La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 23 (Vulgata 22): Dominus regit me, il Signore è il mio pastore
Dominus regit me
Il salmo 23 delle Bibbie moderne, salmo 22 della Vulgata, è il *Dominus regit me*, che l'Italia conosce come “Il Signore è il mio pastore” e che il Martini traduce: «Il Signore mi governa, e niuna cosa a me mancherà». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino della Vulgata a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, il versetto 4, la lettura dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 22 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 21.
1 Psalmus David. Dominus regit me, et nihil mihi deerit :
1 Salmo di Davidde. Il Signore mi governa, e niuna cosa a me mancherà:
2 in loco pascuæ, ibi me collocavit. Super aquam refectionis educavit me ;
2 Egli mi ha posto in luoghi di pascolo abbondante. Mi ha condotto a un'acqua, che riconforta:
3 animam meam convertit. Deduxit me super semitas justitiæ propter nomen suum.
3 Richiamò a se l'anima mia. Mi ha condotto pe' sentieri della giustizia per amore del suo nome.
4 Nam etsi ambulavero in medio umbræ mortis, non timebo mala, quoniam tu mecum es. Virga tua, et baculus tuus, ipsa me consolata sunt.
4 Imperocché quand'anche io camminassi in mezzo all'ombra di morte, non temerò disastri, perché meco sei tu. La tua verga stessa, e il tuo bastone mi han consolato.
5 Parasti in conspectu meo mensam adversus eos qui tribulant me ; impinguasti in oleo caput meum : et calix meus inebrians, quam præclarus est !
5 Hai imbandita dinanzi a me una mensa, in faccia di quelli, che mi perseguitano. Hai asperso il mio capo di unguento; ma quanto è mai buono il mio calice esilarante!
6 Et misericordia tua subsequetur me omnibus diebus vitæ meæ ; et ut inhabitem in domo Domini in longitudinem dierum.
6 E la tua misericordia mi seguirà, per tutti i giorni della mia vita. Affinchè io abiti nella casa del Signore pe' lunghi giorni.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 23 o salmo 22?
È lo stesso salmo sotto due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 23; la Vulgata latina, la Settanta greca e tutti i libri liturgici della tradizione lo contano come salmo 22, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Per questo in Italia il titolo più familiare è proprio “Salmo 22, Il Signore è il mio pastore”: è il numero latino, quello che i foglietti della Messa e i canti di chiesa riportano spesso con la doppia indicazione “Sal 22 (23)”. I numeri dei versetti sono invece gli stessi nelle due numerazioni: il famoso versetto 4 è il 4 in ogni Bibbia. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
La confusione inversa è altrettanto frequente. Il «salmo 22» delle Bibbie moderne non è il salmo del pastore, ma il grande salmo della Passione, quello che Gesù pregò sulla Croce: nella Vulgata è il salmo 21, Deus, Deus meus, che comincia con «Dio, Dio mio, volgiti a me; perché mi hai tu abbandonato?». In sintesi:
- salmo 23 (ebraico) = salmo 22 (Vulgata): Il Signore è il mio pastore, in questa pagina;
- salmo 22 (ebraico) = salmo 21 (Vulgata): Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Che cosa significa il salmo 23?
Sei versetti bastano a questo salmo per dire tutta la vita dell'anima con Dio. Porta il titolo «Salmo di Davidde», e la tradizione vi sente la voce del pastore di Betlemme diventato re. Colui che custodiva le pecore del padre e strappava la preda alla bocca del leone e dell'orso, come racconta a Saul nel primo libro dei Re (1 Samuele nelle Bibbie moderne), capitolo 17, «Il tuo servo pascolava la greggia del padre suo», sapeva che cosa un pastore deve al suo gregge. Qui lo dice di Dio.
Il pastore che conduce (v. 1-3). Il primo versetto contiene tutto il resto: «Il Signore mi governa, e niuna cosa a me mancherà». Il latino dice Dominus regit me, il Signore mi regge, mi guida; l'ebraico, il Signore è il mio pastore. I due sensi si incontrano: il pastore d'Oriente non spinge il gregge, cammina davanti a esso. La pecora che lo segue non manca di nulla, non perché possieda tutto, ma perché chi la guida sa di che cosa ha bisogno.
