La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 16 (Vulgata 15): Conserva me, Domine, il Signore è la mia eredità
Conserva me, Domine
Il salmo 16 delle Bibbie moderne è il salmo 15 della Vulgata, il *Conserva me, Domine*: il canto dell'anima che ha scelto Dio come unica eredità e uno dei grandi salmi della Risurrezione, citato da san Pietro e da san Paolo. Qui sotto trovate il testo completo del Martini con la Vulgata latina a fronte; la guida ne spiega il significato, il versetto 11 delle Bibbie moderne, la lettura degli Apostoli e dei Padri, l'uso nella liturgia del 1962 e il modo di pregarlo.
Cercate il salmo 15 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 14.
1 Tituli inscriptio, ipsi David. Conserva me, Domine, quoniam speravi in te.
1 Dello stesso Davidde: iscrizione da incidersi sopra una colonna. Salvami, o Signore, perocché in te ho posta la mia speranza:
2 Dixi Domino : Deus meus es tu, quoniam bonorum meorum non eges.
2 Ho detto al Signore: Tu se' il mio Dio, e de' miei beni non hai bisogno.
3 Sanctis qui sunt in terra ejus, mirificavit omnes voluntates meas in eis.
3 A prò de' santi, che sono nella terra di lui adempiè egli mirabilmente ogni mia volontà.
4 Multiplicatæ sunt infirmitates eorum : postea acceleraverunt. Non congregabo conventicula eorum de sanguinibus, nec memor ero nominum eorum per labia mea.
4 Eran moltiplicate le loro miserie: dietro a queste camminavano velocemente. Non convocherò le loro adunanze di sangue, né rammenterò i loro nomi colle mie labbra.
5 Dominus pars hæreditatis meæ, et calicis mei : tu es qui restitues hæreditatem meam mihi.
5 Il Signore è la porzione di mio retaggio, e del mio calice: tu se' quegli, che a me restituirai la mia eredità.
6 Funes ceciderunt mihi in præclaris ; etenim hæreditas mea præclara est mihi.
6 La sorte è caduta per me sopra le cose migliori: e certamente la mia eredità è preziosa per me.
7 Benedicam Dominum qui tribuit mihi intellectum ; insuper et usque ad noctem increpuerunt me renes mei.
7 Benedirò il Signore, che a me dà consiglio: e di più ancor nella notte il mio cuore mi istruì.
8 Providebam Dominum in conspectu meo semper : quoniam a dextris est mihi, ne commovear.
8 Io antivedeva sempre dinanzi a me il Signore, perché egli si sta alla mia destra, affinchè io non sia smosso.
9 Propter hoc lætatum est cor meum, et exsultavit lingua mea ; insuper et caro mea requiescet in spe.
9 Per questo rallegrassi il mio cuore, ed esultò la mia lingua: anzi anche la carne mia riposerà nella speranza.
10 Quoniam non derelinques animam meam in inferno, nec dabis sanctum tuum videre corruptionem. Notas mihi fecisti vias vitæ ; adimplebis me lætitia cum vultu tuo : delectationes in dextera tua usque in finem.
10 Perocché tu non abbandonerai l'anima mia nell'inferno: né permetterai, che il tuo santo vegga la corruzione. Mi facesti conoscere le vie della vita, mi ricolmerai di allegrezza colla tua faccia: delizie eterne sono alla tua destra.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 16 o salmo 15?
È un solo salmo sotto due numeri. Le Bibbie moderne, compresa la CEI, seguono la numerazione ebraica e lo chiamano salmo 16; la Vulgata latina e la Settanta greca, che la Chiesa ha usato nel Messale, nel Breviario e nei commenti dei Padri, lo contano come salmo 15, perché uniscono in un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico. In latino comincia con Conserva me, Domine, e nei libri liturgici italiani si trova spesso indicato come “Sal 15 (16)”.
