La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 35 (Vulgata 34): Judica, Domine, la preghiera del giusto perseguitato
Il salmo 35 delle Bibbie moderne, salmo 34 della Vulgata, comincia con *Judica, Domine, nocentes me*: «Giudica, o Signore, coloro, che mi offendono: combatti coloro, che mi combattono». È la preghiera di Davide calunniato e perseguitato, che affida la sua causa a Dio invece di vendicarsi. Qui sotto trovate il testo integrale del Martini con la Vulgata latina a fronte, versetto per versetto; la guida ne spiega il significato, le maledizioni, l'uso nella Settimana Santa del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 34 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 33.
1 Ipsi David. Judica, Domine, nocentes me ; expugna impugnantes me.
1 Salmo dello stesso Davidde. Giudica, o Signore, coloro, che mi offendono: combatti coloro, che mi combattono.
2 Apprehende arma et scutum, et exsurge in adjutorium mihi.
2 Prendi l'armi, e lo scudo, e levati a darmi aita.
3 Effunde frameam, et conclude adversus eos qui persequuntur me ; dic animæ meæ : Salus tua ego sum.
3 Tira fuori la spada, e serra la strada a coloro, che mi perseguitano: dì all'anima mia: Io sono la tua salute.
4 Confundantur et revereantur quærentes animam meam ; avertantur retrorsum et confundantur cogitantes mihi mala.
4 Rimangan confusi, e svergognati tutti coloro, che tendono insidie alla mia vita. Sian messi in fuga, e in scompiglio quei, che ordiscon del male contro di me.
5 Fiant tamquam pulvis ante faciem venti, et angelus Domini coarctans eos.
5 Siano come polvere al soffiar del vento, e l'Angelo del Signore li prema.
6 Fiat via illorum tenebræ et lubricum, et angelus Domini persequens eos.
6 La loro via sia tenebrosa, e sdrucciolevole, e l'Angelo del Signore gli incalzi.
7 Quoniam gratis absconderunt mihi interitum laquei sui ; supervacue exprobraverunt animam meam.
7 Perocché senza ragione mi tesero occultamente il loro laccio di morte: ingiustamente caricarono di obbrobrj l'anima mia.
8 Veniat illi laqueus quem ignorat, et captio quam abscondit apprehendat eum, et in laqueum cadat in ipsum.
8 Venga sopra di lui un laccio, a cui egli non pensa, e dalla rete tesa occultamente da lui egli sia preso, e cada nello stesso suo laccio.
9 Anima autem mea exsultabit in Domino, et delectabitur super salutari suo.
9 Ma l'anima mia esulterà nel Signore, e si rallegrerà per la salute, che vien da lui.
10 Omnia ossa mea dicent : Domine, quis similis tibi ? eripiens inopem de manu fortiorum ejus ; egenum et pauperem a diripientibus eum.
10 Tutte quante le ossa mie diranno: Signore, chi è simile a te? Tu, che liberi il povero dalle mani di quei, che ne possono più di lui, l'abbandonato, e il povero da quelli, che lo spogliavano.
11 Surgentes testes iniqui, quæ ignorabam interrogabant me.
11 Testimoni iniqui, levatisi su, mi domandavan conto di cose, ch'io ignorava.
12 Retribuebant mihi mala pro bonis, sterilitatem animæ meæ.
12 Pel bene mi rendevan dei mali: la sterilità all'anima mia.
13 Ego autem, cum mihi molesti essent, induebar cilicio ; humiliabam in jejunio animam meam, et oratio mea in sinu meo convertetur.
13 Ma io mentre quelli mi molestavano, mi rivestii di cilizio. Umiliai col digiuno l'anima mia, e nel mio seno si aggirava la mia orazione.
14 Quasi proximum et quasi fratrem nostrum sic complacebam ; quasi lugens et contristatus sic humiliabar.
14 Quasi parente, e quasi fratello lo trattai con amore: mi umiliai come uno, che è in duolo, e in tristezza.
15 Et adversum me lætati sunt, et convenerunt ; congregata sunt super me flagella, et ignoravi.
15 Ed essi eran lieti, e si adunaron contro di me: furon messi insieme flagelli contro di me, e io non li conosceva.
16 Dissipati sunt, nec compuncti ; tentaverunt me, subsannaverunt me subsannatione ; frenduerunt super me dentibus suis.
16 Vennero in discordia, ma non si compunsero: mi tentarono, mi insultarono grandemente, digrignavano i denti contro di me.
