La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 25 (Vulgata 24): Ad te levavi, a te, Signore, innalzo l'anima mia
Ad te, Domine, levavi
Il salmo 25 delle Bibbie moderne è il salmo 24 della Vulgata, l'*Ad te levavi animam meam*, con cui la Chiesa apre l'anno liturgico nella prima domenica di Avvento: «A te, o Signore, innalzai l'anima mia». Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte; la guida ne spiega il significato, i versetti 4 e 5, la preghiera del peccatore che spera, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 24 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 23.
1 In finem. Psalmus David. Ad te, Domine, levavi animam meam :
1 Per la fine: salmo di Davidde. A te, o Signore, innalzai l'anima mia:
2 Deus meus, in te confido ; non erubescam.
2 Dio mio, in te confido, non abbia io da arrossire.
3 Neque irrideant me inimici mei : etenim universi qui sustinent te, non confundentur.
3 Né mi deridano i miei nemici; imperocché tutti coloro, che ti aspettano non rimarranno confusi.
4 Confundantur omnes iniqua agentes supervacue. Vias tuas, Domine, demonstra mihi, et semitas tuas edoce me.
4 Siano confusi tutti coloro, che invano commettono l'iniquità. Mostrami le tue vie, o Signore, e insegnami i tuoi sentieri.
5 Dirige me in veritate tua, et doce me, quia tu es Deus salvator meus, et te sustinui tota die.
5 Fa ch'io cammini nella tua verità, e ammaestrami, perché tu se' il Dio mio Salvatore, e te ho io aspettato tutto il giorno.
6 Reminiscere miserationum tuarum, Domine, et misericordiarum tuarum quæ a sæculo sunt.
6 Ricordati di tue misericordie, o Signore, delle tue misericordie, che furono ne' secoli addietro.
7 Delicta juventutis meæ, et ignorantias meas, ne memineris. Secundum misericordiam tuam memento mei tu, propter bonitatem tuam, Domine.
7 Non ti ricordare de' delitti di mia giovinezza, né delle mie ignoranze. Secondo la tua misericordia abbi memoria di me, o Signore, per la tua benignità.
8 Dulcis et rectus Dominus ; propter hoc legem dabit delinquentibus in via.
8 Il Signore è buono, e giusto; per questo ei darà a' peccatori la legge della via da tenere.
9 Diriget mansuetos in judicio ; docebit mites vias suas.
9 Condurrà gli umili alla giustizia; insegnerà le sue vie ai mansueti.
10 Universæ viæ Domini, misericordia et veritas, requirentibus testamentum ejus et testimonia ejus.
10 Tutte le vie del Signore (sono) misericordia, e verità per coloro, che cercano il testamento di lui, e i suoi comandamenti.
