La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 22 (Vulgata 21): Deus, Deus meus, il salmo della Passione
Deus, Deus meus, respice
Il salmo 22 delle Bibbie moderne, salmo 21 della Vulgata, è il *Deus, Deus meus*: «Dio, Dio mio, volgiti a me; perché mi hai tu abbandonato?», il grido di Nostro Signore sulla croce. Qui sotto trovate il testo completo nella traduzione di mons. Antonio Martini con il latino a fronte, versetto per versetto; seguono la spiegazione di questo salmo della Passione e della vittoria, il suo posto nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo. Se cercate “Il Signore è il mio pastore”, è il salmo seguente.
Cercate il salmo 21 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 20.
1 In finem, pro susceptione matutina. Psalmus David.
1 Per la fine: per l'aiuto del mattino: salmo di Davidde.
2 Deus, Deus meus, respice in me : quare me dereliquisti ? longe a salute mea verba delictorum meorum.
2 Dio, Dio mio, volgiti a me; perché mi hai tu abbandonato? la voce de' miei delitti allontana la mia salute da me.
3 Deus meus, clamabo per diem, et non exaudies ; et nocte, et non ad insipientiam mihi.
3 Dio mio, io griderò il giorno, e tu non mi esaudirai: griderò la notte, e non per mia colpa.
4 Tu autem in sancto habitas, laus Israël.
4 E tu pure nel luogo santo risiedi, o gloria di Israele.
5 In te speraverunt patres nostri ; speraverunt, et liberasti eos.
5 In te sperarono i padri nostri: sperarono, e tu gli liberasti.
6 Ad te clamaverunt, et salvi facti sunt ; in te speraverunt, et non sunt confusi.
6 A te alzarono le loro grida, e furon salvati; in te sperarono, e non ebber da vergognarsi.
7 Ego autem sum vermis, et non homo ; opprobrium hominum, et abjectio plebis.
7 E io sono un verme, e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini, e il rifiuto della plebe.
8 Omnes videntes me deriserunt me ; locuti sunt labiis, et moverunt caput.
8 Tutti coloro, che mi vedevano mi schernivano; borbottavano colle labbra, e scuotevan la testa.
9 Speravit in Domino, eripiat eum : salvum faciat eum, quoniam vult eum.
9 Pose sua speranza nel Signore, egli lo liberi: lo salvi dacché lo ama.
10 Quoniam tu es qui extraxisti me de ventre, spes mea ab uberibus matris meæ.
10 E se' pur tu, che fuor mi traesti dall'utero, speranza mia fin da quando io suggeva il latte materno.
11 In te projectus sum ex utero ; de ventre matris meæ Deus meus es tu :
11 Dall'utero fui rimesso nelle tue braccia: dal sen della madre tu se' il mio Dio,
12 ne discesseris a me, quoniam tribulatio proxima est, quoniam non est qui adjuvet.
12 Non allontanarti da me: Perocché la tribolazione è vicina; perocché chi soccorra non è.
13 Circumdederunt me vituli multi ; tauri pingues obsederunt me.
13 Mi han circondato un gran numero di giovenchi, da grossi tauri sono assediato.
14 Aperuerunt super me os suum, sicut leo rapiens et rugiens.
14 Spalancaron le loro fauci contro di me, come lione, che agogna alla preda, e ruggisce.
15 Sicut aqua effusus sum, et dispersa sunt omnia ossa mea : factum est cor meum tamquam cera liquescens in medio ventris mei.
15 Mi son disciolto come acqua, e le ossa mie sono slogate. Si è liquefatto come cera il mio cuore in mezzo alle mie viscere.
16 Aruit tamquam testa virtus mea, et lingua mea adhæsit faucibus meis : et in pulverem mortis deduxisti me.
16 Il mio vigore è inaridito come un vaso di terra cotta, e la mia lingua è attaccata al mio palato, e mi hai condotto fino alla polvere del sepolcro.
17 Quoniam circumdederunt me canes multi ; concilium malignantium obsedit me. Foderunt manus meas et pedes meos ;
17 Una frotta di cani mi si è messa d'intorno; una turba di maligni mi ha assediato. Hanno forate le mie mani, e i miei piedi:
18 dinumeraverunt omnia ossa mea. Ipsi vero consideraverunt et inspexerunt me.
