La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 27 (Vulgata 26): Dominus illuminatio mea, il Signore è mia luce
Dominus illuminatio mea
Il salmo 27 delle Bibbie moderne, salmo 26 della Vulgata, è il *Dominus illuminatio mea*: «Il Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere?». Qui sotto trovate il testo completo nella traduzione di mons. Antonio Martini con il latino a fronte, versetto per versetto; seguono la spiegazione di questo grande salmo di fiducia, il suo posto nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 26 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 25.
1 Psalmus David, priusquam liniretur. Dominus illuminatio mea et salus mea : quem timebo ? Dominus protector vitæ meæ : a quo trepidabo ?
1 Salmo di David, prima ch'ei fosse unto. Il Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere? Il Signore difende la mia vita: chi potrà farmi tremare?
2 Dum appropiant super me nocentes ut edant carnes meas, qui tribulant me inimici mei, ipsi infirmati sunt et ceciderunt.
2 Nel mentre che i cattivi mi vengon sopra per divorar le mie carni. Questi nemici miei, che mi affliggono, eglino stessi hanno inciampato, e sono caduti.
3 Si consistant adversum me castra, non timebit cor meum ; si exsurgat adversum me prælium, in hoc ego sperabo.
3 Quando io avrò contro di me degli eserciti attendati, il mio cuore non temerà. Quando si verrà a battaglia contro di me, in questo io porrò mia speranza.
4 Unam petii a Domino, hanc requiram, ut inhabitem in domo Domini omnibus diebus vitæ meæ ; ut videam voluptatem Domini, et visitem templum ejus.
4 Una sola cosa ho domandato al Signore; questa io cercherò; che io possa abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita: Affine di vedere il gaudio del Signore, frequentando il suo tempio.
5 Quoniam abscondit me in tabernaculo suo ; in die malorum protexit me in abscondito tabernaculi sui.
5 Imperocché egli mi ha ascoso nel suo tabernacolo, nel giorno delle sciagure mi pose al coperto nell'intimo del suo tabernacolo.
6 In petra exaltavit me, et nunc exaltavit caput meum super inimicos meos. Circuivi, et immolavi in tabernaculo ejus hostiam vociferationis ; cantabo, et psalmum dicam Domino.
6 Sopra di un'alta pietra mi trasportò, e adesso ha innalzata la mia testa, sopra de' miei nemici. Starò intorno a lui immolando sacrifizj nel suo tabernacolo al suon delle trombe: canterò, e salmeggerò lodando il Signore.
7 Exaudi, Domine, vocem meam, qua clamavi ad te ; miserere mei, et exaudi me.
7 Esaudisci, o Signore, la voce mia, colla quale ti ho invocato: abbi misericordia di me, ed esaudiscimi.
8 Tibi dixit cor meum : Exquisivit te facies mea ; faciem tuam, Domine, requiram.
8 Con te parlò il cuor mio; gli occhi miei ti hanno cercato: la tua faccia cercherò io, o Signore.
9 Ne avertas faciem tuam a me ; ne declines in ira a servo tuo. Adjutor meus esto ; ne derelinquas me, neque despicias me, Deus salutaris meus.
9 Non rivolgere la tua faccia da me, non ritirarti per isdegno dal servo tuo. Sii tu mio aiuto, non mi abbandonare, e non disprezzarmi o Dio mio Salvatore.
10 Quoniam pater meus et mater mea dereliquerunt me ; Dominus autem assumpsit me.
10 Perché il padre mio, e la madre mia mi hanno abbandonato: ma il Signore si è preso cura di me.
11 Legem pone mihi, Domine, in via tua, et dirige me in semitam rectam, propter inimicos meos.
11 Ponimi davanti, o Signore, la legge della tua via, e per riguardo a' nemici miei guidami pel diritto sentiero.
12 Ne tradideris me in animas tribulantium me, quoniam insurrexerunt in me testes iniqui, et mentita est iniquitas sibi.
12 Non abbandonarmi ai desiderj di coloro, che mi perseguitano, dapoichè si son presentati contro di me dei testimonj falsi, e l'iniquità si inventò delle menzogne.
13 Credo videre bona Domini in terra viventium.
13 Credo, che io vedrò i beni del Signore nella terra de' vivi.
14 Expecta Dominum, viriliter age : et confortetur cor tuum, et sustine Dominum.
14 Aspetta il Signore, diportati virilmente, e prenda vigore il cuor tuo, e aspetta pazientemente il Signore.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 27 o salmo 26?