11 Propter nomen tuum, Domine, propitiaberis peccato meo ; multum est enim.
11 Pel nome tuo, o Signore, tu perdonerai il mio peccato; perché egli è grande.
12 Quis est homo qui timet Dominum ? legem statuit ei in via quam elegit.
12 Che uomo è quello, che teme il Signore? (Dio) ha data a lui la legge della via, ch'egli elesse.
13 Anima ejus in bonis demorabitur, et semen ejus hæreditabit terram.
13 L'anima di lui sarà nella copia de' beni, e la stirpe di lui avrà in retaggio la terra.
14 Firmamentum est Dominus timentibus eum ; et testamentum ipsius ut manifestetur illis.
14 Il Signore è sostegno di color che lo temono; e il testamento di lui è per essere ad essi manifestato.
15 Oculi mei semper ad Dominum, quoniam ipse evellet de laqueo pedes meos.
15 Gli occhi miei sempre rivolti al Signore; perché egli trarrà dal laccio i miei piedi.
16 Respice in me, et miserere mei, quia unicus et pauper sum ego.
16 A me volgi il tuo sguardo, e abbi pietà di me, perché io son solo, e son povero.
17 Tribulationes cordis mei multiplicatæ sunt : de necessitatibus meis erue me.
17 Le tribolazioni del mio cuore sono moltiplicate: tu mi libera da' miei affanni.
18 Vide humilitatem meam et laborem meum, et dimitte universa delicta mea.
18 Mira la mia abbiezione, e le mie pene, e perdona tutti li miei peccati.
19 Respice inimicos meos, quoniam multiplicati sunt, et odio iniquo oderunt me.
19 Pon mente a' miei nemici, come son molti di numero, e ingiustamente mi odiano.
20 Custodi animam meam, et erue me : non erubescam, quoniam speravi in te.
20 Custodisci l'anima mia, e dammi salute: non abbia io da arrossire, perché ho sperato in te.
21 Innocentes et recti adhæserunt mihi, quia sustinui te.
21 Gli innocenti, e quelli di retto cuore si sono uniti con me, perché io ti ho aspettato.
22 Libera, Deus, Israël ex omnibus tribulationibus suis.
22 O Dio, libera Israele da tutte le sue afflizioni.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 25 o salmo 24?
È un solo salmo sotto due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 25; la Vulgata, la Settanta e i libri liturgici della Chiesa lo contano come salmo 24, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. I numeri dei versetti, invece, sono gli stessi nelle due Bibbie: il titolo forma il versetto 1 in entrambe. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Lo scarto crea una doppia confusione:
- salmo 25 (ebraico) = salmo 24 (Vulgata): Ad te levavi, “A te, Signore, innalzo l'anima mia”, in questa pagina;
- salmo 24 (ebraico) = salmo 23 (Vulgata): il Domini est terra, il salmo del Re della gloria che entra per le porte eterne;
- salmo 25 della Vulgata = salmo 26 (ebraico): il Judica me, Domine, la preghiera dell'innocente.
In un messale o in un breviario antico, dunque, il «salmo 24» è l'Ad te levavi.
Che cosa significa il salmo 25?
Il titolo è «Per la fine: salmo di Davidde» (v. 1). Nell'ebraico il salmo è un acrostico: ogni versetto comincia con una lettera nuova, nell'ordine dell'alfabeto, e l'ultimo, la preghiera per Israele, resta fuori dalla serie. La forma dice qualcosa del contenuto: l'anima si consegna a Dio dalla prima all'ultima lettera, senza trattenere nulla. La traduzione latina non conserva l'artificio, ma conserva il movimento.
Innalzare l'anima (v. 1-3). Il primo gesto è un movimento verso l'alto: «A te, o Signore, innalzai l'anima mia: Dio mio, in te confido, non abbia io da arrossire» (v. 2). Innalzare l'anima significa staccarla dalle cose che passano per portarla verso Colui che non passa. Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, vi riconosce l'atto stesso della preghiera. La ragione della fiducia viene subito: «imperocché tutti coloro, che ti aspettano non rimarranno confusi» (v. 3). San Paolo lo dirà a sua volta, nella lettera ai Romani, capitolo 5: «La speranza poi non porta rossore».
«Mostrami le tue vie» (v. 4-5). Sono i versetti più cercati e più cantati, e meritano una sezione a sé (vedete sotto).
I peccati della giovinezza (v. 6-11). La domanda di luce diventa domanda di perdono. «Ricordati di tue misericordie, o Signore, delle tue misericordie, che furono ne' secoli addietro» (v. 6); e poi: «Non ti ricordare de' delitti di mia giovinezza, né delle mie ignoranze. Secondo la tua misericordia abbi memoria di me, o Signore, per la tua benignità» (v. 7). Le «ignoranze» sono i peccati commessi senza piena coscienza, che l'uomo stesso non conosce. Il salmista afferma poi la natura di Dio: «Il Signore è buono, e giusto; per questo ei darà a' peccatori la legge della via da tenere» (v. 8); il latino dice dulcis et rectus, dolce e retto. «Tutte le vie del Signore (sono) misericordia, e verità» (v. 10).
