La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 4: Cum invocarem, la preghiera della sera
Cum invocarem
Il salmo 4, *Cum invocarem*, è la preghiera della sera della Chiesa: Davide, circondato da detrattori, ricorda che Dio lo ha esaudito, invita al silenzio del cuore sul proprio letto e si addormenta in pace. Qui trovate il testo del Martini con la Vulgata a fronte, verso per verso; sotto, la spiegazione, il celebre versetto «In pace insieme io dormirò» e il suo posto a Compieta.
1 In finem, in carminibus. Psalmus David.
1 Per la fine: salmo, e cantico di David.
2 Cum invocarem exaudivit me Deus justitiæ meæ, in tribulatione dilatasti mihi. Miserere mei, et exaudi orationem meam.
2 Allorché io lo invocai esaudimmi il Dio di mia giustizia: tu nella tribolazione mi apristi strada spaziosa. Abbi pietà di me, ed esaudisci la mia preghiera.
3 Filii hominum, usquequo gravi corde ? ut quid diligitis vanitatem, et quæritis mendacium ?
3 Figliuoli degli uomini, e fino a quando avrete stupido il cuore? E perché amate voi la vanità, e andate dietro alla menzogna?
4 Et scitote quoniam mirificavit Dominus sanctum suum ; Dominus exaudiet me cum clamavero ad eum.
4 Or ponete mente, come il Signore ha renduto mirabile il suo santo: il Signore mi esaudirà quando io alzerò verso di lui la mia voce.
5 Irascimini, et nolite peccare ; quæ dicitis in cordibus vestris, in cubilibus vestris compungimini.
5 Adiratevi, ma guardatevi dal peccare: pentitevi ne' vostri letti delle cose, che andate dicendo ne' vostri cuori.
6 Sacrificate sacrificium justitiæ, et sperate in Domino. Multi dicunt : Quis ostendit nobis bona ?
6 Sagrificate sagrifizio di giustizia, e confidate nel Signore: molti dicono: Chi farà a noi vedere il bene?
7 Signatum est super nos lumen vultus tui, Domine : dedisti lætitiam in corde meo.
7 La luce della tua faccia è impressa sopra di noi: tu nel cuor mio infondesti letizia.
8 A fructu frumenti, vini, et olei sui, multiplicati sunt.
8 Per la copia del loro frumento, del vino, e dell'olio si sono moltiplicati.
9 In pace in idipsum dormiam, et requiescam ;
9 In pace insieme io dormirò, e mi riposerò;
10 quoniam tu, Domine, singulariter in spe constituisti me.
10 Perocché tu solo, o Signore, mi hai fondato nella speranza.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 4: perché il numero non cambia?
Per il salmo 4 non c'è nessuna confusione di numeri: le Bibbie moderne, che seguono l'ebraico, e la Vulgata, che segue i Settanta, lo chiamano entrambe salmo 4. Le due numerazioni si separano solo dal salmo 9, perché la Vulgata unisce in uno solo i salmi 9 e 10 dell'ebraico.
Cambia invece, alla fine, il numero di qualche versetto, e lo vedremo a proposito del "salmo 4 8": il versetto del sonno in pace è il 9 nella Bibbia CEI, è diviso tra i versetti 9 e 10 nel Martini, ed è l'8 nelle Bibbie che non contano il titolo come versetto.
Che cosa significa il salmo 4?
Il salmo 4 è una preghiera della sera. Comincia con il ricordo di un esaudimento, si rivolge a quelli che disprezzano il giusto, dà loro una lezione di sapienza e si chiude nel sonno tranquillo di chi ha rimesso la propria vita a Dio. Il titolo, «Per la fine: salmo, e cantico di David» (v. 1), lo lega al re profeta e alla musica del Tempio. Segue il salmo 3, che diceva il risveglio di Davide in mezzo ai nemici: «Io dormii, e assonnai, e mi svegliai, perché per man mi prese il Signore». Quello era il mattino, questo è la sera, e la tradizione li ha spesso accostati.
Versetto 2: il ricordo dell'esaudimento
«Allorché io lo invocai esaudimmi il Dio di mia giustizia: tu nella tribolazione mi apristi strada spaziosa» (v. 2). La preghiera si appoggia sull'esperienza: Davide non chiede nel vuoto, ricorda che Dio lo ha già ascoltato. L'immagine è bella: la tribolazione è una morsa, e Dio apre lo spazio, dilatasti mihi. Il cuore stretto dalla prova si dilata. E l'esperienza fonda la nuova domanda: «Abbi pietà di me, ed esaudisci la mia preghiera».
Versetti 3-6: la lezione ai figli degli uomini
Il salmista si rivolge ora agli avversari: «Figliuoli degli uomini, e fino a quando avrete stupido il cuore? E perché amate voi la vanità, e andate dietro alla menzogna?» (v. 3). Il cuore appesantito, graves corde nella Vulgata, è quello che non si alza più verso Dio, schiacciato dalle cose della terra. La vanità è ciò che non ha consistenza; la menzogna, ciò che promette la felicità senza darla.
