La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 28 (Vulgata 27): Ad te, Domine, clamabo, dal grido al rendimento di grazie
Il salmo 28 delle Bibbie moderne è il salmo 27 della Vulgata, l'*Ad te, Domine, clamabo*: il grido di un uomo che teme il silenzio di Dio e che, esaudito, canta «Il Signore mio aiuto, e mio protettore». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il celebre versetto 7, il legame con il Te Deum, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 27 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 26.
1 Psalmus ipsi David. Ad te, Domine, clamabo ; Deus meus, ne sileas a me : nequando taceas a me, et assimilabor descendentibus in lacum.
1 Salmo dello stesso Davidde. A te, o Signore, alzerò le mie grida: Dio mio, non istare in silenzio con me, affinchè, tacendo tu, non sia io come quelli che scendono nella fossa.
2 Exaudi, Domine, vocem deprecationis meæ dum oro ad te ; dum extollo manus meas ad templum sanctum tuum.
2 Esaudisci, o Signore, la voce delle mie suppliche, mentre io ti prego, mentre alzo le mani mie al tuo tempio santo.
3 Ne simul trahas me cum peccatoribus, et cum operantibus iniquitatem ne perdas me ; qui loquuntur pacem cum proximo suo, mala autem in cordibus eorum.
3 Non mi prendere insieme co' peccatori, e non mi sperdere con quelli, che commettono l'iniquità: I quali parlano di pace col prossimo loro, ma ne' loro cuori covano il male.
4 Da illis secundum opera eorum, et secundum nequitiam adinventionum ipsorum. Secundum opera manuum eorum tribue illis ; redde retributionem eorum ipsis.
4 Rendi a questi secondo le opere loro, e secondo la malvagità delle loro macchinazioni. Dà ad essi secondo le opere delle mani loro: rendi ad essi la lor ricompensa.
5 Quoniam non intellexerunt opera Domini, et in opera manuum ejus destrues illos, et non ædificabis eos.
5 Perché non hanno intese le opere del Signore, né quello, che ha fatto la mano di lui; tu li distruggerai, e non li ristorerai.
6 Benedictus Dominus, quoniam exaudivit vocem deprecationis meæ.
6 Benedetto il Signore, perché ha esaudito la voce della mia orazione.
7 Dominus adjutor meus et protector meus ; in ipso speravit cor meum, et adjutus sum : et refloruit caro mea, et ex voluntate mea confitebor ei.
7 Il Signore mio aiuto, e mio protettore: in lui sperò il cuor mio, e fui sovvenuto. E rifiorì la mia carne, ed io col mio affetto a lui darò laude.
8 Dominus fortitudo plebis suæ, et protector salvationum christi sui est.
8 Il Signore è fortezza del suo popolo, ed è protettore della salvazione del suo Cristo.
9 Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hæreditati tuæ ; et rege eos, et extolle illos usque in æternum.
9 Salva, o Signore, il popol tuo, e benedici la tua eredità, e sii loro pastore, e ingrandiscili fino all'eternità.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 28 o salmo 27?
Questo salmo porta due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 28; la Vulgata, la Settanta e i libri liturgici della Chiesa lo contano come salmo 27, perché uniscono in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. È lo stesso testo, che in latino comincia con Ad te, Domine, clamabo.
Attenzione all'equivoco opposto: il salmo 27 delle Bibbie moderne è un altro salmo, il celebre Dominus illuminatio mea, “Il Signore è mia luce e mia salvezza”, che trovate alla pagina del salmo 27 (Vulgata 26). I due salmi sono vicini anche nella preghiera della Chiesa: il Breviario li canta insieme, alla stessa Ora. I versetti, invece, hanno lo stesso numero nelle due numerazioni: il «salmo 28, 7» che molti cercano è il versetto 7 di questa pagina. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 28?
Il titolo della Vulgata è semplicemente Psalmus ipsi David, che il Martini rende «Salmo dello stesso Davidde». Il salmo è breve e si spezza in due al versetto 6: prima il grido di un uomo in pericolo, poi il ringraziamento dell'uomo esaudito.
La paura del silenzio di Dio (v. 1-2). Il primo versetto dice l'angoscia più profonda del credente: non il pericolo, ma il silenzio di Dio. «A te, o Signore, alzerò le mie grida: Dio mio, non istare in silenzio con me, affinchè, tacendo tu, non sia io come quelli che scendono nella fossa» (v. 1). La fossa è il sepolcro, il soggiorno dei morti: restare senza risposta da Dio è già essere come morti. Poi il gesto della preghiera: «mentre alzo le mani mie al tuo tempio santo» (v. 2). È l'atteggiamento che san Paolo chiede ai cristiani: «che gli uomini orino in ogni luogo, alzando pure le mani» (1 Timoteo 2, 8).
Gli uomini doppi (v. 3-5). Il pericolo ha un volto: quelli «I quali parlano di pace col prossimo loro, ma ne' loro cuori covano il male» (v. 3). Il giusto chiede di non essere trascinato con loro, di non condividerne la sorte. I Padri hanno riconosciuto in questo ritratto il bacio di Giuda, che saluta il Maestro mentre lo consegna: «Dio ti salvi, o Maestro. E baciollo» (Matteo 26, 49). I versetti 4 e 5 rimettono il giudizio a Dio: «Rendi a questi secondo le opere loro» (v. 4). Il salmista non si vendica; lascia a Dio la retribuzione, perché costoro «non hanno intese le opere del Signore» (v. 5).
La svolta (v. 6). Senza transizione, il tono cambia: «Benedetto il Signore, perché ha esaudito la voce della mia orazione». La stessa espressione latina, vocem deprecationis meæ, che al versetto 2 diceva la domanda, dice ora l'esaudimento.