Chi cerca «salmo 15» può dunque volere due testi diversi:
- salmo 16 (ebraico) = salmo 15 (Vulgata): Conserva me, Domine, “Il Signore è la mia eredità”, presentato in questa pagina;
- salmo 15 (ebraico) = salmo 14 (Vulgata): il Domine, quis habitabit, «Signore, chi abiterà nel tuo tabernacolo?», che lo precede immediatamente.
I versetti coincidono fino al 10, con una sola differenza: il versetto 11 delle Bibbie moderne, quello del “sentiero della vita”, nella Vulgata e nel Martini forma la seconda metà del versetto 10. La tavola completa delle due numerazioni è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 16?
È una professione di fede personale e lieta. Chi prega ha scelto Dio, e Dio solo; e da questa scelta riceve una pace che arriva fino alla speranza di vincere la morte. Il titolo latino, Tituli inscriptio, ipsi David, che il Martini rende «iscrizione da incidersi sopra una colonna», presenta il salmo come un testo da scolpire, perché resti: la tradizione lo attribuisce a Davide.
«Salvami, o Signore» (v. 1-2). La supplica è breve e tutta fondata sulla fiducia: «Salvami, o Signore, perocché in te ho posta la mia speranza». Segue subito l'atto di fede: «Ho detto al Signore: Tu se' il mio Dio, e de' miei beni non hai bisogno» (v. 2). Dio non riceve nulla che gli manchi; è l'uomo ad aver bisogno di lui. Le Bibbie moderne traducono il primo versetto “Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio”: è la stessa preghiera.
I santi e le adunanze di sangue (v. 3-4). L'orante volge il suo affetto verso i giusti del popolo di Dio: «A prò de' santi, che sono nella terra di lui adempiè egli mirabilmente ogni mia volontà». E rifiuta ogni parte con i culti idolatrici: «Non convocherò le loro adunanze di sangue, né rammenterò i loro nomi colle mie labbra» (v. 4). È uno dei passi più oscuri del Salterio, e l'ebraico, che le Bibbie moderne seguono, parla di chi corre dietro ad altri dèi e delle loro libagioni di sangue. In entrambe le letture il senso è chiaro: il giusto non divide il suo cuore tra Dio e gli idoli.
La porzione della mia eredità (v. 5-6). È il cuore del salmo: «Il Signore è la porzione di mio retaggio, e del mio calice: tu se' quegli, che a me restituirai la mia eredità». Quando Israele entrò nella Terra promessa, ogni tribù ricevette un territorio, tranne quella di Levi, consacrata al culto. Dio aveva detto ad Aronne, nel libro dei Numeri, capitolo 18: «io tua porzione, ed eredità in mezzo a' figliuoli d'Israele». Chi prega fa suo questo privilegio: non ha altra terra che Dio.
Di qui la gioia del versetto 6: «La sorte è caduta per me sopra le cose migliori: e certamente la mia eredità è preziosa per me» (v. 6). Il latino dice funes ceciderunt mihi in præclaris: le parti di terra si misuravano con la corda, e quella del giusto è la più bella, perché è Dio stesso. La stessa confessione ritorna nel salmo 73 (Vulgata 72), dove Dio è chiamato «mia porzione, o Dio, nell'eternità».
Il Signore sempre dinanzi a me (v. 7-8). «Benedirò il Signore, che a me dà consiglio: e di più ancor nella notte il mio cuore mi istruì». Anche di notte l'intimo dell'uomo, che la Scrittura chiama i reni (renes), lo spinge alla lode. Il versetto 8 dà il segreto della sua stabilità: «Io antivedeva sempre dinanzi a me il Signore, perché egli si sta alla mia destra, affinchè io non sia smosso» (v. 8). È la pratica della presenza di Dio: vivere sotto il suo sguardo e saperlo al proprio fianco.