Viene poi un avvertimento: «Or ponete mente, come il Signore ha renduto mirabile il suo santo» (v. 4). Colui che disprezzano è l'eletto di Dio. I Padri hanno inteso questo «santo» di Cristo, che il Padre ha glorificato risuscitandolo.
Il versetto 5 è tra i più ricchi del salmo: «Adiratevi, ma guardatevi dal peccare: pentitevi ne' vostri letti delle cose, che andate dicendo ne' vostri cuori» (v. 5). L'ira non è condannata in se stessa; deve restare senza peccato. San Paolo riprende queste parole nella Lettera agli Efesini, dando loro proprio un colore di sera: «Se vi adirate, guardatevi dal peccare: non tramonti il sole sopra dell'ira vostra» (Ef 4, 26). E il letto, luogo del riposo, diventa luogo della compunzione: prima di dormire si riprende nel silenzio ciò che si è detto e pensato, e ci si pente. È, in germe, l'esame di coscienza della sera.
Il versetto 6 dà il rimedio: «Sagrificate sagrifizio di giustizia, e confidate nel Signore» (v. 6). Il sacrificio di giustizia è quello di una vita retta, offerta con cuore puro. E lo stesso versetto riporta la domanda della folla, sempre attuale: «molti dicono: Chi farà a noi vedere il bene?»
Versetti 7-8: la luce del volto di Dio
La risposta è uno dei versetti più meditati della tradizione: «La luce della tua faccia è impressa sopra di noi: tu nel cuor mio infondesti letizia» (v. 7). La Vulgata dice signatum est, come un sigillo impresso nella cera. Sant'Agostino vi vede l'immagine di Dio stampata nell'anima ragionevole, che il peccato oscura senza cancellarla e che la grazia restaura. San Tommaso d'Aquino cita questo versetto nella Somma teologica per definire la legge naturale: la luce della ragione, con cui distinguiamo il bene dal male, è in noi come un'impronta della luce divina. L'uomo è stato fatto, dice la Genesi, «a nostra immagine e somiglianza» (Gn 1, 26): la luce del volto di Dio è la sua vera ricchezza.
A questa gioia interiore si oppone l'abbondanza esteriore degli altri: «Per la copia del loro frumento, del vino, e dell'olio si sono moltiplicati» (v. 8). Grano, vino e olio sono i beni della terra; non bastano a dare la pace. Il giusto ha di meno, ma ha la gioia che Dio mette nel cuore.
Salmo 4, versetto 9: «In pace insieme io dormirò»
È il versetto più cercato del salmo, e la conclusione di tutto: «In pace insieme io dormirò, e mi riposerò» (v. 9), «Perocché tu solo, o Signore, mi hai fondato nella speranza» (v. 10). In latino: In pace in idipsum dormiam, et requiescam; quoniam tu, Domine, singulariter in spe constituisti me. Le Bibbie moderne lo rendono con parole che molti conoscono a memoria: "In pace mi corico e subito mi addormento".
Versetto 8 o versetto 9?
Il Martini, che segue la Vulgata, divide questo versetto in due: il 9 dice il sonno, il 10 ne dà la ragione. La Bibbia CEI, che traduce l'ebraico e conta anche il titolo come primo versetto, ne fa un solo versetto, il 9; il suo versetto 8 è quello della gioia più grande del grano e del vino, che qui corrisponde ai versetti 7-8. Le Bibbie che non numerano il titolo, come quasi tutte le Bibbie inglesi, ne fanno invece il versetto 8. Chi cerca "salmo 4 8" cerca dunque, il più delle volte, la stessa parola: «In pace insieme io dormirò».
Il senso del versetto
In senso letterale, è la pace del giusto che, avendo rimesso la sua causa a Dio, può dormire senza paura in mezzo ai nemici. La sua sicurezza non viene dalle guardie né dai beni, ma da Dio solo: singulariter, «tu solo».
Sant'Agostino si è fermato su due parole latine, in idipsum, che il Martini rende con «insieme». Vi ha sentito il nome stesso di Dio, Colui che è sempre lo stesso e non muta: il giusto si addormenta nella pace dell'Immutabile. Nel libro IX delle Confessioni racconta come, ritirato a Cassiciaco dopo la conversione, leggesse questo salmo e ne fosse sconvolto; e questo versetto lo faceva gridare di gioia, perché vi trovava il riposo che le vanità del versetto 3 gli avevano negato.
I Padri vi hanno visto anche il riposo di Cristo nel sepolcro, addormentato nella pace e nella speranza della Risurrezione, e, al suo seguito, la buona morte del cristiano, che si addormenta nel Signore. Il sonno di ogni sera diventa così immagine e tirocinio dell'ultimo sonno.
