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Il libro dei Proverbi
Il libro dei Proverbi raccoglie le sentenze di sapienza attribuite al re Salomone: il timor di Dio, la prudenza, il governo della lingua, la vita di famiglia, il lavoro. Qui sotto trovate i trentuno capitoli nella traduzione di mons. Antonio Martini, con il latino della Vulgata a fronte; la guida che segue spiega chi ha scritto il libro, di che cosa parla, i versetti più celebri e la lettura che ne fa la Chiesa.
Leggere Proverbi: 31 capitoli
Il libro dei Proverbi è il manuale di vita dell'Antico Testamento. Non racconta alcuna storia e non segue quasi nessun ordine: insegna, versetto dopo versetto, come vivere sotto lo sguardo di Dio. Un padre parla al figlio, la Sapienza grida nelle piazze, e le sentenze si susseguono sulla pigrizia e sul lavoro, sulla parola e sul silenzio, sulla superbia e sull'umiltà, sulla ricchezza, l'amicizia, il matrimonio, l'educazione dei figli. Tutto poggia su un principio posto fin dal primo capitolo: «Il timor del Signore egli è il principio della sapienza» (Pr 1, 7).
Il titolo latino, Liber Proverbiorum, e quello ebraico, Mishlé, indicano delle “parabole”, cioè sentenze coniate per essere ricordate. Il Martini traduce così il primo versetto: «Parabole di Salomone figliuolo di David, re d'Israele» (Pr 1, 1). Non vanno confusi con i proverbi popolari: sono parola di Dio, e sotto questa sapienza molto concreta i Padri hanno riconosciuto un mistero più alto. Nel capitolo 8 la Sapienza parla in persona, e la Chiesa vi sente il Verbo eterno e, nella sua liturgia, la Vergine Maria.
Chi ha scritto il libro dei Proverbi?
La Chiesa ha ricevuto i Proverbi come opera del re Salomone, e il libro stesso ne dà le ragioni. Tre titoli lo nominano: al primo capitolo, in testa al capitolo 10 e al capitolo 25: «Queste parabole ancora sono di Salomone, e furon messe insieme dagli uomini di Ezechia re di Giuda». La storia sacra concorda con questi titoli. Salomone chiese a Dio un cuore docile, come racconta il III libro dei Re (1 Re nelle Bibbie moderne), capitolo 3: «Dà adunque al tuo servo un cuor docile». E il testo precisa più avanti: «E Salomone pronunziò tre mila parabole: e le sue canzoni furono mille, e cinque» (1 Re 4, 32). Nostro Signore ricorda la regina del mezzogiorno, che «venne dall'estremità della terra a udire la sapienza di Salomone» (Mt 12, 42).
Il libro riunisce però più raccolte, e lo dice da sé. Le «parole de' saggi» formano una sezione propria (22, 17 – 24, 34). Gli ultimi due capitoli portano altri titoli. Dove l'ebraico nomina Agur figlio di Jaké, la Vulgata traduce il senso dei nomi: «Parole di colui, che aduna, figliuolo di lui, che messe fuora la sapienza» (Pr 30, 1); per questo molti commentatori latini vi hanno visto designazioni simboliche di Salomone. Il capitolo 31 si apre con le «Parole del re Lamuele» (Pr 31, 1), che spesso è stato identificato con Salomone stesso. Gli autori cattolici concordano nell'attribuire a Salomone le tre parti che portano il suo nome (capitoli 1 – 9, 10 – 22, 16 e 25 – 29); l'autore principale del libro, insegna la Chiesa, è lo Spirito Santo.
Quando è stato scritto?
Secondo la tradizione, le sentenze di Salomone risalgono al suo regno, nel X secolo avanti Cristo. Il libro si è poi formato per tappe: circa due secoli più tardi, gli scribi del santo re Ezechia, il cui regno è raccontato nel IV libro dei Re (2 Re), capitoli 18 – 20, trascrissero una nuova raccolta di parabole di Salomone (25, 1), e vi si unirono le altre collezioni. La forma definitiva si colloca al più tardi al tempo di Esdra. Molti esegeti moderni datano la redazione finale dopo l'esilio, pur riconoscendo l'antichità di molte sentenze. Al tempo degli Apostoli il libro è citato come Scrittura.