17 Domine, quando respicies ? Restitue animam meam a malignitate eorum ; a leonibus unicam meam.
17 Signore, quando porrai tu mente? Sottraggi l'anima mia dalla malignità di costoro, dai leoni l'unica mia.
18 Confitebor tibi in ecclesia magna ; in populo gravi laudabo te.
18 Te io confesserò in una Chiesa grande; in mezzo a un popolo numeroso ti loderò.
19 Non supergaudeant mihi qui adversantur mihi inique, qui oderunt me gratis, et annuunt oculis.
19 Non abbiano da goder del mio male quelli, che ingiustamente mi sono avversi; quelli, che mi odiano senza cagione, e ammiccan cogli occhi.
20 Quoniam mihi quidem pacifice loquebantur ; et in iracundia terræ loquentes, dolos cogitabant.
20 Imperocché meco parlavan parole di pace; ma nella commozion della terra meditavano inganni.
21 Et dilataverunt super me os suum ; dixerunt : Euge, euge ! viderunt oculi nostri.
21 Dilatarono la loro bocca contro di me; dissero: Bene sta, bene sta, i nostri occhi han veduto.
22 Vidisti, Domine : ne sileas ; Domine, ne discedas a me.
22 Tu hai veduto, o Signore, non restare in silenzio: Signore, non ritirarti da me.
23 Exsurge et intende judicio meo, Deus meus ; et Dominus meus, in causam meam.
23 Levati su, e abbi a cuore il mio giudizio; la mia causa, Dio mio e Signor mio.
24 Judica me secundum justitiam tuam, Domine Deus meus, et non supergaudeant mihi.
24 Giudicami secondo la tua giustizia, o Signore Dio mio, e coloro di me non trionfino.
25 Non dicant in cordibus suis : Euge, euge, animæ nostræ ; nec dicant : Devoravimus eum.
25 Non dicano ne' loro cuori: Bene sta, buon per noi: e non dicano: Lo abbiam divorato.
26 Erubescant et revereantur simul qui gratulantur malis meis ; induantur confusione et reverentia qui magna loquuntur super me.
26 Siano tutti insieme confusi, e svergognati quelli, che si rallegrano de' miei mali. Siano vestiti di confusione, e di rossore coloro, che parlan superbamente contro di me.
27 Exsultent et lætentur qui volunt justitiam meam ; et dicant semper : Magnificetur Dominus, qui volunt pacem servi ejus.
27 Esultino, e si rallegrino quei che favoriscono la mia giustizia; e dicano sempre: Sia magnificato il Signore, quei, che la pace desiderano del servo di lui.
28 Et lingua mea meditabitur justitiam tuam ; tota die laudem tuam.
28 E la mia lingua mediterà la tua giustizia: le lodi tue tutto il giorno.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 35 o salmo 34?
Il salmo che le Bibbie moderne, a cominciare dalla CEI, numerano 35 porta il numero 34 nella Vulgata latina e nella Settanta greca, e dunque nel Breviario, nel Messale e in questo lettore. Lo scarto nasce dal fatto che le due versioni antiche uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico: da lì in poi la Vulgata ha un numero in meno. È lo stesso testo, il Judica, Domine, e i versetti hanno qui gli stessi numeri delle Bibbie italiane moderne. La tavola completa è nella pagina dei Salmi.
Attenzione dunque a chi cerca «salmo 34» o «salmo 35» in un libro antico: il salmo 34 delle Bibbie moderne è il Benedicam Dominum, salmo 33 della Vulgata, «In ogni tempo io benedirò il Signore»; il salmo 35 delle Bibbie moderne è il testo di questa pagina; il salmo 35 della Vulgata è il Dixit injustus, salmo 36 delle Bibbie moderne.
Che cosa significa il salmo 35?
Il titolo dice soltanto: «Salmo dello stesso Davidde». La tradizione vi riconosce il tempo in cui Davide, servo fedele di Saul, era braccato dal re e calunniato dai suoi cortigiani senza aver fatto nulla per meritarlo. Nel primo libro dei Re (1 Samuele nelle Bibbie moderne), capitolo 24, Davide risparmia Saul nella caverna e gli dice: «Giudice sia il Signore, e pronunzi tra me, e te: e disamini, e giudichi la mia causa». Il salmo è la preghiera che corrisponde a queste parole. Davide non alza la mano sul suo nemico: porta la sua causa davanti a Dio.
