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Il Cantico dei Cantici
Il Cantico dei Cantici, che la tradizione attribuisce al re Salomone, è il dialogo d'amore dello Sposo e della Sposa, che la Chiesa legge come il canto dell'amore di Cristo per la Chiesa, per l'anima fedele e per la Vergine Maria. Qui sotto trovate gli otto capitoli nel testo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida che segue ne spiega l'autore, il riassunto, il significato, i passi più belli e l'uso nella liturgia.
Leggere Cantico dei Cantici: 8 capitoli
Il Cantico dei Cantici è il più breve dei libri sapienziali e quello che i santi hanno amato di più. Non contiene leggi, né racconti, né insegnamenti diretti: è un dialogo d'amore tra uno Sposo e una Sposa, interrotto dagli interventi di un coro, le «figlie di Gerusalemme». La Sposa cerca, trova, perde e ritrova il suo Diletto; lo Sposo la chiama, la loda, la dichiara unica. Il titolo, secondo l'uso ebraico del superlativo (come “Santo dei santi” o “Re dei re”), vuol dire il cantico più bello, il cantico per eccellenza.
La Chiesa non vi ha mai visto un semplice poema profano: come la Sinagoga vi leggeva l'amore di Dio per Israele, essa vi ascolta l'amore di Cristo per la sua Chiesa, per ogni anima che chiama all'unione e, prima di tutte, per la Vergine Maria. Per questo un libro così breve, e spesso sconcertante per il lettore moderno, ha nutrito tanti commenti, da Origene a san Bernardo, e tante antifone della liturgia mariana.
Chi ha scritto il Cantico dei Cantici?
La Sinagoga e la Chiesa hanno ricevuto il Cantico come opera del re Salomone, figlio di Davide. Lo dice il titolo latino, Canticum Canticorum Salomonis. Salomone è nominato nel testo: la Sposa si dice bella «come i padiglioni di Salomone» (Ct 1, 4), e il capitolo 3 descrive il suo letto e il suo cocchio (Ct 3, 7-11).
Alla fine del libro la Vulgata traduce il suo nome ebraico con «il pacifico»: «Il pacifico ebbe una vigna nella popolosa (città)» (Ct 8, 11). Lo Sposo è un re, e la Sposa è chiamata «Sulamitide» (6, 12), nome che molti accostano a quello stesso di Salomone. Il libro si addice al re di cui la Scrittura dice: «E Salomone pronunziò tre mila parabole: e le sue canzoni furono mille, e cinque» (III Re 4, 32, 1 Re nelle Bibbie moderne).
I dottori ebrei e i Padri, da Origene a san Gregorio Magno, hanno commentato il Cantico come opera di Salomone. Dal XIX secolo molti critici pensano a un poeta più tardo o a una raccolta di canti d'amore messa insieme dopo l'esilio. Lo ricordiamo perché la domanda è frequente; ma la tradizione della Chiesa nomina Salomone, e la Chiesa non ha definito nulla sull'autore umano, mentre ha sempre ricevuto il libro come ispirato.
Quando è stato scritto il Cantico dei Cantici?
Se è di Salomone, il Cantico appartiene al suo regno, nel X secolo avanti Cristo: l'età d'oro di Israele, quella della costruzione del Tempio. Con i Proverbi e l'Ecclesiaste (il Qoelet) forma i tre libri di Salomone. Origene, nel prologo del suo commento, vi vede una scala: i Proverbi insegnano al principiante a vivere bene, l'Ecclesiaste a disprezzare le cose che passano, e il Cantico conduce l'anima purificata all'amore di Dio. I critici moderni che lo datano dopo l'esilio si appoggiano su alcuni tratti del vocabolario ebraico; sono argomenti discussi e non decisivi, e la Chiesa non ha fissato alcuna data.
Di cosa parla il Cantico dei Cantici? Riassunto
Il Cantico è un dialogo. Parla la Sposa, risponde lo Sposo, e il coro delle figlie di Gerusalemme interroga e ascolta. Le scene sono legate da un ritornello che torna tre volte, «Io vi scongiuro, o figliuole di Gerusalemme, pe' caprioli, e pe' cervi de' campi, che non rompiate il sonno della Diletta» (Ct 2, 7; 3, 5; 8, 4), e da un movimento costante di unione, perdita e ritrovamento. Nonostante i cambi di scena, il libro forma un tutto.