È un solo salmo con due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 27; la Vulgata, la Settanta e i libri liturgici della Chiesa lo contano come salmo 26, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. I libretti di canti e i messalini lo annunciano spesso come “salmo 26, Il Signore è mia luce e mia salvezza”, mentre una Bibbia moderna lo pone al 27: è lo stesso testo.
Lo scarto vale anche per i vicini. Il “salmo 26” di una Bibbia moderna è il Judica me, Domine, salmo 25 della Vulgata, quello da cui il sacerdote prende il Lavabo della Messa: «Laverò le mani mie tragli innocenti» (salmo 25, 6). E il salmo 27 della Vulgata è il 28 delle Bibbie moderne, Ad te, Domine, clamabo, che nel Breviario segue questo salmo alla stessa ora. Per ritrovare un salmo sotto l'uno o l'altro numero, consultate la pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 27?
Il salmo porta il titolo «Salmo di David, prima ch'ei fosse unto», priusquam liniretur. La tradizione vi sente Davide braccato da Saul, già scelto da Dio ma non ancora riconosciuto re da tutto Israele. Il salmo ha due volti: una professione di fiducia quasi trionfante (v. 1-6), poi una supplica inquieta (v. 7-14). Le due parti non si contraddicono. La fede che canta la sua sicurezza è la stessa che grida nella prova; il salmo insegna a passare dall'una all'altra senza perdere nulla.
Versetto 1: la luce e la salvezza
Il primo versetto dà il nome al salmo: «Il Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere? Il Signore difende la mia vita: chi potrà farmi tremare?» (v. 1). Il salmo non dice che Dio dà la luce, ma che è la luce. Chi è illuminato e salvato da Dio stesso non ha più ragione di tremare davanti agli uomini. La domanda «chi ho io da temere?» non è una spavalderia, è una conclusione. Cristo riprenderà la parola per sé: «Io sono la luce del mondo: chi mi segue, non camminerà al bujo, ma avrà luce di vita» (Giovanni 8, 12). Le Bibbie moderne traducono “Il Signore è mia luce e mia salvezza”: il Martini, che segue il latino salus, scrive «salute», nel senso antico di salvezza.
Versetti 2-3: l'esercito accampato
La fiducia è messa subito alla prova. I malvagi si avvicinano «per divorar le mie carni», e sono loro a cadere (v. 2). Il versetto seguente porta il ragionamento fino in fondo: «Quando io avrò contro di me degli eserciti attendati, il mio cuore non temerà. Quando si verrà a battaglia contro di me, in questo io porrò mia speranza» (v. 3). La speranza non cresce malgrado la battaglia, ma proprio nella sua ora.
Versetto 4: una sola cosa
È il cuore del salmo. «Una sola cosa ho domandato al Signore; questa io cercherò; che io possa abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita: Affine di vedere il gaudio del Signore, frequentando il suo tempio» (v. 4). In mezzo ai pericoli, Davide non chiede né la vittoria, né la corona, né la vita salva: chiede Dio. La tradizione ha accostato questo versetto alla parola del Signore a Marta: «Eppure una sola è necessaria» (Luca 10, 42). Sant'Agostino, che lo commenta a lungo nelle Enarrationes in Psalmos, vi vede l'unica domanda che contiene tutte le altre: la vita eterna, la contemplazione di Dio, di cui il tempio di pietra è soltanto la figura.
Versetti 5-6: nascosto nella tenda
La ragione di questa sicurezza è detta subito: «egli mi ha ascoso nel suo tabernacolo, nel giorno delle sciagure mi pose al coperto nell'intimo del suo tabernacolo» (v. 5). La tenda di Dio è un rifugio, e la pietra su cui egli innalza il giusto è una rupe che il nemico non raggiunge. Il primo movimento si chiude sul sacrificio e sul canto: «canterò, e salmeggerò lodando il Signore» (v. 6).
Versetti 7-9: cercare il volto
Il tono cambia di colpo: «Esaudisci, o Signore, la voce mia, colla quale ti ho invocato» (v. 7). Poi uno dei più bei versetti del Salterio: «Con te parlò il cuor mio; gli occhi miei ti hanno cercato: la tua faccia cercherò io, o Signore» (v. 8). Cercare il volto di Dio è tutta la vita spirituale: il giusto non si accontenta dei suoi doni, vuole vederlo. Il versetto 9 ne è il rovescio: «Non rivolgere la tua faccia da me».
