La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 90 (Vulgata 89): Domine, refugium, la preghiera di Mosè
Domine, refugium
Il salmo 90 delle Bibbie moderne è il salmo 89 della Vulgata, *Domine, refugium factus es nobis*: la preghiera di Mosè, uomo di Dio, sull'eternità di Dio e la brevità della vita umana. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con il latino a fronte, versetto per versetto, e la spiegazione. Se cercate invece la preghiera di protezione *Qui habitat*, «Colui, che riposa nell'aiuto dell'Altissimo», è il salmo 91 (Vulgata 90).
Cercate il salmo 89 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 88.
1 Oratio Moysi, hominis Dei. Domine, refugium factus es nobis a generatione in generationem.
1 Orazione di Mosè uomo di Dio. Signore, tu se' stato nostro rifugio per tutte quante le età.
2 Priusquam montes fierent, aut formaretur terra et orbis, a sæculo et usque in sæculum tu es, Deus.
2 Prima che fossero fatti i monti, o formata la terra, e il mondo, da tutta l'eternità, e per tutta l'eternità, o Dio, sei tu.
3 Ne avertas hominem in humilitatem : et dixisti : Convertimini, filii hominum.
3 Non ridur l'uomo nell'abbiezione tu, che dicesti: Convertitevi, o figliuoli degli uomini.
4 Quoniam mille anni ante oculos tuos tamquam dies hesterna quæ præteriit : et custodia in nocte
4 Perocché mille anni dinanzi agli occhi tuoi son come il di di ieri, che è trapassato;
5 quæ pro nihilo habentur, eorum anni erunt.
5 E come una vigilia notturna: i loro anni saran come cosa, che nulla si stima.
6 Mane sicut herba transeat ; mane floreat, et transeat ; vespere decidat, induret, et arescat.
6 In un giorno passa com'erba: al mattino fiorisce, e passa; sulla sera cade, e s'indurisce, e si secca.
7 Quia defecimus in ira tua, et in furore tuo turbati sumus.
7 Siam venuti meno sotto il tuo sdegno, e pel tuo furore viviamo in turbamento.
8 Posuisti iniquitates nostras in conspectu tuo ; sæculum nostrum in illuminatione vultus tui.
8 Hai collocate davanti a te le nostre iniquità, e la nostra vita davanti alla luce della tua faccia.
9 Quoniam omnes dies nostri defecerunt, et in ira tua defecimus. Anni nostri sicut aranea meditabuntur ;
9 Così tutti i giorni nostri sono mancati, e noi sotto il tuo sdegno siam consumati.
10 dies annorum nostrorum in ipsis septuaginta anni. Si autem in potentatibus octoginta anni, et amplius eorum labor et dolor ; quoniam supervenit mansuetudo, et corripiemur.
10 Come tela di ragno saran considerati gli anni nostri: pe' giorni di nostra vita si hanno i settant'anni. E pe' più robusti gli ottant'anni: e il di più è affanno, e dolore. Dapoichè è venuta in aiuto la (tua) benignità; e noi sarem tosto rapiti.
11 Quis novit potestatem iræ tuæ, et præ timore tuo iram tuam
11 Chi sa conoscere la grandezza dell'ira tua? e chi sa comprendere la tua indignazione, come tu se' formidabile?
12 dinumerare ? Dexteram tuam sic notam fac, et eruditos corde in sapientia.
12 Fa adunque conoscere (a noi) la tua destra, e dà a noi un cuore illuminato dalla sapienza.
13 Convertere, Domine ; usquequo ? et deprecabilis esto super servos tuos.
13 Volgiti a noi, o Signore: e fino a quando (sarai sdegnato)? placati co' servi tuoi.
14 Repleti sumus mane misericordia tua ; et exsultavimus, et delectati sumus omnibus diebus nostris.
14 Sarem ripieni al mattino di tua misericordia, e saremo nella esultazione, e nel gaudio per tutti i giorni nostri.
15 Lætati sumus pro diebus quibus nos humiliasti ; annis quibus vidimus mala.
15 Avrem letizia per ragione de' giorni, ne' quali tu ci affliggesti, e per gli anni, ne' quali vedemmo miserie.
16 Respice in servos tuos et in opera tua, et dirige filios eorum.
16 Getta il tuo sguardo sopra i tuoi servi, e sopra le opere tue; e reggi tu i loro figliuoli.
17 Et sit splendor Domini Dei nostri super nos, et opera manuum nostrarum dirige super nos, et opus manuum nostrarum dirige.
