La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 37 (Vulgata 36): Noli aemulari, la pazienza del giusto
Il salmo 37 delle Bibbie moderne, 36 nella Vulgata, comincia con *Noli aemulari in malignantibus*: «Non voler imitare i maligni». Davide, giunto alla vecchiaia, risponde allo scandalo della prosperità degli empi con la fiducia, la pazienza e l'abbandono in Dio. Qui trovate il testo del Martini con la Vulgata a fronte; sotto, la spiegazione dei versetti 4 e 5, i Padri e l'uso nella liturgia del 1962.
Cercate il salmo 36 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 35.
1 Psalmus ipsi David. Noli æmulari in malignantibus, neque zelaveris facientes iniquitatem :
1 Salmo dello stesso Davidde. Non voler imitare i maligni, e non portar invidia a coloro, che operano l'iniquità.
2 quoniam tamquam fœnum velociter arescent, et quemadmodum olera herbarum cito decident.
2 Perocché seccheranno ben presto, come il verde fieno, e come la tenera erbetta appassiranno velocemente.
3 Spera in Domino, et fac bonitatem ; et inhabita terram, et pasceris in divitiis ejus.
3 Spera nel Signore, ed opera il bene, e abiterai la terra, e sarai pasciuto di sue ricchezze.
4 Delectare in Domino, et dabit tibi petitiones cordis tui.
4 Metti la tua consolazione nel Signore, ed ei ti darà quello, che il tuo cuore domanda.
5 Revela Domino viam tuam, et spera in eo, et ipse faciet.
5 Esponi al Signore il tuo stato, e in lui confida, e farà egli.
6 Et educet quasi lumen justitiam tuam, et judicium tuum tamquam meridiem.
6 E renderà manifesta come la luce, la tua giustizia, e la tua virtù come il mezzodì:
7 Subditus esto Domino, et ora eum. Noli æmulari in eo qui prosperatur in via sua ; in homine faciente injustitias.
7 Sta soggetto al Signore, e pregalo. Non riscaldarti per ragion di colui, che è prosperato nelle sue vie; dell'uomo, che fa ingiustizie.
8 Desine ab ira, et derelinque furorem ; noli æmulari ut maligneris.
8 Lascia andare lo sdegno, e metti da parte l'impazienza: non averne invidia per poi fare il male.
9 Quoniam qui malignantur exterminabuntur ; sustinentes autem Dominum, ipsi hæreditabunt terram.
9 Imperocché saranno sterminati i maligni: ma quelli, che aspettano in pazienza il Signore, saranno eredi della terra.
10 Et adhuc pusillum, et non erit peccator ; et quæres locum ejus, et non invenies.
10 E un po' di pazienza, e il peccatore più non sarà; e cercherai del luogo dov'ei si stava, e nol troverai.
11 Mansueti autem hæreditabunt terram, et delectabuntur in multitudine pacis.
11 I mansueti poi saranno eredi della terra, e goderanno abbondanza di pace.
12 Observabit peccator justum, et stridebit super eum dentibus suis.
12 Il peccatore mirerà di mal occhio il giusto, e digrignerà i denti contro di lui.
13 Dominus autem irridebit eum, quoniam prospicit quod veniet dies ejus.
13 Ma il Signore si farà beffe di lui, perché vede, che il suo giorno verrà.
14 Gladium evaginaverunt peccatores ; intenderunt arcum suum : ut dejiciant pauperem et inopem, ut trucident rectos corde.
14 I peccatori sguainaron la spada, tesero il loro arco. Per abbattere il povero, e il miserabile, per trucidare gli uomini di retto cuore.
15 Gladius eorum intret in corda ipsorum, et arcus eorum confringatur.
15 La loro spada trapassi i loro cuori, e l'arco loro si spezzi.
16 Melius est modicum justo, super divitias peccatorum multas :
16 Più giova il poco al giusto, che le molte ricchezze al peccatore.
17 quoniam brachia peccatorum conterentur : confirmat autem justos Dominus.
17 Perocché le braccia del peccatore saranno rotte; ma il Signore corrobora i giusti.
18 Novit Dominus dies immaculatorum, et hæreditas eorum in æternum erit.
18 Il Signore ha cura de' giorni degli uomini senza macchia; e la eredità loro sarà eterna.
19 Non confundentur in tempore malo, et in diebus famis saturabuntur :
19 Non saranno confusi nel tempo cattivo, e ne' giorni di carestia saranno satollati:
20 quia peccatores peribunt. Inimici vero Domini mox ut honorificati fuerint et exaltati, deficientes quemadmodum fumus deficient.