Versetto 10: quando ogni appoggio viene meno
«Perché il padre mio, e la madre mia mi hanno abbandonato: ma il Signore si è preso cura di me» (v. 10). Il versetto è molto cercato, e si capisce perché: parla a chi ha perduto i genitori, a chi è stato respinto dai suoi, a chi si sente solo al mondo. L'amore di Dio non è un affetto fra gli altri; resta quando i più naturali si ritirano. Isaia lo diceva già: anche se una madre potesse dimenticarsi del suo bambino, «non saprei io però scordarmi di te» (Isaia 49, 15).
Versetti 11-12: i falsi testimoni
Il salmista chiede di essere guidato «pel diritto sentiero» (v. 11), perché «si son presentati contro di me dei testimonj falsi, e l'iniquità si inventò delle menzogne» (v. 12). I Padri hanno riconosciuto in questo versetto i falsi testimoni della Passione, che i principi dei sacerdoti cercavano contro Gesù: «essendosi presentati molti falsi testimonj» (Matteo 26, 60).
Versetti 13-14: vedere i beni del Signore
Il salmo finisce nella fede e nella speranza: «Credo, che io vedrò i beni del Signore nella terra de' vivi» (v. 13). La terra dei vivi, per la lettura cristiana, è il Cielo, dove si vedrà finalmente il volto cercato al versetto 8. L'ultimo versetto è un ordine che l'anima dà a se stessa: «Aspetta il Signore, diportati virilmente, e prenda vigore il cuor tuo, e aspetta pazientemente il Signore» (v. 14). La speranza cristiana non è un umore; è una virtù che si comanda e si custodisce.
La lettura dei Padri: il salmo dei battezzati
Il titolo della Vulgata, «prima ch'ei fosse unto», ha molto colpito i Padri. Davide fu unto tre volte: da Samuele nella casa di suo padre, poi a Ebron dagli uomini di Giuda, infine da tutto Israele. Sant'Agostino applica il titolo al cristiano: Cristo è l'Unto per eccellenza, e coloro che si avvicinano all'unzione sacramentale dell'iniziazione cristiana diventano sue membra. Il salmo è allora la preghiera di chi cammina verso la sua unzione o già ne vive, in mezzo ai nemici, in attesa di vedere il volto di Dio.
Agostino vi ascolta anche la voce del Cristo totale, capo e corpo. Cristo ha conosciuto i falsi testimoni e l'abbandono dei suoi; la Chiesa, suo corpo, li conosce dopo di lui. Il cristiano perseguitato non prega mai da solo questo salmo: lo prega in Cristo, che l'ha pregato prima di lui.
La domanda del versetto 4 ha nutrito tutta la tradizione contemplativa. Abitare nella casa del Signore «per tutti i giorni della mia vita» richiama la fine del salmo 23 (Vulgata 22), Il Signore è il mio pastore: «Affinchè io abiti nella casa del Signore pe' lunghi giorni» (salmo 22, 6). Lo stesso desiderio arde nel salmo 42 (Vulgata 41), Quemadmodum desiderat cervus, e nel salmo 84 (Vulgata 83), Quam dilecta, che canta l'amore dei tabernacoli del Signore.
Il salmo 26 nella liturgia del 1962
Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 26 si recita a Terza del lunedì, diviso in due sezioni: i versetti 1-6, poi i versetti 7-14, sotto l'antifona Illuminatio mea et salus mea Dominus. Apre così l'ora minore di metà mattina, nel primo giorno di lavoro della settimana, ed è seguito alla stessa ora dal salmo 28 (Vulgata 27), Ad te, Domine, clamabo. Potete pregarlo alla sua ora nel breviario.
La Chiesa lo canta anche nell'Ufficio dei defunti: con i salmi 22 e 24 della Vulgata forma il secondo notturno del Mattutino dei morti, sotto l'antifona Credo videre bona Domini in terra viventium. Il versetto 13 vi diventa la professione di fede della Chiesa nella risurrezione, ed è l'ufficio del 2 novembre, la commemorazione dei defunti.
La Settimana santa lo fa sentire due volte all'Ufficio delle Tenebre: il Venerdì santo nel primo notturno, con l'antifona Insurrexerunt in me testes iniqui, et mentita est iniquitas sibi, tratta dal versetto 12; il Sabato santo nel secondo notturno, di nuovo con l'antifona Credo videre bona Domini.