Il versetto 11 è uno dei più audaci del Salterio: «Pel nome tuo, o Signore, tu perdonerai il mio peccato; perché egli è grande» (v. 11). La grandezza della colpa non allontana da Dio; diventa il motivo stesso che il peccatore presenta alla sua misericordia.
L'uomo che teme il Signore (v. 12-14). In mezzo alle suppliche si apre una meditazione tranquilla: «Che uomo è quello, che teme il Signore?». Dio gli insegna la via, «L'anima di lui sarà nella copia de' beni, e la stirpe di lui avrà in retaggio la terra» (v. 13), e «Il Signore è sostegno di color che lo temono» (v. 14).
Il povero abbandonato (v. 15-22). La fine del salmo torna all'angoscia: «Gli occhi miei sempre rivolti al Signore; perché egli trarrà dal laccio i miei piedi». E ancora: «A me volgi il tuo sguardo, e abbi pietà di me, perché io son solo, e son povero» (v. 16). Il latino unicus et pauper dice la solitudine di chi non ha altro appoggio che Dio. L'ultimo versetto allarga la preghiera a tutto il popolo: «O Dio, libera Israele da tutte le sue afflizioni» (v. 22).
Salmo 25, 4-5: «Mostrami le tue vie, o Signore»
«Mostrami le tue vie, o Signore, e insegnami i tuoi sentieri» (v. 4). «Fa ch'io cammini nella tua verità, e ammaestrami, perché tu se' il Dio mio Salvatore, e te ho io aspettato tutto il giorno» (v. 5). In latino: Vias tuas, Domine, demonstra mihi, et semitas tuas edoce me. Le Bibbie moderne traducono “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”, ed è uno dei ritornelli più noti dei salmi cantati in Italia.
È la preghiera di chi cerca la volontà di Dio, prima di una scelta, nell'incertezza di una vocazione, nel buio di una prova. Il salmista non chiede che la strada gli sia spiegata tutta in anticipo: chiede di essere istruito passo per passo, e accetta di aspettare «tutto il giorno». Il cristiano sa che quella via ha un volto. Gesù ha detto: «Io sono via, verità, e vita» (Giovanni 14, 6). Domandare a Dio le sue vie è chiedere di seguire Cristo.
Un peccatore che spera
Ciò che dà a questo salmo la sua nota propria è l'unione della fiducia e della compunzione. Il salmista non si dice giusto: parla dei suoi delitti, delle sue ignoranze, del suo peccato che «è grande». Eppure non smette di sperare. La tradizione vi ha visto il modello della preghiera umile, quella del pubblicano del Vangelo che, senza osare alzare gli occhi, dice soltanto: «Dio, abbi pietà di me peccatore» (Luca 18, 13).
Il salmo non è contato tra i sette salmi penitenziali, ma ne ha lo spirito, vicinissimo al salmo 51 (Vulgata 50), Miserere. Prepara bene il cuore alla confessione e all'atto di dolore: il versetto 18, «Mira la mia abbiezione, e le mie pene, e perdona tutti li miei peccati» (v. 18), è già un'accusa e una domanda di assoluzione.
Il salmo 25 nella liturgia del 1962
L'Avvento. Il salmo apre l'intero anno liturgico. L'introito della prima domenica di Avvento ne è tratto: Ad te levavi animam meam: Deus meus, in te confido, non erubescam. Dallo stesso salmo vengono anche il graduale di quella Messa, Universi, qui te exspectant, non confundentur, Domine, e l'offertorio, che riprende di nuovo l'Ad te levavi. La Chiesa comincia la sua attesa del Salvatore con questo grido di desiderio e di fiducia; per questo la prima domenica di Avvento era chiamata anche, dalle sue prime parole, domenica Ad te levavi.
La Quaresima. La Quaresima vi attinge più di ogni altro tempo. L'introito della seconda domenica, Reminiscere miserationum tuarum, Domine, viene dal versetto 6, e il suo graduale, Tribulationes cordis mei dilatatæ sunt, dai versetti 17 e 18; l'introito della terza domenica, Oculi mei semper ad Dominum, dal versetto 15. Il Reminiscere si canta già il mercoledì delle Tempora di Quaresima; l'offertorio Ad te, Domine, levavi ritorna il giovedì dopo le Ceneri e il mercoledì della seconda settimana; il communio del martedì di Passione, Redime me, Deus Israel, ex omnibus angustiis meis, è il versetto 22.
