La Sacra Bibbia · Martini · Biblia Sacra Vulgata
Salmo 50 (Vulgata 49): Deus deorum, il giudizio di Dio e il sacrificio di lode
Il salmo 50 delle Bibbie moderne, salmo 49 della Vulgata, è il *Deus deorum* di Asaf: Dio convoca il cielo e la terra per giudicare il suo popolo e chiede, più che tori e capri, il sacrificio di lode. Qui sotto trovate il testo completo nella traduzione di mons. Antonio Martini con la Vulgata a fronte, poi la spiegazione. Se cercate il “salmo 50 Miserere”, «Abbi misericordia di me, o Dio», è il salmo 51 delle Bibbie moderne, salmo 50 della Vulgata.
Cercate il salmo 49 secondo la numerazione delle Bibbie tradotte dall'ebraico? È qui Salmo 48.
1 Psalmus Asaph. Deus deorum Dominus locutus est, et vocavit terram a solis ortu usque ad occasum.
1 Salmo per Asaph. Il Dio degli dei, il Signore ha parlato, e ha chiamata la terra, dall'oriente fino all'occaso:
2 Ex Sion species decoris ejus :
2 Da Sionne (apparirà) lo splendore di sua magnificenza.
3 Deus manifeste veniet ; Deus noster, et non silebit. Ignis in conspectu ejus exardescet ; et in circuitu ejus tempestas valida.
3 Manifesto verrà Iddio, il nostro Dio, e non istarà in silenzio. Innanzi a lui un fuoco ardente, e con questo fuoco un turbine violento.
4 Advocabit cælum desursum, et terram, discernere populum suum.
4 Chiamerà di lassù il cielo, e la terra a giudicare il suo popolo.
5 Congregate illi sanctos ejus, qui ordinant testamentum ejus super sacrificia.
5 Congregate a lui tutti i suoi santi, i quali fermaron con lui alleanza per mezzo de' sagrifizj.
6 Et annuntiabunt cæli justitiam ejus, quoniam Deus judex est.
6 E i cieli annunzieranno la giustizia di lui, perché il giudice è Dio.
7 Audi, populus meus, et loquar ; Israël, et testificabor tibi : Deus, Deus tuus ego sum.
7 Ascolta, popol mio, e io parlerò; Israele (ascolta), e io spiegherommi con te: Dio io sono, e tuo Dio:
8 Non in sacrificiis tuis arguam te ; holocausta autem tua in conspectu meo sunt semper.
8 Non ti riprenderò per ragion de' tuoi sagrifizj, e i tuoi olocausti sono sempre dinanzi a me.
9 Non accipiam de domo tua vitulos, neque de gregibus tuis hircos :
9 Non riceverò dalla tua casa i vitelli, né da' tuoi greggi i capretti.
10 quoniam meæ sunt omnes feræ silvarum, jumenta in montibus, et boves.
10 Imperocché sono mie tutte le fiere de' boschi, i giumenti ne' monti, ed i bovi.
11 Cognovi omnia volatilia cæli, et pulchritudo agri mecum est.
11 Io conosco tutti gli uccelli dell'aria, ed è mia l'amenità delle campagne.
12 Si esuriero, non dicam tibi : meus est enim orbis terræ et plenitudo ejus.
12 Se io avessi fame a te nol direi; imperocché mia è la terra, e quello, che la riempie.
13 Numquid manducabo carnes taurorum ? aut sanguinem hircorum potabo ?
13 Mangerò io forse le carni de' tori? O beverò io il sangue de' montoni?
14 Immola Deo sacrificium laudis, et redde Altissimo vota tua.
14 Offerisci a Dio sagrifizio di lode, e le promesse adempi fatte da te all'Altissimo.
15 Et invoca me in die tribulationis : eruam te, et honorificabis me.
15 E invocami nel giorno della tribolazione: ti libererò, e tu darai a me gloria.
16 Peccatori autem dixit Deus : Quare tu enarras justitias meas ? et assumis testamentum meum per os tuum ?
16 Ma al peccatore disse Dio: Perché fai tu parola de' miei comandamenti, e hai nella bocca la mia alleanza?
17 Tu vero odisti disciplinam, et projecisti sermones meos retrorsum.
17 Tu però hai in odio la disciplina, e ti se' gettate dietro le spalle le mie parole.
18 Si videbas furem, currebas cum eo ; et cum adulteris portionem tuam ponebas.
18 Se vedevi un ladro, correvi con lui, e facevi combriccola cogli adulteri.
19 Os tuum abundavit malitia, et lingua tua concinnabat dolos.
19 La tua bocca è stata piena di malvagità, e la tua lingua ordiva inganni.
20 Sedens adversus fratrem tuum loquebaris, et adversus filium matris tuæ ponebas scandalum.
20 Stando a sedere parlavi contro del tuo fratello, e al figliuolo di tua madre ponevi inciampo: queste cose hai fatte, ed io ho taciuto.