17 E la luce del Signore Dio nostro sia sopra di noi: e governa tu in noi le opere delle nostre mani: e l'opera delle mani nostre governa tu.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 90 o salmo 89?
Sotto il numero 90 si incrociano due salmi diversi, ed è la fonte di molte confusioni. Nelle Bibbie moderne, a cominciare dalla CEI, che seguono la numerazione ebraica, il salmo 90 è la preghiera di Mosè presentata in questa pagina. Nella Vulgata latina e nella Settanta, di cui la Chiesa si è servita nella sua liturgia, questo stesso salmo porta il numero 89: Domine, refugium factus es nobis.
Ma nella numerazione della Vulgata, che è quella dei libri di preghiera tradizionali, delle novene e del Breviario, il «salmo 90» è il Qui habitat, la preghiera di protezione che le Bibbie moderne chiamano salmo 91. Le ricerche come “salmo 90 protezione divina” o “salmo 90 preghiera di liberazione” mirano quasi sempre a quest'ultimo. Tenete dunque a mente:
- salmo 90 (ebraico) = salmo 89 (Vulgata): la preghiera di Mosè, in questa pagina;
- salmo 91 (ebraico) = salmo 90 (Vulgata): il Qui habitat, la preghiera di protezione.
Allo stesso modo, il salmo 89 delle Bibbie moderne è il Misericordias Domini, salmo 88 della Vulgata. La tavola completa delle corrispondenze è nella pagina dei Salmi. I due salmi 89 e 90 della Vulgata si seguono e si rispondono: questo confessa la fragilità dell'uomo davanti a Dio, il seguente canta la sicurezza di chi si è rifugiato in lui.
Che cosa significa il salmo 90?
Il salmo mette a confronto due misure del tempo: l'eternità di Dio e la brevità dell'uomo. Tra le due c'è un solo riparo, ed è la prima parola del salmo: «Signore, tu se' stato nostro rifugio per tutte quante le età» (v. 1).
Dio, che è prima dei monti (v. 1-5). Prima di ogni cosa creata, Dio è: «Prima che fossero fatti i monti, o formata la terra, e il mondo, da tutta l'eternità, e per tutta l'eternità, o Dio, sei tu» (v. 2). Il verbo è al presente: Dio non «fu» prima del mondo, egli «è». Il salmista supplica: «Non ridur l'uomo nell'abbiezione tu, che dicesti: Convertitevi, o figliuoli degli uomini» (v. 3); l'invito alla conversione è già una promessa. Per Dio l'intera durata della storia sta in un istante: «mille anni dinanzi agli occhi tuoi son come il di di ieri, che è trapassato; E come una vigilia notturna» (v. 4-5). La vigilia della notte erano le poche ore di un turno di guardia, passate senza che le si veda.
L'uomo, erba di un giorno (v. 6-10). Di fronte a questa eternità l'uomo passa: «In un giorno passa com'erba: al mattino fiorisce, e passa; sulla sera, cade, e s'indurisce, e si secca» (v. 6). Il salmista non si limita a constatare la morte: ne dice la causa. «Hai collocate davanti a te le nostre iniquità, e la nostra vita davanti alla luce della tua faccia» (v. 8).
La brevità della vita è legata al peccato, come insegna la Genesi. L'immagine della Vulgata è sorprendente: «Come tela di ragno saran considerati gli anni nostri» (v. 10), una tela tessuta senza sosta e portata via dal minimo soffio. Viene poi il conto dei giorni: «pe' giorni di nostra vita si hanno i settant'anni. E pe' più robusti gli ottant'anni: e il di più è affanno, e dolore».
Imparare la sapienza (v. 11-12). Da questa constatazione nasce una preghiera, non la disperazione: «Fa adunque conoscere (a noi) la tua destra, e da a noi un cuore illuminato dalla sapienza» (v. 12). La misura della vita diventa una scuola.
Il mattino della misericordia (v. 13-17). Il salmo si chiude nella speranza. Mosè supplica: «Volgiti a noi, o Signore: e fino a quando (sarai sdegnato)? placati co' servi tuoi» (v. 13). Poi chiede un mattino: «Sarem ripieni al mattino di tua misericordia, e saremo nella esultazione, e nel gaudio per tutti i giorni nostri» (v. 14). L'ultima domanda consacra il lavoro umano: «E la luce del Signore Dio nostro sia sopra di noi: e governa tu in noi le opere delle nostre mani: e l'opera delle mani nostre governa tu» (v. 17). L'uomo passa, ma l'opera che Dio guida rimane.