Il Messale del 1962 gli chiede più testi di quasi ogni altro salmo:
- Introiti. La quarta domenica dopo Pentecoste comincia con Dominus illuminatio mea et salus mea, quem timebo?; la domenica dopo l'Ascensione con Exaudi, Domine, vocem meam, qua clamavi ad te, quando la Chiesa, privata della presenza visibile del suo Signore, ne cerca il volto (v. 7-9); la quinta domenica dopo Pentecoste con lo stesso Exaudi, Domine. In Quaresima, il martedì della seconda settimana si apre con Tibi dixit cor meum, quæsivi vultum tuum (v. 8) e il martedì di Passione con Exspecta Dominum, viriliter age (v. 14).
- Graduali. Unam petii a Domino (v. 4) è il Graduale della festa della Sacra Famiglia e del venerdì e sabato dopo le Ceneri.
- Communio. Unam petii torna alla quinta domenica dopo Pentecoste, Circuibo et immolabo in tabernaculo ejus hostiam jubilationis (v. 6) alla sesta, e Ne tradideris me, Domine (v. 12) al sabato della settimana di Passione.
Come pregare il salmo 27
Nella paura. Il salmo si rivolge anzitutto a chi ha paura: di un esame, di una diagnosi, di un processo, di un'ostilità dichiarata. Lo si dice tutto, lentamente, fermandosi sulla domanda del primo versetto. Non nega il pericolo; lo paragona a Dio.
Al mattino. È la sua ora nell'ufficio. Recitato all'inizio della giornata, la pone sotto la luce di Dio, e si unisce bene alla preghiera del mattino.
Davanti al Santissimo. Il versetto 4 è una preghiera di adorazione già fatta: chiedere «una sola cosa», abitare nella casa del Signore e vederne il gaudio. Nell'adorazione eucaristica il tabernacolo in cui Dio nasconde il giusto prende un senso letterale.
Nell'abbandono e nel lutto. Il versetto 10 si prega da solo, come una giaculatoria: Quoniam pater meus et mater mea dereliquerunt me: Dominus autem assumpsit me. Conviene all'orfano, al figlio respinto, a chi è stato lasciato dai suoi. Il versetto 13, che la Chiesa canta per i defunti, lo prolunga nella speranza.
Con gli altri salmi di fiducia. Si può unire al salmo 91 (Vulgata 90), Qui habitat, la preghiera di protezione: l'uno e l'altro parlano del rifugio di Dio, la tenda segreta qui, l'ombra delle ali là.
Domande Frequenti
Perché il salmo 27 si chiama anche salmo 26?
Per le due numerazioni del Salterio. La Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, lo contano come salmo 26; l'ebraico e le Bibbie moderne come salmo 27. È lo stesso testo, il Dominus illuminatio mea.
Chi ha scritto il salmo 27?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Salmo di David, prima ch'ei fosse unto», secondo la Vulgata tradotta dal Martini. La tradizione lo colloca nel tempo in cui Davide, già scelto da Dio, era perseguitato da Saul. La Chiesa lo riceve, come tutta la Scrittura, come ispirato dallo Spirito Santo.
Che cosa dice il salmo 27, versetto 1?
Nel Martini: «Il Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere? Il Signore difende la mia vita: chi potrà farmi tremare?». Le Bibbie moderne scrivono “Il Signore è mia luce e mia salvezza”. Il senso è lo stesso: poiché Dio stesso è la luce del fedele, la paura degli uomini non ha più presa.
Che cosa significa il versetto 4, la sola cosa chiesta al Signore?
Il salmista chiede una cosa sola: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della sua vita per vederne il gaudio. Sant'Agostino vi vede il desiderio della vita eterna, che contiene tutte le altre domande. È il versetto della vita interiore e dell'adorazione.
Che cosa vuol dire “mio padre e mia madre mi hanno abbandonato”?
Il versetto 10 insegna che la fedeltà di Dio supera ogni appoggio umano, anche il più naturale. Quando i più vicini si ritirano, «il Signore si è preso cura di me». Consola gli orfani e tutti quelli che hanno conosciuto l'abbandono.
Che cosa dice il salmo 27, versetto 14?
«Aspetta il Signore, diportati virilmente, e prenda vigore il cuor tuo, e aspetta pazientemente il Signore.» È la conclusione del salmo: l'anima esorta se stessa alla speranza e alla fortezza. Le Bibbie moderne traducono “Spera nel Signore, sii forte”. Il Messale ne fa l'Introito del martedì di Passione.
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