Il salmo si divide in tre parti. Ciascuna espone l'angoscia, chiede soccorso e termina con una promessa di lode: ai versetti 9-10, al versetto 18 e ai versetti 27-28. Già questa costruzione dice l'essenziale: la preghiera del perseguitato non finisce nel rancore, ma nel rendimento di grazie.
Prima parte: Dio chiamato in battaglia (v. 1-10)
Il salmo si apre con un linguaggio di guerra e di tribunale: «Giudica, o Signore, coloro, che mi offendono: combatti coloro, che mi combattono» (v. 1). Davide chiede a Dio di prendere le armi al posto suo: «Prendi l'armi, e lo scudo, e levati a darmi aita» (v. 2). Il versetto 3 contiene la domanda più profonda di tutto il salmo: «dì all'anima mia: Io sono la tua salute» (v. 3). Nella lingua del Martini «salute» vuol dire salvezza, come il latino salus. Ciò che il perseguitato desidera anzitutto non è la rovina dei nemici, ma sentirsi dire da Dio che è lui la sua salvezza.
Sant'Agostino ha fatto di questo versetto una delle preghiere delle Confessioni, nel primo libro: Dic animæ meæ: salus tua ego sum. E aggiunge di chiedere a Dio di dirlo in modo che egli lo senta davvero. Tutta la vita interiore sta in questa domanda.
Seguono le imprecazioni contro i persecutori (v. 4-8): che siano confusi, che diventino «come polvere al soffiar del vento, e l'Angelo del Signore li prema» (v. 5). Come il salmo che lo precede nella Vulgata, il Benedicam Dominum, anche questo nomina l'Angelo del Signore; ma là «Calerà l'Angelo del Signore intorno a color, che lo temono» (salmo 33, 8), qui l'Angelo incalza i malvagi. Il motivo è sempre lo stesso: hanno agito «senza ragione» (v. 7), e il laccio che hanno teso si chiuderà su di loro: il nemico «cada nello stesso suo laccio» (v. 8).
La prima parte termina nella gioia: «Ma l'anima mia esulterà nel Signore» (v. 9), e il corpo intero prende parte alla lode: «Tutte quante le ossa mie diranno: Signore, chi è simile a te?» (v. 10).
Seconda parte: i falsi testimoni e l'ingratitudine (v. 11-18)
La seconda parte descrive la calunnia: «Testimoni iniqui, levatisi su, mi domandavan conto di cose, ch'io ignorava» (v. 11). Il giusto è accusato di colpe di cui non ha nemmeno l'idea. Più doloroso ancora, gli accusatori sono persone a cui ha fatto del bene: «Pel bene mi rendevan dei mali» (v. 12).
Il salmo mostra allora quale era stata la condotta di Davide verso di loro: «Ma io mentre quelli mi molestavano, mi rivestii di cilizio. Umiliai col digiuno l'anima mia, e nel mio seno si aggirava la mia orazione» (v. 13). Aveva pregato e digiunato per loro: «Quasi parente, e quasi fratello lo trattai con amore» (v. 14). La preghiera che ritorna «nel mio seno» è quella che non ha giovato a coloro per i quali era fatta, e torna a benedire chi l'ha offerta: il bene fatto agli ingrati non va mai perduto.
Poi il grido: «Signore, quando porrai tu mente?» (v. 17). Davide chiede che sia strappata «dai leoni l'unica mia»: il latino unicam meam indica l'anima, ciò che l'uomo ha di unico e insostituibile. La parte termina con la lode pubblica: «Te io confesserò in una Chiesa grande» (v. 18).
Terza parte: l'odio senza motivo (v. 19-28)
L'ultima parte torna sui nemici, «quelli, che mi odiano senza cagione, e ammiccan cogli occhi» (v. 19). Parlano di pace e tramano l'inganno: «meco parlavan parole di pace» (v. 20); poi trionfano rumorosamente: «Bene sta, bene sta, i nostri occhi han veduto» (v. 21). A quello sguardo beffardo risponde lo sguardo di Dio: «Tu hai veduto, o Signore, non restare in silenzio» (v. 22). La preghiera si fa più incalzante: «Levati su, e abbi a cuore il mio giudizio» (v. 23), «Giudicami secondo la tua giustizia, o Signore Dio mio» (v. 24).