La carne che riposa nella speranza (v. 9-10). La fiducia si estende fino al corpo: «Per questo rallegrassi il mio cuore, ed esultò la mia lingua: anzi anche la carne mia riposerà nella speranza». E la ragione supera ogni esperienza di Davide: «Perocché tu non abbandonerai l'anima mia nell'inferno: né permetterai, che il tuo santo vegga la corruzione» (v. 10). L'«inferno» è qui lo sheol, il soggiorno dei morti, non il luogo della dannazione.
Salmo 16, 11: «le vie della vita»
Molti cercano il “salmo 16, 11”, che le Bibbie moderne traducono con “Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza”. Nel Martini quelle parole chiudono il versetto 10: «Mi facesti conoscere le vie della vita, mi ricolmerai di allegrezza colla tua faccia: delizie eterne sono alla tua destra» (v. 10). In latino: Notas mihi fecisti vias vitæ; adimplebis me lætitia cum vultu tuo.
È la meta di tutto il salmo. La via della vita non è soltanto una condotta retta su questa terra: è la strada che passa attraverso la morte e sbocca nella visione del volto di Dio. Per questo il Messale del 1962 ne fa il communio del mercoledì della terza settimana di Quaresima, Notas mihi fecisti vias vitæ: chi ha ricevuto il Corpo del Signore ha già in sé il pegno di quella gioia.
Il salmo della Risurrezione
La Chiesa ha sempre letto gli ultimi versetti di questo salmo del Cristo risorto, perché lo hanno fatto per primi gli Apostoli. Il giorno di Pentecoste, san Pietro cita tutto il passo e ne dà la chiave: Davide «morì, e fu sepolto: e il suo sepolcro è presso di noi sino al dì d'oggi»; dunque parlava di un altro. «Profeticamente disse della risurrezione del Cristo, che egli non fu abbandonato nell'inferno, né la carne di lui vide la corruzione» (Atti degli Apostoli, capitolo 2).
San Paolo, nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, ragiona allo stesso modo: «Davidde avendo nella sua età servito alla volontà di Dio, sì addormentò, e fu aggiunto a' suoi padri, e vide la corruzione. Ma quegli, cui Dio risuscitò, non vide la corruzione» (Atti, capitolo 13).
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, sente in tutto il salmo la voce di Cristo nella natura umana che ha assunto: è lui a dire al Padre «Salvami», lui la cui carne riposa nel sepolcro nella speranza, lui che il Padre non lascia vedere la corruzione. Il «santo» del versetto 10 è il Santo per eccellenza. E il cristiano, membro del suo Corpo, può ripetere le stesse parole: la sua carne riposerà nella speranza perché quella del suo Capo è risorta.
Il salmo 16 nella liturgia del 1962
Compieta del martedì. Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale riordinato da san Pio X nel 1911, il salmo 15 è il terzo salmo della Compieta del martedì, dopo i salmi 11 e 12, sotto l'antifona Tu, Domine, servabis nos. Prima del sonno, immagine della morte, la Chiesa ripete che la sua carne riposerà nella speranza. Potete pregarlo alla sua ora nel breviario del giorno e nella Compieta.
Il Sabato santo. La Settimana santa gli dà un posto eminente: al Mattutino del Sabato santo è il terzo salmo del primo notturno, dopo il salmo 4 e il salmo 14, sotto l'antifona Caro mea requiescet in spe, «la carne mia riposerà nella speranza». La Chiesa veglia accanto al sepolcro cantando la promessa che la Pasqua compie.
Il Corpus Domini. Al Mattutino della festa del Corpus Domini il salmo è cantato nel primo notturno con un'antifona che ne rilegge il «calice» alla luce dell'Eucaristia: Communione calicis, quo Deus ipse sumitur, non vitulorum sanguine, congregavit nos Dominus. Lo si ritrova anche nel Comune di più martiri, sotto l'antifona tratta dal versetto 3, Sanctis, qui in terra sunt ejus.
