La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 24 (Vulgata 23): Domini est terra, il Re della gloria
Domini est terra
Il salmo 24 delle Bibbie moderne è il salmo 23 della Vulgata, il *Domini est terra*: il canto processionale delle porte eterne che si alzano davanti al Re della gloria, che la Chiesa applica all'Ascensione, alla discesa di Cristo agli inferi e al suo ingresso nell'anima. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, la lettura dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 23 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 22.
1 Prima sabbati. Psalmus David. Domini est terra, et plenitudo ejus ; orbis terrarum, et universi qui habitant in eo.
1 Salmo di Davidde pel primo giorno della settimana. Del Signore ell'è la terra, e tutto quello, che la riempie; il mondo, e tutti i suoi abitatori.
2 Quia ipse super maria fundavit eum, et super flumina præparavit eum.
2 Imperocché egli la fondò superiore ai mari, e al di sopra de' fiumi la collocò.
3 Quis ascendet in montem Domini ? aut quis stabit in loco sancto ejus ?
3 Chi salirà al monte del Signore, o chi starà nel suo santuario?
4 Innocens manibus et mundo corde, qui non accepit in vano animam suam, nec juravit in dolo proximo suo :
4 Colui, che ha pure le mani, e il cuore mondo, e non ha ricevuta in vano l'anima sua, e non ha fatto giuramento al suo prossimo per ingannarlo.
5 hic accipiet benedictionem a Domino, et misericordiam a Deo salutari suo.
5 Questi avrà benedizione dal Signore, e misericordia da Dio suo Salvatore.
6 Hæc est generatio quærentium eum, quærentium faciem Dei Jacob.
6 Tale è la stirpe di coloro, che lo cercano, di coloro, che cercano la faccia del Dio di Giacobbe.
7 Attollite portas, principes, vestras, et elevamini, portæ æternales, et introibit rex gloriæ.
7 Alzate, o principi, le vostre porte, e alzatevi voi, porte dell'eternità; ed entrerà il Re della gloria.
8 Quis est iste rex gloriæ ? Dominus fortis et potens, Dominus potens in prælio.
8 Chi è questo Re della gloria? il Signore forte, e potente, il Signore potente nelle battaglie.
9 Attollite portas, principes, vestras, et elevamini, portæ æternales, et introibit rex gloriæ.
9 Alzate, o principi, le vostre porte e alzatevi voi, porte dell'eternità; ed entrerà il Re della gloria.
10 Quis est iste rex gloriæ ? Dominus virtutum ipse est rex gloriæ.
10 Chi è questo Re della gloria? il Signore degli eserciti egli è il Re della gloria.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 24 o salmo 23?
Questo salmo porta due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 24; la Vulgata, la Settanta e i libri liturgici della Chiesa lo contano come salmo 23, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. È lo stesso testo, che in latino comincia con Domini est terra, et plenitudo ejus. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi.
Lo scarto crea due equivoci, perché ciascuno dei due numeri indica anche un altro salmo:
- salmo 23 (ebraico) = salmo 22 (Vulgata): il salmo del buon pastore, che il Martini traduce «Il Signore mi governa», presentato alla pagina del salmo 23 (Vulgata 22). Chi cerca «salmo 23» cerca quasi sempre quello;
- salmo 24 (Vulgata) = salmo 25 (ebraico): l'Ad te, Domine, levavi, l'introito della prima domenica d'Avvento, che trovate alla pagina del salmo 25 (Vulgata 24). In un messalino antico il «salmo 24» è quello.
I numeri dei versetti, invece, coincidono: il versetto 7 della CEI è il versetto 7 del Martini.
Che cosa significa il salmo 24?
Il titolo della Vulgata dice: «Salmo di Davidde pel primo giorno della settimana» (v. 1), prima sabbati. Nel Tempio, ogni giorno della settimana aveva il suo salmo, e questo si cantava il primo giorno, quello che i cristiani chiamano domenica, il giorno della Risurrezione. La tradizione lo collega al giorno in cui Davide fece salire l'arca dell'alleanza sul monte Sion. Il salmo procede come una processione in tre tappe: la terra intera, il monte santo, le porte della città.