Vengono poi le immagini della pace: «Egli mi ha posto in luoghi di pascolo abbondante. Mi ha condotto a un'acqua, che riconforta» (v. 2). La Vulgata parla di aqua refectionis, l'acqua che ristora le forze, là dove le traduzioni dall'ebraico dicono “acque tranquille”. Poi: «Richiamò a se l'anima mia. Mi ha condotto pe' sentieri della giustizia per amore del suo nome» (v. 3). Il pastore non si limita a nutrire: riporta indietro la pecora smarrita e la rimette sulla via diritta. E lo fa «per amore del suo nome»: non per i meriti della pecora, ma perché è fedele a se stesso.
L'ombra di morte (v. 4). È il versetto più cercato e più citato, e merita una sezione a sé (vedete sotto). Qui il salmo cambia persona: finora si parlava di Dio, ora gli si parla. Nel momento del pericolo la pecora non ragiona più sul suo pastore: si volta verso di lui.
La mensa, l'unguento e il calice (v. 5). L'immagine cambia ancora: il pastore diventa l'ospite che accoglie. «Hai imbandita dinanzi a me una mensa, in faccia di quelli, che mi perseguitano. Hai asperso il mio capo di unguento; ma quanto è mai buono il mio calice esilarante!» I nemici ci sono ancora, ma guardano impotenti il banchetto offerto al giusto. L'olio sul capo era in Oriente l'onore reso all'invitato. Il calix meus inebrians della Vulgata, il «calice esilarante» del Martini, è la coppa che colma oltre misura.
La casa del Signore (v. 6). Il salmo si chiude guardando al compimento: «E la tua misericordia mi seguirà, per tutti i giorni della mia vita. Affinchè io abiti nella casa del Signore pe' lunghi giorni». La misericordia non solo precede, ma segue, come il pastore che chiude la fila perché nessuna pecora resti indietro. La casa del Signore, per Davide, era il santuario di Sion; per il cristiano è il Cielo. La domanda su chi vi salirà è posta subito dopo, nel salmo 24 (Vulgata 23), Domini est terra: «Chi salirà al monte del Signore, o chi starà nel suo santuario?».
Salmo 23, 4: «non temerò disastri»
Nel Martini il versetto suona così: «Imperocché quand'anche io camminassi in mezzo all'ombra di morte, non temerò disastri, perché meco sei tu. La tua verga stessa, e il tuo bastone mi han consolato» (v. 4). In latino: Nam etsi ambulavero in medio umbræ mortis, non timebo mala, quoniam tu mecum es. Le Bibbie moderne parlano di una “valle oscura”.
La fiducia del salmo non ha nulla di spensierato. L'ombra di morte è reale: la malattia, la persecuzione, il lutto, l'agonia stessa. Ciò che scaccia la paura non è l'assenza del pericolo, ma una presenza: quoniam tu mecum es, «perché meco sei tu». La verga riconduce la pecora che si allontana, il bastone tiene lontano il lupo; l'una e l'altro, dice il salmo, «mi han consolato». Anche la correzione di Dio fa parte della sua tenerezza.
Il versetto ha una lunga storia di preghiera. È il conforto di chi assiste un morente, di chi attraversa un esame medico o una notte d'angoscia. Si può ripetere da solo, come una giaculatoria: Non timebo mala, quoniam tu mecum es.
“Il Signore è il mio pastore” o «Il Signore mi governa»?
Chi cerca il “testo originale” del salmo 23 deve sapere che l'originale è ebraico. Il primo versetto vi suona Adonai ro'i, lo echsar: “il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”, ed è la formula che le Bibbie moderne e il canto liturgico italiano hanno reso familiare. La Vulgata, tradotta da san Girolamo sul greco della Settanta, ha Dominus regit me, et nihil mihi deerit, e il Martini, che traduce la Vulgata, scrive «Il Signore mi governa». Non è un errore, ma un'altra sfumatura dello stesso verbo: il pastore d'Israele è insieme guida e re, e Davide, re e pastore, lo sapeva meglio di chiunque.