Il salmo si chiude con una benedizione su chi ama il giusto e con la lode: «E la mia lingua mediterà la tua giustizia: le lodi tue tutto il giorno» (v. 28).
Cristo, il giusto perseguitato
I Padri hanno riconosciuto in questo salmo la voce di Cristo nella sua Passione. Nostro Signore stesso, dopo la Cena, si applica la parola del versetto 19: «dee adempirsi quella parola scritta nella lor legge: Mi odiarono senza motivo» (Giovanni 15, 25). Lo stesso lamento si legge nel salmo 69 (Vulgata 68), Salvum me fac, altra preghiera del giusto sofferente.
I «testimoni iniqui» del versetto 11 si levano al processo di Gesù: «i principi de' sacerdoti, e tutto il consiglio cercavano false testimonianze contro Gesù per farlo morire» (Matteo 26, 59). Colui che aveva guarito, nutrito e insegnato riceve il male per il bene.
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, sente in questo salmo ora la voce del Capo, Cristo, ora quella del suo Corpo, la Chiesa perseguitata lungo i secoli. Chi lo prega sotto la calunnia lo prega dunque con Cristo, e trova nella Passione il modello della propria pazienza. Il salmo 22 (Vulgata 21), Deus, Deus meus, è il grande salmo della Croce, da leggere nella stessa luce.
Come capire le maledizioni del salmo 35?
Le imprecazioni dei versetti 4-8 e 26 fermano spesso il lettore. La tradizione cattolica ne offre tre chiavi.
La prima: non sono vendette personali. Davide si vieta di colpire Saul e rimette il giudizio a Dio; chiede che la giustizia si compia, non che gli sia lasciato il piacere di farla da sé.
La seconda: sant'Agostino spiega più volte che queste formule, sulla bocca del profeta, annunciano ciò che accadrà ai malvagi se non si convertono; sono una profezia più che un augurio.
La terza è la lettura spirituale. La tradizione monastica ha pregato questi versetti contro i nemici dell'anima, il demonio e le tentazioni, più che contro delle persone.
Il salmo stesso impedisce di leggerlo con odio, poiché chi lo prega ha digiunato e pregato per i suoi persecutori (v. 13). Il Vangelo porta a compimento la lezione: «Amate i vostri nemici: fate del bene a coloro, che vi odiano; e orate per coloro, che vi perseguitano, e vi calunniano» (Matteo 5, 44). Il salmo 109 (Vulgata 108), Deus, laudem meam, che contiene le imprecazioni più dure del Salterio, chiede la stessa lettura.
Il salmo 35, preghiera contro il male
Molti cercano il salmo 35 come preghiera “contro il male”, e spesso lo accostano al salmo 91 (Vulgata 90), Qui habitat. L'accostamento è giusto, purché si veda ciò che ciascuno porta. Il salmo 91 è il salmo della protezione fiduciosa: si prega prima del pericolo, all'ombra delle ali dell'Altissimo. Il salmo 35 è il salmo del combattimento: si prega quando l'attacco è già in corso, sotto la calunnia, l'ingiustizia o la persecuzione, e chiede a Dio di levarsi.
Si possono dire uno dopo l'altro: il salmo 35 per affidare a Dio la causa presente, il salmo 91 per stabilirsi nella fiducia. Né l'uno né l'altro agisce come una formula: la loro forza viene dalla fede di chi prega e dal Dio che invocano. Contro il male che viene dal nemico dell'anima, la Chiesa raccomanda anzitutto i sacramenti, la confessione frequente e la preghiera umile; il salmo si inserisce in questo combattimento, come le altre preghiere di liberazione, e non lo sostituisce.
Il salmo 35 nella liturgia del 1962
Mattutino del martedì. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 34 della Vulgata apre il Mattutino del martedì, che nelle ferie ha un solo notturno di nove salmi: vi occupa da solo i primi tre, diviso in tre parti con le antifone Expugna, Domine, impugnantes me, Restitue animam meam a malefactis eorum, Domine e Exsurge, Domine, et intende judicio meo. Il versetto che il salterio vi unisce, Lingua mea meditabitur justitiam tuam, è preso dall'ultimo versetto del salmo. Seguono i salmi 36, 37 e 38 della Vulgata (37, 38 e 39 delle Bibbie moderne). Ogni settimana l'Ufficio della notte fa salire a Dio il lamento del giusto perseguitato, a nome di tutta la Chiesa e di quanti soffrono ingiustamente. L'Ufficio di ogni giorno è nel breviario del giorno.