Di cosa parla il libro dei Proverbi? Riassunto
L'elogio della Sapienza (capitoli 1 – 9)
Dopo un breve prologo sullo scopo del libro, «Donde apparar la sapienza, e la disciplina» (1, 2), viene il suo motto: il timor del Signore, principio della sapienza. Un padre si rivolge al “figliuol mio” in discorsi continui. Nel capitolo 1 mette in guardia dalla compagnia dei violenti, mentre «La sapienza esce fuora cantando, alza la voce sua nelle piazze». Il capitolo 2 mostra da quali mali la sapienza libera; il capitolo 3 chiama alla fiducia in Dio, all'offerta delle primizie, alla pazienza sotto la correzione divina; il capitolo 4 trasmette l'esortazione ricevuta dal padre: «Fa acquisto della sapienza, fa acquisto della prudenza» (Pr 4, 5).
I capitoli 5 e 7 mettono in guardia contro la donna straniera e adultera, la cui casa conduce alla morte. Il capitolo 6 aggiunge consigli sulle garanzie, sulla pigrizia e sulle sette cose che il Signore detesta. La sezione si innalza nel capitolo 8, dove la Sapienza racconta la sua origine eterna presso Dio, e si chiude nel capitolo 9 con due inviti opposti: il banchetto della Sapienza, che ha costruito la sua casa su sette colonne, e il richiamo della donna stolta, i cui convitati «vanno nel profondo dell'inferno» (Pr 9, 18).
Le parabole di Salomone (capitoli 10 – 22, 16)
Qui cominciano le sentenze vere e proprie. Ogni versetto forma un tutto, e il più delle volte oppone il giusto all'empio, il saggio allo stolto: «Il saggio figliuolo da consolazione al padre suo: ma il figliuolo stolto è l'afflizione di sua madre» (Pr 10, 1). Trattano della bilancia giusta (capitolo 11), del lavoro della terra (capitolo 12), della correzione dei figli (capitolo 13), della risposta dolce (capitolo 15), della superbia e della Provvidenza (capitolo 16), dell'amicizia e del silenzio (capitolo 17), del vino, della buona moglie, del cuore del re che è nella mano di Dio (capitoli 18 – 21).
Le parole dei saggi (22, 17 – 24)
Un nuovo titolo invita: «Porgi le tue orecchie, e ascolta le parole de' saggi» (Pr 22, 17). Queste sentenze sono più lunghe, spesso raggruppate in quattro versi. Mettono in guardia contro la golosità alla tavola dei grandi, contro l'ubriachezza e l'invidia dei malvagi. Nel capitolo 23 l'ubriaco è descritto con un'ironia pungente: «A chi i guai? al padre di chi i guai? a chi le risse?» Una breve appendice, nel capitolo 24, si chiude sul campo del pigro, invaso dalle ortiche.
Le parabole raccolte dagli uomini di Ezechia (capitoli 25 – 29)
La seconda raccolta salomonica somiglia alla prima: sui re e i consiglieri, sul nemico da nutrire (capitolo 25), sullo stolto e sul pigro (capitolo 26), sull'amicizia e sull'incertezza del domani (capitolo 27), sulla confessione delle colpe e sul buon governo (capitoli 28 e 29).
Le parole di Agur e di Lamuele, e la donna forte (capitoli 30 e 31)
Il capitolo 30 contiene l'umile preghiera di un saggio che chiede: «Non darmi mendicità, né ricchezze, ma concedimi quel, che è necessario al mio vivere» (Pr 30, 8), seguita da sentenze numeriche: tre cose, e una quarta. Il capitolo 31 riporta i consigli della madre del re Lamuele contro la lussuria e il vino, poi il poema finale, acrostico alfabetico nell'ebraico, sulla donna forte: «Chi troverà una donna forte? il pregio di lei è come delle cose portate di lontano, e dalle estremità della terra» (Pr 31, 10).