Le differenze proseguono nei versetti seguenti: l'«acqua, che riconforta» del Martini corrisponde alle “acque tranquille”, il «calice esilarante» alla “coppa traboccante”, i «lunghi giorni» al “per sempre” di diverse versioni moderne. Il testo dato in questa pagina è quello che la Chiesa latina ha cantato per secoli e che i santi hanno pregato; per scegliere una Bibbia per la lettura quotidiana, vedete la guida quale Bibbia cattolica leggere.
Il buon Pastore: la lettura dei Padri
Nostro Signore ha applicato a se stesso l'immagine: «Io sono il buon Pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle», dice in san Giovanni, capitolo 10. Il pastore del salmo non è dunque soltanto il Dio d'Israele in generale: è il Verbo fatto carne, che guida il suo gregge fino a dare la vita per esso.
L'Apocalisse riprende la stessa immagine alla fine della storia, quando l'Agnello diventa il pastore degli eletti: «l'Agnello, che sta nel mezzo del trono, li governerà, e guideragli alle fontane di acqua di vita» (Apocalisse 7, 17). Il Martini usa qui lo stesso verbo del salmo, «governare»: l'Agnello è il pastore che regge.
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, sente in questo salmo la Chiesa che parla a Cristo: è il Signore Gesù a pascerla, e poiché la pasce, nulla le manca. Il salmo diventa così la preghiera di ogni battezzato, che si sa guidato, nutrito e difeso.
I Padri che istruivano i nuovi battezzati sono andati oltre. Sant'Ambrogio, nel De mysteriis, e san Cirillo di Gerusalemme, nelle Catechesi mistagogiche, hanno letto questi versetti come il cammino stesso dell'iniziazione cristiana: l'acqua a cui il pastore conduce figura il Battesimo, l'unguento sul capo l'unzione del sacro crisma, la mensa preparata e il calice l'Eucaristia. Il neofita che usciva dal fonte battesimale per avanzare verso l'altare poteva cantare questo salmo vivendolo. Così letto, il Dominus regit me è un riassunto dei sacramenti: il pastore non conduce soltanto ai pascoli, dà in cibo la sua stessa carne.
Il salmo prende rilievo anche dal suo posto nel Salterio. Segue immediatamente il salmo 21 della Vulgata, il salmo della Croce. Il pastore che guida con tanta dolcezza è colui che ha attraversato per primo l'ombra della morte, con le mani e i piedi trafitti. Per questo la pecora può dire «meco sei tu» fino nella morte: il suo pastore vi è passato prima di lei.
Il salmo 23 nella liturgia del 1962
Prima del giovedì. Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale riordinato da san Pio X nel 1911, il salmo 22 si recita a Prima del giovedì, l'Ora che apre la giornata di lavoro, sotto l'antifona In loco pascuæ ibi Dominus me collocavit. Ogni settimana la Chiesa affida la sua fatica alla guida del pastore. Lo trovate alla sua ora nel breviario del giorno.
L'Ufficio dei defunti. La Chiesa lo canta anche nel Mattutino dei morti: con i salmi 24 e 26 della Vulgata (25 e 27 delle Bibbie moderne) forma il secondo notturno, sotto l'antifona In loco pascuæ ibi me collocavit, «mi ha posto in luoghi di pascolo». L'anima che ha appena attraversato l'ombra della morte è affidata al pastore che la conduce alla sua casa. Per questo il salmo si addice ai funerali e alla preghiera per i defunti.
Nel Messale. Il Messale del 1962 lo usa in Quaresima: il graduale del sabato della terza settimana, giorno in cui si legge la storia di Susanna calunniata, è il versetto 4, Si ambulem in medio umbræ mortis, non timebo mala; il communio del sabato della quarta settimana riprende i versetti 1 e 2, Dominus regit me, et nihil mihi deerit. L'alleluia della Messa di san Pio X, il 3 settembre, canta i versetti 5 e 6, la mensa e il calice.
Questi usi non vanno confusi con il “salmo responsoriale” dei lezionari riformati dopo il 1969, dove lo stesso testo ritorna spesso con il ritornello “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”: la forma tradizionale lo canta all'Ufficio per intero, con il Gloria Patri.