20 Imperocché i peccatori periranno; E i nemici del Signore appena saranno stati messi in onore, ed esaltati, mancheranno, e spariran come fumo.
21 Mutuabitur peccator, et non solvet ; justus autem miseretur et tribuet :
21 Il peccatore prenderà in prestito, e non restituirà: ma il giusto è misericordioso, e donerà.
22 quia benedicentes ei hæreditabunt terram ; maledicentes autem ei disperibunt.
22 Perocché quelli, che a lui danno benedizione, saranno eredi della terra: ma quei, che lo maledicono, andranno in perdizione.
23 Apud Dominum gressus hominis dirigentur, et viam ejus volet.
23 Dal Signore saran diretti i passi dell'uomo, e le sue vie saranno approvate da lui.
24 Cum ceciderit, non collidetur, quia Dominus supponit manum suam.
24 Se egli cadrà non sarà infranto, perché il Signore pone sotto di lui la sua mano.
25 Junior fui, etenim senui ; et non vidi justum derelictum, nec semen ejus quærens panem.
25 Sono stato giovane, perocché son già vecchio, e non ho veduto derelitto il giusto, né la stirpe di lui cercante del pane.
26 Tota die miseretur et commodat ; et semen illius in benedictione erit.
26 Ogni giorno egli è liberale, e dà in prestito: in benedizione sarà la sua stirpe.
27 Declina a malo, et fac bonum, et inhabita in sæculum sæculi :
27 Fuggi il male, e opera il bene, ed avrai un'abitazione sempiterna.
28 quia Dominus amat judicium, et non derelinquet sanctos suos : in æternum conservabuntur. Injusti punientur, et semen impiorum peribit.
28 Imperocché il Signore ama la rettitudine, e non abbandonerà i suoi santi: eglino saran conservati in eterno. Gli ingiusti saran puniti, e perirà la stirpe degli empj.
29 Justi autem hæreditabunt terram, et inhabitabunt in sæculum sæculi super eam.
29 Ma i giusti saranno eredi della terra, e la abiteranno in perpetuo.
30 Os justi meditabitur sapientiam, et lingua ejus loquetur judicium.
30 La bocca del giusto parlerà meditazioni di saggezza, e la lingua di lui di buone cose ragionerà.
31 Lex Dei ejus in corde ipsius, et non supplantabuntur gressus ejus.
31 La legge del suo Dio egli ha nel suo cuore, e i piedi di lui non saran vacillanti.
32 Considerat peccator justum, et quærit mortificare eum.
32 Il peccatore adocchia il giusto, e cerca di ucciderlo,
33 Dominus autem non derelinquet eum in manibus ejus, nec damnabit eum cum judicabitur illi.
33 Ma il Signore non lo abbandonerà nelle mani di colui, né lo condannerà, quando di lui farassi giudizio.
34 Expecta Dominum, et custodi viam ejus, et exaltabit te ut hæreditate capias terram : cum perierint peccatores, videbis.
34 Aspetta il Signore, e osserva sua legge, ed egli ti esalterà, affinchè erede tu sii della terra: quando i peccatori siano periti allor vedrai.
35 Vidi impium superexaltatum, et elevatum sicut cedros Libani :
35 Io vidi l'empio a grande altezza innalzato, come i cedri del Libano.
36 et transivi, et ecce non erat ; et quæsivi eum, et non est inventus locus ejus.
36 E passai, ed ei più non era, e ne cercai, e non si trovò il luogo dov'egli era.
37 Custodi innocentiam, et vide æquitatem, quoniam sunt reliquiæ homini pacifico.
37 Custodisci l'innocenza, e osserva la rettitudine, perocché qualche cosa rimane per l'uomo di pace.
38 Injusti autem disperibunt simul ; reliquiæ impiorum interibunt.
38 Ma gli iniqui tutti periran malamente; quel che resta degli empj andrà in perdizione.
39 Salus autem justorum a Domino ; et protector eorum in tempore tribulationis.
39 La salute de' giusti vien dal Signore, ed egli è lor protettore nel tempo della tribolazione.
40 Et adjuvabit eos Dominus, et liberabit eos ; et eruet eos a peccatoribus, et salvabit eos, quia speraverunt in eo.
40 E il Signore gli aiuterà, e gli libererà, e li trarrà dalle mani de' peccatori, e li salverà, perché in lui hanno sperato.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 37 o salmo 36?