La comunità e il suo Cristo (v. 8-9). La preghiera si allarga a tutto il popolo: «Il Signore è fortezza del suo popolo, ed è protettore della salvazione del suo Cristo» (v. 8). Poi l'ultima supplica: «Salva, o Signore, il popol tuo, e benedici la tua eredità, e sii loro pastore, e ingrandiscili fino all'eternità» (v. 9).
Salmo 28, 7: «Il Signore mio aiuto, e mio protettore»
È il cuore del salmo e il suo versetto più cercato: «Il Signore mio aiuto, e mio protettore: in lui sperò il cuor mio, e fui sovvenuto. E rifiorì la mia carne, ed io col mio affetto a lui darò laude» (v. 7). Le Bibbie tradotte dall'ebraico dicono “il Signore è mia forza e mio scudo”: l'immagine guerriera dello scudo diventa nella Vulgata quella del protettore.
L'ordine del versetto è un insegnamento. Prima la speranza, poi il soccorso, infine la lode: il cuore si appoggia su Dio prima di essere esaudito, e il soccorso viene a coronare questa fiducia. La Vulgata aggiunge un'immagine propria, refloruit caro mea, «rifiorì la mia carne», come un albero secco che torna a germogliare. La tradizione vi ha letto la risurrezione: quella di Cristo il mattino di Pasqua, e quella dei fedeli nell'ultimo giorno. Il Martini chiude con «col mio affetto», traducendo il latino ex voluntate mea: la lode non è strappata, nasce spontanea dal cuore riconoscente.
I Padri e il Te Deum
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, sente in questo salmo la voce di Cristo e del suo corpo, la Chiesa. Colui che teme di scendere nella fossa e di essere contato fra i malvagi è anzitutto Cristo nella Passione, crocifisso fra due ladroni; poi ogni membro della Chiesa, che chiede di non condividere la sorte degli empi.
Il «suo Cristo» del versetto 8 è in latino christi sui, il suo unto. Il re d'Israele riceveva l'unzione; ma la tradizione vi legge il Cristo, l'Unto per eccellenza, che il Padre ha liberato dalla morte e che è divenuto la forza del suo popolo.
Il versetto 9 ha avuto una fortuna singolare: la Chiesa lo ha fatto entrare quasi alla lettera nel Te Deum, Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hereditati tuæ. Et rege eos, et extolle illos usque in æternum. La supplica di Davide per Israele è diventata quella della Chiesa per il popolo cristiano, ogni volta che rende grazie solennemente.
Il salmo 28 nella liturgia del 1962
Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio di san Pio X (1911), il salmo 27 si recita a Terza del lunedì, dopo il salmo 26, Dominus illuminatio mea, diviso in due parti. L'antifona dell'Ora è appunto Illuminatio mea et salus mea Dominus. Potete pregarlo al suo posto nel breviario del giorno; sulle Ore del giorno, vedete la guida alla Liturgia delle Ore.
Il Messale del 1962 vi attinge più volte:
- VI domenica dopo Pentecoste. L'introito Dominus fortitudo plebis suæ canta i versetti 8 e 9, con il versetto 1, Ad te, Domine, clamabo, come versetto salmico.
- XI domenica dopo Pentecoste. Il graduale In Deo speravit cor meum, et adjutus sum: et refloruit caro mea riprende il versetto 7, con il versetto 1 come secondo membro.
- Quaresima. Lo stesso graduale torna il venerdì della terza settimana; il mercoledì della seconda settimana il graduale è il versetto 9, Salvum fac populum tuum, Domine.
Come pregare il salmo 28
Quando Dio sembra tacere. Il versetto 1 è la preghiera delle ore di aridità, quando si prega senza sentire nulla e il cielo sembra chiuso. Il salmo non invita a tacere, ma a gridare ancora, e promette che il silenzio non durerà.
Nel rendimento di grazie. Quando il soccorso è arrivato, i versetti 6 e 7 danno le parole della riconoscenza. Si accordano con la preghiera di ringraziamento e con il salmo 30 (Vulgata 29), Exaltabo te, Domine, dove l'uomo tratto dalla fossa muta il pianto in gioia.
Al mattino, per la Chiesa. Sull'esempio di Terza, lo si può pregare a metà mattina, terminando con il versetto 9 per tutto il popolo di Dio. Lo si conclude, come all'Ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 28 si chiama anche salmo 27?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, uniscono in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 28 delle Bibbie moderne è dunque il 27 della Vulgata, l'Ad te, Domine, clamabo. Il salmo 27 delle Bibbie moderne è il Dominus illuminatio mea, 26 della Vulgata.
Che cosa dice il salmo 28, versetto 7?
Nel Martini: «Il Signore mio aiuto, e mio protettore: in lui sperò il cuor mio, e fui sovvenuto». Le Bibbie moderne traducono “il Signore è mia forza e mio scudo”. Il versetto insegna che la fiducia precede il soccorso e che il soccorso chiama la lode.
Che cosa significa «quelli che scendono nella fossa»?
La fossa è il sepolcro, il soggiorno dei morti. Il salmista teme che il silenzio di Dio lo lasci simile ai morti, senza alcuna risposta. Sant'Agostino vi legge anche la rovina dell'anima separata da Dio.
Chi ha scritto il salmo 28?
Il titolo lo attribuisce a Davide, Psalmus ipsi David. La tradizione lo accoglie come la preghiera del re minacciato da nemici perfidi; i Padri vi sentono anche la voce di Cristo nella Passione.
Il salmo 28 è una preghiera di protezione?
È anzitutto una preghiera di supplica e di fiducia: il grido di un uomo minacciato che trova in Dio il suo aiuto e il suo protettore. Si prega nel pericolo come nel ringraziamento, e si chiude con una preghiera per tutto il popolo di Dio.
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