Salmo 90, 12: “insegnaci a contare i nostri giorni”
Il versetto 12 è il più cercato del salmo, e si presenta sotto due forme. Le traduzioni dall'ebraico gli danno il senso noto a tutti: la CEI traduce “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”. La Vulgata, che il Martini traduce, porta Dexteram tuam sic notam fac, et eruditos corde in sapientia: «Fa adunque conoscere (a noi) la tua destra, e da a noi un cuore illuminato dalla sapienza» (v. 12).
Le due lezioni conducono allo stesso punto. Contare i propri giorni significa sapere che sono contati, e trarne l'unica conclusione ragionevole: ordinarli a Dio. Conoscere la destra di Dio significa vedere la sua mano nella misura che egli ha dato alla nostra vita. Diversi Padri hanno inteso la destra di Dio come Cristo stesso, per mezzo del quale il Padre opera e salva: conoscere questa destra è conoscere il Salvatore. La sapienza chiesta non è dunque una rassegnazione stoica davanti alla morte, ma la scienza della salvezza.
È la stessa preghiera del salmo 39 (Vulgata 38), dove Davide chiede: «Signore, fammi conoscere il mio fine. E qual sia il numero de' giorni miei».
«Mille anni dinanzi agli occhi tuoi son come il di di ieri»
Il versetto 4 è passato nel Nuovo Testamento. San Pietro lo riprende per rispondere a chi si spazientiva per il ritardo del ritorno di Cristo: «un giorno è dinanzi a Dio come mille anni, e mille anni come un giorno» (2 Pietro 3, 8). L'apparente lentezza di Dio non è dimenticanza: è l'eternità che guarda il tempo, e la pazienza che lascia agli uomini il tempo di convertirsi.
San Giacomo raggiunge l'altro versante del salmo, la fragilità dell'uomo: «che è la vostra vita? Ell' è un vapore, che per poco compare, e poi svanisce» (Giacomo 4). E ne trae la stessa lezione di Mosè: non progettare nulla senza dire «se il Signore vorrà».
Chi ha scritto il salmo 90? Mosè, uomo di Dio
Il titolo del salmo, nel Martini, dice: «Orazione di Mosè uomo di Dio». È l'unico salmo del Salterio che porti il nome di Mosè, e la lettura tradizionale accoglie questa attribuzione. Lo stesso titolo, «uomo di Dio», gli è dato nel Deuteronomio, all'inizio della sua ultima benedizione: «Questa è la benedizione data da Mosè, uomo di Dio, a' figliuoli d'Israele, prima della sua morte» (Deuteronomio 33, 1).
Lo si intende volentieri della fine del soggiorno nel deserto, quando Mosè vide morire tutta la generazione uscita dall'Egitto, condannata a non entrare nella Terra promessa: «In questo deserto giaceranno i vostri cadaveri», dice il Signore nel libro dei Numeri, capitolo 14. Chi aveva visto tante tombe nel deserto sapeva quanto pesano i giorni dell'uomo. Alcuni interpreti moderni datano il salmo più tardi; la tradizione della Chiesa e dei Padri lo ha sempre letto come la voce di Mosè.
Questo salmo è così la fonte scritturale del memento mori cristiano: ricordarsi della morte non per disperare, ma per diventare saggi. Si accosta al salmo 103 (Vulgata 102), che canta anch'esso: «i giorni dell'uomo sono come l'erba: egli sboccerà come il fiore dal campo», ma per opporvi subito la misericordia eterna di Dio.
Il salmo 90 nella liturgia del 1962
Lodi del giovedì. Nel salterio del Breviario romano del 1962 il salmo 89 della Vulgata si canta alle Lodi del giovedì, l'Ufficio dell'aurora, in entrambi gli schemi: le Lodi I dell'anno, con l'antifona Domine, refugium factus es nobis, e le Lodi II dei tempi di penitenza, con l'antifona Convertere, Domine, et deprecabilis esto super servos tuos. Il posto è eloquente: al levar del giorno la Chiesa fa dire al fedele «Sarem ripieni al mattino di tua misericordia», e il salmo della brevità dei giorni diventa la consacrazione della giornata che comincia. Vi si accompagna il salmo 36 (Vulgata 35), cantato nella stessa Ora. L'uso è molto antico: la Regola di san Benedetto poneva già questo salmo alle Lodi del giovedì. Potete pregare quest'Ufficio nel breviario del giorno.