Il desiderio della Sposa (capitoli 1, 1 – 2, 7)
Il poema si apre nel cuore del desiderio, con il bacio chiesto allo Sposo (Osculetur me osculo oris sui), e subito la Sposa supplica: «Traimi tu dietro a te, correremo noi all'odore de' tuoi profumi» (Ct 1, 3). Si dice «Negra son io, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Cedar, ma bella come i padiglioni di Salomone» (Ct 1, 4), e domanda al pastore: «Fammi sapere, o amore dell'anima mia, il luogo de' tuoi paschi, il luogo, dove in sul meriggio riposi» (Ct 1, 6).
Nel capitolo 2 riposa alla sua ombra, «e il suo frutto al mio palato fu dolce», e aggiunge: «M'introdusse nella conserva dei vini: contro di me pose in ordinanza la carità» (Ct 2, 4). I Padri hanno amato quest'ultima parola, ordinavit in me caritatem: l'amore vero è un amore ordinato, che mette Dio al primo posto e ogni cosa al suo.
La primavera e la ricerca notturna (2, 8 – 3, 5)
Lo Sposo viene: «Voce del mio Diletto: ecco, ch'egli viene saltellando pei monti, travalicando i colli» (Ct 2, 8). Si ferma dietro il muro, guarda dalle finestre e chiama: «Sorgi, affrettati, o mia Diletta, colomba mia, speciosa mia, e vieni» (Ct 2, 10), perché l'inverno è passato e «I fiori apparvero sulla nostra terra» (Ct 2, 12). Nel capitolo 3 la Sposa lo cerca di notte: «Nel mio letticciuolo le notti lui cercai, che è l'amore dell'anima mia, lo cercai, e nol trovai» (Ct 3, 1). Gira per la città, interroga le sentinelle, e infine: «trovai l'amor dell'anima mia: lo presi, e nol lascerò» (Ct 3, 4).
Le nozze del re (3, 6 – 5, 1)
«Chi è costei, che ascende per il deserto quasi piccola colonna di fumo dagli aromati di mirra, e d'incenso» (Ct 3, 6)? Avanza il cocchio di Salomone, e le figlie di Sion escono a vedere il re incoronato «nel giorno dello sposalizio di lui, e nel giorno della letizia del cuor suo» (Ct 3, 11). Nel capitolo 4 lo Sposo loda la Sposa dal capo ai piedi, la dichiara senza macchia, «Tutta bella se' tu, o mia Diletta, e macchia non è in te» (Ct 4, 7), e la chiama «Orto chiuso o sorella mia Sposa, orto chiuso, fonte sigillato» (Ct 4, 12). Lei lo invita nel suo giardino, e al primo versetto del capitolo 5 egli vi entra: «Son venuto nel mio giardino, sorella mia Sposa».
La prova dell'assenza (5, 2 – 6, 11)
«Io dormo, e veglia il mio cuore» (Ct 5, 2). Lo Sposo bussa; la Sposa tarda ad aprire, e quando apre egli si è ritirato: «lo cercai, e nol trovai, chiamai, e non mi rispose» (Ct 5, 6). Percossa dalle guardie della città, descrive tuttavia alle figlie di Gerusalemme colui che ama: «Il mio Diletto candido, e rubicondo, eletto tralle migliaia» (Ct 5, 10), «ed egli è tutto desiderabile» (Ct 5, 16). Nel capitolo 6 lo ritrova nel suo orto, tra i gigli, ed egli la proclama unica: «Una è la mia colomba, la mia perfetta» (Ct 6, 8).
La Sulamitide e l'amore forte come la morte (6, 12 – 8, 14)
Il coro grida: «Ritorna, ritorna, o Sulamitide» (Ct 6, 12), e il capitolo 7 canta di nuovo la sua bellezza, fino al dono della Sposa: «Io (sono) del mio Diletto, ed egli verso di me è rivolto» (Ct 7, 10), «e i nuovi, e i vecchi a te, o mio Diletto, gli ho serbati» (Ct 7, 13). Nel capitolo 8 la Sposa sale dal deserto, «ricolma di delizie, appoggiata sopra del suo Diletto» (Ct 8, 5), e il canto tocca il vertice: l'amore è forte come la morte (8, 6-7, commentato più sotto). Si chiude con l'ultima parola della Sposa: «Fuggi, o mio Diletto: sii tu simile al cavriolo, e al cerbiatto sui monti degli aromati» (Ct 8, 14).