21 Hæc fecisti, et tacui. Existimasti inique quod ero tui similis : arguam te, et statuam contra faciem tuam.
21 Hai creduto, o iniquo, ch'io sia per esser simile a te: ti riprenderò, e te porrò di contro alla tua faccia.
22 Intelligite hæc, qui obliviscimini Deum, nequando rapiat, et non sit qui eripiat.
22 Ponete mente a queste cose voi, che vi scordate di Dio: affinchè non vi rapisca una volta, senza che sia chi vi liberi.
23 Sacrificium laudis honorificabit me, et illic iter quo ostendam illi salutare Dei.
23 Il sagrifizio di lode mi onorerà; ed esso è la via per cui farò vedere all'uomo la salute di Dio.
Latino: Biblia Sacra Vulgata (1592). Italiano: La Sacra Bibbia (Martini) (1769-1781).
Salmo 50 o salmo 49?
Il salmo che le Bibbie moderne, compresa la CEI, chiamano 50 porta il numero 49 nella Vulgata e nella Settanta. La ragione è semplice: la Vulgata conta come un solo salmo i salmi 9 e 10 dell'ebraico, e così gran parte del Salterio vi ha un numero di ritardo. È lo stesso testo, quello che comincia con Deus deorum Dominus locutus est, «Il Dio degli dei, il Signore ha parlato».
Lo scarto produce una confusione molto diffusa in Italia. Chi cerca “salmo 50” pensa quasi sempre al Miserere, la preghiera di penitenza di Davide: e ha ragione, se parla con la numerazione della Vulgata, usata dai libri liturgici, dai Padri, dagli spartiti e da molti sussidi che scrivono ancora “Salmo 50 (51)”. In una Bibbia moderna, invece, il Miserere è il salmo 51, e il salmo 50 è questo, il salmo di Asaf. Riassumendo:
- “Salmo 50” in una Bibbia moderna (CEI) = il Deus deorum, questa pagina, salmo 49 della Vulgata.
- “Salmo 50 Miserere”, “salmo 50 (51)”, “salmo 51” = il Miserere, alla pagina del salmo 51 (Vulgata 50).
I due salmi, del resto, sono vicini anche nella preghiera della Chiesa: il mercoledì a Mattutino, fuori dei tempi di penitenza, il Deus deorum è recitato e subito dopo viene il Miserere. La tavola delle due numerazioni è nella pagina dei Salmi.
Che cosa significa il salmo 50?
Il salmo ha la forma di un processo. Dio siede in giudizio, chiama i testimoni, interroga il suo popolo e pronuncia la sentenza. Ma l'imputato non è una nazione pagana: è Israele, il popolo dell'alleanza, e la colpa rimproverata non è l'abbandono dei riti. È un culto senza il cuore.
La convocazione del tribunale (v. 1-6)
«Il Dio degli dei, il Signore ha parlato, e ha chiamata la terra, dall'oriente fino all'occaso» (v. 1). L'udienza si apre nella luce di Sion: «Da Sionne (apparirà) lo splendore di sua magnificenza» (v. 2). Poi l'annuncio che tanto colpì i Padri: «Manifesto verrà Iddio, il nostro Dio, e non istarà in silenzio» (v. 3). Il fuoco e il turbine accompagnano la sua venuta, come al Sinai.
Dio «chiamerà di lassù il cielo, e la terra» (v. 4): i due testimoni che già Mosè invocava contro Israele nel Deuteronomio. Gli accusati sono nominati con dolorosa ironia: «Congregate a lui tutti i suoi santi, i quali fermaron con lui alleanza per mezzo de' sagrifizj» (v. 5). Sono uomini pii in apparenza, che non mancano a nessuna offerta.
Ciò che Dio non chiede (v. 7-13)
Dio prende la parola: «Ascolta, popol mio, e io parlerò» (v. 7). Comincia col togliere un equivoco: «Non ti riprenderò per ragion de' tuoi sagrifizj, e i tuoi olocausti sono sempre dinanzi a me» (v. 8). I riti non sono condannati; sono rimessi al loro posto.