Altre Messe. Il graduale della festa del Sacro Cuore è preso dai versetti 8 e 9, Dulcis et rectus Dominus: propter hoc legem dabit delinquentibus in via. L'offertorio della decima domenica dopo Pentecoste è ancora l'Ad te, Domine, levavi.
Il Breviario. Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 24 si recita a Prima del martedì, diviso in tre sezioni (versetti 1-7, 8-14, 15-22), sotto l'antifona Deus meus, in te confido, non erubescam. Potete pregarlo alla sua ora nel breviario del giorno.
L'Ufficio dei defunti. Con il salmo 23 (Vulgata 22), Il Signore mi governa, e il salmo 27 (Vulgata 26), Dominus illuminatio mea, forma il secondo notturno del Mattutino dei morti, sotto l'antifona Delicta juventutis meæ, et ignorantias meas ne memineris, Domine. Il versetto 7 diventa la preghiera della Chiesa per l'anima che compare davanti a Dio.
Come pregare il salmo 25
Durante l'Avvento. È il suo tempo proprio. Dirlo ogni giorno dell'Avvento, o anche solo il primo versetto al risveglio, significa unirsi alla Chiesa che attende il Natale.
Prima di una decisione. Quando non si sa quale strada prendere, i versetti 4 e 5 sono una preghiera già pronta: chiedere a Dio di mostrare le sue vie, poi aspettare «tutto il giorno», senza forzare la risposta.
Prima della confessione. I versetti 7, 11 e 18 dispongono all'accusa dei peccati e alla fiducia nel perdono, insieme all'esame di coscienza.
Nella solitudine. Il versetto 16, «perché io son solo, e son povero», dà parole a chi si sente abbandonato.
Per i defunti. Con l'antifona Delicta juventutis meæ, come all'Ufficio dei morti, il salmo si prega per le anime del purgatorio.
Lo si conclude con il Gloria Patri, come all'Ufficio.
Domande Frequenti
Perché il salmo 25 si chiama anche salmo 24?
Perché la Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia cattolica, uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. Il salmo 25 delle Bibbie moderne è quindi il salmo 24 della Vulgata, l'Ad te levavi, con gli stessi numeri di versetto.
Che cosa dicono i versetti 4 e 5 del salmo 25?
Nel Martini: «Mostrami le tue vie, o Signore, e insegnami i tuoi sentieri» e «Fa ch'io cammini nella tua verità, e ammaestrami, perché tu se' il Dio mio Salvatore». È la preghiera di chi cerca la volontà di Dio e accetta di essere guidato passo per passo.
Chi ha scritto il salmo 25?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Per la fine: salmo di Davidde». La tradizione lo riceve come la preghiera del re penitente, ispirata dallo Spirito Santo.
Perché il salmo 25 apre l'Avvento?
Perché l'introito della prima domenica di Avvento, primo giorno dell'anno liturgico, è tratto dal suo primo versetto: Ad te levavi animam meam. Anche il graduale e l'offertorio di quella Messa vengono da questo salmo, che esprime il desiderio e la fiducia di chi attende il Salvatore.
Il salmo 25 è un salmo di fiducia o di penitenza?
L'uno e l'altro. Dice la fiducia («in te confido, non abbia io da arrossire») e la compunzione («Non ti ricordare de' delitti di mia giovinezza»). È la preghiera di un peccatore che spera, ed è per questo una delle più giuste del Salterio.
Che cosa significa «perdonerai il mio peccato; perché egli è grande»?
Il salmista non presenta a Dio i propri meriti, ma la grandezza della propria miseria, e si appoggia sul «nome» del Signore, cioè sulla sua fedeltà. Più grande è il peccato, più grande appare la misericordia che lo perdona.
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