Significato del Cantico dei Cantici: la lettura cattolica
Lo Sposo e la Sposa in tutta la Scrittura
Il Cantico non è isolato. Per bocca dei profeti Dio si dice lo sposo di Israele. In Osea promette: «E meco ti sposerò in eterno» (Os 2, 19); in Isaia: «come il gaudio dello sposo è la sposa, così sarai tu il gaudio del tuo Dio» (Is 62, 5). San Giovanni Battista chiama Cristo lo Sposo: «Sposo è quegli, che ha la sposa» (Gv 3, 29). San Paolo, parlando del matrimonio, scrive: «Questo sacramento è grande, io però parlo riguardo a Cristo, ed alla Chiesa» (Ef 5, 32), e la Scrittura si chiude sull'annuncio: «sono venute le nozze dell'Agnello» (Ap 19, 7). Come il salmo 44 della Vulgata (45 nelle Bibbie moderne), canto nuziale del Re, il Cantico è il canto di queste nozze.
La lettura dei Padri
I dottori ebrei leggevano già il Cantico come l'amore di Dio per Israele; rabbi Akiba, nel I secolo dopo Cristo, lo chiamava il Santo dei santi tra gli Scritti. Origene gli dedicò un commento e alcune omelie, e san Girolamo, traducendone due, scrisse che Origene, se negli altri libri aveva superato tutti, nel Cantico aveva superato se stesso. Seguirono san Gregorio di Nissa, sant'Ambrogio, san Gregorio Magno, san Beda il Venerabile. Teodoro di Mopsuestia, che vi vedeva soltanto un canto d'amore umano, fu sconfessato dalla tradizione, e i suoi scritti furono condannati dal II Concilio di Costantinopoli (553).
San Bernardo di Chiaravalle dedicò al Cantico ottantasei sermoni e morì nel 1153 senza aver oltrepassato l'inizio del capitolo 3: è una delle vette della letteratura mistica latina. Sulla sua scia scrissero Guglielmo di Saint-Thierry e, molto più tardi, i mistici spagnoli.
Tre applicazioni: la Chiesa, l'anima, la Vergine
La tradizione legge la Sposa in tre modi, che non si escludono.
- La Chiesa, una e santa, sempre cercata dal suo Signore. Si applica all'unità della Chiesa «Una è la mia colomba», e al dovere dei pastori contro le false dottrine «Pigliateci le piccole volpi, che danno il guasto alle vigne» (Ct 2, 15).
- L'anima fedele, chiamata all'unione con Dio attraverso la prova e l'assenza. È la lettura dei mistici: san Bernardo, santa Teresa d'Avila nei suoi Pensieri sull'amore di Dio, e san Giovanni della Croce, il cui Cantico spirituale segue passo passo il poema di Salomone. San Francesco di Sales lo cita a ogni pagina del Teotimo.
- La Vergine Maria, infine, la più perfetta delle anime e la figura della Chiesa. La liturgia le applica «Tutta bella se' tu, o mia Diletta, e macchia non è in te» (Ct 4, 7), nell'antifona Tota pulchra es, Maria e nella festa dell'Immacolata Concezione. San Girolamo, nel trattato contro Gioviniano, legge l'«orto chiuso» e il «fonte sigillato» di Maria madre e vergine. Due titoli delle Litanie lauretane, Turris Davidica e Turris eburnea, vengono dalle lodi della Sposa: «Il tuo collo come la torre di Davidde» (4, 4) e «Il tuo collo come torre d'avorio» (Ct 7, 4).
Un libro per le anime mature
Origene riferisce che gli Ebrei non lasciavano leggere questo libro ai giovani, e san Girolamo, nella lettera a Leta sull'educazione della figlia, voleva che la fanciulla lo leggesse per ultimo, dopo il resto della Scrittura, perché non vi vedesse solo le parole della carne senza cogliere le nozze spirituali che esse cantano. Dio ha scelto il più nobile degli amori umani per parlare del suo. Il Cantico onora così l'amore degli sposi, che san Paolo fa immagine di Cristo e della Chiesa, e insieme lo innalza verso l'amore che non passa.
I passi più belli del Cantico dei Cantici
Ecco i versetti che si cercano e si citano di più, nel testo del Martini.
- Ct 1, 4: «Negra son io, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Cedar, ma bella come i padiglioni di Salomone». La Chiesa, umile di fuori e bella di dentro; le Bibbie moderne traducono “Bruna sono ma bella”.
- Ct 1, 14: «Bella veramente se' tu, o mia Diletta: bella veramente se' tu, gli occhi tuoi son di colomba». È il “Come sei bella, amica mia” delle traduzioni moderne, che torna in Ct 4, 1: «Quanto mai bella se' tu, o mia Diletta, quanto bella se' tu!».
- Ct 2, 1-2: «Io fiore del campo, e giglio delle valli. Come il giglio in mezzo alle spine, così la mia diletta tralle fanciulle».