Temi e lettura cattolica
Il timor del Signore
Il libro ruota attorno a questa espressione (1, 7; 9, 10; 15, 33). Non si tratta di un terrore servile, ma del rispetto filiale di un figlio verso il padre, che la tradizione conta tra i sette doni dello Spirito Santo enumerati da Isaia al capitolo 11. La sapienza si riceve da Dio prima di praticarla: «Spera con tutto il cuor tuo nel Signore, e non appoggiarti alla tua prudenza» (Pr 3, 5). E il timore di Dio non è solo l'inizio, è anche la scuola: «Il timor del Signore è maestro di sapienza: e alla gloria va innanzi l'umiltà» (Pr 15, 33).
Proverbi 8: la Sapienza e il Verbo eterno
Nel capitolo 8, che si cerca spesso come “Proverbi 8, 22-31”, la Sapienza parla in nome proprio: «Il Signore mi ebbe con seco nel cominciamento delle opere sue, da principio, prima che alcuna cosa creasse» (Pr 8, 22); «Con lui era io disponendo tutte le cose» (Pr 8, 30). I Padri hanno letto queste parole del Figlio, il Verbo che «era appresso Dio», per mezzo del quale «furon fatte le cose tutte» (Gv 1, 3); san Paolo chiama Cristo «sapienza di Dio» (1 Cor 1, 24).
Poiché il greco porta «mi creò», gli ariani fecero di questo versetto la loro arma; sant'Atanasio rispose, nel secondo discorso contro gli ariani, che esso si intende dell'Incarnazione del Verbo e non della sua generazione eterna. Il latino possedit, che il Martini rende con «mi ebbe con seco», conserva questo senso. Il libro della Sapienza sviluppa lo stesso ritratto.
La Madonna, Sede della Sapienza
La Chiesa legge questo passo, Dominus possedit me, come epistola della Natività di Maria (8 settembre) e dell'Immacolata Concezione (8 dicembre). Il papa Pio IX spiega nella bolla Ineffabilis Deus (1854) che la liturgia applica all'origine della Vergine le parole che la Scrittura dice della Sapienza increata, perché la sua predestinazione fu decretata insieme con l'Incarnazione del Verbo. È il senso mariano dell'Immacolata Concezione e della Natività di Maria, e la ragione per cui le litanie lauretane invocano Maria come Sedes Sapientiae.
Il banchetto della Sapienza e l'Eucaristia
«La sapienza si è fabbricata una casa, ella ha lavorate sette colonne. Ha immolate le sue vittime: ella ha annacquato il suo vino, e imbandita la sua mensa»; e poi: «Venite, mangiate il mio pane, e bevete il vino, che io ho annacquato per voi» (Pr 9, 1-5). San Cipriano cita questo testo nella lettera a Cecilio come figura del sacrificio del Signore, e sant'Agostino, nella Città di Dio (XVII, 20), vede nella casa l'umanità che il Verbo si è costruita nel seno della Vergine, e nella mensa l'altare del sacerdozio secondo l'ordine di Melchisedech.
La vita morale
La maggior parte dei Proverbi è una morale molto semplice: il lavoro contro la pigrizia, la castità contro la lussuria, la lingua governata, l'umiltà, l'elemosina, la sobrietà, i doveri dei genitori e dei figli. L'elenco che comincia con «Sei sono le cose, che il Signore ha in odio, e la settima è all'anima di lui in esecrazione» (Pr 6, 16-19) e la sentenza «Alla caduta va innanzi la superbia» (Pr 16, 18) sono testi classici della dottrina sui sette peccati capitali. La prudenza, prima delle virtù cardinali, è lodata quasi a ogni pagina.
Gli Apostoli leggono i Proverbi
Il Nuovo Testamento cita il libro come parola di Dio. «corregge il Signore quelli che ama» (3, 12) è ripreso nell'Epistola agli Ebrei; «Dio resiste a' superbi, e agli umili da la grazia» (Gc 4, 6) segue il greco di 3, 34; «la carità cuopre la moltitudine de' peccati» (1 Pt 4, 8) fa eco a 10, 12; i carboni ardenti radunati sul capo del nemico (25, 21-22) passano nell'Epistola ai Romani; e san Pietro cita il cane che torna al suo vomito (26, 11) in 2 Pt 2, 22.