Come pregare il salmo 23
Al mattino. È l'ora che gli assegna il Breviario. Recitato al risveglio, affida la giornata alla guida di Dio: non si chiede che la strada sia facile, ma di essere condotti «pe' sentieri della giustizia». Si inserisce bene nella preghiera del mattino.
Dopo la Comunione. I Padri vi hanno letto la mensa e il calice del Signore. Ripeterlo lentamente in ringraziamento, dopo la Messa, è riconoscere nell'Ostia ricevuta la mensa di cui parla il salmo: «Hai imbandita dinanzi a me una mensa».
Nella prova e nel lutto. Il versetto 4 è la preghiera di chi attraversa la notte. Al capezzale di un morente o per un defunto, il salmo intero dice la fede della Chiesa nella casa dove il pastore conduce i suoi.
Con gli altri salmi di fiducia. La pietà lo accosta volentieri al salmo 91 (Vulgata 90), Qui habitat, la preghiera di protezione, e al salmo 121 (Vulgata 120), Levavi oculos, il salmo del viaggiatore. Il primo dice Dio come rifugio, il secondo come custode; il salmo 23 li riunisce nella figura del pastore.
Lo si dice senza fretta, lasciando posare ogni immagine, e lo si conclude con il Gloria Patri, come all'Ufficio.
Domande Frequenti
Perché il salmo 23 si chiama anche salmo 22?
Perché esistono due numerazioni del Salterio. La Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, lo contano come salmo 22; l'ebraico e le Bibbie moderne come salmo 23. È lo stesso testo, il Dominus regit me, che in Italia si cerca spesso come “salmo 22 Il Signore è il mio pastore”.
Chi ha scritto il salmo 23?
Il salmo porta il titolo «Salmo di Davidde», Psalmus David nella Vulgata. La tradizione lo attribuisce quindi al re Davide, che fu pastore prima di essere unto da Samuele. Come per tutta la Scrittura, l'autore umano scrive sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, vero autore del testo.
Che cosa dice il versetto 4 del salmo 23?
Nel Martini: «quand'anche io camminassi in mezzo all'ombra di morte, non temerò disastri, perché meco sei tu». Le Bibbie moderne traducono dall'ebraico con l'immagine della valle oscura. Il versetto insegna che la fiducia non cancella la prova, ma la attraversa con Dio presente.
Che cosa significa “Il Signore è il mio pastore”?
Che Dio conduce, nutre e difende l'anima come un pastore il suo gregge, tanto che non le mancherà nulla. Cristo ha applicato a sé l'immagine chiamandosi il buon Pastore che dà la vita per le pecore. I Padri leggono nel seguito del salmo il Battesimo, la Cresima e l'Eucaristia.
Il salmo 23 è una preghiera del mattino o della sera?
La sua ora liturgica è il mattino: il Breviario romano del 1962 lo pone a Prima del giovedì. Nulla impedisce di pregarlo la sera, nella malattia o per un defunto, perché la Chiesa lo canta anche nell'Ufficio dei morti.
Il salmo 22 “Dio mio, perché mi hai abbandonato” è lo stesso salmo?
No. È il salmo 22 delle Bibbie moderne, salmo 21 della Vulgata, il salmo della Passione che Gesù pregò sulla Croce. Nel Salterio precede immediatamente il salmo del pastore, e i Padri hanno letto i due testi insieme: prima la Croce, poi i pascoli.
Perché il salmo 23 si prega per i defunti?
Perché parla dell'ombra di morte attraversata senza paura e si chiude nella casa del Signore. La Chiesa lo ha posto nel Mattutino dei morti, al secondo notturno, dove lo canta per le anime che attendono la visione di Dio; per questo si addice ai funerali e alla preghiera per i defunti.
Il salmo 23 protegge dai pericoli?
Non promette l'assenza di prove, ma la presenza di Dio dentro di esse: «non temerò disastri, perché meco sei tu» (v. 4). Si prega come abbandono nelle mani del Pastore, non come una formula.
Si possono pregare insieme il salmo 23 e il salmo 91?
Sì, nulla lo impedisce e la pietà li accosta volentieri. Il salmo 23 canta Dio come il pastore che guida, il salmo 91 come il rifugio che protegge dalla paura della notte e dai pericoli del giorno. Uniti, formano una preghiera di fiducia per il tempo della prova.
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