Il salmo 4, preghiera della sera nella liturgia
A Compieta. Nel Breviario romano del 1962 il salmo 4 apre la Compieta della domenica, l'ultima Ora dell'Ufficio, detta prima del riposo notturno, con l'antifona Miserere mihi, Domine, et exaudi orationem meam, presa dal versetto 2. Lo seguono il salmo 91, Qui habitat, la grande preghiera di protezione, e il salmo 134, Ecce nunc benedicite Dominum, che invita i servi del Signore a benedirlo nella notte. Prima della riforma di san Pio X (1911) il rito romano recitava questi salmi a Compieta ogni sera, insieme ai primi versetti del salmo 30 della Vulgata, In te, Domine, speravi; il salterio riformato li ha conservati alla domenica. L'Ufficio del giorno si trova nel breviario, e l'Ora stessa è presentata nella nostra pagina sulla Compieta.
Il Sabato santo. Il salmo torna nel cuore della Settimana santa. Al Mattutino del Sabato santo, nell'ufficio delle Tenebre, apre il primo notturno con l'antifona In pace in idipsum dormiam et requiescam, e il versetto del notturno riprende le stesse parole. La Chiesa lo canta presso il sepolcro di Cristo, prima del salmo 14 e del salmo 16, Conserva me, dove «la carne mia riposerà nella speranza». La preghiera della sera di Davide diventa la preghiera del Sabato santo.
Nella Messa. Il versetto 2 dà il communio Cum invocarem te, exaudisti me, Deus justitiae meae del martedì della prima settimana di Quaresima.
Come pregare il salmo 4
- La sera, prima di dormire. È il suo luogo proprio. Si può recitare da soli o dentro la Compieta, unendosi alla preghiera della Chiesa, e concluderlo con il Gloria Patri. Trova posto in ogni preghiera della sera.
- Per l'esame di coscienza. Il versetto 5, la compunzione sul proprio letto, ne dà il metodo: riprendere la giornata davanti a Dio, pentirsi di ciò che è stato detto o fatto male e, se occorre, recitare un atto di dolore prima di addormentarsi.
- Dopo un'arrabbiatura. Con san Paolo, il salmo chiede che il sole non tramonti sull'ira: lo si prega per riconciliarsi prima della notte.
- Nell'insonnia e nell'inquietudine. Il versetto 9 si ripete piano, come un respiro: dormirò in pace, perché tu solo, Signore, mi hai fondato nella speranza.
- Per i morenti e per i defunti. Il sonno in pace è anche quello della morte cristiana; il versetto si addice al capezzale di un malato.
Domande Frequenti
Che cosa dice il salmo 4, versetto 9?
Nel Martini: «In pace insieme io dormirò, e mi riposerò», e al versetto 10: «Perocché tu solo, o Signore, mi hai fondato nella speranza». Il Martini, seguendo la Vulgata, divide tra due versetti quello che la Bibbia CEI rende con "In pace mi corico e subito mi addormento". È la conclusione del salmo, che la Chiesa ripete la domenica sera a Compieta.
Perché alcuni parlano del salmo 4, versetto 8?
Perché alcune Bibbie, specialmente inglesi, non contano il titolo del salmo come versetto: l'ultimo versetto vi porta quindi il numero 8. Nella Bibbia CEI il versetto 8 è invece quello della gioia “più grande” del grano e del vino. Per il sonno in pace, controllate sempre il testo più che il numero.
Il salmo 4 è una preghiera della sera?
Sì. Tutto il salmo conduce al sonno fiducioso dell'ultimo versetto, e il versetto 5 invita all'esame sul proprio letto. La Chiesa lo ha sempre cantato a Compieta: ogni sera prima della riforma di san Pio X, la domenica nel Breviario del 1962.
Che cosa significa il versetto 7 del salmo 4?
«La luce della tua faccia è impressa sopra di noi»: Dio ha stampato nell'anima la sua luce, come un sigillo nella cera. Sant'Agostino vi legge l'immagine di Dio nell'uomo, san Tommaso la luce della ragione naturale, con cui distinguiamo il bene dal male.
Chi ha scritto il salmo 4?
Il titolo lo attribuisce a Davide: «Per la fine: salmo, e cantico di David». La tradizione lo legge come la preghiera del re provato, che conserva in Dio una fiducia intera e può dormire in pace. Come tutta la Scrittura, ha per autore principale lo Spirito Santo.
Come meditare il salmo 4?
Si può meditare in tre tempi: ricordare gli esaudimenti passati (versetto 2), esaminare il cuore nel silenzio della sera (versetti 5 e 6), poi riposare nella fiducia (versetti 9 e 10). Sant'Agostino, nelle Confessioni, mostra l'effetto di questa meditazione su un'anima appena convertita: vi scopre la vanità di ciò che amava e la pace di Dio.
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