La terra è del Signore (v. 1-2). Il salmo si apre con un'affermazione senza confini: «Del Signore ell'è la terra, e tutto quello, che la riempie; il mondo, e tutti i suoi abitatori». Il Dio che sta per entrare nel suo santuario non è un dio locale: è lui che ha fondato la terra «superiore ai mari» (v. 2). San Paolo cita il versetto per insegnare ai Corinzi che ogni cibo viene da Dio: «Conciossiachè del Signore è la terra, e quello, che la riempie» (1 Corinzi 10, 26).
Chi salirà? (v. 3-6). Arrivato ai piedi del monte, il corteo domanda: «Chi salirà al monte del Signore, o chi starà nel suo santuario?» (v. 3). La risposta non è rituale ma morale: «Colui, che ha pure le mani, e il cuore mondo, e non ha ricevuta in vano l'anima sua, e non ha fatto giuramento al suo prossimo per ingannarlo» (v. 4). Le mani dicono le opere, il cuore le intenzioni; ricevere invano la propria anima è sprecare la vita data da Dio in cose vane.
Il salmo 15 ebraico (Vulgata 14) pone la stessa domanda: «Signore, chi abiterà nel tuo tabernacolo, ovver chi riposerà nel tuo santo monte?». Cristo la porterà a compimento nella sesta beatitudine: «Beati coloro, che hanno il cuor puro: perché questi vedranno Dio» (Matteo 5, 8). Il salmo aggiunge che tale è «la stirpe di coloro, che lo cercano, di coloro, che cercano la faccia del Dio di Giacobbe» (v. 6).
Le porte e il Re (v. 7-10). Il corteo è ora davanti alle porte. Una voce intima loro di aprirsi: «Alzate, o principi, le vostre porte, e alzatevi voi, porte dell'eternità; ed entrerà il Re della gloria» (v. 7). I custodi rispondono con una domanda: «Chi è questo Re della gloria?» Ed ecco la risposta: «il Signore forte, e potente, il Signore potente nelle battaglie» (v. 8). Il dialogo si ripete, e la seconda risposta dà il nome intero: «il Signore degli eserciti egli è il Re della gloria» (v. 10). Le porte sono chiamate «porte dell'eternità»: sono più antiche della città, come se il salmo parlasse già di altre porte che quelle di Gerusalemme.
Chi è il Re della gloria?
I Padri rispondono con una sola voce: è Cristo. San Giustino, nel II secolo, nel Dialogo con Trifone, applica già il salmo all'Ascensione: le porte eterne sono quelle del cielo, che si aprono davanti al Signore risorto, e le potenze celesti domandano chi sia questo re che sale con la carne umana. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, ne fa una sfida ai persecutori: colui che credevano debole è il Signore forte e potente, colui che credevano vinto è il Signore potente nelle battaglie, vincitore della morte. Il racconto degli Atti, in cui «una nuvola lo tolse agli occhi loro» (Atti 1, 9), trova qui il suo canto d'accoglienza; per questo la pietà lo unisce alla festa dell'Ascensione.
San Paolo dà a Cristo il titolo stesso del salmo quando scrive che i principi di questo secolo, se avessero conosciuto la sapienza di Dio, «non avrebber giammai crocifisso il Signor della gloria» (1 Corinzi 2, 8). Il re «potente nelle battaglie» è il Crocifisso vincitore, quello che la Chiesa onora nella festa di Cristo Re.
La liturgia aggiunge un altro ingresso: la discesa agli inferi. Il Sabato santo, come si dirà, la Chiesa canta Elevamini, portæ æternales: Cristo morto infrange le porte del regno dei morti e ne fa uscire i giusti che lo attendevano. La tradizione spirituale, infine, legge un ingresso più intimo, quello di Cristo nell'anima, secondo la parola dell'Apocalisse: «Ecco, che io sto alla porta, e picchio: chi udirà la mia voce, e aprirammi la porta, entrerò da lui» (Apocalisse 3, 20). Le porte da alzare sono allora quelle del cuore, e le mani innocenti e il cuore puro la condizione per riceverlo.
Il salmo 23 nella liturgia del 1962
Nel Breviario. Il Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), recita il salmo 23 a Prima del lunedì, con l'antifona Innocens manibus et mundo corde ascendet in montem Domini, tratta dal versetto 4; lo seguono le due sezioni del salmo 19 ebraico (Vulgata 18), Cæli enarrant, altro canto del Creatore. Potete pregarlo alla sua ora nel breviario.