Le frasi più belle del libro dei Proverbi
- Pr 3, 5-6: «Spera con tutto il cuor tuo nel Signore, e non appoggiarti alla tua prudenza. In tutte le tue circostanze ripensa a lui, ed egli reggerà i tuoi passi.» Lo stesso capitolo chiama la sapienza «l'albero della vita per quelli, che la abbracciano» (Pr 3, 18).
- Pr 4, 18 e 23: «la via de' giusti, simile alla luce […] la quale s'avanza, e cresce fino al giorno perfetto»; «Con ogni vigilanza custodisci il cuor tuo, perché da questo viene la vita.»
- Pr 6, 6: «Va, o pigro dalla formica, e il fare di lei considera, e impara ad esser saggio».
- Pr 15, 1: «Una dolce risposta rompe l'ira: una parola cruda accende il furore.»
- Pr 16, 9: «Il cuore dell'uomo fa i suoi disegni; ma spetta al Signore di dirigere i suoi passi.» L'Imitazione di Cristo ne ha tratto la formula divenuta proverbiale: Homo proponit, sed Deus disponit, l'uomo propone e Dio dispone.
- Pr 17, 17, l'amicizia: «Chi è amico, ama in ogni tempo; e il fratello si sperimenta nelle afflizioni.»
- Pr 18, 22: «Chi trova una buona moglie. Ha trovato un bene, e riceverà consolazione dal Signore.»
- Pr 22, 1: «Una buona riputazione val più, che le molte ricchezze».
- Pr 22, 6: «Il giovinetto presa che ha sua strada non se ne allontanerà nemmen quando sarà invecchiato.»
- Pr 24, 16: «sette volte caderà il giusto, e risorgerà».
- Pr 27, 1: «Non ti vantare di cosa, che abbia da essere, mentre non sai quel, che possa produrre il dì vegnente.»
- Pr 27, 17: «Il ferro assottiglia il ferro, e l'uomo assottiglia l'ingegno del suo amico.»
- Pr 28, 13: «Chi nasconde i suoi delitti, non avrà bene; ma chi li confessa, e gli abbandona, otterrà misericordia.»
- Pr 31, 30: «Fallace è l'avvenenza, ed è vana la beltà: la donna, che teme il Signore sarà quella, che avrà lode.»
I Proverbi nel canone e nella liturgia
Un libro protocanonico
I Proverbi sono un libro protocanonico: fanno parte degli Scritti della Bibbia ebraica, e dunque si trovano nelle Bibbie cattoliche come in quelle protestanti. Nell'Antico Testamento cattolico appartengono ai libri sapienziali, con Giobbe, i Salmi, l'Ecclesiaste, il Cantico dei Cantici, la Sapienza e l'Ecclesiastico. I concili di Ippona (393) e di Cartagine (397) contano i “cinque libri di Salomone”, e il concilio di Trento, nella sessione IV (8 aprile 1546), nomina i Proverbi tra i libri canonici.
San Girolamo tradusse i Proverbi dall'ebraico, insieme all'Ecclesiaste e al Cantico; nella prefazione ai libri di Salomone dice di avervi dedicato tre giorni. La Vulgata conserva in alcuni punti righe venute dalla tradizione greca, assenti dall'ebraico; per il resto la numerazione è quasi identica a quella delle Bibbie moderne, sicché “Proverbi 31” o “Proverbi 18” indicano lo stesso capitolo nel Martini e nella CEI.
Nel Breviario e nel Messale del 1962
- L'ufficio del tempo. Nel Breviario romano i Proverbi aprono la lettura del Mattutino nel mese di agosto, la prima settimana, prima dell'Ecclesiaste, della Sapienza e dell'Ecclesiastico.