Nel Messale. Il Messale del 1962 lo canta più volte:
- l'introito del martedì dopo la prima domenica di Quaresima, Domine, refugium factus es nobis, con il versetto 2 come versetto salmico;
- il graduale della VI domenica dopo Pentecoste e uno dei graduali del sabato delle Quattro Tempora di Quaresima: Convertere, Domine, aliquantulum (v. 13), con il versetto 1;
- l'alleluia della XIII domenica dopo Pentecoste (v. 1) e il graduale della XXI domenica dopo Pentecoste (v. 1-2), Domine, refugium;
- l'offertorio della festa di san Giuseppe artigiano, il 1° maggio, Bonitas Domini Dei nostri sit super nos, preso dal versetto 17 in una versione latina più vicina all'ebraico: la preghiera sulle «opere delle nostre mani» diventa la preghiera dei lavoratori cristiani.
Come pregare il salmo 90
- Al mattino. È la sua ora liturgica. È un'ottima preghiera del mattino: chiedere di essere «ripieni al mattino di tua misericordia», e che l'opera delle nostre mani sia guidata dall'alto.
- Prima del lavoro. Il suo ultimo versetto è la preghiera dell'operaio cristiano, dello studente, di chiunque cominci un'opera; si unisce bene alla preghiera per il lavoro.
- Al passare degli anni. Fine d'anno, compleanno, ingresso nella vecchiaia: quando il tempo si fa sentire, questo salmo insegna a guardarlo da cristiani.
- Nel lutto. Non nasconde la morte, ma la appoggia al rifugio che non passa, «per tutte quante le età».
- Per meditare la morte. I maestri spirituali consigliano di rileggerlo lentamente, versetto dopo versetto, fermandosi sulle immagini dell'erba e della tela di ragno.
Lo si conclude, come all'Ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Il salmo 90 e il salmo 91 sono lo stesso salmo?
No. Il salmo 90 delle Bibbie moderne è la preghiera di Mosè, Domine, refugium; il salmo 91 è il Qui habitat, la preghiera di protezione. La confusione nasce dalla Vulgata, che numera il primo 89 e il secondo 90. Un libretto di preghiere cattolico che rimanda al «salmo 90» indica dunque di solito il Qui habitat.
Qual è il salmo 90 della protezione divina?
Quello che molti cercano come “salmo 90 protezione divina” o “preghiera di liberazione” è il Qui habitat, salmo 90 della Vulgata e 91 delle Bibbie moderne: «Colui, che riposa nell'aiuto dell'Altissimo». Il suo testo e la sua spiegazione sono nella pagina del salmo 91.
Chi ha scritto il salmo 90?
Il titolo lo dice: «Orazione di Mosè uomo di Dio». È l'unico salmo il cui titolo nomina Mosè, e la tradizione della Chiesa accoglie questa attribuzione. L'autore principale è lo Spirito Santo, che ha ispirato tutta la Scrittura.
Che cosa significa il versetto 12 del salmo 90?
Secondo l'ebraico chiede a Dio di insegnarci a contare i nostri giorni per acquistare un cuore saggio. La Vulgata, tradotta dal Martini, dice: «Fa adunque conoscere (a noi) la tua destra, e da a noi un cuore illuminato dalla sapienza». In entrambi i casi è la preghiera di chi vuole vivere alla luce della morte e dell'eternità.
Che cosa dice il salmo 90 sulla durata della vita?
Il versetto 10 dà la misura comune: settant'anni, ottanta per i più robusti, e il di più «è affanno, e dolore». Non è un limite fissato da Dio a ciascuno, ma la constatazione della condizione umana. Il salmo ne trae un invito alla sapienza, non alla tristezza.
Che cosa significa “mille anni sono come un giorno”?
Il versetto 4 insegna che il tempo non misura Dio: tutta la storia è davanti a lui come un giorno trascorso. San Pietro lo riprende nella sua seconda lettera per spiegare la pazienza di Dio, che ritarda il giudizio per lasciare agli uomini il tempo del pentimento.
Quando pregare il salmo 90?
Anzitutto al mattino: il Breviario del 1962 lo canta alle Lodi del giovedì. Conviene anche alla fine di un anno, a un compleanno, nel lutto e prima di ogni lavoro, per chiedere che Dio guidi l'opera delle nostre mani.
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