Il salmo è anche uno dei più usati nel Mattutino delle feste. Il Sabato santo apre il secondo notturno delle Tenebre con l'antifona Elevamini, portæ æternales, et introibit Rex gloriæ; la stessa antifona lo accompagna nell'ottava di Natale e nella festa di Cristo Re. Ricorre nel Mattutino di Ognissanti, con l'antifona Hæc est generatio quærentium Dominum, dell'Immacolata, dell'Assunta e di san Michele, e nei comuni della Madonna, delle Vergini e della Dedicazione della chiesa, dove l'antifona è Tollite portas, principes, vestras.
Nel Messale. La Messa della vigilia di Natale prende dal salmo il versetto dell'introito, Domini est terra, e l'offertorio Tollite portas, principes, vestras: et elevamini, portæ æternales: et introibit Rex gloriæ. Lo stesso versetto 7 è il graduale dopo la prima lettura del mercoledì delle Tempora d'Avvento. Il communio del lunedì di Passione è il versetto 10: Dominus virtutum ipse est Rex gloriæ.
La domenica delle Palme. Nel rito del 1962, mentre si distribuiscono i rami benedetti, si canta l'antifona Pueri Hebræorum, portantes ramos olivarum, obviaverunt Domino alternata con i versetti di questo salmo: Domini est terra, poi Attollite portas e la domanda sul Re della gloria. Il Re che entra a Gerusalemme è quello del salmo; vedete la Domenica delle Palme.
La consacrazione di una chiesa. Nel Pontificale romano tradizionale il vescovo bussa alla porta ancora chiusa della nuova chiesa dicendo Attollite portas, principes, vestras, e il dialogo del salmo si scambia tra il fuori e il dentro prima che la porta si apra: il Re della gloria prende possesso della casa che gli viene consacrata.
Come pregare il salmo 24
Il mattino. È l'ora che gli dà il Breviario. Recitarlo al risveglio è aprire a Dio le porte della giornata, che con tutto ciò che contiene è del Signore; si unisce bene alla preghiera del mattino.
Prima di entrare in chiesa o di comunicarsi. La domanda del versetto 3 è un esame di coscienza brevissimo: ho le mani innocenti e il cuore puro per salire verso Dio? I versetti 7-10 dispongono poi a ricevere nell'Eucaristia il Re della gloria.
La domenica. Il titolo lo destina al primo giorno della settimana: pregarlo la domenica mattina è accogliere il Risorto nel giorno della sua vittoria.
Con il salmo 27. Il desiderio di cercare «la faccia del Dio di Giacobbe» si ritrova nel salmo 27 ebraico (Vulgata 26): «la tua faccia cercherò io, o Signore».
Lo si conclude con il Gloria Patri, come all'Ufficio.
Domande Frequenti
Perché il salmo 24 si chiama anche salmo 23?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 24 delle Bibbie moderne è dunque il salmo 23 della Vulgata, il Domini est terra. Il salmo 23 delle Bibbie moderne, quello del buon pastore, è il 22 della Vulgata.
Che cosa dice il salmo 24, versetto 7?
Nel Martini: «Alzate, o principi, le vostre porte, e alzatevi voi, porte dell'eternità; ed entrerà il Re della gloria». Le Bibbie tradotte dall'ebraico parlano delle porte che alzano i loro frontali. I Padri vi vedono le porte del cielo che si aprono a Cristo nell'Ascensione.
Chi è il Re della gloria del salmo 24?
Il salmo stesso risponde: il Signore forte e potente, il Signore degli eserciti. Per la tradizione cristiana è Cristo vincitore della morte, che entra in cielo nell'Ascensione e scende agli inferi per liberarne i giusti. San Paolo lo chiama «il Signor della gloria» (1 Corinzi 2, 8).
Chi può salire al monte del Signore?
Il versetto 4 risponde: chi ha le mani innocenti e il cuore puro, chi non spreca la propria anima nella vanità e non giura per ingannare il prossimo. È la stessa promessa della beatitudine dei puri di cuore, che vedranno Dio.
Chi ha scritto il salmo 24?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Salmo di Davidde pel primo giorno della settimana». La tradizione lo collega al trasporto dell'arca sul monte Sion. Come tutta la Scrittura, è ispirato dallo Spirito Santo.
Quando si prega il salmo 24 nella liturgia?
Nel Breviario del 1962 a Prima del lunedì e nel Mattutino di molte feste, tra cui il Sabato santo, Ognissanti e Cristo Re. Nel Messale alla vigilia di Natale, nelle Tempora d'Avvento e alla distribuzione delle palme.
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