (Mc 1,17).
- Marco 8,36: «che gioverà all'uomo l'acquisto di tutto il mondo, ove perda l'anima sua?» (Mc 8,36).
- Marco 10,14: «Lasciate, che i piccoli vengano da me, e nol vietate loro: imperocché di questi tali è il regno di Dio» (Mc 10,14).
- Marco 12,30-31, il comandamento più grande: «E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l'anima tua, e con tutto il tuo spirito, e con tutto il tuo potere»; «Amerai il prossimo tuo, come te stesso» (Mc 12,30-31). È il riassunto dei dieci comandamenti.
- Marco 14,38: «Vegliate, ed orate per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è inferma» (Mc 14,38).
- Marco 15,34, il grido della croce: «Eloi, Eloi, lamma sabacthani? Che s'interpreta: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34), l'inizio del salmo 22 (21 della Vulgata).
- Marco 16,15-16, il mandato: «Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a tutti gli uomini. Chi crederà, e sarà battezzato, sarà salvo: chi poi non crederà, sarà condannato» (Mc 16,15-16).
Il finale del Vangelo di Marco (16,9-20)
Gli ultimi dodici versetti di Marco, dall'apparizione a Maria Maddalena fino all'Ascensione, mancano in due dei più antichi codici greci, il Vaticano e il Sinaitico, che si fermano al versetto 8: le donne fuggono dal sepolcro «e non disser nulla a nissuno; perché erano impaurite» (Mc 16,8). Ma la grande massa dei manoscritti e delle versioni antiche li contiene; sant'Ireneo li cita già nel II secolo come la fine del Vangelo di Marco (Contro le eresie, III, 10), e san Girolamo li ha conservati nella Vulgata. La Chiesa li ha sempre letti nella liturgia: sono il Vangelo dell'Ascensione.
Il Concilio di Trento (sessione IV, 1546) ha ricevuto i libri santi interi, con tutte le loro parti, come si è soliti leggerli nella Chiesa cattolica e come si trovano nell'antica Volgata latina: il finale di Marco è dunque ispirato e canonico. La Commissione Biblica ha aggiunto nel 1912 che le ragioni addotte da alcuni critici non provano né che questi versetti non siano ispirati, né che Marco non ne sia l'autore. Si può discutere della mano che li ha scritti; non si può dubitare che appartengano alla Sacra Scrittura.
Il Vangelo di Marco nel canone e nella liturgia
Marco è il secondo Vangelo e il secondo libro del Nuovo Testamento in tutte le Bibbie, cattoliche e protestanti, e il Concilio di Trento lo nomina fra i quattro Vangeli. Con san Matteo e san Luca forma i tre Vangeli sinottici, che hanno lo stesso piano generale e spesso le stesse parole; il Vangelo secondo Giovanni sta a parte. Come i quattro si completino, lo spiega il nostro articolo sui Vangeli. La tradizione dà l'ordine Matteo, Marco, Luca; molti studiosi moderni pensano invece che Marco sia stato scritto per primo e usato dagli altri due, opinione che la tradizione della Chiesa non insegna.
Il Messale del 1962 legge san Marco nel giorno più grande dell'anno: il Vangelo della domenica di Pasqua è l'annuncio dell'angelo al sepolcro (16,1-7), e quello dell'Ascensione è il finale (16,14-20); i nostri articoli sulla Pasqua e sull'Ascensione presentano le due feste. Il martedì santo si canta la Passione secondo Marco (capitoli 14 e 15). Marco dà anche il Vangelo della VI domenica dopo Pentecoste (la moltiplicazione dei pani per quattromila uomini, 8,1-9) e della XI domenica dopo Pentecoste (il sordomuto, Ephpheta, 7,31-37). La festa di san Marco si celebra il 25 aprile, giorno delle Litanie maggiori. Il Vangelo di ogni giorno è nella pagina del Vangelo del giorno, e le feste nel calendario liturgico.
Come leggere il Vangelo di Marco
San Marco si legge ad alta voce in una sola seduta di circa un'ora e mezza; a un capitolo al giorno, lo si termina in sedici giorni. Leggetelo prima tutto d'un fiato, poi lentamente, cercando le domande «Chi è mai costui?» e «voi chi dite, che io sia?», i tre annunci della Passione e quei piccoli particolari che san Pietro ricordava, come lo sguardo del Signore sul giovane ricco. Per il commento, seguite i Padri: il commento di san Beda il Venerabile a san Marco e la Catena aurea di san Tommaso d'Aquino, che raccoglie i Padri versetto per versetto. Poi proseguite con san Luca, compagno di Marco accanto a san Paolo, e con gli Atti degli Apostoli, dove Marco compare di persona.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il Vangelo di Marco?
San Marco evangelista, discepolo e interprete di san Pietro, che si identifica con il Giovanni «soprannominato Marco» degli Atti (At 12,12) e che Pietro chiama «Marco mio figlio» (1 Pt 5,13). Papia, sant'Ireneo, Tertulliano, Clemente Alessandrino e san Girolamo attestano che mise per iscritto, a Roma, la predicazione di Pietro; la Pontificia Commissione Biblica lo ha ribadito nel 1912.
Quando fu scritto il Vangelo di Marco?
A Roma, secondo dopo quello di Matteo, meno di una generazione dopo la Risurrezione. La Commissione Biblica (1912) ha insegnato che è anteriore alla distruzione di Gerusalemme dell'anno 70; secondo la tradizione lo si colloca di solito tra il 50 e il 67.
Quanti capitoli ha il Vangelo di Marco?
Sedici: è il più breve dei quattro Vangeli, con 677 versetti nella Vulgata e nel Martini. La divisione in capitoli è la stessa in tutte le Bibbie; quella dei versetti differisce leggermente in alcuni punti, per esempio nel capitolo 9, che nella Vulgata comincia con la Trasfigurazione, perché il versetto «degli astanti vi sono alcuni, i quali non gusteranno la morte» chiude il capitolo 8 (Mc 8,39): i numeri del capitolo 9 sono quindi più bassi di uno rispetto alle Bibbie moderne. Tutti i capitoli sono raggiungibili dalla griglia di questa pagina.
Di cosa parla il Vangelo di Marco?
Del ministero di Gesù dal battesimo nel Giordano alla Risurrezione: la predicazione e i miracoli in Galilea, la confessione di Pietro a Cesarea di Filippo, il cammino verso Gerusalemme, la Passione, il sepolcro vuoto e l'Ascensione. Il messaggio è nel primo versetto: Gesù è il Cristo e il Figlio di Dio, venuto «per servire, e per dare la sua vita in redenzione di molti» (Mc 10,45).
Come finisce il Vangelo di Marco?
Nella Vulgata e nel Martini termina con le apparizioni del Risorto, il mandato di predicare a tutti gli uomini e l'Ascensione (16,9-20). Due antichi codici greci si fermano al versetto 8, ma il Concilio di Trento ha ricevuto i libri santi con tutte le loro parti, come si leggono nella Chiesa: questi versetti sono ispirati e canonici.
Qual è il simbolo di san Marco?
Il leone, spesso alato. San Girolamo glielo attribuisce perché il suo Vangelo comincia con la voce di chi grida nel deserto, la predicazione di Giovanni Battista. Viene dai quattro esseri viventi di Ezechiele e dell'Apocalisse: gli altri sono l'uomo di Matteo, il vitello di Luca e l'aquila di Giovanni. Il leone di san Marco è il simbolo di Venezia.
Il Vangelo secondo Marco si legge anche versetto per versetto, in italiano e in latino, nell'app Bibbia cattolica di Iter Fidei.
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