Segue un passo di grande altezza. Dio non ha bisogno di nulla: «sono mie tutte le fiere de' boschi» (v. 10); «Se io avessi fame a te nol direi; imperocché mia è la terra, e quello, che la riempie» (v. 12). La domanda finale distrugge l'idea pagana di un dio che si nutre: «Mangerò io forse le carni de' tori? O beverò io il sangue de' montoni?» (v. 13). Il sacrificio non è un pasto offerto a Dio; è il segno di un cuore che si dona.
Ciò che Dio chiede (v. 14-15)
«Offerisci a Dio sagrifizio di lode, e le promesse adempi fatte da te all'Altissimo» (v. 14). Tre cose: la lode, la fedeltà alle promesse, la fiducia. Il versetto 15, il più cercato del salmo, ne è il vertice: «E invocami nel giorno della tribolazione: ti libererò, e tu darai a me gloria» (v. 15).
Questo versetto rovescia la logica del mercanteggiare. L'uomo non compra l'aiuto di Dio con le vittime; lo invoca, Dio lo libera, e la liberazione stessa diventa la gloria di Dio. La preghiera del povero che grida onora Dio più di mille olocausti, perché confessa che tutto viene da lui.
L'accusa contro l'ipocrita (v. 16-21)
La seconda parte prende di mira un altro colpevole: «Ma al peccatore disse Dio: Perché fai tu parola de' miei comandamenti, e hai nella bocca la mia alleanza?» (v. 16). È l'uomo che recita la Legge e la viola: «hai in odio la disciplina, e ti se' gettate dietro le spalle le mie parole» (v. 17). Il salmo passa allora in rassegna i comandamenti: il furto, l'adulterio, la menzogna, la maldicenza contro il fratello, «al figliuolo di tua madre» (v. 18-20). È la seconda tavola dei Dieci comandamenti.
Il versetto 20 svela il fondo del peccato: «queste cose hai fatte, ed io ho taciuto». E il 21 aggiunge: «Hai creduto, o iniquo, ch'io sia: per esser simile a te». Poiché Dio taceva, il peccatore ha creduto che approvasse; la pazienza di Dio è stata scambiata per indifferenza. Ma il silenzio finisce: «ti riprenderò, e te porrò di contro alla tua faccia» (v. 21).
La sentenza (v. 22-23)
La conclusione lascia ancora una porta aperta: «Ponete mente a queste cose voi, che vi scordate di Dio» (v. 22). L'ultima parola riprende quella del versetto 14: «Il sagrifizio di lode mi onorerà; ed esso è la via per cui farò vedere all'uomo la salute di Dio» (v. 23). Le Bibbie moderne, tradotte dall'ebraico, rendono questo versetto con una promessa fatta a chi “cammina per la retta via”: il senso è vicino, la lettera diversa.
Asaf, autore del salmo
Il titolo attribuisce il salmo ad Asaf. Il primo libro dei Paralipomeni (1 Cronache nelle Bibbie moderne) lo mostra stabilito da Davide a capo dei cantori davanti all'arca: «In quel giorno David fece Asaph primo cantore per lodare il Signore» (1 Paralipomeni 16, 7). Il Salterio gli attribuisce dodici salmi: questo, isolato nel secondo libro dei Salmi, e poi i salmi 72-82 della Vulgata. Vi si ritrova spesso lo stesso tono profetico e la stessa meditazione sulla giustizia di Dio, come nel salmo 73 (Vulgata 72), Quam bonus Israel Deus, dove Asaf si stupisce della prosperità dei malvagi.
Il salmo nei Padri: la venuta di Cristo e il sacrificio nuovo
Sant'Agostino, nelle Enarrationes in Psalmos, legge il versetto 3 della duplice venuta di Cristo. La prima volta è venuto nascosto, nell'umiltà, e ha taciuto davanti ai suoi giudici; la seconda verrà «manifesto», e allora non tacerà più. Il salmo diventa così un annuncio del giudizio universale, quando il Figlio dell'uomo radunerà tutte le nazioni davanti a sé. Il Vangelo ne dà il quadro: «Quando poi verrà il Figliuolo dell'uomo nella sua maestà, e con lui tutti gli Angeli, allora sederà sopra il trono della sua maestà» (Matteo 25, 31).
Il salmo prepara anche la parola dei profeti e di Cristo. «La misericordia io amo, e non il sagrifizio», dice Dio per bocca di Osea (Osea 6, 6), e Nostro Signore riprende la parola contro i farisei. La Lettera agli Ebrei trae la conclusione per il culto cristiano: «Per lui adunque offeriamo mai sempre a Dio ostia di laude, cioè, il frutto delle labbra, le quali confessino il di lui nome» (Ebrei 13, 15).