È lo stesso salmo, con due numeri. Le Bibbie moderne, come la Bibbia CEI, seguono l'ebraico e lo chiamano salmo 37; la Vulgata, i Settanta, il Martini e i libri liturgici lo chiamano salmo 36, perché uniscono in un solo salmo il 9 e il 10 dell'ebraico. Nei foglietti della Messa trovate spesso “Sal 36 (37)”.
Quando cercate "salmo 37 4" o "salmo 37 5", state dunque usando la numerazione ebraica: il salmo che volete è questo, e per fortuna i versetti hanno lo stesso numero nelle due tradizioni. Il versetto 4 e il versetto 5 di questa pagina sono proprio quelli che cercate. Al contrario, se aprite il salmo 37 del Martini o della Vulgata trovate un altro testo, il salmo penitenziale Domine, ne in furore tuo arguas me, che le Bibbie moderne chiamano 38: «Signore, non mi riprendere nel tuo furore, e non mi correggere nell'ira tua» (Sal 37, 2 nella numerazione della Vulgata).
Che cosa significa il salmo 37?
È un salmo sapienziale, attribuito a Davide («Salmo dello stesso Davidde»), e un salmo alfabetico: nell'ebraico ogni strofa, di due versetti circa, comincia con una lettera dell'alfabeto, in ordine. La forma era pensata per la memoria e spiega l'andamento del salmo: non racconta e non segue un ragionamento continuo, ma ripete la stessa lezione in forme diverse, come un maestro che vuole che la si impari a mente.
La lezione risponde a una domanda di ogni tempo: perché i malvagi prosperano, e che cosa deve fare il giusto che li vede riuscire? Il salmo 73, Quam bonus Israel Deus, 72 nella Vulgata, pone la stessa domanda e confessa: «io fui punto da zelo verso gli iniqui, in osservando la pace de' peccatori». Il salmo 37 risponde con tre consegne: non adirarsi, confidare in Dio, aspettare.
«Non portar invidia» (v. 1-3)
Il salmo comincia con un divieto: «Non voler imitare i maligni, e non portar invidia a coloro, che operano l'iniquità» (v. 1). Il motivo viene subito: la loro riuscita non dura, «seccheranno ben presto, come il verde fieno» (v. 2). Il pericolo non è solo l'amarezza; è l'invidia, che finisce per far desiderare ciò che il malvagio possiede e per imitarne la condotta. Il versetto 8 lo dice chiaramente: «non averne invidia per poi fare il male» (v. 8). Al posto dell'invidia, il versetto 3 mette un programma: «Spera nel Signore, ed opera il bene» (v. 3).
Il versetto 4: «Metti la tua consolazione nel Signore»
Il versetto 4 è tra i più cercati: «Metti la tua consolazione nel Signore, ed ei ti darà quello, che il tuo cuore domanda» (v. 4). In latino: Delectare in Domino, et dabit tibi petitiones cordis tui; le Bibbie moderne traducono "cerca la gioia nel Signore". L'ordine delle due metà è tutto l'insegnamento. La promessa non riguarda qualunque desiderio: è fatta al cuore che ha posto prima la sua gioia in Dio. Quando Dio diventa il bene desiderato, le domande del cuore si regolano su di Lui, ed è Lui stesso che si dona. Il versetto non lusinga la cupidigia, la converte. Nostro Signore dice la stessa cosa: «Cercate adunque in primo luogo il regno di Dio, e la sua giustizia: e avrete di soprappiù tutte queste cose» (Mt 6, 33).
Il versetto 5: «Esponi al Signore il tuo stato»
Il versetto 5 è il cuore del salmo: «Esponi al Signore il tuo stato, e in lui confida, e farà egli» (v. 5). Il latino dice Revela Domino viam tuam: rivela al Signore la tua via, mettila a nudo davanti a Lui, senza nascondergli i progetti, le paure, i vicoli ciechi. Il verbo ebraico evoca invece l'immagine di far rotolare un peso su qualcuno: per questo le Bibbie moderne traducono "affida al Signore la tua via". Le due immagini si completano: si apre a Dio la propria strada, poi gliela si consegna.