18 Hanno contate tutte le ossa mie. Ed eglino stavano a considerarmi, e mirarmi;
19 Diviserunt sibi vestimenta mea, et super vestem meam miserunt sortem.
19 Si divisero le mie vestimenta, e la veste mia tirarono a sorte.
20 Tu autem, Domine, ne elongaveris auxilium tuum a me ; ad defensionem meam conspice.
20 Signore, non allontanar da me il tuo soccorso; accorri in mia difesa.
21 Erue a framea, Deus, animam meam, et de manu canis unicam meam.
21 Libera dalla spada, o Signore, l'anima mia, e dalla violenza del cane: l'unica mia.
22 Salva me ex ore leonis, et a cornibus unicornium humilitatem meam.
22 Salvami dalla gola del leone, e dalle corna degli unicorni la mia miseria.
23 Narrabo nomen tuum fratribus meis ; in medio ecclesiæ laudabo te.
23 Annunzierò il nome tuo a' miei fratelli: canterò laude a te in mezzo alla Chiesa.
24 Qui timetis Dominum, laudate eum ; universum semen Jacob, glorificate eum.
24 O voi, che temete il Signore, laudatelo: seme di Giacobbe, quanto tu sei, rendi a lui gloria:
25 Timeat eum omne semen Israël, quoniam non sprevit, neque despexit deprecationem pauperis, nec avertit faciem suam a me : et cum clamarem ad eum, exaudivit me.
25 Lo temano tutti i posteri d'Israele, perché non disprezzò, né ebbe a vile l'orazione del povero: Né da me rivolse i suoi sguardi: e quando alzai a lui le mie grida, mi esaudì.
26 Apud te laus mea in ecclesia magna ; vota mea reddam in conspectu timentium eum.
26 Da te le laudi ch'io ti darò nella Chiesa grande; in presenza di color, che lo temono scioglierò i miei voti.
27 Edent pauperes, et saturabuntur, et laudabunt Dominum qui requirunt eum : vivent corda eorum in sæculum sæculi.
27 I poveri mangeranno, e saranno satollati, e al Signore daranno lodi quei, che lo cercano; viveranno i loro cuori in eterno.
28 Reminiscentur et convertentur ad Dominum universi fines terræ ; et adorabunt in conspectu ejus universæ familiæ gentium :
28 Si ravvederanno, e si convertiranno al Signore tutte le estreme parti della terra. E davanti a lui porteranno le adorazioni tutte quante le famiglie delle genti.
29 quoniam Domini est regnum, et ipse dominabitur gentium.
29 Imperocchè del Signore è il regno, ed egli sarà il dominatore delle nazioni.
30 Manducaverunt et adoraverunt omnes pingues terræ ; in conspectu ejus cadent omnes qui descendunt in terram.
30 Hanno mangiato, e hanno adorato lui tutti i potenti della terra: dinanzi a lui si prostreranno tutti quelli, che scendono nella terra.
31 Et anima mea illi vivet ; et semen meum serviet ipsi.
31 E l'anima mia per lui viverà, e la mia stirpe a lui servirà.
32 Annuntiabitur Domino generatio ventura ; et annuntiabunt cæli justitiam ejus populo qui nascetur, quem fecit Dominus.
32 Sarà chiamata col nome del Signore la generazione, che verrà, e i cieli annunzieranno la giustizia di lui al popolo, che nascerà, cui fece il Signore.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 22 o salmo 21?
Questo salmo porta due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 22; la Vulgata, la Settanta e i libri liturgici della Chiesa lo contano come salmo 21, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico.
Lo scarto crea una confusione frequentissima. Molti cercano “salmo 22, Il Signore è il mio pastore”: e hanno ragione nella numerazione della Vulgata, dei libri liturgici e di tanti canti, dove il salmo del pastore è il 22. Ma nella Bibbia CEI il salmo del pastore è il 23, e il salmo 22 è quello della Passione, che leggete in questa pagina. Riassumendo:
- Salmo 22 CEI = Deus, Deus meus, «perché mi hai tu abbandonato?», questa pagina (Vulgata 21).