- Ct 2, 9: «Il mio Diletto è somigliante ad un capriolo, e ad un cerbiatto», il versetto che molti cercano nella forma moderna “A un cerbiatto somiglia il mio amore”.
- Ct 2, 16 e 6, 2: «A me il Diletto mio, e io a lui, il quale tra i gigli pascola»; «Io al mio Diletto, e a me il Diletto mio». La reciprocità perfetta dell'amore.
- Ct 4, 9: «Tu hai ferito il cuor mio, o sorella mia Sposa».
- Ct 6, 9: «Chi è costei, che esce fuora come aurora sorgente, bella come la luna, eletta come il sole, terribile come un esercito messo in ordine di battaglia?». La liturgia lo canta della Madonna.
- Ct 8, 6-7: «Pommi come sigillo sopra il cuor tuo, come sigillo sopra il tuo braccio: perocché forte come la morte ell'è la dilezione» e «Le molte acque non poterono estinguere la carità, né le fiumane la soverchieranno».
Cantico dei Cantici 8, 6-7: significato
È il vertice del libro. Il sigillo, in Oriente, si portava al collo o al braccio e rappresentava la persona stessa: la Sposa chiede di essere impressa nel cuore e nell'opera dello Sposo. L'amore è «forte come la morte» perché nessuno gli sfugge, come nessuno sfugge alla morte; e le «molte acque» non lo spengono. I Padri l'hanno riferito all'amore di Cristo, che lo ha condotto fino alla Croce, e all'amore dell'anima che nessuna prova riesce ad arrestare. Notate le parole del Martini: «dilezione» e «carità» ricalcano il latino dilectio e caritas, là dove le Bibbie moderne dicono semplicemente «amore». Il traduttore ricorda così che qui non si parla di un sentimento passeggero, ma dell'amore che viene da Dio.
Una nota sulla numerazione
La Vulgata, che il Martini segue, numera i versetti in modo diverso dalle Bibbie moderne italiane in due punti. Nel capitolo 1 le Bibbie fatte sull'ebraico contano come versetto 1 il titolo: il loro versetto 1, 5 (“Bruna sono ma bella”) è qui 1, 4. Dalla fine del capitolo 5 al capitolo 7 la Vulgata è ugualmente indietro di un versetto: «Ritorna, ritorna, o Sulamitide» (6, 12) è il 7, 1 delle Bibbie moderne, e “Chi è costei che sorge come l'aurora” è il loro 6, 10. Nel primo versetto, infine, il Martini rende il latino ubera con «mammelle», là dove chi traduce dall'ebraico legge “le tue tenerezze”.
Il Cantico dei Cantici e il matrimonio
Molti cercano il Cantico “per il matrimonio”, e a ragione: nessun libro della Bibbia dice con più forza la dignità dell'amore sponsale. Nelle celebrazioni nuziali di oggi si sceglie spesso il passo dell'amore forte come la morte (8, 6-7). Il messale del 1962, nella Messa per gli sposi, legge invece la lettera agli Efesini (5, 22-33) e il Vangelo di Matteo sull'indissolubilità (19, 3-6): è la chiave che spiega il Cantico, perché il matrimonio cristiano è il segno visibile delle nozze di Cristo con la Chiesa. Chi vuole un versetto del Cantico per un biglietto di nozze troverà nel Martini, oltre a 8, 6-7, «A me il Diletto mio, e io a lui» (2, 16) e «Una è la mia colomba, la mia perfetta» (6, 8).
Il Cantico nel canone e nella liturgia
Un libro protocanonico
Il Cantico è un libro protocanonico, ricevuto dal canone ebraico, dalla Settanta e da tutte le Chiese cristiane; le Bibbie protestanti lo chiamano anche “Cantico di Salomone”. Nella Vulgata sta tra i libri sapienziali, dopo l'Ecclesiaste e prima della Sapienza. San Girolamo lo tradusse dall'ebraico insieme ai Proverbi e all'Ecclesiaste. Il Concilio di Trento, nella sessione IV (8 aprile 1546), lo annovera tra i libri sacri e canonici.
Nel messale del 1962
- Visitazione della Beata Vergine (2 luglio). L'Epistola è il richiamo della primavera, Cantico 2, 8-14, e le letture del primo notturno del Mattutino sono prese dal Cantico.
- Santa Maria Maddalena (22 luglio). L'Epistola unisce la ricerca notturna (3, 2-5) e «forte come la morte» (8, 6-7), perché la Maddalena cercò il Signore al sepolcro.
- Apparizione della Madonna di Lourdes (11 febbraio). Il graduale riprende «I fiori apparvero sulla nostra terra» e «Sorgi, o mia Diletta» (2, 12 e 10); vedete la Madonna di Lourdes.