All'uomo sono chiesti tre atti, a Dio ne è attribuito uno solo, ma è quello che regge tutto: «farà egli». Il salmo non predica l'inerzia, perché ordina dappertutto di fare il bene; toglie soltanto al fedele l'ansia dell'esito. San Pietro traduce questa fiducia in termini cristiani: «Ogni vostra sollecitudine gittando in lui, imperocché egli ha cura di voi» (1 Pt 5, 7). È lo spirito stesso dell'atto di abbandono di don Dolindo. E la promessa che segue ne dà la misura: «renderà manifesta come la luce, la tua giustizia, e la tua virtù come il mezzodì» (v. 6).
Il versetto 7: sottomissione e preghiera
Il versetto 7 prolunga lo stesso movimento: «Sta soggetto al Signore, e pregalo» (v. 7). La Vulgata dice Subditus esto Domino, et ora eum; l'ebraico parla del silenzio dell'anima che sta davanti a Dio. In entrambi i casi si tratta di smettere di difendere da sé la propria causa per rimetterla a Colui che giudica.
I mansueti eredi della terra (v. 9-11)
«E un po' di pazienza, e il peccatore più non sarà» (v. 10), e subito: «I mansueti poi saranno eredi della terra, e goderanno abbondanza di pace» (v. 11). Nostro Signore riprende questo versetto quasi alla lettera nelle beatitudini: «Beati i mansueti: perché questi possederanno la terra» (Mt 5, 4). Il salmo 37 è così una beatitudine prima del Vangelo. La terra promessa ai miti, i Padri la intendono infine come la terra dei viventi, l'eredità che non passa. Vedete su questo le Beatitudini.
La sorte dei giusti e degli empi (v. 12-40)
Il seguito sviluppa il contrasto. Il malvagio tende l'arco, ma «La loro spada trapassi i loro cuori, e l'arco loro si spezzi» (v. 15); «Più giova il poco al giusto, che le molte ricchezze al peccatore» (v. 16). Il giusto non è al riparo dalle cadute, ma viene rialzato: «Se egli cadrà non sarà infranto, perché il Signore pone sotto di lui la sua mano» (v. 24).
Viene allora la testimonianza del vecchio: «Sono stato giovane, perocché son già vecchio, e non ho veduto derelitto il giusto, né la stirpe di lui cercante del pane» (v. 25). È l'esperienza di una vita intera, non una legge matematica: la tradizione vi legge la fedeltà di Dio, che non abbandona mai i suoi, anche quando li prova.
Il salmista racconta pure ciò che ha visto dell'empio: «Io vidi l'empio a grande altezza innalzato, come i cedri del Libano» (v. 35); poi è passato, «ed ei più non era» (v. 36). E il salmo si chiude sulla certezza che regge tutto: «La salute de' giusti vien dal Signore, ed egli è lor protettore nel tempo della tribolazione» (v. 39).
La lettura dei Padri
Sant'Agostino ha dedicato a questo salmo tre sermoni delle sue Enarrationes in Psalmos. Vi vede il rimedio allo scoraggiamento dei fedeli che, paragonando la propria fatica alla fortuna degli empi, si chiedono a che serva servire Dio. La sua risposta è quella del salmo: bisogna giudicare sulla durata, e la durata di Dio non è quella degli uomini. L'erba è verde al mattino, la sera è falciata.
La tradizione ha poi sentito nella «bocca del giusto» dei versetti 30 e 31 la voce dei santi: «La bocca del giusto parlerà meditazioni di saggezza, e la lingua di lui di buone cose ragionerà. La legge del suo Dio egli ha nel suo cuore» (v. 30-31). Sono parole che il Messale ha messo sulle labbra dei confessori, come si vedrà più sotto.
Il salmo si ricongiunge così alla prima pagina del Salterio, il salmo 1, Beatus vir, dove «conosce il Signore la via de' giusti, e la strada degli empj finirà nella perdizione», e insegna la stessa cosa del salmo 49, Audite haec, omnes gentes: non temere l'uomo che si è arricchito.