- “Salmo 22, Il Signore è il mio pastore”, “salmo 23” = Dominus regit me, alla pagina del salmo 23 (Vulgata 22), che nel Martini comincia: «Il Signore mi governa, e niuna cosa a me mancherà» (salmo 22, 1).
I due salmi stanno l’uno accanto all’altro, e la vicinanza parla da sé: al salmo del Pastore che dà la vita per le pecore segue quello del Pastore che le conduce ai pascoli. La tavola delle due numerazioni è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 22?
È il salmo della Passione. Porta il titolo «Per la fine: per l'aiuto del mattino: salmo di Davidde» (v. 1), e la tradizione vi sente Davide che parla da profeta, mille anni prima del Calvario. Il salmo ha due parti nettamente distinte: un lamento di estrema angoscia (v. 2-22), poi un rendimento di grazie che si allarga fino ai confini del mondo (v. 23-32). Pregarlo per intero è passare con Cristo dalla croce alla risurrezione.
Il grido dell'abbandono (v. 2-12)
La prima parola è un grido: «Dio, Dio mio, volgiti a me; perché mi hai tu abbandonato? la voce de' miei delitti allontana la mia salute da me» (v. 2). Chi parla non smette di dire «Dio mio»: l'abbandono che prova non è un rinnegamento, è la notte di chi continua a chiamare. Ricorda la fedeltà di Dio verso i padri: «In te sperarono i padri nostri: sperarono, e tu gli liberasti» (v. 5).
Poi descrive se stesso: «E io sono un verme, e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini, e il rifiuto della plebe» (v. 7). Lo scherno della folla è riferito parola per parola: «Pose sua speranza nel Signore, egli lo liberi: lo salvi dacché lo ama» (v. 9). Eppure la fiducia risale fino all'infanzia: «dal sen della madre tu se' il mio Dio» (v. 11).
Il supplizio (v. 13-19)
I nemici sono giovenchi, tori, un leone che ruggisce, cani in gran numero. Il corpo si disfa: «Mi son disciolto come acqua, e le ossa mie sono slogate» (v. 15); «la mia lingua è attaccata al mio palato, e mi hai condotto fino alla polvere del sepolcro» (v. 16). Vengono allora i versetti che i cristiani non hanno mai potuto leggere senza vedere il Calvario: «Hanno forate le mie mani, e i miei piedi» (v. 17), «Hanno contate tutte le ossa mie» (v. 18); «Si divisero le mie vestimenta, e la veste mia tirarono a sorte» (v. 19).
Una nota sul versetto 17. La Settanta e la Vulgata leggono “hanno forato”, foderunt. Il testo ebraico masoretico porta in quel punto kaari, che dà “come un leone le mie mani e i miei piedi”, una frase senza verbo, che le traduzioni moderne rendono in vari modi. La Settanta, tradotta da Ebrei prima dell'era cristiana, leggeva dunque già un verbo, ed è la sua lettura, accolta dalla Vulgata, che la Chiesa ha sempre pregato.
L'invocazione d'aiuto (v. 20-22)
Il lamento si fa preghiera: «Signore, non allontanar da me il tuo soccorso; accorri in mia difesa» (v. 20). Il giusto chiede di essere strappato alla spada, al cane, alla gola del leone, alle corna degli unicorni (v. 21-22).
La lode nella grande assemblea (v. 23-32)
Senza transizione, tutto cambia: «Annunzierò il nome tuo a' miei fratelli: canterò laude a te in mezzo alla Chiesa» (v. 23). Chi gridava l'abbandono proclama ora che Dio «non disprezzò, né ebbe a vile l'orazione del povero» (v. 25). La lode diventa un banchetto: «I poveri mangeranno, e saranno satollati» (v. 27). Poi l'orizzonte si apre al mondo intero: «Si ravvederanno, e si convertiranno al Signore tutte le estreme parti della terra» (v. 28), «Imperocchè del Signore è il regno» (v. 29). L'ultimo versetto guarda alle generazioni future, «al popolo, che nascerà, cui fece il Signore» (v. 32).