- Immacolata Concezione (8 dicembre). Il versetto dell'Alleluia è Tota pulchra es, Maria, et macula originalis non est in te, costruito su Cantico 4, 7.
- Santa Teresa del Bambino Gesù (3 ottobre) ha per introito Veni de Libano, sponsa mea (4, 8-9), e santa Margherita Maria Alacoque (17 ottobre) ha per introito Sub umbra illius, quem desideraveram, sedi (2, 3).
Nel Breviario
Ai Vespri delle feste della Madonna le antifone dei salmi sono tratte dal Cantico: Dum esset Rex in accubitu suo (1, 11), Laeva ejus sub capite meo (2, 6), Nigra sum, sed formosa (1, 4), Jam hiems transiit (2, 11), Speciosa facta es et suavis in deliciis tuis (7, 6). Sono le antifone del Comune della Madonna e si ritrovano in molte sue feste nel Breviario, mentre alcune solennità, come l'Assunta o l'Immacolata, hanno antifone proprie; sull'ora del vespro vedete anche i Vespri.
Come leggere il Cantico dei Cantici
Leggetelo prima tutto d'un fiato: otto capitoli brevi, una ventina di minuti. Annotate chi parla a ogni versetto, la Sposa, lo Sposo o le figlie di Gerusalemme, perché il senso dipende da questo; le parole in parentesi del Martini, come «(è)» o «(sono)», sono aggiunte del traduttore per rendere chiaro l'italiano. Poi rileggetelo un capitolo al giorno, chiedendovi come ogni versetto parla di Cristo e della sua Chiesa, della Madonna e della vostra anima. È un libro per l'orazione più che per lo studio, e la migliore introduzione restano i sermoni di san Bernardo e il Cantico spirituale di san Giovanni della Croce.
Gli altri libri di Salomone, i Proverbi e il Qoelet, preparano a questa lettura, come voleva Origene. Tutti i libri sono riuniti nella Bibbia online di Iter Fidei, e il Cantico si legge anche nell'app Bibbia cattolica.
Domande Frequenti
Che cos'è il Cantico dei Cantici?
È un libro poetico dell'Antico Testamento, uno dei sapienziali, composto da otto capitoli. Ha la forma di un dialogo d'amore tra uno Sposo, che è re, e una Sposa, la Sulamitide, con il coro delle figlie di Gerusalemme. Il titolo significa “il cantico per eccellenza”.
Chi ha scritto il Cantico dei Cantici?
La tradizione ebraica e cristiana lo attribuisce al re Salomone, nominato nel titolo e nel testo. Molti esegeti moderni pensano a un poeta più tardo o a una raccolta di canti. La Chiesa non ha definito nulla sull'autore umano, ma ha sempre ricevuto il libro come ispirato.
Dove si trova il Cantico dei Cantici nella Bibbia?
Nell'Antico Testamento, tra i libri sapienziali: nelle Bibbie cattoliche viene dopo l'Ecclesiaste (Qoelet) e prima della Sapienza. Nel lettore di Iter Fidei è tra il Qoelet e la Sapienza.
Perché il Cantico dei Cantici è nella Bibbia?
Perché canta, sotto l'immagine dell'amore umano, l'amore di Dio per il suo popolo. La Sinagoga vi leggeva l'amore di Dio per Israele, la Chiesa vi legge l'amore di Cristo per la Chiesa, per l'anima fedele e per la Vergine Maria. Tutta la Scrittura, dai profeti all'Apocalisse, parla di Dio come dello Sposo del suo popolo.
Che cosa significa «Negra son io […] ma bella»?
È la parola della Sposa in Ct 1, 4: il sole l'ha bruciata mentre custodiva le vigne, ma resta bella agli occhi dello Sposo. I Padri vi vedono la Chiesa, povera e disprezzata di fuori, bella di dentro per la grazia, o l'anima peccatrice che l'amore di Cristo rende bella. La Chiesa ne ha fatto un'antifona dei Vespri della Madonna.
Il Cantico dei Cantici è il Cantico di san Francesco?
No. Il Cantico delle creature (o di Frate Sole) è la lode composta da san Francesco d'Assisi nel XIII secolo, in volgare umbro. Il Cantico dei Cantici è un libro della Bibbia, attribuito a Salomone, scritto molti secoli prima di Cristo.
Quanti capitoli ha il Cantico dei Cantici?
Otto. La numerazione dei versetti della Vulgata, seguita dal Martini, differisce di un versetto da quella delle Bibbie moderne nel capitolo 1 e tra la fine del capitolo 5 e il capitolo 7.
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