Il salmo 37 nella liturgia del 1962
Nel Breviario. Nel salterio del Breviario romano del 1962 il salmo 36 occupa il centro del Mattutino del martedì, diviso in tre parti (v. 1-15, 16-29, 30-40), con le antifone Noli aemulari, Brachia peccatorum conterentur e Custodi innocentiam. Lo precede il salmo 34 della Vulgata e lo segue il salmo 37, il Domine, ne in furore. Potete ritrovarlo nel breviario del giorno.
Nel Messale. Pochi salmi hanno dato tanto al Comune dei santi:
- l'introito Os justi meditabitur sapientiam (v. 30-31), con il versetto Noli aemulari (v. 1) come salmo, apre la Messa del Comune di un confessore non pontefice; lo stesso Os justi torna come graduale in molte feste di santi dottori e confessori;
- l'introito Salus autem justorum a Domino (v. 39) apre una delle Messe del Comune di più martiri;
- il graduale Justus cum ceciderit, non collidetur (v. 24) si canta in una delle Messe del Comune di un martire.
Gli Italiani lo ritrovano anche il 31 gennaio, nella Messa di san Giovanni Bosco: il graduale unisce i versetti 3-5, Spera in Domino, et fac bonitatem… Delectare in Domino… revela Domino viam tuam et spera in eo, et ipse faciet. La Chiesa ha scelto per il santo di Torino, che tanto si fidava della Provvidenza, proprio i versetti più cercati di questo salmo. Leggete la sua storia nella nostra pagina su san Giovanni Bosco.
Come pregare il salmo 37
- Nell'inquietudine. Il versetto 5 si impara a memoria e si ripete durante la giornata come una giaculatoria: «Esponi al Signore il tuo stato, e in lui confida, e farà egli».
- Quando la riuscita degli altri ferisce. I versetti 1-11 guariscono l'invidia e la collera, perché rimettono ogni cosa nella durata di Dio.
- Prima di una decisione. Il versetto 23, «Dal Signore saran diretti i passi dell'uomo», si prega come richiesta di guida.
- Per la perseveranza. Il versetto 34, «Aspetta il Signore, e osserva sua legge», si accorda con la conclusione del salmo 27, Dominus illuminatio mea: «Aspetta il Signore, diportati virilmente».
- Strofa per strofa. Il salmo è lungo: se ne può pregare una strofa al giorno, lasciandola agire, piuttosto che leggere in fretta il tutto.
Domande Frequenti
Che cosa dice il salmo 37, versetto 5?
Nel Martini: «Esponi al Signore il tuo stato, e in lui confida, e farà egli». Le Bibbie moderne traducono dall'ebraico "affida al Signore la tua via". È l'atto di abbandono: aprire a Dio la propria strada, fidarsi di Lui e lasciarlo agire, senza rinunciare a fare il bene.
Che cosa dice il salmo 37, versetto 4?
«Metti la tua consolazione nel Signore, ed ei ti darà quello, che il tuo cuore domanda». La promessa vale per il cuore che ha fatto prima di Dio la propria gioia: allora i suoi desideri si regolano su Dio, e Dio li colma.
"Salmo 37 4" e "salmo 36 4" sono lo stesso versetto?
Sì. "Salmo 37" è la numerazione ebraica delle Bibbie moderne, "salmo 36" quella della Vulgata e della liturgia; i numeri dei versetti, in questo salmo, coincidono. Il salmo 37 della Vulgata è invece un altro testo, il penitenziale Domine, ne in furore.
Che cosa significa "i mansueti saranno eredi della terra"?
È il versetto 11. In senso letterale, gli umili che sperano in Dio riceveranno l'eredità promessa quando i violenti saranno scomparsi. Nostro Signore lo ha ripreso nelle beatitudini, e i Padri lo intendono della terra dei viventi, l'eredità eterna.
Chi ha scritto il salmo 37?
Il titolo lo attribuisce a Davide. Il versetto 25, «Sono stato giovane, perocché son già vecchio», lo mostra mentre parla al termine di una lunga vita, da uomo che ha visto passare molti empi.
Qual è il significato del salmo 37?
È una lezione di pazienza davanti alla prosperità dei malvagi. Chiede di non invidiarli, di confidare in Dio e di fare il bene, perché la fortuna dell'empio passa e il giusto è sostenuto dal Signore fino alla fine.
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