- Le feste della Madonna. Proverbi 8, 22-35 è l'epistola della Natività della Beata Vergine e dell'Immacolata Concezione; il Messale la annuncia con il titolo Lectio libri Sapientiae, nome che la liturgia dà a tutti i libri sapienziali. Lo stesso passo torna, in parte, per la Madonna del Rosario (7 ottobre).
- Le sante donne. L'elogio della donna forte, Mulierem fortem quis inveniet (31, 10-31), è l'epistola della Messa Cognovi, del comune delle sante donne né vergini né martiri.
- Il tempo dopo la Pentecoste. La comunione della XI domenica, Honora Dominum de tua substantia, è tratta da Proverbi 3, 9-10: «Onora il Signore colle tue facoltà, e da a lui le primizie di tutti i frutti tuoi» (Pr 3, 9).
Come leggere il libro dei Proverbi
Leggete i capitoli 1 – 9 tutti di seguito, come un'unica esortazione: danno la chiave di tutto il resto. Poi rallentate. Le raccolte che cominciano al capitolo 10 non si leggono come un racconto; si prendono pochi versetti alla volta, per essere ricordati e messi in pratica. Un'antica consuetudine, semplice e feconda, consiste nel leggere un capitolo al giorno secondo la data del mese: i trentuno capitoli vi si prestano esattamente.
Tenete il III libro dei Re a portata di mano per la vita di Salomone. Rileggete il capitolo 8 prima delle feste della Madonna, e proseguite poi con l'Ecclesiaste, che segue i Proverbi nella Vulgata. Tutti i libri sono riuniti nella Bibbia di Iter Fidei, e il capitolo del giorno si legge anche nell'app Bibbia cattolica.
Domande Frequenti
Chi ha scritto il libro dei Proverbi?
La Chiesa ha ricevuto il libro come opera del re Salomone, figlio di Davide, che tre titoli designano (1, 1; 10, 1; 25, 1). Il libro riunisce però più raccolte: le parole dei saggi, sentenze trascritte dagli uomini del re Ezechia, e le parole di Agur e di Lamuele negli ultimi due capitoli. Il suo autore principale è lo Spirito Santo.
Che cosa contiene il libro dei Proverbi?
Contiene esortazioni alla sapienza (capitoli 1 – 9), due grandi raccolte di sentenze di Salomone (10 – 22 e 25 – 29), le parole dei saggi (22 – 24) e un'appendice che si chiude con l'elogio della donna forte (30 e 31). Vi si trovano consigli sul timor di Dio, la prudenza, la parola, il lavoro, il denaro, l'amicizia, il matrimonio e l'educazione dei figli.
Che cosa significa «Il timor del Signore egli è il principio della sapienza»?
Questo versetto (Pr 1, 7) è il motto del libro. Il timor del Signore non è una paura servile, ma il rispetto di un figlio che non vuole offendere il padre; è uno dei sette doni dello Spirito Santo. È il principio della sapienza, perché chi riconosce Dio per quello che è comincia a giudicare tutte le cose secondo verità.
Chi è la donna forte di Proverbi 31?
La donna forte, o donna virtuosa, è il ritratto della sposa ideale che chiude il libro (Pr 31, 10-31): laboriosa, prudente, caritatevole verso i poveri, timorata di Dio. La Chiesa legge questo passo nella Messa delle sante donne, e i Padri vi hanno visto anche una figura della Chiesa e della Vergine Maria.
Quali sono le sette cose che Dio detesta secondo i Proverbi?
Il capitolo 6, versetti 16-19, elenca sei cose che il Signore ha in odio e una settima che detesta: gli occhi altieri, la lingua bugiarda, le mani che spargono il sangue innocente, il cuore che macchina perversi disegni, i piedi veloci a correre al male, il testimone falso, e chi semina discordie tra fratelli. Non è l'elenco dei sette peccati capitali, ma vi si avvicina.
Quanti capitoli ha il libro dei Proverbi?
Il libro dei Proverbi ha trentuno capitoli, nella Vulgata come nelle Bibbie moderne. Da questo numero è nata l'usanza di leggerne un capitolo per ogni giorno del mese.
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