Nel Messale. L'offertorio della quinta domenica dopo Pentecoste è preso dai versetti 7 e 8: Benedicam Dominum, qui tribuit mihi intellectum: providebam Deum in conspectu meo semper. Lo stesso testo torna il lunedì della seconda settimana di Quaresima; il communio del mercoledì della terza settimana, come si è detto, è il Notas mihi fecisti vias vitæ.
La tonsura. Il versetto 5 ha segnato per secoli l'ingresso nello stato clericale. Nel rito della tonsura del Pontificale romano, chi la riceveva diceva: Dominus pars hæreditatis meæ et calicis mei: tu es qui restitues hæreditatem meam mihi. Rinunciava a ogni altra eredità per non avere che Dio.
Come pregare il salmo 16
- Per scegliere Dio. Il versetto 5 è un atto di consacrazione: dirlo significa rimettere a Dio i propri beni, i propri progetti, il proprio avvenire. Conviene a chi discerne una vocazione e a chi rinnova le proprie promesse.
- Per vivere alla sua presenza. Il versetto 8 si può ripetere al mattino, come giaculatoria, prima di cominciare il lavoro: Providebam Dominum in conspectu meo semper.
- Nel lutto. La carne che riposa nella speranza e l'anima che Dio non abbandona ne fanno una preghiera per i morenti e per i defunti, da unire alla preghiera per i defunti.
- Nel tempo pasquale. È uno dei salmi della Risurrezione: prolunga la gioia della Pasqua e la fede nella risurrezione della carne.
- La sera. È il suo posto nel Breviario: prima di dormire, affidare a Dio la notte con le parole «nella notte il mio cuore mi istruì».
Lo si può accostare al salmo 23 (Vulgata 22), Dominus regit me, altro canto di fiducia totale, e lo si conclude, come all'Ufficio, con il Gloria Patri.
Domande Frequenti
Perché il salmo 16 si chiama anche salmo 15?
Perché esistono due numerazioni del Salterio. La Vulgata e la Settanta, seguite dalla liturgia, uniscono i salmi 9 e 10 dell'ebraico e contano questo salmo come il 15; le Bibbie moderne, che seguono l'ebraico, come il 16. È lo stesso Conserva me, Domine. Il salmo 15 delle Bibbie moderne è invece il Domine, quis habitabit, salmo 14 della Vulgata.
Che cosa dice il salmo 16, versetto 11?
Nelle Bibbie moderne dice che Dio indica il sentiero della vita e che presso di lui c'è gioia piena. Nel Martini, che segue la Vulgata, queste parole chiudono il versetto 10: «Mi facesti conoscere le vie della vita, mi ricolmerai di allegrezza colla tua faccia: delizie eterne sono alla tua destra».
Che cosa significa «Il Signore è la porzione di mio retaggio»?
Che chi prega non vuole altro bene che Dio. Come la tribù di Levi non ebbe terra perché Dio stesso era la sua eredità, così l'anima che pronuncia il versetto 5 rinuncia a mettere la propria sicurezza nei beni di quaggiù. Per questo la Chiesa lo faceva dire a chi riceveva la tonsura.
Il salmo 16 annuncia la Risurrezione di Cristo?
Sì. San Pietro nel discorso di Pentecoste (Atti 2, 25-31) e san Paolo ad Antiochia (Atti 13, 35-37) lo citano per mostrare che il Messia doveva risorgere senza conoscere la corruzione del sepolcro, poiché Davide invece è morto e il suo sepolcro è rimasto. La Chiesa ha sempre letto così i versetti 9 e 10.
Chi ha scritto il salmo 16?
Il titolo lo attribuisce a Davide, e san Pietro lo cita espressamente come parola di Davide profeta. Come tutta la Scrittura, ha per autore principale lo Spirito Santo.
Quando si prega il salmo 16 nel Breviario?
Nel Breviario romano del 1962 si recita ogni martedì a Compieta. La Chiesa lo canta inoltre al Mattutino del Sabato santo, con l'antifona Caro mea requiescet in spe, e al Mattutino del Corpus Domini.
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