La Settimana Santa. Il Messale del 1962 gli dà soprattutto la Messa del lunedì santo: l'introito Judica, Domine, nocentes me ne riprende i versetti 1 e 2, con il versetto 3 come versetto salmico; il graduale canta i versetti 23 e 3, Exsurge, Domine, et intende judicio meo; il communio il versetto 26, Erubescant et revereantur. Il giorno seguente, martedì santo, il graduale unisce il versetto 13 ai versetti 1 e 2: Ego autem, dum mihi molesti essent, induebam me cilicio. Alle soglie della Passione la Chiesa mette così sulle labbra di Cristo la preghiera del giusto perseguitato. Vedete anche la nostra guida alla Settimana Santa.
Il tempo di Passione. Già il venerdì e il sabato della settimana di Passione il graduale riprende i versetti 20 e 22: Pacifice loquebantur mihi inimici mei, “parlavano di pace i miei nemici”, e Vidisti, Domine, ne sileas.
Come pregare il salmo 35
- Sotto la calunnia. Accusati a torto, pregate i versetti 11-18: permettono di dire a Dio ciò che non si può dire a nessuno, e di rimettere la propria difesa nelle sue mani.
- In un conflitto ingiusto. Sul lavoro, in famiglia o davanti a un tribunale, i versetti 1-3 e 23-24 chiedono a Dio di essere giudice, senza farsi giustizia da sé.
- Nel combattimento spirituale. Contro la tentazione che ritorna, il versetto 2, «Prendi l'armi, e lo scudo», si dice come un'invocazione breve.
- Per i nemici. Il versetto 13 invita a fare ciò che fece Davide: pregare e mortificarsi per chi ci fa del male.
- Per ritrovare la pace. Il versetto 3, «dì all'anima mia: Io sono la tua salute», si può ripetere da solo, lentamente, come una preghiera del cuore.
Concludete con il Gloria Patri, come la Chiesa alla fine di ogni salmo. Il salmo stesso vi conduce dal lamento alla lode.
Domande Frequenti
Perché pregare il salmo 35?
Per affidare a Dio una causa ingiusta: calunnia, persecuzione, tradimento, processo. Il salmo insegna a chiedere giustizia senza odio e ad attendere il soccorso da Dio, come Davide davanti a Saul. Termina nella lode, segno che la preghiera ha restituito la pace.
Che cosa significa «Io sono la tua salute»?
È la domanda centrale del salmo (v. 3): «salute», nell'italiano del Martini, significa salvezza. Il perseguitato vuole sentire da Dio stesso di essere salvo. Sant'Agostino l'ha ripresa nel primo libro delle Confessioni, chiedendo a Dio di dirgliela in modo che la sentisse davvero.
Il salmo 35 è una preghiera contro il male?
Sì, nel senso cristiano: chiede a Dio di difendere il giusto contro chi gli fa del male e contro il nemico dell'anima. Ma non è un esorcismo né una formula magica. La sua forza viene dalla fiducia in Dio e dalla carità di chi lo prega, che come Davide prega anche per i suoi persecutori.
Si possono pregare insieme il salmo 35 e il salmo 91?
Sì. Il salmo 91 è una preghiera di protezione e di fiducia; il salmo 35, una preghiera di liberazione quando la prova è già presente. Detti uno dopo l'altro, affidano a Dio il combattimento di oggi e la sicurezza di domani.
Il salmo 35 è di Davide?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Salmo dello stesso Davidde», Ipsi David nella Vulgata. La tradizione lo riferisce al tempo in cui era perseguitato da Saul e calunniato a corte, dopo aver servito fedelmente il re.
Il salmo 35 è un salmo di vendetta?
No. Chiede che Dio giudichi e che il male ricada su chi lo compie, ma chi prega ha egli stesso digiunato e pregato per i nemici. I Padri vi leggono una profezia del giudizio e un appello alla giustizia di Dio, e la tradizione lo applica alla lotta contro il demonio.
Dove leggere il salmo 35 sul telefono?
L'app Bibbia cattolica di Iter Fidei offre il testo del Martini con il latino a fronte, per leggere e pregare il salmo versetto per versetto anche fuori casa.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
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