Il salmo di Cristo in croce
I Vangeli non lasciano dubbi sul modo di leggere questo salmo. All'ora nona Gesù gridò ad alta voce: «Eli, Eli, lamma sabacthani? che vuol dire: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27, 46). Pronunciando il primo versetto, il Signore indicava il salmo intero, che ogni pio Israelita conosceva a memoria, e annunciava che ciò che si compiva sotto gli occhi della folla vi era scritto.
Le corrispondenze sono letterali. I passanti che scuotono il capo, i beffardi che dicono «Ha confidato in Dio: lo liberi adesso, se gli vuol bene» (Matteo 27, 43), le mani e i piedi trafitti, la sete. San Giovanni, testimone ai piedi della croce, segnala espressamente la spartizione delle vesti come compimento della Scrittura: «Affinchè si adempisse la Scrittura, che dice: Si diviser tra loro le mie vestimenta: e tirarono a sorte la mia veste» (Giovanni 19, 24).
Anche la seconda parte appartiene a Cristo. La Lettera agli Ebrei gli mette in bocca il versetto 23: «Annunzierò il nome tuo ai miei fratelli: canterò laude a te in mezzo alla Chiesa» (Ebrei 2, 12). I fratelli sono coloro che egli ha redento; l'assemblea, che il Martini traduce proprio «Chiesa», è la Chiesa. Nel banchetto dei poveri i Padri hanno visto l'Eucaristia, e nella conversione dei confini della terra l'ingresso delle nazioni nella Chiesa.
Che cosa ne dicono sant'Agostino e la tradizione
Sant'Agostino, che ha commentato due volte questo salmo nelle Enarrationes in Psalmos, vi ascolta la voce del Cristo totale, capo e corpo. Il versetto 2 lo ferma: come può il Santo dei santi parlare dei «miei delitti»? Risponde che Cristo ha fatto suoi i peccati delle sue membra per portarli e cancellarli; parla a nome nostro, ed è la nostra voce che grida in lui. Il grido dell'abbandono non è dunque disperazione né separazione reale dal Padre: è il Figlio che, nella sua natura umana, prende su di sé l'angoscia del peccatore lontano da Dio.
Il titolo della Vulgata, pro susceptione matutina, «per l'aiuto del mattino», ha ricevuto la stessa luce. Agostino lo riferisce alla risurrezione del Signore, avvenuta all'alba: il salmo che comincia nella notte del Golgota è scritto per l'aurora di Pasqua.
Molti Padri e commentatori, fino a san Roberto Bellarmino, ritengono che questo salmo parli di Cristo fin nel suo senso letterale, tanto i particolari della Passione vi sono precisi. Forma con il salmo 69 (Vulgata 68), Salvum me fac, il grande dittico profetico della Passione nel Salterio: là si legge «nella sete mia mi abbeverarono coll'aceto» (salmo 68, 22). Anche l'ultima parola di Cristo in croce viene da un salmo: «Nelle mani tue raccomando il mio spirito», dal salmo 31 (Vulgata 30), In te, Domine, speravi.
Il salmo 21 nella liturgia del 1962
Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 21 si recita a Prima del venerdì, il giorno della Passione, diviso in tre sezioni: versetti 2-12, 13-23, 24-32, sotto l'antifona Ne discedas a me, Domine: quoniam tribulatio proxima est: quoniam non est qui adjuvet (v. 12). Ogni settimana la Chiesa comincia così il venerdì con la preghiera stessa del Crocifisso. Potete pregarlo alla sua ora nel breviario.
La liturgia della Settimana santa gli dà un posto eminente:
- Domenica delle Palme. L'Introito della Messa è tratto da questo salmo: Domine, ne longe facias auxilium tuum a me, ad defensionem meam aspice: libera me de ore leonis (v. 20 e 22), con il versetto Deus, Deus meus, respice in me. Il lungo Tratto comincia con Deus, Deus meus, respice in me: quare me dereliquisti? e percorre gran parte del salmo, dai versetti 2-9 fino al 32.