Il Canone romano della Messa riprende l'espressione del salmo. Al Memento dei vivi il sacerdote prega per coloro che offrono a Dio hoc sacrificium laudis, questo sacrificio di lode. I sacrifici di animali sono cessati; l'unico sacrificio che resta è quello di Cristo, rinnovato sull'altare, al quale il fedele unisce la sua lode. La pagina sulla santa Messa sviluppa questa dottrina.
L'equilibrio del salmo merita attenzione: Dio non disprezza i riti che egli stesso ha istituito, ma rifiuta che li si separi dall'obbedienza. La lezione vale per il cristiano che va a Messa e trascura la carità.
Il salmo 49 nella liturgia del 1962
Nel Breviario romano del 1962, che segue il salterio settimanale di san Pio X (1911), il salmo 49 della Vulgata si recita al Mattutino del mercoledì, verso la fine dei nove salmi dell'unico notturno feriale, diviso in due parti: i versetti 1-15 con l'antifona Deus deorum, Dominus locutus est, i versetti 16-23 con l'antifona Intelligite, qui obliviscimini Deum. Subito dopo viene il Miserere. Ogni settimana l'ufficio della notte fa così risuonare per il chierico e il monaco il rimprovero di Dio contro il culto senza il cuore: è rivolto anzitutto a coloro che pregano di più. Potete ritrovarlo al suo posto nel breviario.
Il Messale del 1962 ne trae il Graduale della seconda domenica d'Avvento: Ex Sion species decoris ejus: Deus manifeste veniet (v. 2-3), con il versetto Congregate illi sanctos ejus, qui ordinaverunt testamentum ejus super sacrificia (v. 5). La Chiesa vi ascolta, come sant'Agostino, l'annuncio della venuta del Signore.
Il “salmo 50” che si sente cantare all'Asperges della domenica o in apertura delle Lodi di Quaresima non è questo: è il Miserere, salmo 50 della Vulgata.
Come pregare il salmo 50
Nel giorno della prova. Il versetto 15 è una promessa che Dio stesso formula. Si può imparare a memoria e ripetere così com'è: «invocami nel giorno della tribolazione: ti libererò».
Prima della Messa. Il salmo dispone a offrire con la Chiesa il sacrificio di lode, e non a “fare le proprie devozioni” come un debito da pagare.
All'esame di coscienza. I versetti 16-21 sono uno specchio. Chi prega molto può chiedersi se la sua lingua, le sue compagnie e i suoi giudizi sul fratello corrispondono a ciò che la sua bocca recita.
In rendimento di grazie. Dopo un beneficio, il salmo comanda di adempiere le promesse fatte all'Altissimo: mantenere i voti fatti a Dio nella necessità è la forma più semplice della riconoscenza.
Domande Frequenti
Il salmo 50 è il Miserere?
Dipende dalla numerazione. Nelle Bibbie moderne, come la CEI, il salmo 50 è il Deus deorum di Asaf e il Miserere è il salmo 51. Nella Vulgata, nella liturgia e nei sussidi che scrivono “salmo 50 (51)”, il Miserere porta il numero 50.
Che cosa significa il salmo 50, versetto 15?
«E invocami nel giorno della tribolazione: ti libererò, e tu darai a me gloria.» Dio vi dichiara che la preghiera fiduciosa lo onora più delle vittime, e promette egli stesso la liberazione. La tradizione ne ha fatto una parola di ricorso in ogni prova.
Chi ha scritto il salmo 50?
Il titolo lo attribuisce ad Asaf, capo dei cantori stabilito da Davide davanti all'arca, secondo il primo libro dei Paralipomeni. Dodici salmi portano il suo nome.
Che cosa vuol dire “sacrificio di lode”?
È il culto che Dio preferisce ai tori e ai capri: la lode e il rendimento di grazie di un cuore obbediente. I Padri vi vedono l'annuncio del sacrificio della Legge nuova, la Messa, che il Canone romano chiama sacrificium laudis.
In quale lingua è stato scritto il salmo 50?
In ebraico, come tutto il Salterio. La Chiesa latina lo prega nella Vulgata, che per i Salmi segue la traduzione greca dei Settanta; il Martini ha tradotto in italiano la Vulgata, ed è il testo che leggete in questa pagina.
Dove leggere il salmo 50 con il testo latino?
In alto in questa pagina: il testo del Martini e la Vulgata sono affiancati versetto per versetto. In una Bibbia che segue la Vulgata lo trovate al numero 49, in una Bibbia moderna al numero 50.
Tutta la Bibbia offline, con la pagina segnata e i versetti evidenziati: la Bibbia cattolica nell'applicazione.
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