- Giovedì santo. Dopo la Messa della Cena del Signore, gli altari vengono spogliati mentre si recita questo salmo con l'antifona Diviserunt sibi vestimenta mea: et super vestem meam miserunt sortem: il santuario messo a nudo figura Cristo spogliato delle sue vesti.
- Venerdì santo. All'Ufficio delle Tenebre è il secondo salmo del primo notturno, con la stessa antifona Diviserunt sibi vestimenta mea.
Fuori della Settimana santa, i versetti della lode tornano nella festa di san Giovanni da Capestrano (28 marzo), il cui Graduale canta Qui timetis Dominum, laudate eum (v. 24-25).
Come pregare il salmo 22
Davanti al crocifisso. Recitato lentamente, versetto per versetto, questo salmo è una Via Crucis tratta dalla Scrittura. Ci si può fermare a ogni immagine, le mani forate, le ossa contate, la veste tirata a sorte, e adorare colui che ha sofferto tutto questo per noi.
Il venerdì. È il giorno che gli dà l'ufficio. Dirlo il venerdì, e soprattutto il Venerdì santo, è unirsi alla preghiera della Chiesa nel giorno della morte del Signore.
Nella desolazione. Quando la preghiera sembra non salire più, quando Dio pare assente, questo salmo dà parole all'anima: «Dio mio, io griderò il giorno, e tu non mi esaudirai» (v. 3). Insegna a dire tutta la propria angoscia senza smettere di dire «Dio mio». L'anima provata non prega da sola: prega con Cristo, che ha conosciuto quella notte prima di lei.
Fino in fondo. Non bisogna fermarsi al grido iniziale. Il salmo non finisce nel sepolcro, ma nella lode della grande assemblea e nella conversione delle nazioni. Pregarlo intero è confessare la Croce e la Risurrezione in un solo atto di fede.
Domande Frequenti
Il salmo 22 è “Il Signore è il mio pastore”?
Dipende dalla numerazione. Nella Bibbia CEI e nelle Bibbie moderne, il salmo 22 è il salmo della Passione e “Il Signore è il mio pastore” è il salmo 23. Nella Vulgata e nei libri liturgici cattolici, invece, il salmo del pastore porta il numero 22.
Perché Gesù ha detto “Dio mio, perché mi hai abbandonato” sulla croce?
Pronunciando il primo versetto di questo salmo, Nostro Signore mostrava che la sua Passione compiva la Scrittura e indicava il salmo intero, che termina nella vittoria. Sant'Agostino insegna che parlava a nome delle sue membra, portandone l'angoscia di peccatori, senza che la sua divinità lo abbia mai lasciato. Non è un grido di disperazione, ma la preghiera di un Figlio che continua a dire «Dio mio».
Chi ha scritto il salmo 22?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «salmo di Davidde», dice la Vulgata tradotta dal Martini. La tradizione vi vede Davide che parla da profeta, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, delle sofferenze e della gloria del Messia. Nessuna circostanza della vita di Davide spiega da sola particolari come le mani forate o la veste tirata a sorte.
Che cosa dice il versetto 17 del salmo 22?
Nel Martini, tradotto dalla Vulgata: «Hanno forate le mie mani, e i miei piedi». È la lettura della Settanta e della Vulgata, che la tradizione cristiana applica alla crocifissione. Il testo ebraico masoretico porta “come un leone, le mie mani e i miei piedi”, di qui le varianti delle traduzioni moderne; la Settanta, anteriore a Cristo, leggeva già “hanno forato”.
Quando si prega il salmo 22 nella liturgia?
Nel rito romano del 1962 si recita ogni venerdì a Prima. Fornisce l'Introito e il Tratto della Messa della Domenica delle Palme, si recita il Giovedì santo durante lo spogliamento degli altari ed è nel primo notturno delle Tenebre del Venerdì santo. È il salmo liturgico della Passione.
Dove leggere il salmo 22 in una Bibbia cattolica?
Il testo completo è in alto in questa pagina, nella traduzione del Martini con la Vulgata a fronte. Le Bibbie che seguono la Vulgata lo numerano 21, quelle che seguono l'ebraico, come la CEI, lo numerano 22.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
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